giovedì 11 dicembre 2014

Gli Stati Uniti ed il piano per dividere la Siria



tradusiu po 
Sa Defenza de
M.Bruja


L’amministrazione statunitense sta preparando i piani per dividere la Siria in due o più territori, come la Casa Bianca ha fatto con l’Iraq, diviso in tre entità – a nord i curdi, al centro i sunniti e a sud gli sciiti - dopo l’invasione e l’occupazione del paese all’inizio del decennio scorso.

Da questo punto di vista la Siria, abitata da popolazioni di lingua e religione differenti – sunniti, curdi, alawiti, drusi, cristiani – si presterebbe notevolmente a diventare una nuova vittima della “destabilizzazione creativa” della Casa Bianca.

Gli Stati Uniti Sta stanno preparando la frattura della Siria e la formazione di uno stato a nord con capitale Aleppo, dominato dagli integralisti sunniti e sotto l’influenza della Turchia e delle petromonarchie arabe, e un altro a sud con capitale Damasco sostenuta dall’Iran e dalla Russia. 

Di fatto una riedizione odierna della divisione del paese ai tempi del mandato franco-britannico del 1924. Siria starebbe succedendo qualcosa di simile anche se il regime di Bashar al Assad mantiene il controllo su più della metà del territorio del paese o forse proprio per questo. 

L’intervento straniero nel paese, la destabilizzazione e il sostegno estero ai gruppi estremisti sunniti hanno fatto saltare la convivenza secolare tra le varie componenti del paese.

Ma regime sionista non accetterebbe comunque una Siria del sud sotto l’influenza iraniana e sarebbe comunque instabile anche se comunque a favore di Tel Aviv giocherebbe l’indebolimento di un suo nemico storico.

La Turchia potrebbe accontentarsi di dominare un eventuale stato del nord della Siria anche se il suo obiettivo strategico rimane la rimozione del governo Assad e il riconoscimento della sua egemonia su tutto il paese. 

Ma Washington non vedrebbe di buon occhio un controllo totale della Siria da parte di una Turchia che negli ultimi anni è entrata più volte in rotta di collisione con gli interessi statunitensi nell’area perseguendo un’agenda propria e scontrandosi con la Casa Bianca sulla strategia da adottare contro le milizie Isis che Ankara continua esplicitamente a sostenere.

Ma anche all’interno dell’amministrazione Obama i punti di vista non sarebbero convergenti. 

Secondo il quotidiano arabo ‘Al Hayat’ esistono differenze radicali tra il Dipartimento di Stato e la Casa Bianca. 

Stando al giornale, mentre l’equipe di John Kerry sostiene un intervento militare diretto contro la Siria, i consiglieri del Presidente Obama considerano con apprensione la possibilità di impantanarsi in un nuovo fronte come è già accaduto in passato in Afganistan e in Iraq. 

Incredibilmente alcune ore fa proprio John Kerry ha accusato il regime di Damasco e Daesh di collaborare (!) e di aver pattuito un accordo reciproco di non aggressione. 

In realtà i combattimenti tra l’esercito di Damasco e le milizie Isis non sono mai cessati, anzi, e pochi giorni fa un video ha mostrato che Isis decapitare decine di soldati siriani.

Mentre Washington appare sempre più decisa e contraddittoria nel suo intervento in Medio Oriente, sembra che regime sionista abbia deciso di dare il via ad una vera e propria escalation militare contro la Siria e nella collaborazione con i ribelli dall’altra parte del confine, dopo che nel fine settimana i caccia di Tel Aviv hanno bombardato alcune postazioni di Hezbollah e dell’esercito di Damasco.

Nella capitale iraniana il ministro degli Esteri Javad Zarif ha incontrato il collega siriano Walid Muallem nell’ambito di una conferenza contro il terrorismo, puntando decisamente il dito contro Israele che secondo Muallem «aiuta i terroristi a compensare le perdite subite». Secondo il consigliere di Putin Alexander Prokhanov gli «agenti del Mossad addestrano l’Isis in Iraq e Siria» perché «Isis è uno strumento degli Stati Uniti in Medio Oriente». 

In realtà le strategie di Washington e Tel Aviv sul Medio Oriente da tempo divergono ampiamente, ma Mosca è incollerita per i bombardamenti israeliani sulla Siria e chiedono conto ai protettori statunitensi di Israele.

Da parte sua il governo iraniano ha auspicato una soluzione 'regionale' per la crisi in Iraq e in Siria per scongiurare l'intervento di forze straniere. 

"Se i paesi della regione trovano un accordo potranno contribuire a eliminare gruppi antislamici come Daesh (l'Isis in arabo) e liberare migliaia di uomini, donne, e bambini che hanno perso le loro case" ha detto il presidente iraniano Hassan Rohani in apertura della conferenza a Teheran alla quale partecipava anche una delegazione del governo di Baghdad. 

Rohani, alludendo ad Arabia Saudita e Qatar, ha esplicitamente chiesto ai "paesi che hanno contribuito a finanziare il terrorismo… di interrompere ogni aiuto finanziario diretto o indiretto a questi gruppi terroristi" e di "modificare il sistema educativo e gli insegnamenti delle scuole religiose per lottare contro le interpretazioni estremistiche e violente della nostra religione e presentare invece la natura clemente dell'Islam".

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