martedì 3 febbraio 2015

Obama finanzia  la guerra di Kiev con 3 miliardi di dollari? Nel mentre il Donbass mobilita 100mila uomini per l'autodifesa...

L’amministrazione di Barack Obama (famoso per il premio nobel per la pace) sta valutando nuovamente se fornire all’esercito di Kiev armi ed equipaggiamenti difensivi: lo scrive il New York Times citando fonti americane, secondo cui il segretario di Stato, John Kerry e il capo di Stato maggiore congiunto, Martin Dempsey stanno valutando l’idea; e il comandante delle forze Nato in Europa, generale Philip Breedlove, non esclude la possibilità.
Secondo il quotidiano, otto ex alti funzionari americani pubblicheranno proprio oggi un rapporto che chiede a Washington di inviare a Kiev attrezzature militari per 3 miliardi di dollari, tra cui missili anti-carro e droni di sorveglianza. Il consigliere per la sicurezza nazionale, Susan Rice, finora molto riluttante, sarebbe anche pronta a riconsiderare la sua posizione.

La recente intervista della Cnn al presidente Usa, Barack Obama, dimostra che Kiev ha intenzione di risolvere il conflitto nell’Est “con la forza” e che gli Stati Uniti sono pronti a “sostenere, senza alcuna riserva, le azioni delle autorità ucraine”. Lo ha denunciato il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, parlando con la stampa dopo un incontro a Pechino con gli omologhi cinese e indiano.

Il capo della diplomazia di Mosca ha poi ribadito l’invito al dialogo, rivolto a chi in Europa, a suo dire, desidera ancora la pace per il popolo ucraino. Intanto Angela Merkel torna a chiedere l’immediato cessate il fuoco nelle regioni orientali e separatiste ucraine, dopo l’ennesimo fallimento dei negoziati a Minsk. Non solo. Il cancelliere e avverte che la Germania non sosterrà Kiev inviando armi all’esercito regolare perché il conflitto non può essere risolto militarmente. Così la Merkel da Budapest. 


La disperazione della gente bombardata nel Dombass
Oggi, 3 febbraio. Una nuova escalation del conflitto nelle regioni orientali ucraine sarà catastrofica per 5,2 milioni di persone. Non usa mezzi termini l'Alto commissario dell'Onu per i diritti umani, il giordano Zeid Raad Al Hussein, nel denunciare che almeno 224 civili sono morti e 545 sono rimasti feriti nelle ultime 3 settimane a causa dei combattimenti tra esercito di Kiev e separatisti filo-russi. 

"Fermate di trasporti pubblici, mercati, scuole e asili, ospedali e aree residenziali si sono trasformati in campi di battaglia nelle regioni di Donetsk e Lugansk, il che viola il diritto umanitario internazionale", avverte il principe giordano aggiornando il pesantissimo bilancio di quasi 10 mesi di conflitto: 5.358 morti e 12.235 accertati. 

Intanto nel pieno dell'escalation del conflitto nell'est filorusso del Paese, le autorità di Kiev hanno annunciato misure per limitare l'accesso in Ucraina ai russi a partire da marzo: i russi che vorranno entrare, uscire, transitare o viaggiare attraverso l'Ucraina non potranno più utilizzare l'equivalente russo della carta d'identità, ma dovranno presentare il passaporto

E mentre si continua a morire (nelle ultime 24 ore le unita' regolari ucraine hanno perso altri cinque uomini e sono morti almeno 16 civili), gli scontri armati continuano a concentrarsi soprattutto intorno a Debaltsevo, uno strategico nodo ferroviario situato nella regione di Donetsk, sul confine amministrativo con quella di Lugansk. Kiev ha smentito che uno dei propri caccia-bombardieri sia stato abbattuto dai ribelli, come rivendicato da Igor Plotnitsky, leader dell'auto-proclamata Repubblica Popolare di Lugansk.

Intanto i separatisti di Donetsk hanno fatto sapere che la mobilitazione comincerà lunedì prossimo, il 9 febbraio: l'obiettivo e' formare una forza con fino a 100mila uomini per fermare l'offensiva dell'esercito ucraino.

E in attesa che giovedì a Kiev arrivi il segretario di Stato John Kerry per incontrare il presidente Pedro Poroshenko, gli Usa hanno fatto sapere che le sanzioni economiche rimangono "il modo migliore" per fare pressione su Mosca e che invece inviare altre armi all'Ucraina non e' la risposta alla crisi.
Sulla stessa lunghezza d'onda la Germania, secondo quanto precisato oggi dal cancelliere Angela Merkel.

Il Cremlino ha deciso infine di valutare la petizione con cui si chiede la liberazione di Svetlana Davydova, la mamma di 36 anni arrestata con l'accusa di tradimento per aver chiamato l'ambasciata di Kiev, avvertendo di movimenti di truppe russe verso l'Ucraina.
 
(AGI

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