martedì 10 febbraio 2015

SARDINYA COLONIA D'OLTRE MARE ITALIOTA, IMPERAUS E TRATAUS PEUS DE TZARACUS... (sfruttati e trattati peggio dei servi...)
Tesi e istanze conosciute dalla maggior parte delle genti in Sardinya, e non è sufficiente sapere quanto siano profonde e articolate le ingiustizie subite dal popolo sardo in questi centocinquanta anni di colonialismo. 
Possiamo leggere la successione delle cose promesse e ampiamente disattese, e le imposizioni dannose per il territorio e la salute dei sardi che invece ci hanno invece ampiamente imposto, grazie al governo coloniale italiota, 
Mario, ha ben esposto la sintesi nel post. 
NOI tutti ne soffriamo gli eventi, da fin troppo tempo.
Sa Defenza



Abbiamo cercato l'Autonomia, poi il Federalismo, siamo stati riconosciuti minoranza linguistica e nella scuola il sardo non esiste per i nostri figli, abbiamo ottenuto le zone franche ma non si applica il diritto, abbiamo continuato con le proposte di modifica dello Statuto e ci cancellano i poteri d'autogoverno acquisiti con la modifica del Titolo V della Costituzione, ancora abbiamo elaborato il Sovranismo e ci aumentano le basi militari ed i poligoni

Abbiamo vinto il referendum antinucleare e siamo in pericolo di diventare deposito radioattivo. 

Dopo le attuali risposte dello stato italiano colonialista e supercentralista non ci rimane che la secessione come abbandono di una cattività italiana e il ritorno in Europa come libero Stato indipendente di Sardegna: la Repubblica sarda

E' iniziata l'ultima traversata del deserto colonialista della Natzione sarda. 

I nostri giovani si preparino ad un lungo scontro: per altri scopi con altri mezzi per l'autodeterminazione dei sardi...
















ECCO COSA SCRIVEVA SU POPULU SARDU NELL'APRILE 1978 CONTRO LA PREVISTA CENTRALE ATOMICA CANDU IN SARDEGNA: IL TEMPO E' PASSATO INVANO? GIA' ALLORA SI PREVEDEVA IL DEPOSITO DELLE SCORIE.

La Sardegna è sempre stata considerata dai colonialisti una terra ideale per scaricarvi produzioni inquinanti e per effettuare sperimentazioni pericolose

Questo perché i nostri oppressori sembrano non considerare la Sardegna abitata, ignorano l'esistenza dei popolo e della nazione sarda. 

Al massimo possiamo essere tollerati, ed in tutti i casi destinati all'assimilazione forzata e al genocidio.

Questo luogo può essere ritenuto dallo Stato italiano più adatto della Sardegna per impiantarvi petrolchimiche, produzione d'alluminio, basi e poligoni militari, centrali atomiche per sommergibili nucleari e per la produzione di energia elettrica? Proprio nessuno.

La Sardegna è lontana, oltremare, selvaggia e disabitata.
La costruzione della centrale nucleare Candu, se avvenisse costituirebbe l'ultima e più pericolosa servitù della Sardegna.

L'apparato di protezione civile e militare di una centrale investe il territorio per un raggio minimo di ottanta chilometri. E un raggio di 80 chilometri significa praticamente tutta la Sardegna.

In caso di incidenti anche lievi si può arrivare al blocco dei prodotti agricoli per qualche settimana nel raggio di 80 chilometri e per qualche mese nel raggio di 10 chilometri. 

Si può arrivare all'isolamento o all'evacuazione forzata dei paesi e di città.
( Chernobyl ci ha dimostrato che il nucleare può far evacuare per sempre tutta la Sardegna NDR )

Ancora una volta è l'agricoltura della Sardegna che verrebbe colpita.
Le perdite radioattive si accumulano nel tempo nei prodotti dei l'agricoltura: chi comprerà più prodotti sardi?

La Sardegna è granitica, con grossi giacimenti argillosi, stabile ai terremoti: senz'altro verranno sotterrati da noi i residui pericolosi delle centrali, aumentando la servitù nucleare.

In Sardegna ci sono già dei poligoni militari attrezzati: sempre qui verranno sperimentate le armi nucleari «made in Italy» prodotte coi plutonio arricchito delle centrali.

Da queste poche righe, che svilupperemo in seguito, si capisce, con buona pace dei partiti autonomistici, che la servitù nucleare è probabilmente l'ultimo atto della «soluzione finale» per il popolo sardo.

Ma a mali estremi estremi rimedi.


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