martedì 10 marzo 2015



Grecia, Panos Kammenos, lo strano alleato di Tsipras ora minaccia il referendum.

Ελλάδα, Πάνος Καμμένος, ο παράξενος σύμμαχος Τσίπρας απειλεί τώρα το δημοψήφισμα

Vittorio Da Rold

(Ansa) Se i creditori, quindi anche i partner dell’eurozona e le istituzioni (l’ex troika: Ue, Bce, Fmi), continueranno ad alzare la pressione sulla Grecia, attesa all’esame sul pacchetto di riforme lunedì all’Eurogruppo, la possibile risposta potrebbe essere un «referendum». Sull’euro? Non è perfettamente chiaro. Il ministro ellenico della Difesa Panos Kammenos ha lanciato la polpetta avvelenata in una intervista al giornale Agora, senza però specificare i contenuti della possibile consultazione. Kammenos, leader del partito di destra euroscettico Greci Indipendenti che fa parte dell’inedita coalizione di governo rosso-nera, ha aggiunto che sono i tedeschi a doversi convincere del fatto che «la democrazia esiste: il feudalesimo è finito». 

Kammenos, dal 26 gennaio strano alleato del partito di sinistra radicale Syriza, di cui è leader il primo ministro Alexis Tsipras, non è nuovo a uscite di questo genere. In campagna elettorale tra le altre cose ha detto che il debito greco da 315 miliardi di euro (di cui 245 dovuti a due piani di salvataggio attuati dal 2010 a oggi) dovrebbe essere sottoposto a un «audit» e la sua parte più «odiosa» cancellata, piaccia o no ai creditori. L'Europa, ha dichiarato anche, è governata «da tedeschi neo-nazisti». Nel luglio 2013, in occasione di una visita ad Atene di Wolfgang Schaeuble, ministro delle Finanze tedesco, Kammenos non esitò ad affermare: «Per noi Schaeuble è una persona non grata: qualcuno gli ha per caso ricordato che la Germania deve ancora pagare alla Grecia le riparazioni di guerra?».

Piano di Atene sotto esame 

Intanto l'Eurogruppo ha risposto alla lettera del ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis. A spiegarlo è stato lui stesso, a margine di un incontro dell'Aspen Institute a Venezia. «Il problema non sono le riforme, perché le vuole anche la Grecia», ha sottolineato l’economista, indicando che ovviamente l’aspetto più delicato è «come saranno giudicate e valutate». È ragionevole dubitare, però, della possibilità di un rapido via libera di Bruxelles all’esborso da 7,2 miliardi, ultima tranche del secondo piano di bailout, indispensabile a evitare che le casse pubbliche di Atene siano vuote già entro marzo.

Il punto è, infatti, quanto Tsipras - specificandolo, come da accordi, con tabelle e coperture precise entro la fine di aprile - intenda avviare delle riforme davvero strutturali per garantire la restituzione del debito senza affidarsi a un nuovo haircut che stavolta peserebbe sui conti pubblici dei Paesi creditori oltre che su quelli della Bce, e del Fondo monetario. «Ma la Grecia deve rendersi conto» che non c'è «altra strada che fare le riforme», e ai cittadini ellenici sono state vendute «false promesse» di cui presto si accorgeranno, ha detto in un'intervista al giornale belga “De TijdLuc Coene, banchiere centrale belga e consigliere dell’Eurotower. Coene ha aggiunto che «non c'è un modo radicalmente diverso» di procedere rispetto al monitoraggio da parte della molto odiata (dai greci) troika, per quanto questo nome sia almeno formalmente scomparso dai documenti del nuovo negoziato.

«Processo per le riforme, ora team tecnici» 

Nel pomeriggio un portavoce del governo greco ha precisato che il presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, avrebbe risposto «in maniera positiva» alla lettera inviata da Varoufakis. Grecia e partner Ue, secondo il titolare greco delle Finanze, dovrebbero ora accordarsi sul «processo attraverso cui le riforme saranno specificate, realizzate e valutate prima di andare all'esame dell'Eurogruppo». Questo percorso sarebbe «discusso dai team tecnici (non più i funzionari della troika, quindi, ndr) che s'incontreranno a breve a Bruxelles».

Bce e Commissione, c’è accanimento?
Critiche alle scelte di Bce e Commissione Ue sono arrivate dal l’economista americano James Galbraith, che con Varoufakis ha scritto la Modest Proposal, una strategia alternativa per l’uscita della Grecia dalla crisi: «Mi sembra assurdo questo atteggiamento prevenuto, che porta a comportamenti abbastanza paradossali. L'altro giorno a Nicosia Draghi si è abbandonato a uno sproloquio contro la Grecia proprio mentre accusava i governanti di Atene di parlare troppo. E lui allora? Adesso la Commissione accoglie con freddezza la lettera di Varoufaki. Mi auguro che venga almeno discussa seriamente e senza prevenzioni», ha dichiarato Galbraith in un’intervista a Repubblica.

«L'accanimento della Bce e anche della Commissione - ha aggiunto l’economista - nel mantenere un alto livello di ansia e tensione non lo capisco proprio. E mi induce quasi a pensar male», nel senso che «con un minimo di visione storica potrebbe anche essere, lontanamente, indotto a pensare che ci sia una manovra per estromettere l'attuale governo greco e tornare a schieramenti più vicini al mainstream europeo». Cosa dovrebbe fare l'Europa? «Non avere un atteggiamento costantemente negativo. E la Bce non deve minacciare la Grecia di escluderla dal quantitative easing», risponde. I sette punti di ieri? «Mi sembrano una buona base di partenza. Se ne aggiungeranno altri a breve». 


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