lunedì 20 luglio 2015

CONTRATTI BANCARI E LEGGE ANTIUSURA. COME UTILIZZARE CORRETTAMENTE TALE NORMATIVA (ANCHE IN RIFERIMENTO A EQUITALIA)


Avv. Alberto Appeddu










In materia di procedure esecutive, tanti, soprattutto quei gruppi antisistema , molteplici si sono formati tra i cittadini e che spesso pretendono di sostituirsi (sine titulo) al lavoro degli avvocati, utilizzano come cavallo di battaglia la legge antiusura
Che tali gruppi non riescano ad usare una normativa, invero assai complessa, anche per chi come giurista la studia, non desta meraviglia. 

Il problema è che spesso anche tra i giuristi, essendo tale normativa piena di insidie, spesso si creano cause teoricamente fondate contro il sistema bancario, ma, poi non portano risultati positivi. 

Questo breve saggio ha l’obbiettivo di creare alcuni spunti di riflessione per correggere tendenze giuridicamente discutibili nelle cause intraprese contro il sistema creditizio.

In premessa, occorre dire che la c.d legge antiusura, ovvero la L. 108/96, ha introdotto nel nostro ordinamento un sistema di rilevazione delle soglie di interesse praticate per i diversi prodotti finanziari, al fine di verificare se il tasso applicato abbia o meno superato una soglia oltre la quale possa parlarsi di usura

In relazione a tale reato risulta interessante la definizione data dal Mantovani (Mantovani Diritto penale-diritto contro il patrimonio 2 ed. Padova 2002 pagina 236) secondo il quale il delitto de quo è un reato plurioffensivo, posto a tutela non solo dell’interesse patrimoniale, ma anche (e, soprattutto aggiungo io) della libertà di autodeterminazione negoziale del soggetto in condizioni di debolezza economica.

Non v’è dubbio che il soggetto che si reca in banca a richiedere un mutuo, rispetto all’istituto mutuante, si trovi in uno stato di bisogno, e facilmente lo porterà ad accettare (per quell’impellente bisogno di liquidità) delle condizioni, che altrimenti mai avrebbe accettato.

Il reato di usura prevede, quindi, un sistema di rilevazione dei tassi praticati nelle diverse transazioni finanziarie- dai mutui, ai finanziamenti al consumo, ai rapporti di apertura di credito, fino ad arrivare per analogia (secondo una mia tesi ndr.) ai tassi di interesse applicati da Equitalia nelle ipotesi di rateizzazione delle cartelle esattoriali- al fine di rilevare la sussistenza del c.d.tasso soglia.
La legge 108/96 ha introdotto, novellandolo, il secondo comma dell’art. 1815 del codice civile, con l’esplicita previsione della sanzione di nullità della clausola del contratto di mutuo nella quale siano previsti interessi usurari, con l’effetto in tale ipotesi che il mutuatario nulla dovrà corrispondere all’istituto mutuante (e per analogia, nulla il contribuente dovrà corrispondere ad Equitalia nell’ipotesi in cui questa nella rateazione della cartella abbia applicato degli interessi che vanno oltre il tasso soglia).

Alcune riflessioni sul dettato di cui all’art. 644 c.p. che disciplina il reato di usura. 

Il III comma dell’articolo in esame considera usurari gli interessi che risultano sproporzionati rispetto alla prestazione di denaro o di altra utilità, quando (parte molto interessante della norma) chi li ha dati o promessi si trova in condizioni di difficoltà economica o finanziaria. 

E mi domando non è questa la condizione di chi si rivolge in banca per ottenere un mutuo?  
Ed ancora, non è questa la condizione di chi si rivolge ad Equitalia per richiedere la rateizzazione di una cartella che altrimenti mai riuscirebbe a pagare?  

Ma lo stato di bisogno, a me tanto caro, torna nell’ipotesi disciplinata dal comma V n. 3 che aggrava la pena prevista se il reato è commesso in danno di chi si trova in stato di bisogno (interessante anche l’ipotesi prevista dal n. 4, che aggrava la pena quando il reato è commesso in danno di chi svolge attività imprenditoriale, professionale e commerciale).  
Circa l’utilizzo della norma e le modalità di determinazione del tasso di interesse, il IV comma della norma in esame non sembra lasciare spazio a dubbi: per la determinazione del tasso di interesse, per la sua qualificazione quale tasso usurario, fatta eccezione per le imposte e tasse collegate all’erogazione del credito, si devono considerare le commissioni, le remunerazioni a qualsiasi titolo (compresi gli agi che Equitalia somma alle due spropositate voci di interesse che inserisce nella rateazione ndr.) e le spese collegate all’erogazione del credito (ed alla rateizzazione della cartella esattoriale, aggiungo io).

Ma sotto il profilo civilistico quale rimedio?

La sentenza
della Suprema Corte la n.350 del 09 gennaio 2013 sul punto appare chiara: La nullità, che può essere fatta valere la prima volta anche in sede di appello, purché sia fondata su elementi già acquisiti nel giudizio di primo grado.
Regola importante quella sancita dalla sentenza n. 17903 del 18 ottobre 2012, che prevede l’inapplicabiltà della disciplina dettata dalla l. 108/96 per le fattispecie contrattuali esaurite prima della sua entrata in vigore.

Per cui la legge può essere applicata o per le fattispecie contrattuali successive all’entrata in vigore della legge stessa, ovvero se successivamente all’entrata in vigore della normativa antiusura, nel contratto in essere stipulato prima dell’emanazione di tale norma si siano, successivamente alla norma in esame, verificate delle condizioni modificative rientranti nella disciplina in esame. 

Infine, sulle modalità del tasso soglia, richiamo su tutte la sentenza della Sez V penale della Suprema Corte n. 8353 del 16 gennaio 2013 che statuisce che in tema di reato di usura, il giudice è tenuto ad accertare motivatamente la natura usuraria degli interessi mediante specifico riferimento ai valori determinati dal decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze vigente all’epoca della pattuizione e da aumentare della metà, onde raggiungere il tasso- soglia ai sensi dell’art. 2 legge n.108 del 1996.

In conclusione, spero che queste poche righe con le relative riflessioni possano essere utili a chi si accinge ad usare questa normativa così complessa ed a tutte quelle persone che si trovano con le case e le aziende all’asta, a seguito di contratti finanziari quantomeno dubbi, ovvero che si trovano a dover corrispondere, seppur ratealmente, ad Equitalia delle cartelle che con la rateizzazione si sono raddoppiate, quando non triplicate.


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