domenica 26 luglio 2015

SARDEGNA COLONIA ENERGETICA governata da cannibali.

M. Carboni



Dopo la Sardegna piattaforma energetica, cioè colonia servile energetica per il continente del "vecchio" piano energetico, adesso il "nuovo" piano energetico varato entusiasticamente dalla Giunta Pigliaru ci regala i depositi di GNL-gas naturale liquefatto con annesse speculazioni e danni ambientali in terra e in mare.

La Sardegna rimane l'unica regione della Repubblica senza collegamento con la rete del metano, quello vero, usando bomboloni e bombole di GPL ad un prezzo doppio che nel continente e con l'aria propanata che non si usa in nessuna altra parte del mondo civilizzato.

Proprio come le Littorine nelle ferrovie sarde.


Eppure la rete dei metanodotti dalla Sicilia al Brennero e tutti i gasdotti marini e continentali sono stati realizzati anche con il contributo delle tasse dei sardi.


Anche con quei 10 miliardi di tasse nostre che ci hanno scippato e non ci vogliono restituire.

Chissà perché se si va nelle Baleari, a Maiorca e Minorca e anche a Formentera, queste isole sono collegate da anni alla Spagna con un gasdotto.




A nessuno sano di mente in Spagna è venuta l'idea di impestare queste isole con depositi di gas liquefatto.


Il GNL al quale si vorrebbe legare la Sardegna dopo essere stoccato in depositi intrinsecamente pericolosissimi, per essere utilizzato bisogna renderlo gassoso con enormi produzioni di frigorie, cioè di freddo che dovrà essere smaltito in mare o nell'atmosfera, cambiando chissà come e negativamente il clima nelle coste e per conseguenza anche all'interno.
Quando un gas liquefatto viene gassificato, cioè si espande, assorbe calore.
Lo assorbe dall'ambiente o da altre sostanze gassose o solide con le quali viene a contatto.
Tutto ciò cedendo freddo che nel caso del GNL è molto dato che viene stoccato liquefatto a oltre -160 gradi centigradi.

Un esempio della grande quantità di freddo prodotta nella rigassificazione si può sperimentare facilmente con una bomboletta di GPL ricaricando un accendino.
Se non si sta attenti ci si può congelare un dito.
Nei rigassificatori di GNL ciò avviene generalmente in un evaporatore che altro non è che uno scambiatore di calore a fasci tubieri.
Nei tubi metallici passa il gas liquefatto ed intorno ai tubi scorre generalmente acqua, quasi sempre acqua di mare.

Il GNL assorbe il calore dell'acqua e si raffredda mentre il gas innalzando la sua temperatura si vaporizza ad una certa pressione.
Si produce quindi tantissima acqua di mare fredda che si scarica in mare.
Vuol dire che si prende acqua di mare in una zona e poi questa o altre grandi zone vengono raffreddate con l'immissione del freddo sottratto al gas che intanto si è vaporizzato.
Se il freddo fosse immesso in grandi quantità e con acqua non sufficientemente diluita termicamente il mare potrebbe anche ghiacciare.
Tant'è che per grandi hub si è anche ipotizzata la creazione di industrie di surgelamento a valle oppure di raffreddamento delle enormi memorie dove si immagazzinano dati informatici che producono molto calore.
Se poi lo scambio di calore fosse l'aria atmosferica, questa diverrebbe freddissima.
Ci prometteranno anche il rinfrescamento nelle nostre case con tutto quel freddo? Vedrete che ne saranno capaci.

Certo ci saranno i rinfreschi degli speculatori e dei sardi compradores che già si stanno fregando le mani per le briciole che riusciranno a leccare sotto il tavolo imbandito dei colonialisti energetici.

Dietro l'aperitivo dei "piccoli" depositi e rigasificatori, che tuttavia partoriranno centinaia di autobotti piene di gas liquefatto che circoleranno in Sardegna nelle nostre belle e sicure strade per portare il gas nei paesi dell'interno, c'è il vero progetto nascosto e ambito di grande servitù gasiera:
la costruzione di un gigantesco deposito di GNL in mare o in terra che non servirà ai sardi ma al continente, sia da mungere con medie navi gasiere o forse con un gasdotto come quello progettato con annesso degasificatore a Olbia per il defunto GALSI, per portare il GNL nella Penisola.


Per essere più chiaro, non sono contrario per principio all'importazione di GNL in Sardegna ma solo temporaneamente e in alcuni casi se necessario.

Infatti ad Arborea gli imprenditori, stanchi di aspettare il metano dal continente, il metano dal GALSI rivelatosi come avevo purtroppo previsto una bufala che ha fatto bruciare tanti milioni alla Regione e stanchi di dover utilizzare energia elettrica a costi proibitivi e il GPL-gas di petrolio liquefatto in bomboloni, hanno optato per una loro autonoma importazione di GNL con un piccolo impianto di rigasificazione autogestito.

Hanno fatto benissimo, ma certamente dovranno comunque subire un costo superiore a quello di chi in Sicilia e nella penisola si allaccia direttamente alla rete del metano.

Hanno ridotto il danno ma come imprenditori sardi sono ancora penalizzati, discriminati e danneggiati nella loro capacità concorrenziale che sopratutto si gioca sui costi energetici.

Ora il voler generalizzare questa esperienza d'emergenza in un piano energetico regionale, cioè rinunciando al collegamento, con soldi pubblici e l'impegno del Governo, della Sardegna alla rete metaniera italiana, significa decidere di perpetuare la discriminazione energetica e per sempre per la Sardegna, sollevando il Governo dal dover realizzare una indispensabile infrastruttura decisa in passato e mai attuata.
La Giunta Pigliaru non ha tenuto conto inoltre che con questa scelta, non solo si lega l'Isola all'andamento del flusso e dei prezzi del solo GNL che proviene da giacimenti lontanissimi e non collegabili con gasdotti all'EU e tutti in zone preda di guerre civili, terrorismo islamico e califfati vari, sommovimenti di difficile interpretazione futura se non in peggio, come accade ad esempio in Nigeria e nei paesi del Golfo persico, per cui la Sardegna potrebbe rimanere vittima di futura scarsità di prodotto o di rilevantissime lievitazioni dei prezzi.

In tal caso i gassificatori diverrebbero improvvisamente fuori mercato affossando ulteriormente la Sardegna.

Un allaccio alla rete italiana tramite un gasdotto, come è giusto che sia invece uniformerebbe invece la continuità di approvvigionamento, il calmieramento dei prezzi e i rischi.

Rinunciare al gasdotto Italia Sardegna, come previsto nel primo piano di metanizzazione, non è solo una mascalzonata politica, economica e tecnica, ma è un supino accettare la discriminazione, lo stato di minorità coloniale dei sardi e un buttare alle ortiche la specialità della nostra Autonomia, e il diritto ad essere alla pari di tutti gli altri cittadini europei.

La lobby dei rigassificatori si è intanto ringalluzzita e si è lanciata da tutta Europa, come prima quella dei generatori eolici e del fotovoltaico, alla conquista della Sardegna, mentre intanto contradittoriamente si vuole costruire una megacentrale a carbone nel Sulcis e una miriade di termovalorizzatori in ogni dove della nostra Isola, che era tanto bella e naturale....

Manca solo il deposito delle scorie nucleari.

Forse allora saremo noi a dover fuggire con i barconi.

C'è una maggioranza nel Consiglio regionale incapace e servile rispetto ai poteri centrali ormai sempre più centralisti e colonialisti, una Giunta che più autocastrante e supina al centralismo coloniale non era possibile neppure immaginare, l'opposizione in frantumi che non si oppone e non ha idee, un Consiglio regionale suicida, immobile, autobloccato per gli effetti della truffaldina legge elettorale in vigore, delle sentenze schizofreniche e della generale incoscienza rispetto al dramma della Sardegna e ai rimedi politici necessari per superare l'Autonomia con l'Autodeterminazione e un Nuovo Statuto.

La Sardegna muore avvelenata da tanti veleni e progetti di sfruttamento inumani e pericolosi, mentre il Consiglio regionale sta crollando su se stesso.

Bisogna prepararsi alle prossime elezioni, per conquistarlo o almeno entrare in tanti e ricominciare una nuova camminata nel deserto sino all'Indipendenza della Natzione sarda..

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