lunedì 28 settembre 2015

SECONDA PARTE:  L'ATTACCO ALLO STATO SOCIALE UN ATTO "DOVUTO" PER LA CLASSE AL POTERE . PER LE EX SINISTRE UNA MISURA ACCETTATA PER "SENSO DI RESPONSABILITA'"

Antonello Boassa


Susanna Camusso segretaria della CGIL Mario Monti ex Premier italiano , bildeberghiano ex dipendente JP Morgan 

Negli anni del dopoguerra lo stato sociale ha conosciuto un'enorme espansione non solo a causa delle grandi lotte popolari dirette da partiti e da sindacati che a loro tempo erano realmente rappresentanti e portavoce delle loro aspirazioni ma anche a causa di una borghesia avveduta che per evitare tensioni sociali e per favorire la crescita economica aveva saputo , soprattutto negli anni '60 , assecondare la spinta all'uguaglianza dei diritti che proveniva dal basso (non va dimenticato il timore tra le classi dominanti di una possibile egemonia in Europa dell'URSS che andava contrastata assicurando alle masse un lavoro e una vita dignitosa) .

Agli inizi degli anni '70 inizia tuttavia la preparazione alla controffensiva padronale . Un susseguirsi di incontri a livello internazionale tra alti "papaveri" della politica e della finanza per predisporre documenti e argomentazioni che "educassero" docenti universitari , intellettuali , politici e sindacalisti di alta e media statura ad una revisione delle politiche sociali , avendo come punto di riferimento le scuole neoliberiste americane ed europee.

"Modernizzazione" contro il conservatorismo annidato soprattutto nella classe operaia . Il padronato era consapevole che sarebbe stata una lotta di lunga durata perché sarebbe andata a scontrarsi con forti resistenze popolari .

La demolizione dei diritti sociali avverrà in modo selettivo e sempre gradualmente , coinvolgendo quanto più possibile le sinistre . Esemplificativa è l'aggressione all'industria e al patrimonio dello stato . 
Le sinistre vengono "convinte" non tanto da un partito , da un leader , da una banca quanto dall'ideologia totalitaria del neoliberismo che pervadeva università, media... che lo statalismo è fonte di parassitismo , di inefficienza e di corruzione. 
Opportuno dunque che i beni dello stato vengano progressivamente privatizzati per dare slancio con manager esperti ad una conduzione efficiente dell'economia.  

"Alleggerire" lo stato era una delle indicazioni prioritarie del neoliberismo per favorire con le privatizzazioni l'indebolimento del potere dello stato ed un'iniziale erosione della fonte principale della protezione sociale . Indebolimento di cui sarà maestro di cerimonia l'allora ministro del Tesoro Beniamino Andreatta con la sua epocale decisione nel 1981 di realizzare la separazione tra Stato e Banca centrale che , in piena autonomia , non sarà più obbligata ad acquistare le obbligazioni dello stato che dunque sarà costretto a ricorrere al mercato e a subire gli alti interessi che favoriranno l'aumento del debito pubblico a tutto vantaggio delle banche private ( con Maastricht assisteremo ad un ulteriore ridimensionamento del potere statuale) .
L'idea della pesantezza burocratica dello stato con i suoi tanti inutili dipendenti ( il più delle volte parassiti quanto il suo datore di lavoro ) e della positività della privatizzazione e del ruolo dei manager viene sdoganata tra le sinistre meno avvedute e una gran parte di masse popolari .
Negli anni '90 , con la sempre più marcata aggressività e determinazione della borghesia italica ( sostenuta e guidata dalla grande finanza transnazionale oramai padrona assoluta dell'Unione Europea ) e con la corrispettiva arrendevolezza dei partiti ufficiali della sinistra e dei sindacati confederali , vengono a determinarsi politicamente ed ideologicamente le precondizioni perché l'erosione in stato avanzato dello stato sociale , già nel ventennio precedente , subisca un attacco di violenza inaudita (come vedremo nel successivo post) tra il 2011 e il 2014 .

"C'è una lotta di classe ,è vero , ma è la mia classe , la classe ricca ,che sta facendo la guerra ,e stiamo vincendo". Così Warren Buffett , ricchissimo investitore finanziario , citato in "Come vincere la guerra di classe" di Susan George , 2012




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