giovedì 22 ottobre 2015

GIUBILEO E "GRANDI EVENTI" . VIETATO SCIOPERARE . LA CGIL ACCETTA . C'E' DA STUPIRSENE ?

A Boassa
Una parola contro le guerre


Fingendo una forza che non c'è più "Solo per via negoziale e nessuna iniziativa di legge"

IN TRE PRECEDENTI POST sul neoliberismo avevo trattato di come questa ideologia economica totalitaria avesse permeato la cultura e la politica italiana in modo che i suoi principi fondativi divenissero indiscutibili dato il loro carattere "scientifico" e l'evidente "realismo" pragmatico : 
privatizzazione come valore assoluto per cui ogni elemento costitutivo dell'individuo e della società può essere mercificato: 
salute , ricerca ,istruzione, abitazione, cultura, ambiente...; "alleggerimento" dello stato(indirizzi di politica economica ,beni industriali,attività economiche, beni immobili, musei, teatri ,stadi...) ; 
spregiudicatezza finanziaria (gli stessi stress test hanno dato esiti positivi quando le banche ,pur con gravi indebitamenti, presentavano un'esposizione miliardaria di titoli ad alto rischi di insolvenza).

Di conseguenza l'abbattimento della Costituzione "troppo socialista" e la cessione di sovranità politica e monetaria a vantaggio dell'oligarchia politico/finanziaria europea in modo che non ci fossero più ostacoli che limitassero l'espandersi del profitto, si sono facilmente realizzati all'interno di questo brodo di alienazione ideologica . 

Affermavo con nettezza che non solo banchieri ,industriali,economisti mainstream , destre tradizionali ma che anche le sinistre (oggi di governo o radicaleggianti, ad esclusione di gruppi minoritari e di non molte individualità critiche), si erano sia pure grossolanamente inabissate nel neoliberismo (naturalmente dichiarandosi antiliberiste...)

Il contrasto tra le antiche destre e le opposizioni riguardavano ,a partire dagli ultimi anni '60 ,facendo riferimento solo alle conquiste operaie e popolari, quantum di ridimensionamento delle conquiste operaie e popolari fosse conservabile o ristrutturabile in chiave "moderna".

La crisi del petrolio (primi anni '70) spinse le cosiddette sinistre e i sindacati confederali a farsi "responsabili" davanti ad un modello economico che nelle sue linee generali veniva accettato senza un'oncia di spirito critico e a chiedere in nome della nazione una politica di "sacrifici" non solo relativamente al salario/stipendio ma anche nell'organizzazione del lavoro a beneficio di capi e capetti . 

Lo smantellamento della democrazia sindacale seguiva lo scoramento e la mancanza di fiducia che soprattutto in quest'ultimo decennio graverà sulla maggior parte dei lavoratori .

Vi sono certo casi di corruzione ma credo che sostanzialmente grandi e piccoli dirigenti delle sinistre e dei sindacati confederali siano stati egemonizzati (proprio nel senso gramsciano del termine) dalle luci sfavillanti del Capitalismo che ,come si sa,ci conduce verso "magnifiche sorti e progressive"

Perché dunque stupirsi tanto,solo per citare le ultime "imprese" confederali, del lavoro gratis all'Expo e dell'accettazione del divieto di sciopero durante il Giubileo ? 

Ciò che preoccupa è una certa crescente apatia tra i militanti e nel mondo del lavoro (ricordo che portare dalla propria parte l'opposizione e allo stesso tempo creare sconcerto tra i lavoratori costituiva uno degli obiettivi primari del fronte neoliberistico che negli anni '70 si preparava ad aggredire con ferocia i diritti sociali e civili dei cittadini) . 

Ciò che preoccupa non è l'assenza di lotte ma l'assenza di collante tra di esse (augurabile che tra i sindacati conflittuali si crei quanto prima capacità di unità d'azione). 

Combattere teoricamente contro il neoliberismo ,denunciarlo come pilastro della lotta di classe del grande padronato politico/finanziario è cosa della massima urgenza così come è ormai imperativo smascherare quelle "sinistre" e quei "sindacati" che hanno girato le spalle a tutto un popolo se si vuole costruire un futuro che non sia di sfruttamento ,di disuguaglianza ,di umiliazione.
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