giovedì 26 novembre 2015

LA STRAGE DI PARIGI E L'ABBATTIMENTO DELL'AEREO RUSSO MICIDIALI RISPOSTE NATO ALLA DISFATTA MILITARE USA IN SIRIA E A QUELLA DIPLOMATICA A VIENNA


Antonello Boassa
Una parola contro le guerre




L'esercito siriano riconquista parti del suo territorio , sia pure a passi lenti (non bisogna dimenticare che il jihadismo a trazione Usa ha ucciso circa 85.000 soldati) . Ma la sua marcia pare inarrestabile grazie al fattivo contributo della Marina e dell'aviazione russa che , oltre ad aver colpito centri di comando e di addestramento , ha inferto un colpo molto duro all'economia dello Stato islamico con la distruzione di impianti di produzione e di trasformazione del greggio ,di depositi e di terminali petroliferi , di oleodotti , di autocisterne che risultano fondamentali per il finanziamento delle infrastrutture militari e civili dello "stato islamico" grazie al contrabbando di cui hanno usufruito non pochi stati occidentali . 
E se a tutto ciò si aggiunge l'incredibile ed orgogliosa resistenza dei Curdi siriani contro le bande jihadiste massicciamente sostenute da Erdogan si può ben capire lo sbandamento delle potenze occidentali e delle Petromonarchie che vedono sfumare i loro sogni di un Medioriente governato dal Sunnismo estremo salafita o wahabita
Allo stato attuale , aree del jihadismo che sono state duramente colpite con gravi perdite sembrano allo sbando . Si riscontrano diserzioni di jihadisti che si sbarazzano delle divise e delle insegne dello stato islamico e vanno a confondersi tra i civili .

Come è da prassi consolidata nei conflitti bellici , la dichiarazione di Vienna non poteva non registrare i capovolgimenti della situazione del conflitto : le vittorie , sia pure modeste dell'Esercito siriano e l'arretramento dei jihadisti (estremi o "moderati" che siano) .

E la dichiarazione di Vienna è un altro durissimo colpo per la diplomazia Usa/Nato .

Vediamo alcuni punti come giustamente sottolineati da "The Saker"

A) L'Iran (l'ostracizzato Iran) parteciperà ai negoziati sul futuro della Siria
B) Non sarà permessa una suddivisione della Siria
C) La Siria non sarà governata da un regime teocratico
D) Sarà il popolo siriano a scegliere il suo leader
E)l'esercito siriano non sarà ne smantellato ne disarmato
F) a nessuna delle fazioni di natura religiosa(tutte sostenute dagli States) sarà permesso di prendere il potere
G) Lo stato islamico e tutti gli altri gruppi jihadisti devono essere sconfitti militarmente

Entrambi i fattori (quello militare e quello diplomatico) costituiscono un formidabile smacco per tutti "Gli amici della Siria" . Erdogan non potrà disporre di no-fly zone per attaccare i Curdi ed Assad ,il sunnismo estremo diffuso in tutta la regione non potrà creare una stato teocratico in Siria , gli Usa non potranno dividere la regione in Alawistan e in  Wahabistane gli stati europei non potranno godere del tutto di vie privilegiate per le risorse della regione .

Davanti a così cocenti sconfitte bisognava reagire . La strage di Parigi (una probabile ennesima false flag , questa volta con una molteplicità di obiettivi di politica interna) a chi giova

Innanzi tutto alle potenze che vogliono fare carta straccia della dichiarazione di Vienna e rimettere tutto in discussione . 

Senz'altro a Hollande che potrà ritoccare la Costituzione , data la situazione di emergenza , per ampliare i suoi già enormi poteri e per rivestirsi di panni guerreschi . E giova soprattutto agli "amici della Siria" che per vendicare l'onta subita dall'Occidente , saranno spinti, a parole, a scatenare la guerra contro il jihadismo ma in verità per aggredire Assad , non lasciare troppo spazio ai combattenti russo/siriani e mettere i bastioni tra le ruote alla Federazione russa , creando aree di conflitto nell'azione bellica .

L'abbattimento dell'aereo russo non solo è un avvertimento , è anche un preavviso di ciò che potrà succedere quando potenze rivali e nemiche si troveranno nella stessa area di combattimento , ognuna con ambizioni diverse e con target contrastanti .

L'accumulo di tensioni e di rivalità internazionali di grande portata in uno spazio ristretto come è quello della Siria può costituire ipoteticamente un laboratorio dove le varie contraddizioni tra le potenze potrebbero non risolversi

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