sabato 13 febbraio 2016

La Grecia torna in recessione tra rivolte e nuove voci di uscita dall’euro

vocidallestero






Continua la tragica storia di quello che Monti definì “il più grande successo dell’euro”. Dopo che Tsipras l’ha illusa e prevedibilmente tradita, la Grecia si è piegata all’ennesimo “piano di salvataggio” della Troika, che tutti sapevano fallimentare già in partenza. L’odierna ricaduta in recessione ne è l’inevitabile conseguenza. Come riporta ZeroHedge, e come molti tuttora si rifiutano incredibilmente di ammettere, rimanere nell’euro significa per questo paese un’austerità infinita e fallimentare, che inasprisce inutilmente le sofferenze di un intero popolo.

Zerohedge

Appena più di un anno la Grecia eleggeva Alexis Tsipras e Syriza con un moto popolare anti-austerità.

Le cose non sono andate proprio come previsto.

Il nuovo Primo Ministro e il suo ministro delle finanze “radicale” Yanis Varoufakis pesavano di poter cambiare le cose a Bruxelles e sottrarre la Grecia dalle grinfie della rettitudine fiscale voluta da Berlino. Come si è visto, Wolfgang Schäuble non è uomo che si possa facilmente battere al tavolo delle trattative e dopo più di sei mesi di negoziazioni, l’imposizione dei controlli di capitali, un referendum sull’euro che Tsipras ha presto tradito, i Greci si sono ritrovati di fronte a una vera e propria depressione.

Alla fine, Varoufakis ha dato le dimissioni senza tante cerimonie e Tsipras ha concordato un terzo salvataggio prima di indire nuove elezioni che hanno poi visto il Primo Ministro rieletto seppure al timone di un partito completamente distrutto dalle dure trattative di salvataggio.

Come noi e parecchi altri sostenevamo, il nuovo accordo e le sue condizioni non avrebbero fatto nulla per risollevare l’economia greca. Appoggiamo completamente la responsabilità fiscale ma non è possibile fare una stretta discale durante una depressione, a meno che non si intenda rimanere per sempre nella depressione, ma ahimè, questo è esattamente quello che Bruxelles ha imposto di fare alla Grecia e venerdì abbiamo scoperto che il paese è tornato in recessione.

Il PIL è calato dello 0,6% nell’ultimo trimestre, dopo che era già sceso dell’1,4% nel precedente. “Mentre aumenta l’opposizione al piano di riforma delle pensioni del governo, l’Unione Europea che fa pressioni perché la Grecia fermi l’ondata di rifugiati che entra nel paese e le difficoltà globali dei mercati che affrettano le vendite di asset greci, le nubi si stanno di nuovo addensandoscrive Bloomberg. Ironicamente, i controlli dei capitali sembrano aver aiutato l’economia a funzionare meglio del previsto: “l’economia è andata meno peggio delle attese iniziali in parte a causa dell’aumento annualizzato del 90% dei pagamenti elettronici a partire dall’introduzione del controllo sui capitali a giugno, che ha portato alcune attività fuori dall’economia sommersa”. Si tratta di una nuova scusa per bandire i contanti, supponiamo.

All’inizio del mese abbiamo segnalato che le azioni delle banche greche avevano dimezzato il loro valore nel giro di 72 ore, mentre le azioni greche in generale sono scese al loro minimo dal 1989. Il rendimento dei titoli di stato greci a 10 anni è balzato sopra il 10%.

La Grecia, ha detto una fonte all’MNI, “sembra incapace di implementare” una serie di misure che Bruxelles ritiene indispensabili da parte di Atene per avere un piano efficace di consolidamento fiscale. “Siamo d’accordo sul fatto che non siamo d’accordo”, ha detto un funzionario. “A giudicare dai colloqui della scorsa settimana, le negoziazioni potrebbero prolungarsi per mesi. In ogni caso, non sono previste necessità di finanziamento per la Grecia fino a giugno”, ha proseguito il funzionario.

Forse non sarà così, ma la situazione sta tornando rischiosa. All’inizio del mese Tsipras ha dovuto fronteggiare la più grande rivolta pubblica da quando è stato rieletto, quando uno sciopero generale di massa ha cancellato i voli aerei, i traghetti e i trasporti pubblici, ha chiuso le scuole, i tribunali e le farmacie e ha lasciato gli ospedali pubblici col solo personale di emergenza. Perfino le onoranze funebri hanno scioperato.

Decine di migliaia sono scesi in piazza per protestare contro la riforma delle pensioni e, in un attimo, tutto è tornato come nel 2015.

E non è finita qui. “La polizia antisommossa greca ha sparato gas lacrimogeni contro i contadini che venerdì protestavano contro i piani di riforma delle pensioni, tirando pietre al ministro dell’agricoltura in centro ad Atene prima delle dimostrazioni di massa davanti al parlamento avvenuta più tardi lo stesso giorno”, ha scritto la Reuters venerdì. “Secondo la riforma prevista al sistema pensionistico richiesta dai creditori internazionali della Grecia, gli agricoltori vedranno triplicarsi i loro contributi sociali e avranno tasse più alte sugli utili”. Ecco alcune immagini di quanto avvenuto:









Quindi no, la Grecia non èsistemata”. E anche se i contadini giurano che “non ci piegheranno”, qualcuno dovrà cedere perché come ha scritto Poul Thomsen, capo del dipartimento europeo del FMI in un blog giovedì, “le paure di un Grexit torneranno ancora a galla se tutti i partecipanti adottano un piano con assunzioni ultra-ottimiste”.

In altre parole: le riforme sono obbligatorie se la Grecia vuole rimanere nell’euro e queste riforme implicano tempi duri per gli agricoltori e per tutti quanti vivono nel “paradiso socialista.

Aggiungiamoci qualche centinaio di migliaia di rifugiati che stanno letteralmente sbarcando in Grecia e otteniamo una situazione decisamente precaria, che probabilmente degenererà sempre più spesso in un caos simile a quello mostrato nelle foto qui sopra.

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