venerdì 1 aprile 2016

ALLA RESA DEI CONTI: IN SIRIA “RIBELLI” SOSTENUTI DALLA CIA COMBATTONO CONTRO “RIBELLI” SOSTENUTI DAL PENTAGONO

vocidallestero 





Intervistato da Russia Today, l’ex funzionario della CIA Ray McGovern spiega come in Siria ci siano attualmente gruppi armati di “ribelli” che si combattono a vicenda, e che apparentemente sono stati armati e addestrati dalle due ali della “macchina bellica” USA: la CIA e il Pentagono. Che il ruolo degli USA in Medioriente fosse quello di portare il caos lo sapevamo, ma questa situazione raggiunge il ridicolo.


In febbraio il gruppo armato sostenuto dalla CIA “Fursan al Haq”, o “Cavalieri della Giustizia”, sarebbe stato scacciato dalle proprie posizioni da parte delle cosiddette “Forze siriane democratiche”, sostenute dal Pentagono.

Il report – pubblicato da un gruppo di veterani statunitensi – arriva nel momento in cui il Presidente Obama, questo mese, ha autorizzato un nuovo piano del Pentagono per addestrare e armare i combattenti siriani anti-governativi.

Russia Today: Quanto controllo hanno le forze armate USA e l’intelligence sui vari gruppi in campo che hanno finanziato?

Ray McGovern: Be’, iniziamo con la buona notizia. La buona notizia è che grazie all’intervento russo e alla reazione ragionevole di Obama, vale a dire aver smesso di fare pressione perché la priorità fosse il rovesciamento di Assad, e l’aver permesso che l’Iran partecipasse ai negoziati, la tregua – o ciò che è stato chiamato “cessazione delle ostilità” – sta tenendo. Ora, la parte imbarazzante è che quando il Presidente Putin e il Presidente Obama hanno detto ai loro rispettivi ministri degli esteri di ridurre la conflittualità, di assicurarsi che le forze aeree non si scontrassero a vicenda, ciò ha in qualche modo funzionato, al punto che c’è una certa cooperazione militare attiva in Siria.

Tuttavia, purtroppo non si può dire altrettanto per le varie fazioni all’interno del governo USA: la CIA da una parte e il Dipartimento della Difesa dall’altra. Non sembrano in grado di ridurre la conflittualità tra le proprie rispettive strategie. E il punto, qui, è che nessuno detiene il controllo. Susan Rice, Consigliere per la Sicurezza Nazionale, potrà forse dire a quelli delle Operazioni Speciali, alle forze aeree e alla CIA cosa devono fare? Sarebbe alquanto ridicolo, se non fosse terribilmente serio… Ci sono obiettivi differenti. Prima i ribelli moderati si erano messi a combattere per rovesciare Assad, e poi gli è arrivato l’ordine: “No, no, calma, non rovesciate Assad. Dobbiamo occuparci dell’ISIS“. Nessuno sa cosa pensare. E oltre a tutto ciò il Pentagono si trova in pieno imbarazzo per avere investito mezzo miliardo di dollari per aver messo in campo quattro o cinque fazioni che sono ancora attive nei combattimenti. La soluzione è lavorare coi russi, assicurarsi non solo di ridurre la conflittualità tra gli obiettivi e le azioni della Russia e quelle degli Stati Uniti, ma anche che i russi possano aiutarci a ridurre l’evidente conflittualità che si è creata tra le fazioni in campo: ribelli sostenuti dalla CIA contro ribelli sostenuti dal Dipartimento della Difesa. È piuttosto imbarazzante.

RT: Tutto ciò potrebbe essere parte di una rivalità che c’è all’interno dell’enorme macchina bellica statunitense, coi due dipartimenti, la CIA e il Pentagono, che vogliono debellarsi a vicenda?

RG: Sì, potrebbe. Queste cose succedono se non c’è una forte leadership al vertice, voglio dire alla Casa Bianca, ed è per questo che ho citato la Susan Rice prima, il Consigliere per la Sicurezza Nazionale. Se lei con il Segretario alla Difesa, Ashton Carter, sta avendo gli stessi problemi che il suo predecessore, Condoleezza Rice, ebbe con Donald Rumsfeld, allora il Consigliere per la Sicurezza Nazionale non sta facendo il suo lavoro. E il Presidente se ne sta alla larga. Ed ecco quindi che avete il Dipartimento alla Difesa e la CIA che progettano ciascuno le proprie operazioni e, detta francamente, dubito che la CIA comunichi al Pentagono tutte le cose che sta facendo il Siria. Dopotutto è un segreto.

RT: In che modo la CIA e il Pentagono scelgono i gruppi da sostenere?

RG: È un processo di decisione alquanto disordinato, che ricorda il modo in cui sono stati scelti quelli che in Iraq hanno costituito un governo più docile alla nostra influenza. I ribelli moderati che noi staremmo sostenendo – il che è davvero bizzarro se pensate che il Presidente USA due anni fa disse: “Non ci sono ribelli moderati. È fantasia“. Be’, se è fantasia e non ci sono ribelli moderati, chi è che stiamo sostenendo con milioni e milioni di dollari? Queste cose procedono con una propria dinamica. E quando hai un programma di azioni sotto copertura con un bilancio da 500 milioni di dollari, come lo ha la Difesa, ti prendi tutti quei soldi e dici: “Dai, troviamo qualche ribelle moderato, visto che abbiamo tutti questi soldi da investire.”

Si tratta quindi di un esito da totali incompetenti, privo di controllo centrale da parte della Casa Bianca, è ciò che ci si poteva aspettare, e ora che ha raggiunto queste proporzioni ha del ridicolo. I nostri soldati non si sono mai messi a sparare agli agenti della CIA, e viceversa, ma ciò è un po’ quello che sta succedendo nel nord della Siria.



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