martedì 12 aprile 2016

RENZI CHIEDE ASILO POLITICO ALLA PHILIP MORRIS

Di comidad 


Malato del complesso del redentore, Renzi presenta invariabilmente se stesso come il messia che dovrebbe salvare l’Italia da secoli di immobilismo e inefficienza. Come tutti i denigratori di mestiere, Renzi ed i suoi supporter sulla stampa accusano continuamente gli altri di disfattismo. In questi giorni il crimine imperdonabile sta nel non aderire al culto della trivella. Se l’Italia ha davvero dei giacimenti interessanti, sarebbe bene che se li tenesse da parte per i tempi difficili, e non li sprecasse adesso solo per permettere a qualche multinazionale di riscuotere fondi europei per lo sviluppo regionale; tanto più che in questo periodo il prezzo del petrolio e del gas tende al ribasso.

Il fatto che questo buonsenso non attecchisca nel governo, sembra aver trovato una spiegazione concreta con il caso giudiziario della ministra Guidi e del suo convivente. Ora pare anche che il governo Renzi sia finito nel mirino della magistratura, ed anche delle polemiche sia esterne che interne al PD. Piovono le accuse di lobbismo e Renzi reagisce con le solite battute di infimo ordine, che però nascondono un retro-significato. Se il Presidente del Consiglio dichiara che queste accuse lo fanno “schiattare dalle risate”, è forse perché sono troppo al di sotto della realtà, ed il governo in quanto a lobbismo, ha in serbo ben altre magagne che il familismo amorale della Guidi o della Boschi. Il problema è che il lobbismo non è un’accusa, semmai un’ovvia constatazione, dato che tutti i governi sono composti da lobbisti; basti pensare a quello che ha combinato la Merkel con Deutsche Bank e con BMW. La vera questione riguarda il costo del lobbismo di un governo in termini di colonizzazione del proprio territorio da parte delle multinazionali straniere.

Un altro segnale è stato la leccata che Renzi ha riservato a Sergio Marchionne nel corso di una sua lezioncina politica ai quadri del PD. Si è trattato di un vero e proprio appello a quello che i media considerano il maggior “protettore” di Renzi. In realtà sia Renzi che Marchionne sono mezze figure di esaltati, messe lì da potentati ben più rilevanti, ed uno è certamente la Philip Morris. Come è noto, Marchionne fa parte dell’official board della multinazionale del tabacco, ed ha delocalizzato gran parte delle produzioni della ex-FIAT in Serbia, ridotta appunto ad un feudo della stessa Philip Morris. Quindi non ha senso dire che Marchionne è cattivo perché non ha adottato il modello di relazioni industriali “democratico” della Volkswagen, dato che nelle sue fabbriche la Volkswagen ha fatto le stesse cose, salvo rifarsi una verginità imbarcando qualche sindacalista nel Consiglio di Amministrazione. Il punto è che Marchionne è stato lo strumento per sottrarre l’industria automobilistica italiana al controllo italiano.

La multinazionale Philip Morris non si limita a controllare la FIAT-Chrysler tramite Marchionne, ma gestisce anche le attività più legate all’immagine del gruppo. Philip Morris è presente da anni non solo nella Ferrari, ma è entrata anche nell’altra vetrina del gruppo della famiglia Elkann, cioè la Juventus, con un proprio uomo nel Consiglio di Amministrazione.


Da poco nominato Presidente del Consiglio, Renzi corse a Bologna ad inaugurare il nuovo stabilimento della Philip Morris. Con immensa faccia tosta fu proprio lo staff di Palazzo Chigi ad incaricarsi di lanciare la registrazione dell’evento su YouTube.


Tra le operazioni di lobbying del governo c’è uno sgravio fiscale a favore della Philip Morris per un tipo di sigaretta senza combustione ritenuta meno nociva alla salute. Ciò, ovviamente, in base ai dati forniti esclusivamente dalla stessa multinazionale. 


La propaganda ufficiale presenta l’arrivo delle multinazionali come un toccasana, in quanto gli “investimenti esteri” darebbero ossigeno alla bilancia dei pagamenti e creerebbero nuovi posti di lavoro. Poi ogni volta si scopre che la spesa è quasi tutta a carico dello Stato ospitante, o per sgravi fiscali, o addirittura per incentivi diretti.

La Philip Morris è famosa anche per il suo diretto coinvolgimento nel contrabbando di sigarette; un coinvolgimento largamente documentato negli atti parlamentari e contestato alla multinazionale dalla stessa Unione Europea, che, peraltro, si è accontentata di qualche spicciolo di risarcimento. Ebbene, Renzi a chi ha pensato di affidare il controllo di tracciabilità dei tabacchi, cioè la vigilanza sul contrabbando? Lo ha affidato, con un apposito decreto, alla stessa Philip Morris, che così farà da controllato e controllore.

Appellarsi all’uomo di Philip Morris ha chiaramente, da parte di Renzi, il valore di un avviso minaccioso alle Procure: badate con chi vi andate a mettere. La “certezza del diritto”, ammesso che esista, va certamente a farsi benedire quando un giudice se la deve vedere con un potere in grado di rovinargli la vita, come ha dimostrato nel 1997 la vicenda degli ispettori fiscali Del Gizzo e Casaccia, i quali, dopo aver scoperto una mega-evasione della Philip Morris, vennero trasformati da inquirenti in imputati.

La ministra Boschi ha dichiarato che in questo momento il governo e sotto il tiro dei “poteri forti”, forse qualche centro sociale o qualche setta di precari. Per fortuna i “poteri deboli” come Philip Morris sono dalla sua parte.
Ma anche se le multinazionali che controllano Renzi decidessero a un certo punto di farlo fuori, non vorrebbe dire che questi non ha fatto i loro interessi, ma semplicemente che si sono intravisti altri spazi di colonizzazione. Un domani anche l’attuale euforia renziana potrà essere rinfacciata al popolo italiano come un’ulteriore colpa da espiare con nuovi “esami” e sacrifici.



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