sabato 4 giugno 2016

DOPO AVER IMPOVERITO MILIONI DI PERSONE, IL FMI AMMETTE CHE IL NEOLIBERISMO È UN FALLIMENTO







L’ottimo sito Counterpunch pubblica un intervento che smaschera l’ipocrisia mostrata dal FMI nella sua recente condanna al neoliberismo. Benché l’analisi dei risultati delle politiche neoliberiste sia certamente corretta, il FMI omette di dire che l’imposizione di queste politiche sia stata deliberata, e sovente imposta ai Paesi dalla potenza egemone (USA). I critici avevano ampiamente previsto in largo anticipo quali sarebbero state le conseguenze del neoliberismo: l’impoverimento di milioni e milioni di persone a vantaggio dei ricchissimi non è stato un errore, ma una scelta ben precisa.

Di Benjamin Dangl

Traduzione di Sil Viar (@sil_viar0)

La scorsa settimana da un dipartimento di ricerca del Fondo Monetario Internazionale è uscito un rapporto che ammette che il neoliberismo è stato un fallimento. Lo studio, intitolato “Neoliberalism: Oversold?” (Neoliberismo: sopravvalutato?), è, auspicabilmente, un segnale della morte dell’ideologia. Sono solo in ritardo di circa 40 anni. Naomi Klein sul rapporto ha twittato “Allora tutti i miliardari che sono stati creati stanno per restituire i soldi, vero?”

Molte delle scoperte del rapporto che colpiscono il cuore dell’ideologia sono l’eco di quello che i critici e le vittime del neoliberismo dicono da decenni.

“Invece di creare crescita,” il rapporto spiega che le politiche neoliberiste di austerità e di bassa regolamentazione dei movimenti di capitale hanno di fatto “incrementato la diseguaglianza”. Questa diseguaglianza “potrebbe essa stessa recidere alla base la crescita…” Di conseguenza il rapporto afferma che “i politici dovrebbero essere più aperti alla redistribuzione di quello che sono”.

Tuttavia, il rapporto lascia fuori alcuni elementi degni di nota sulla storia e l’impatto del neoliberismo.

Il FMI suggerisce che il neoliberismo è stato un fallimento. Ma ha funzionato molto bene per l’1% globale, il che è sempre stato l’intento del FMI e della Banca Mondiale. Come ha riportato Oxfam all’inizio di quest’anno l’1% più ricco del pianeta adesso detiene più ricchezza di tutto il resto della popolazione mondiale. (Analogamente la giornalista investigativa Dawn Paley ha provato nel suo libro Drug War Capitalism che, lontano dall’essere un fallimento, la Guerra alla Droga è stata un grande successo per Washington e le multinazionali).

Il rapporto del FMI cita il Cile come un caso di studio per il neoliberismo, ma non menziona nemmeno una volta che quella visione economica è stata applicata attraverso la dittatura di Augusto Pinochet sostenuta dagli USA – una omissione rilevante che non è una svista casuale da parte dei ricercatori. In tutta l’America Latina, il neoliberismo e il regime del terrore in genere sono andati di pari passo.

Il coraggioso giornalista argentino Rodolfo Walsh, nel 1977, nella Lettera Aperta alla Giunta Militare Argentina, denunciò l’oppressione di quel regime, una dittatura che aveva organizzato l’uccisione e la scomparsa di 30.000 persone.

“Questi fatti, [Walsh aveva scritto delle torture e degli omicidi] che scuotono la coscienza del mondo civile, non sono però quelli che hanno arrecato le maggiori sofferenze al popolo argentino né sono le peggiori violazioni dei diritti umani in cui voi incorrete. Nella politica economica di codesto governo si deve ricercare non solo la spiegazione dei vostri crimini, ma una maggiore atrocità, la condanna di milioni di esseri umani alla miseria pianificata (…) Basta camminare per qualche ora nel Gran Buenos Aires per verificare la rapidità con la quale una simile politica l’ha trasformata in una città-miseria di dieci milioni di abitanti.”
Questa “miseria pianificata”, come dimostra vividamente Shock Economy di Naomi Klein, è stata l’agenda neoliberista che il FMI ha imposto per decenni.
Il giorno dopo aver spedito la “Lettera alla Giunta Militare”, Walsh fu catturato dal regime, ucciso, bruciato e gettato nel fiume, una tra le milioni di vittime del neoliberismo.



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