sabato 6 agosto 2016

Il ricatto di Weidmann

Nessie


Le banche e i banchieri non hanno più bisogno della democrazia e non ne fanno neanche più mistero.

 La democrazia è quell'intralcio nel loro percorso di cui vogliono sbarazzarsi quanto prima. E lo dicono pure a chiare lettere. Tempo fa JP Morgan ebbe a decretare la fine delle costituzioni degli stati nazionali, perché troppo "antifasciste"e attente al welfare. Il galoppino Renzi, ubbidì seduta stante e fece alla spicciolata la "controriforma costituzionale" a cura dell'avvocaticchia Boschi, ora posta a referendum confermativo. un vero obbrobrio giuridico. Come è noto, Manuel Barroso, l'eurocommissario che venne nottetempo a far modificare l'articolo 81 sul pareggio di bilancio, è passato con disinvoltura alla presidenza di Goldman Sachs. Da commissario europeo di un parlamento-fantoccio servo delle banche, alla direzione della principale Banca d'Affari internazionale. Perbacco, che fulgida carriera!


La politica (dal greco dal greco "πόλις", polis = città), che è insieme arte e scienza in riferimento all'attività ed alle modalità di governo della cosa pubblica, viene smantellata nel suo precipuo ruolo di mediazione per essere posta al servizio delle oligarchie finanziarie. Nessun politico (nemmeno tra i meglio intenzionati) può sognarsi più di mantenere un contatto basato sull'indice di gradimento del proprio elettorato, perché innanzitutto ci sono le "regole": cioè i famigerati parametri di Maastricht ai quali attenersi. Che però non valgono per tutti. Non valgono innanzitutto per la Germania. La Francia sfora già da tempo dal famigerato 3%. Sforano perfino i latinissimi Portogallo e Spagna. Ma i più bischeri, i più sottomessi a Berlino, li abbiamo noi, tra i nostri governi abusivi: arroganti, dispotici e villani con i loro cittadini sempre più torchiati, ma viscidi, striscianti e subalterni con gli ineletti di Bruxelles.


Ecco dunque l'intervista inginocchiata di Federico Fubini a Jens Weidmann della Bundesbank, per il Corriere della Sera nella quale il banchiere si esprime col sussiego di un monarca assoluto.


Weidmann fu nel 2006 il braccio destro economico della Merkel (direttore della quarta divisione politica economica e finanziaria della Cancelliera). Sentite un po' come giustifica la sua flessibilità per il governo tedesco, ai tempi del suo incarico governativo:
 «Allora eravamo in una crisi finanziaria globale e non c’erano ancora le attuali regole europee. Queste norme sono una delle lezioni centrali tratte dalla crisi: dovrebbero contribuire a far sì che gli investitori e le banche valutino meglio i rischi che si assumono. All’epoca ne avevano presi troppi anche perché contavano che in caso di emergenza lo Stato sarebbe intervenuto».

Che è come dire: "Etsi omnes ego non".

Perché noi siamo noi, e voi non siete un... ecc. ecc.

Ed ecco altri passaggi di spicco che riporto testualmente:

Ci siamo già? L’Italia ha un debito pubblico oltre il 130% del Pil.
«I criteri di Maastricht ci dovrebbero proteggere da questi scenari e un debito oltre il 130% è più del doppio del livello compatibile. Per questo è importante non scalzare la disciplina di mercato. Alti livelli di debito vanno ridotti in fretta».

Se Renzi promettesse di fare tutte le riforme strutturali in cambio del permesso di avere un po’ più di deficit, per non perdere il sostegno del Paese, che ne penserebbe?

«Riforme strutturali e finanza pubblica sana non sono in contrapposizione. L’Italia stessa ha messo in campo alcune importanti riforme che non hanno gravato sul bilancio. Per inciso, ogni governo può sostenere che sta facendo riforme importanti per il proprio Paese. Allo stesso tempo le misure di risanamento sono sempre impopolari e vengono messe nel dimenticatoio, ed è una delle ragioni di debiti così alti. Se sorgesse l’impressione che le norme si interpretano parametrandole alle chance elettorali dei partiti di governo, sarebbe fatale per la capacità della Ue di farsi accettare».


Dopo la Brexit in Italia ci sono state proposte di approfondire l’unione monetaria, in Germania si predilige una pausa. Da che parte sta?
«È un dibattito che ha poco a che fare con la Brexit, ma credo che siamo arrivati a un bivio. Possiamo stabilire un legame ancora più stretto fra noi, per esempio con un bilancio comune. Ma in questo caso dovremmo anche essere pronti a trasferire anche la sovranità a livello europeo. È una disponibilità che non vedo né in Germania, né in Italia».
L’alternativa?
«Un ritorno al principio di responsabilità di Maastricht, sia per gli investitori che per gli Stati. Ma funziona solo se in ultima istanza è possibile anche affrontare e superare l’insolvenza di uno Stato senza che questo porti al crollo del sistema finanziario. Per questo abbiamo bisogno di una più robusta separazione fra banche e Stati, e procedure ordinate in caso di problemi finanziari degli Stati».

Non sembra che i politici siano disposti a scegliere una delle due strade: né la condivisione di sovranità, né procedure d’insolvenza per gli Stati. Significa che il destino dell’euro è segnato?
«La formulerei così: i governi europei hanno preso una via di mezzo che ci fa guadagnare tempo. Ma prima o poi dobbiamo decidere una direzione, se vogliamo ancorare l’unione monetaria come unione di stabilità».

Corsera 4 agosto 2016



C'è già la fila dei paesi per uscire da questo inferno di Ue e loro lo sanno. Brexit ha già assestato un bel colpaccio sonoro. Ma gentaglia come Weidmann osa fare l'arrogante con gli ultimi zerbinotti rimasti in circolazione, disposti a farsi calpestare: Renzi e i suoi. Il ricatto del banchiere tedesco è chiaro: o cessione definitiva di sovranità o procedure di default. Cioè pistole puntate alla tempia.
E' ora di liberarci dei carnefici-cravattari così come dei loro collaborazionisti schiavizzati.


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