mercoledì 26 ottobre 2016

Lo sgretolamento della Sanità pubblica in Sardegna, costerà ai sardi più di una guerra.













Il   degrado della sanità pubblica e l’orientamento verso la privatizzazione, avrà costi insopportabili per i sardi. Ieri di fronte all’Assessorato alla Sanità, il sit-in organizzato da sindacati contro le restrizioni economiche e dei diritti acquisiti dai 22 mila lavoratori della sanità sarda, si è trasformato in una grande protesta non solo per la difesa dei diritti dei nostri lavoratori, ma per il deterioramento di tutto il sistema sanitario pubblico.

La protesta contro la decisione di direttori generali delle aziende ospedaliere, di omologare i turni festivi con quelli infrasettimanali, è l’ennesimo tentativo di far pagare ai sardi i buchi di bilancio di cui non sono responsabili. Un tentativo maldestro che ha indotto medici del Brotzu a intraprendere un’azione giudiziaria.

Alla protesta hanno preso parte rappresentanti della rete dei comitati di difesa della Sanità pubblica, organizzati in tutta l’isola contro il declassamento e la chiusura degli ospedali territoriali. Personale medico e paramedico che denunciano il degrado delle strutture ospedaliere cagliaritane, tra accorpamenti, declassamenti e chiusura di ospedali al servizio dell’Isola. 

La progressiva riduzione di personale, la mortificazione delle professionalità, lo stato di sofferenza dei cittadini sardi ai quali non è più garantita un’equa assistenza sanitaria, sono i segni dell’imminente privatizzazione del sistema sanitario pubblico, una nuova guerra che farà soccombere i sardi.

Il partecipato sit-in è il test che preannuncia un autunno caldo per la Difesa del Sistema Sanitario Pubblico in Sardegna.


*Rete Sarda Difesa Sanità Pubblica*


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