martedì 22 novembre 2016







LETTERA APERTA ALLE MARINERIE DELL’ORISTANESE

Vincenzo Pillai


Sono venuto insieme a giovani del comitato contro le basi ai cancelli della base durante i vostri picchetti.

Volevamo presentarvi le nostre considerazioni ma i dirigenti delle vostre associazioni ci hanno detto che non eravamo graditi .

Abbiamo comunque avuto occasione di parlare con alcuni di voi e abbiamo capito:
- che solo alcuni chiedevano di mettere in discussione l’attività della base e conquistare con la lotta l’agibilità piena del mare per tutto l’anno.

- che la maggioranza di voi voleva ottenere indennizzi e riduzione dei vincoli fin’ora presenti, come scritto nella piattaforma rivendicativa presentata al ministro
- che per questi ultimi la nostra sola presenza poteva arrecare danno perché non volevano essere confusi con chi chiede la chiusura della base.

- che temevate di essere strumentalizzati da noi. Invece è proprio il pericolo della saldatura fra le nostre forze che ha indotto il ministro a farvi le promesse che deputati e senatori di molti partiti sono venuti a illustrarvi, per raccattare qualche voto presso di voi e nello stesso tempo promettere ai sardi che le basi militari saranno ridimensionate. Pigliaru e soci preferiscono questa pantomina perché serve a illudere contemporaneamente voi e gli altri sardi e a non aprire un vero contenzioso, sorretto da mobilitazione popolare, contro il colonialismo dello stato. 

MA NOI IL 23 NOVEMBRE TORNEREMO DAVANTI AI CANCELLI DELLA BASE. 

Ci farebbe piacere non trovarvi dalla parte dei militari, anche se il governo vi ha promesso gli indennizzi e meno vincoli alla vostra attività.

Noi torneremo con altre donne e uomini che non si rassegnano all'esistente, perché l’inquinamento di quella base non riguarda solo voi ma tutta la Sardegna . E’ un inquinamento materiale perché scarica sulla terra e in mare sostanze altamente nocive; è un inquinamento economico perché impedisce a Capofrasca uno sviluppo agropastorale-turistico che avrebbe ricadute positive su tutta la Sardegna ; è un inquinamento morale perché è uno strumento di preparazione alla guerra e induce a credere che i sardi possano accontentarsi di indennizzi barattando la propria terra per uno sviluppo dell’industria-militare che dà lavoro a pochi e considerevole danno alla salute di molti.

Verremo a nostre spese e non chiederemo indennizzi, né voti, e non ci sarà Pigliaru a prometterci che la base sarà ridimensionata, se staremo buoni.

VERREMO PERCHE’ 

NON INTENDIAMO LASCIARE IN PACE CHI VIVE DI GUERRA



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