sabato 24 dicembre 2016


L’Ucraina concima la terra con il sangue dei suoi cittadini

Andrey Uvarov 
da Newsfront.info
sakeritalia

Il giorno di San Nicola, particolarmente venerato in Ucraina, il comando delle Forze Armate ucraine o, meglio, della 54a Brigata Meccanizzata, con a capo il colonnello Vladimir Gorbatyuk, ha deciso di celebrarlo attaccando le postazioni delle milizie della Repubblica di Lugansk nella zona di Debaltsevo, cittadina che ha lasciato funesti ricordi all’esercito ucraino. La storia dell’inverno 2015 si è ripetuta, anche se su una scala minore, nell’inverno del 2016.

Dopo un avvicendamento, la 54a Brigata motorizzata è arrivata nella zona del cosiddetto arco di Svetlodarsk a novembre, dopo il completamento del personale e le esercitazioni nel poligono di Shirokolansk. Una volta sul posto, la 54a brigata è stata attivamente coinvolta nel processo di “pacificazione” della Nuova Russia sulla principale direzione strategica. Nei piani dello Stato Maggiore delle forze armate ucraine, l’arco di Svetlodarsk è la direzione principale dell’offensiva verso Debaltsevo e Uglegorsk, che divide le autoproclamate repubbliche, prevedendo poi l’accerchiamento di Gorlovka e l’attacco a Krasnyj Luch. Qui nell’estate 2016 c’è stata un’offensiva fallita dell’esercito e dei militanti di Pravyj Sektor [Settore Destro] che si è conclusa con la morte degli attaccanti.

Cos’ha spinto lo Stato Maggiore ad iniziare un’altra offensiva nella stagione invernale, alla quale l’esercito ucraino non è pronto, non si sa. Secondo alcune indiscrezioni, i comandanti hanno dato l’ordine di attaccare dopo aver ingerito una gran quantità di alcol, anche se è probabile che l’offensiva possa essere parte di una campagna invernale prevista dai consiglieri americani. La durezza dei combattimenti e gli attacchi continui lo confermano.

Come a luglio, un’offensiva delle compagnie rafforzate è stata condotta verso i villaggi Lozovoje, Logvinova e Kalynovka, con la stessa tattica: con un tentativo di sopprimere le difese con l’artiglieria, e una successiva offensiva dei gruppi d’assalto. Nella giornata del 18 dicembre, dopo i bombardamenti di artiglieria, la fanteria ucraina è arrivata con i mezzi corazzati, quattro dei quali sono stati immediatamente bruciati dai lanciagranate anticarro delle milizie. Poi in campo sono entrati cecchini, mitragliatrici e mortai, ma l’offensiva ucraina si è bloccata di nuovo.

Per distrarre l’attenzione, l’esercito ucraino ha lanciato un attacco in località Kalinovo, verso l’estremità settentrionale dell’arco. Sono state attaccate le posizioni delle milizie vicino a Sanzharovka per imitare l’aggiramento di Debaltsevo alla sinistra. Gli scambi di colpi di artiglieria sono continuati nei pressi di Mariupol.

I gruppi d’assalto ucraini sono stati fermati, hanno subìto pesanti perdite e si sono ritirati, dopo di che hanno di nuovo cominciato a bombardare le posizioni non solo delle milizie, ma anche i centri abitati di Uglegorsk, Debaltsevo e Donetsk. I colpi di artiglieria si sono intensificati presso Bryanka e Irmino. In serata, l’artiglieria della Repubblica di Donetsk ha risposto, e – a quanto pare – la parte ucraina non era pronta ad una tale svolta; per questo a Svetlodarsk e dintorni hanno tagliato l’energia elettrica, per consentire il ritiro delle truppe verso sud-ovest e l’evacuazione dei feriti.

I bombardamenti sono continuati per tutta la notte fino al mattino. Alle 11 del 19 dicembre i reparti ucraini hanno tentato di nuovo di attaccare le posizioni delle milizie di Lugansk vicino a Sanzharovka e Kalinovo, e quelle delle milizie di Donetsk a Logvinovo.

Com’era previsto, il capo dell’ufficio stampa dello Stato Maggiore dell’operazione “antiterroristica”, Leonid Matyuhin, ha accusato dell’escalation le Repubbliche di Donetsk e di Lugansk, riferendo delle pesanti perdite del nemico a Debaltsevo ma, secondo militari e volontari, le perdite più significative (più di una decina di morti e decine di feriti) le ha subite proprio la parte ucraina. Il primo a riconoscerlo è stato il redattore del sito censor.net Yuri Butusov, propagandista dell’operazione “antiterroristica”, che ha parlato di 30 persone uccise. Il volontario Vladimir Runets ha riferito di grandi perdite. La presenza di un gran numero di feriti gravi è stata ammessa in un’intervista al canale televisivo 112 dal primario dell’ospedale Mechnikov di Dnepropetrovsk Sergey Rizhenko, e il consigliere del presidente dell’Amministrazione regionale di Dnepropetrovsk, Tatiana Guba, ha detto che a Dnepropetrovsk sono atterrati due aerei con i feriti.

A Kiev hanno ammesso ufficialmente la morte di 6 militari ma, invece di analizzare il fallimento, i media e il comando generale hanno cercato di convincere la gente di una vittoria.

Il vice comandante del Comando operativo congiunto delle Forze Armate, maggior generale Alexander Syrsky, ha detto che causa della sconfitta dell’esercito è stato il divieto di fuoco d’artiglieria sui centri abitati, dove “c’erano le postazioni dei miliziani”. I comandanti ucraini non cambiano la retorica risalente al 2014. Contemporaneamente, Syrsky ha rivelato che l’esercito gode di un vantaggio tattico. Della vittoria dell’esercito ucraino ha dato comunicazione anche l’«analista militare» Yuri Misyagin, che ha riferito che la 54a brigata ha occupato nuove posizioni strategiche.

Quindi, mentre decine di persone si contorcono dal dolore negli ospedali, e le madri ordinano le bare, lo Stato e il comando dell’esercito continuano a mentire. Inoltre, non è da escludere che il trasferimento di mezzi militari verso il sud-ovest sia il preludio di nuovi assalti su Dokuchaevsk ed Elenovka, dove si trova una grande stazione ferroviaria.

Già all’inizio di novembre gli esperti militari ucraini parlavano di una possibile offensiva su Dokuchajevsk, e ora, forse, il piano verrà attuato. I media già informano che “la popolazione di Dokuchajevsk sostiene tradizionalmente l’Ucraina, e ha aiutato il battaglione Azov a distruggere le truppe russe”. E “l’elmetto parlante dell’operazione antiterroristica”, Dmytro Tymchuk, ha spifferato che dopo Svetlodarsk le forze della repubblica di Donetsk attaccheranno a Dokuchaevsk. L’attività dell’esercito ucraino si spiega soltanto in un modo: il regime ha un disperato bisogno di una vittoria, anche piccola, sullo sfondo di una serie di fallimenti e difficoltà (difficoltà col gas, irraggiungibile abolizione dei visti, criminalità dilagante e impotenza della polizia). La guerra rimane l’unica cosa che lega il governo a una parte della popolazione, e in guerra le vittorie sono indispensabili. Le terre nere ucraine continuano a essere concimate con il sangue dei cittadini.

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Traduzione a cura di Elena per SakerItalia.it
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