venerdì 30 gennaio 2009

AUTORI: Gilles DEVERS
Tradutzioni dae Manuela Vittorelli

Per molto tempo ho creduto che Israele non fosse uno Stato come gli altri. Oggi osservo con dolore che per i dirigenti di Israele il crimine di guerra è una scelta politica.

La Storia lo testimonia. Dopo l'Olocausto, come poteva la comunità internazionale non fare di tutto per permettere al popolo scampato al nazismo di continuare a esistere? Decisione incontestabile, ma una fondamentale ingiustizia per i palestinesi. “I palestinesi”? Soprattuto coloro a cui fu detto “Questa non è più casa tua. Non è più casa tua perché le Nazioni Unite hanno deciso che la terra dei tuoi avi non è più la tua terra”. E le Nazioni Unite hanno deciso così perché la comunità internazionale, durante la conferenza di Evian del 1939, aveva chiuso la porta dell'umanità alla comunità ebraica, precipitandola nell'inferno nazista. L'Occidente voleva rimediare alla propria colpa. Una colpa ripagata a spese dei palestinesi, ai quali non può essere mosso il minimo rimprovero. Sì, uno solo: quello di trovarsi dove non dovevano essere.

Equazione impossibile? Nel 2009 non è più un problema. Perché sono passati 63 anni. Nel 2009 niente giustifica che Israele, potenza economica e militare, utilizzi la forza armata per costruire il proprio avvenire. Israele può continuare le sue guerre. Israele può continuare a proibire ai partiti arabi di presentarsi alle elezioni. Israele può fare tutto quello che vuole con la sua forza militare. Ma Israele soccomberà alla legge, che è più forte di lui. Perché di fronte all'intelligenza del mondo è il giusto a essere il più forte.

Non ci si inganni. Ci sono state altre guerre e ce ne saranno altre, con i loro orrori. Ma l'aggressione di Israele contro Gaza del dicembre del 2008 segna un ribaltamento nella Storia.

Cos'è Gaza? Gaza è parte di un territorio al quale la comunità internazionale, per codardia, non ha mai saputo imporre la qualità di Stato. Una popolazione isolata su un territorio di 10 chilometri per 30, indebolita dall'assedio, senza possibilità di fuga. Ormai, quando Israele vuole vincere una guerra, attacca dei civili... Fine di un sistema. Non dimenticate mai il primo giorno: 200 morti. Morti perché? Perché camminavano per la strada, perché andavano a fare la spesa, perché erano dei bambini che tornavano da scuola.

E qual è il governo che ha scatenato la guerra del 27 dicembre 2008? Un primo ministro dimissionario dal settembre del 2008 per corruzione e i due principali ministri del suo governo – quello degli Esteri e quello della Difesa – politicamente così in disaccordo da non essere riusciti a formare una coalizione. È un potere senza testa quello che ha intrapreso questa guerra. La mattina decide i bombardamenti dei civili; la sera si riunisce. Una cosa inaudita! Il risultato è questo: Ban Ki Moon ha denunciato la sproporzione dell'attacco e chiede oggi che si svolga un'inchiesta approfondita perché Israele renda conto delle sue azioni. Tutte le grandi organizzazioni intergovernative e le ONG denunciano questi crimini di guerra.

Per molto tempo, nell'udire la parola Israele, ho visualizzato come immagine di sfondo i campi di concentramento e di sterminio. Il crimine commesso nella culla della cultura. Oggi vedo ancora i campi, ma Israele è altrove.

Il futuro appartiene agli uomini che sanno costruire la pace. Ebbene, oggi la pace si chiama rispetto del diritto. Su cosa si fondano oggi i diritti dell'uomo? Sull'analisi del 1945 come risposta ai crimini nazisti, ancora oggi attuale. Le basi del diritto umano affondano le radici nei crimini nazisti. Tutto parte da lì. Dalla Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo del 1948 alla Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo passando per i molteplici sistemi nazionali, il diritto della civiltà ha posto come base che nessun uomo può essere colpito per la sola ragione di essere chi non deve.

Israele può cominciare a tremare. Tremare perché, lontano dalle bombe, si è messa in moto la giustizia che lo giudicherà. Israele potrà ancora mostrare i muscoli dei suoi elicotteri e dei suoi carri armati. Ma un giorno – tra cinque, dieci o trent'anni – si renderà omaggio al popolo palestinese perché ha saputo ritrovare, attingendo alle profondità di ciò che ci rende uomini, il concetto stesso di diritti umani.

Per il semplice fatto di esistere, senza che alcuno sia in grado di esprimere il minimo giudizio sulla qualità della mia vita, ho diritto a quell'insieme che costituisce la dimensione umana e che si chiama libertà. Per il semplice fatto di essere nato qui, tra Rafah e Gaza, o di essere nato altrove e che i cannoni dei carri armati mi abbiano assegnato la residenza qui, quando la terra non è più mia e l'acqua mi viene rubata, io rimango. Guardami negli occhi, Israele, è un essere umano che ti guarda. Ascolta quello che ti dico, Israele, perché senza il linguaggio siamo destinati a morire. Esci dalla prigione della tua violenza, e vieni ad assaporare la forza della libertà. Da sessant'anni cerchi con la forza di rinchiudermi in una prigione. I muri spezzano la mia vita, ma sei tu che ti sei trasformato in prigioniero. Prigioniero delle certezze che ti impediscono di vedere il mondo. La vera libertà si inventa a Gaza, quando tu hai distrutto tutto. Questa madre disperata, che ha perduto la famiglia e la casa e ora siede sulle macerie a implorare Dio, dice tutto della forza umana, mentre i tuoi miserabili carri armati firmano la fine di un'epopea folle.

La saggezza araba ci dice che la sventura assoluta non esiste. A Gaza, degli esseri umani sono stati uccisi perché erano palestinesi. Accusati e condannati in quanto palestinesi. Oggi chi può immaginare che il crimine paghi? Chi può pensare che Israele porterà in paradiso i bambini che ha assassinato a Gaza? Sarà la giustizia umana a ristabilire l'ordine, e a restituire ai palestinesi il posto che meritano nella Storia.


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Originale: Ce que l'humanité doit aux palestiniens
http://www.tlaxcala.es
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1 commenti:

kentzemeres ha detto...

Io artigliere ho usato fosforo bianco
di Simcha Leventhal

Ho servito come artigliere nella divisione M109 dell’esercito israeliano dal 2000 al 2003 e sono stato addestrato a utilizzare le armi che Israele sta usando a Gaza. So per certo che le morti di civili palestinesi non sono una sfortunata disgrazia ma una conseguenza calcolata. Le bombe che l’esercito israeliano ha usato a Gaza uccidono chiunque si trovi in un raggio di 50 metri dall’esplosione e feriscono con ogni probabilità chiunque si trovi a 200 metri. Consapevoli dell’impatto di queste armi, le gerarchie militari impediscono il loro uso, anche in combattimento, a meno di 350 metri di distanza dai propri soldati (250 metri, se questi soldati si trovano in veicoli corazzati).
Testimonianze e fotografie da Gaza non lasciano spazio a dubbi: l’esercito israeliano ha usato in questa operazione bombe al fosforo bianco, che facevano parte dell’arsenale quando anche io servivo nell’esercito. Il diritto internazionale proibisce il loro uso in aree urbane densamente popolate a causa delle violente bruciature che provocano: la bomba esplode alcune decine di metri prima di toccare il suolo, in modo da aumentarne gli effetti, e manda 116 schegge infiammate di fosforo in un’area di più di 250 metri. Durante il nostro addestramento, i comandanti ci hanno detto di non chiamare queste armi «fosforo bianco», ma «fumo esplosivo» perché il diritto internazionale ne vietava l’uso.
Dall’inizio dell’incursione, ho guardato le notizie con rabbia e sgomento.
Sono sconvolto dal fatto che soldati del mio paese sparino artiglieria pesante su una città densamente popolata, e che usino munizioni al fosforo bianco. Forse i nostri grandi scrittori non sanno come funzionano queste armi, ma sicuramente lo sanno le nostre gerarchie militari. 1300 palestinesi sono morti dall’inizio dell’attacco e più di 5000 sono rimasti feriti.
Secondo le stime più ottimiste, più della metà dei palestinesi uccisi erano civili presi tra il fuoco incrociato, e centinaia di loro erano bambini. I nostri dirigenti, consapevoli delle conseguenze della strategia di guerra da loro adottata, sostengono cinicamente che ognuna di quelle morti è stata un disgraziato incidente.
Voglio essere chiaro: non c’è stato alcun incidente. Coloro che decidono di usare artiglieria pesante e fosforo bianco in una delle aree urbane più densamente popolate del mondo sanno perfettamente, come anche io sapevo, che molte persone innocenti sono destinate a morire. Poiché conoscevano in anticipo i prevedibili risultati della loro strategia di guerra, le morti civili a Gaza di questo mese non possono essere definite onestamente un disgraziato incidente.
Questo mese, ho assistito all’ulteriore erosione della statura morale del mio esercito e della mia società. Una condotta morale richiede che non solo si annunci la propria volontà di non colpire i civili, ma che si adotti una strategia di combattimento conseguente. Usare artiglieria pesante e fosforo bianco in un’area urbana densamente popolata e sostenere poi che i civili sono stati uccisi per errore è oltraggioso e immorale.
L’autore è un veterano dei corpi di artiglieria dell’esercito israeliano e membro fondatore di Breaking the Silence

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