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venerdì 20 marzo 2015

GIGANTI DI MONTEPRAMA, COME DARE LE PERLE AI PORCI...

GIGANTI DI MONTEPRAMA, COME DARE LE PERLE AI PORCI...


Vàturu Erriu Onnis

COME DARE LE PERLE AI PORCI, UN BENE DI INESTIMABILE VALORE DI CULTURA SARDA, I GIGANTI DI MONTEPRAMA, NELL'INAUGURAZIONE DI UNA NUOVA ALA DEL MUSEO DI CABRAS, UN VERO CAPITALE DI GRANDE VALENZA DELLA NAZIONE SARDA, LA SI METTE NELLE MANI DI UNA AVVENTURIERA ITALIOTA, LA PRESIDENTE DELLA CAMERA BOLDRINI, CONVINTA SOLDATESSA DEL MERETRICIO MULTINAZIONALE DEI POTERI SOVRANAZIONALI, IN PERFETTA LINEA CONTRO IL DIRITTO DELLE NAZIONI E L'AUTODETERMINAZIONE DEI POPOLI.

PROPRIO A LEI LE VIENE DATA L'OPPORTUNITA' DI INAUGURAZIONE DI QUALCOSA CHE NULLA HA ACHE VEDERE CON UN TALE PERSONAGGIO, PERSONA IMPEGNATA CONTRO I DIRITTI DELLE NAZIONI E DEI POPOLI, PERSONA CHE A SUA INSAPUTA CONDIVIDE GLI STESSI COMPORTAMENTI DELLA MAFIA MONDIALISTA KHAZARIANA DEI ROTHSCHILD.

L'ORGANIZZAZIONE KHAZARIANA E' NATA E SI DISPONE PER L'ESCLUSIONE DEI POPOLI DALLA GESTIONE DELLA COSA PUBBLICA, A TUTTO FAVORE DELLE ELITE FINANZIARIE, DELLE MULTINAZIONALI DELLO SFRUTTAMENTO DEI POPOLI, E DEI BANKSTER, ECCO PERCHE' MONTA LA SANA RABBIA, PERCHE' DEGLI IDIOTI HAN DECISO SUPERFICIALMENTE DI DARE UN  PRIVILEGIO COSI' GRANDE COME L'INAUGURAZIONE DI UN BENE ESCLUSIVO DELLA NAZIONE SARDA A PERSONA ITALIOTA, E PER DI PIU', INDEGNA DI TALE PRIVILEGIO...

SA DEFENZA


La storia dei giganti sardi di monteprama
"La Nuova Sardegna, 31 marzo 1974"Un aratro scopre un tempio punico. Eccezionale ritrovamento archeologico nella penisola del SinisSono tutti di roccia tenera e bianca gli importanti reperti (statue, capitelli, colonne) che la Soprintendenza alle Antichità di Cagliari ha posto al sicuro nei Magazzini del Museo Nazionale di Cagliari. di Antonio Rojch
Ecco come racconta Lilliu quei giorni (nota 129 del rif. 1) "Alla notizia sulla stampa seguì l’intervento dell’allora Soprintendenza alle antichità di Cagliari che provvide a ritirare al Museo archeologico la maggior parte dei pezzi scoperti, mentre altri andarono dispersi qua e là presso privati incuriositi dal rinvenimento e giunti sul luogo in un momento di vuoto di vigilanza. Soprattutto ciò indusse l’Ufficio di Cagliari a farsi presente con un saggio di scavo, effettuato dai dottori Alessandro Bedini e Giovanni Ugas. Non conosciamo il risultato di questa verifica sui terreno che i ricercatori vorranno sperabilmente pubblicare dato l’interesse di stabilire con certezza la natura e il punto esatto da cui vennero i primi materiali architettonici e scultorei, presso il quale é da supporre la presenza dell' edifizio che li accolse all' origine. La Soprintendenza ha curato, nel seguito, di restaurare ed esporre nel Museo di Cagliari i resti ritenuti più significativi: il torso d’un arciere, evidentemente nuragico per quanto sia collocato nella Sala punica, ed un «cippo» che un cartellino indica con «simboli allusivi a molteplici manifestazioni della divinità nella concezione mistica sardo-punica», ma che per in presenza della modinatura «a penne», l’impianto «quadrato» della base e la composizione «centripeta» delle brevi emergenze «betiliche» alla sommità, è da riferirsi, con l’insieme, alla spiritualità e all’arte nuragica". monteprama
La storia dei giganti è intrinseca anche ai sigilli di Tzricotu decifrati dal Professor Luigi A. Sanna 


sigillo di Tzricotu
[...] ho datato i sigilli di Tzricotu sulla base della presenza dei segni ugaritici ritenuti tardi (ad es. il samek) al XIV -XIII secolo a.C. e anche sulla base della datazione della piccola statuaria in bronzo. Ma allora si avevano pochi documenti scritti a disposizione e non si aveva la certezza dell'uso costante del mix del protocananaico che è la tipologia di alfabeto che sicuramente ha influenzato per un millennio e forse di più quello nuragico. Quindi quei sigilli potrebbero, sulla base dei segni più tardi (sono quelli di tipologia cosiddetta 'fenicia': ad es. 'beth' arcaico ed 'he' ) scendere di un secolo. Cosa questa che sembra in linea con i dati proposti ora da alcuni studiosi ovvero del XIII -XII secolo a.C. (se non ho capito male). Però dal momento che io credo molto in quei sigilli cerimoniali mortuari dove per la prima volta abbiamo trovato scritto che i Giganti non solo sono 'Giganti' e figli di Giganti (GGHNLOYBEN) ma sono anche figli con simboli taurini di un dio androgino toro soli -lunare (YHWH cananaico e ) e dal momento che essi sigilli sono tanti quanti sono i piccoli faraoni, mi sembra evidente che quelle statue vadano interpretate come realizzate in diacronia. Insisto su questo dato non solo perché è epigrafico ma perché è anche archeologico dal momento che la 'serie' statue imita quella dei sigilli. Sono obbligatoriamente seriali le une e gli altri. Siamo a mio parere davanti a sigilli divini taurini realizzati da uno 'specimen' o modello iniziale (tavoletta A1: la famosa matrice longobarda) e di fronte a statue ugualmente con simbologia taurina realizzate da uno 'specimen' come dimostra soprattutto la particolarità degli occhi soli -lunari uguale in tutti ( la luce divina uguale in tutti). Se questo è vero io credo che gli sforzi degli archeologi devono concentrarsi (soprattutto con il rinvenimento di nuove statue) nel capire quali statue sono state fatte prima e quali dopo. Tra le prime e le ultime io penso che ci debbano essere tra i quattro e i tre secoli. Ipotesi che non è in contrasto, se ho ben capito anche qui, con l'arco di datazione che sarebbe riconducibile anche alla prima età del ferro. Se i 41 inumati sono i Giganti e i padri santi, è evidente che essi, calcolati come ENNEOROI (di nove stagioni) secondo le fonti classiche, moltiplicando per 9 il loro regno, offrono un arco temporale di tre secoli e mezzo circa. Detto ciò io non riesco a capire come non si consideri il dato lapalissiano della diacronia. Quello della piccola statuaria in bronzo lo si accetta quello della grande statuaria no. Assurdo. A prescindere dalla testimonianza di Tzricotu. L.A. SANNA
la storia sarda ha radici profonde da studiare  e analizzare sia per la portata enfatica a cui predispone un popolo perlopiù bistrattato a rialzare la testa e guardare avanti con l'orgoglio del suo passato e con la costruzione del suo presente fiero della sua storia, essendo il popolo sardo insultato dalla tradizione italiota, può guardare oltre e rivendicare la sua indipendenza e cultura.

Il gigante (Ampsicora). Così lo chiamavano Abhyna, il più sincero dei guerrieri di Gora. Si imponeva per la sua altezza e il suo carattere fermo. Nel campo di battaglia svettava nella mischia e instillava sicurezza nei guerrieri. Era il braccio destro del judex di Gora, era il suo consigliere e il suo confidente; era il maestro d’armi del giovane figlio di Ampsicora, quello che il judex in cuor suo sperava potesse un giorno prendere il suo posto. Abhyna, lo aveva formato duro come il bronzo da colata, resistente come il nerbo di bue, ma non riusciva a governare con facilità il suo giovane carattere, tagliente come lama di spada, che Amsicora, anche lui, aveva difficoltà a plasmare, benché fosse quello il suo compito di padre e di regnante. amsicora


La Stele di Nora, i Giganti di Monteprama, i Sigilli di Tzricotu, e tutti i Nuraghes e Bronzetti dimostrano, quale  grande cultura e storia sia quella del popolo sardo, ed è un gran dispiacere veder mettere queste scoperte nelle mani di siffatte persone , come la presidente della camera italiota LAURA BOLDRINI, persona  impegnata in prima linea contro la nostra e di altri autodeterminazione, eventi di questo tenore non possono che indignarci e indicare con l'indice della nostra mano tali inopportuni presidenti di musei o di regione che danno le chiavi di casa nostra a personaggi, del genere su indicati, che di cultura e storia nostra nulla capiscono ne si interessano, ecco,  a loro chiediamo di aprire la mente affinché la nostra storia e cultura non siano strumento di persone non appropriate alla nostra dignità, e,  prima di fare errori imperdonabili come quello al museo di CABRAS pensateci molto bene e per molte volte ancora prima di dare aria ai denti...


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