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sabato 23 dicembre 2023

Dalla Nazione allo Stato Sardo è un progetto che si può realizzare attraverso un Movimento di Liberazione

"Sceti is visioneris cambianta su mundu, is atrus anta podi puru bivi una vida trancuilla, ma mein su stazzu ki anti costruiu po issusu."
 


Il Diritto Divino applicato ai Popoli e alle Nazioni.

Preambolo

Sto intraprendendo un viaggio che avevo abbandonato alcuni anni fa.
Non mi sentivo pronto per un nuovo romanzo, e in effetti non lo sono ancora, visto che la scrittura di questo ultimo lavoro, non dovrà partorire un vero e proprio romanzo, di dimensioni corpose, ma un testo che, secondo le mie attuali intenzioni, che naturalmente possono essere variate, o assecondate, potrebbe essere definito "romanzo breve", o se volete "racconto lungo"

Sento l'esigenza di informare i Sardi che esiste una strada di liberazione, che esula da votazioni ed elezioni italiane.

Se riteniamo, come è evidente, che questo sistema sia penalizzante per la gente, dobbiamo dimostrare coi fatti che esiste un metodo per prospettare alla gente che la strada maestra non è adagiarsi al già conosciuto e sperimentato, ma costruire la realtà di un nuovo sistema a misura di uomo, in grado di soppiantare il vecchio sistema delle fetenzìe bancarie e mondialiste.

In anteprima per chi mi onora del suo tempo utilizzato a leggermi, vi propongo il nuovo racconto ...

E' molto raro che la Sardegna offra una giornata senza un filo di vento, ma Oristano, quel giorno di maggio del 2022, ci tiene a regalare ad un gruppo di sardi visionari, l'eccezione che conferma la regola.
La Sardegna, pur essendo immersa come tante altre nazioni, in quella cappa asfissiante voluta dalle oligarchie, che predilige favorire gli stati e le loro emanazioni a discapito dei singoli individui e dei popoli, bene o male ha conservato alcune sue peculiarità, favorita dallo stato di parziale isolamento nel quale si trovano alcune frange di popolazione.

E' stato appena costituito un nuovo soggetto giuridico, che gode di tutti i crismi di legalità e legittimità, e che ha come fine ultimo la liberazione della nazione sarda dal colonizzatore, ma anche e in primo luogo la liberazione dalla mente dei sardi da tutti i paradigmi e "verità" imposte dal sistema dominante.
Questi visionari hanno deciso che prima di adottare strategie concretamente decolonizzanti, è indispensabile rendere noto a tutti i sardi, le straordinarie opportunità che il diritto internazionale offre alle nazioni, che abbiano costituito un Movimento di Liberazione Nazionale.

E così, stabilito che se ci si vuole liberare da imposizioni esterne, non è obbligatorio lavorare per una "indipendenza" economica, ma è assolutamente necessario, e indispensabile, trasferire alla gente, direttamente, in prima persona, alcune "conquiste" culturali.

Abbandono del vittimismo, acquisizione di orgoglio di popolo, abbandono della eterna teoria della minorità, che afferma che il colonizzato non può e non deve essere superiore culturalmente, al colonizzatore, affermazione di concettualità riferibili a tutti i tipi di sovranità individuale.

Dopo tutta una serie di spumeggianti discussioni in seno al Governo Provvisorio, riunioni che si erano tenute per lo più a Cagliari, in un locale messo a disposizione da un facoltoso patriota, che aveva subito giganteschi torti dallo stato che occupa abusivamente la Sardegna, si erano stabilite alcune strategie di intervento, da adottarsi con sequenze e tempistica ben architettate.

Si era stabilito che la priorità assoluta era incaricare un terzetto di "divulgatori" per informare i Sardi delle future azioni del Governo Provvisorio, a beneficio del Popolo che rappresenta.

E così si intensificano gli incontri che vedono Josto, Juanni e Jolao, decidere gli itinerari lungo l'isola di Jchnusa ( o se volete di Atlantide) da percorrere singolarmente, ma in sinergia.

E quando arriva il giorno della partenza, sanno per certo che il lavoro che svolgeranno a beneficio della propria natzione, sarà delicato, ma anche esaltante.

Gli incontri con i Sardi si sviluppano senza soluzione di continuità, e in poco più di quaranta giorni hanno visitato la quasi totalità delle contrade isolane.

Tutti e tre, equipaggiati di presidi informatici, e altro materiale utile ad avallare affermazioni, che per la gran parte della gente non sono intuitive, partono il lunedì mattina, e rientrano a casa il sabato sera, per la loro opera di divulgazione, non hanno l'esigenza di prenotare un alloggio dove trascorrere la notte, perchè ad ogni incontro qualcuno si offre per ospitarli.

Per la prima volta forse, dai tempi di Giommaria Angioy, si assiste ad una concreta unione di intenti, tra patrioti, si fa tesoro delle considerazioni di ciascuno, e si scoprono gli immancabili finti indipendentisti al servizio del sistema.

Qualcuno, particolarmente affascinato dalle novità messe in evidenza, si impegna ad organizzare altri incontri, e si prepara ad emulare i tre nel loro lavoro di divulgazione.

E infatti come dei frattali matematici, i divulgatori si moltiplicano in maniera esponenziale, e in qualche contrada si duplicano e triplicano gli incontri, su bentu estu de libertadi cumentzada a tirai chena pasiu.
Il terzetto di "informatori popolari" è molto ben assortito, Josto, oltre che possedere una corposa cultura generale, è un vero esperto di storia e lingua sarda.

Da lui vengono i migliori stimoli per convincere i Sardi ad abbandonare atteggiamenti di sudditanza verso chi li colonizza, dimostra che la nostra cultura ancestrale è di gran lunga superiore, che la lingua sarda ha generato tutte le lingue occidentali, e che gli antichi popoli Sardi hanno cadenzato la formazione della civiltà europea.

Juanni conosce a fondo i meccanismi economici che incidono sulla vita della gente, dimostra fatti alla mano che nessuno stato che voglia bene ai suoi cittadini, ha il diritto di imporre imposte dirette, se non strettamente necessarie, che l'attuale sistema economico fetente-bancocratico è una colossale truffa, e che la gente ha diritto ad istituzioni che incidano in maniera soffice sulla vita degli individui.

Jolao ha studiato il mondialismo, la società dei consumi, e le varie teorie e piani spesso nascosti che le fetenzìe adottano per ingabbiare e condizionare la gente,

E' capitato spesso che in alcune contrade, le strade dei tre si siano incrociate in maniera involontaria, dando vita ad appassionati discussioni sulla totalità dei temi che attengono alla libertà della nostra gente.
I tre, pur esperti in svariate tematiche, preferiscono la discussione alla pari, alla docenza vera e propria, la loro azione personale e diretta si dimostra molto più produttiva di libri, articoli, o filmati, forse uno dei fattori che hanno generato la ritrosia dei sardi a fare fronte comune, è la difficoltà ad instaurare contatti continui tra le varie zone dell'isola.

Il processo culturale tanto bramato, ha avuto inizio, i Sardi acquisiscono un orgoglio e unità di popolo mai visto in undicimila anni di grande storia, eccezion fatta solo per l'epopea dell'antica Civiltà Sarda, e per il periodo di luce judicale.

Ma ancora non è arrivato il momento "de bentulai", commettere errori per la troppa fretta sarebbe un errore imperdonabile, le decisioni verranno prese da tutte le eccellenze che compongono il Governo isolano.

La riunione si svolge nella città di Hilianora, punto strategico che va bene a tutti i componenti che provengono chi da Campidanu, chi da Tathari, chi da Tempiu, chi dall'Ogliastra, chi da Othieri, chi dal Sulcis, chi da Cabasusu.

I Sardi hanno finalmente capito che non è chiedendo all'aguzziono di non far loro troppo male, che potranno migliorare la condizione di subalternità plurisecolare, hanno capito che il contatto umano in riunioni ripetute e popolari, vale centomila volte di più di servili riunioni o congressi di partiti, partiti che vorrebbero far credere di essere di matrice sarda, solo perchè hanno sede in sardinnia, ma che, partecipando a consultazioni italiane, sono evidentemente partiti italiani.
I sindaci sardi sono sindaci italiani.
I consiglieri regionali sono consiglieri italiani.
Gli insegnanti sardi sono docenti italiani.
Le forze dell'ordine che hanno sede in Sardegna sono italiane.

L'esercito che occupa la terra di Sardegna, fosse anche la brigata sassari, è evidentemente formato da individui che rispondono agli ordini italiani.

La fabbrica di morte situata a Domusnovas non è sarda, ma italiana (o tedesca).

Il governatore della regione Sardegna, pur essendo sardo, è un politico italiano.
I politici che "rappresentano i sardi all'atto del loro insediamento, giurano fedeltà agli ordini italiani.
Una volta capito questo, la grande illusione durata più di un secolo e mezzo, potrà crollare, e crollerà in maniera repentina.

I sardi hanno capito una volta per tutte che non dovranno più chiedere, ma impegnarsi per la libertà percorrendo la strada della cultura e della disobbedienza, agendo come se il colonizzatore non sia presente in terra di Sardinnia, mai più votazioni che giustificano la presenza italiana nella nostra terra, mai più un soldo regalato a chi ci ha sempre schedato, plagiato, invaso, bombardato, rapinato, spopolato e costretto a emigrare.

Seppure la riunione verta su svariati argomenti, la maggior parte del tempo viene speso per discutere su una notizia che Josto ha raccolto durante i suoi incontri con i Sardi, una azienda agricola è sotto pignoramento, e si prevede che a giorni verrà invasa dalle forze di occupazione statali, e consegnata a chi la ha "acquistata" durante una asta giudiziaria.

Secondo il diritto internazionale, un governo provvisorio è legittimato a proteggere il popolo che rappresenta, si decide così di inviare alcuni volontari per presidiare l'azienda, e si prepara un documento da inviare alle nazioni unite, dichiarando che il Governo Provvisorio ha messo sotto giurisdizione del Popolo Sardo, l'azienda in questione.

Una volta presentato il documento, se lo stato italiano dovesse invadere l'azienda, tale azione sarebbe equiparabile alla invasione di uno stato straniero.

A scanso di equivoci, o colpi di testa, l'azienda verrà costantemente presidiata, e stavolta convinti di essre nella piena legalità.

Vengono ricordati i giorni tristi di quella che un precedente Governo Provvisorio dovette registrare come una sconfitta, lo stato di sentì in diritto di invadere una azienda presidiata e messa sotto giurisdizione del Popolo Sardo, perchè non erano state ottemperate tutte le formalità.

Da un certo punto di vista, parlando in burocratichese, ciò potrebbe anche essere plausibile, non è plausibile che alcune centinaia di uomini in tenuta di guerra, siano stati utilizzati per togliere un tetto ad una famiglia onesta.

Ad una importante riunione successiva, indetta dal Governo Provvisorio, vengono invitati patrioti di sicuro valore, di provata lealtà, e meritevoli di essere messi al corrente di una novità, che il direttivo ha intenzione di concretizzare.

Assodato il fatto che per conquistare la libertà, è necessario in primis, come è già stato rilevato, raggiungere una solida indipendenza culturale, (o meglio intellettuale), ma una certa indipendenza economica è comunque necessaria.

Il problema è che una nazione come quella sarda è stata rapinata per millenni, da stati ingordi che non hanno mai tenuto conto dei bisogni della gente.

Si precisa che un Governo Provvisorio agisce, secondo il diritto internazionale, (legge italiana di ratifica dei trattati internazionali, numero 881 del 1977, riferita all'articolo 10 della costituzione italiana) come un vero e proprio stato, ha la facoltà di istituire, per esempio, l'anagrafe del popolo sardo, enti territoriali autonomi, quali registro nazionale delle imprese, registro automobilistico, può istituire un corpo di polizia nazionale, aprire scuole, e quant'altro, ma per realizzare tutto questo vi è bisogno di ingenti capitali finanziari.

Essendo impensabile utilizzare finanziamenti privati, vista la montagna di denaro occorrente, si decide di chiedere il parere a ciascun partecipante all'assemblea, se sia razionalmente fattibile creare una banca centrale nazionale, che stampi in proprio la moneta occorrente.

Gli interventi si accavallano in maniera caotica, ciascuno vuole esprimere il proprio parere, si sta parlando dello strumento più importante e razionalmente più consono, per completare una completa decolonizzazione dallo stato occupante.

Si mettono in evidenza i rischi che una simile decisione comporterebbe, si ipotizzano interventi finanziari a tutto campo, qualcuno suggerisce di acquisire, tramite i denari così stampati, alcune aziende esistenti, dirigerle in maniera assolutamente meritocratica, di modo tale che risulti evidente che il nuovo modello di società così costituito, sia immensamente più razionale e sostenibile del sistema che il colonizzatore ha imposto.

Se si vuole distruggere un sistema disetico, non è necessario contrastarlo ad ogni piè sospinto, basta costruire un sistema nuovo che funzioni palesemente meglio, ed in maniera etica, in modo tale che alla gente sia evidente il fatto che il sistema precedente risuti obsoleto.

Alla fine della discussione si decide che è finalmente arrivato il momento di stampare moneta popolare al portatore, di proprietà del Popolo Sardo, un intervento è stato particolarmente apprezzato, perchè ha spiegato nei dettagli il metodo più sicuro per immettere nel circuito sociale sardo la moneta nazionale, inoltre è stata spiegata la semplice e geniale modalità per inverare la moneta, di modo tale che venga immediatamente riconosciuta sia dalla popolazione sarda e dai fantomatici mercati finanziari.

Qui non si tratta di possedere geniali intuizioni, ma di prospettare (e adottare) soluzioni atte a liberare il Popolo Sardo da ciarpami estranei voluti da gente che non ama nè il popolo, nè nessun individuo presente sulla faccia della terra.

Il Governo Provvisorio sa che la terra è il pianeta della ridondanza, i beni che distribuisce sono ampiamente sufficienti alla totalità della popolazione planetaria, e se solo le fetenzìe la smettessero di giocare a nascondino con le risorse planetarie, di ammalare la gente, di condizionarla con mantra innaturali, di usare la moneta per scopi egoistici, questo pianeta risorgerebbe a nuova vita.
Ergo è indispensabile che ogni nazione, ogni popolo, si doti della sua moneta sovrana, e abbandoni le monete private, strumento di tortura.

Lo stato italiano ha ratificato, con la legge del 25 ottobre 1977, n. 881, riferita all'articolo 10 della costituzione, il patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali, nonché del patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, adottati e aperti alla firma a New York rispettivamente il 16 e il 19 dicembre 1966.

Tra le altre affermazioni, è da mettere in evidenza le seguenti frasi:
"Tutti i popoli hanno il diritto di autodeterminazione. In virtù di questo diritto, essi decidono liberamente del loro statuto politico e perseguono liberamente il loro sviluppo economico, sociale e culturale.
Per raggiungere i loro fini, tutti i popoli possono disporre liberamente delle proprie ricchezze e delle proprie risorse naturali, senza pregiudizio degli obblighi derivanti dalla cooperazione economica internazionale, fondata sul principio del mutuo interesse, e dal diritto internazionale. In bnessun caso un popolo può essere privato dei propri mezzi di sussistenza.
Per raggiungere i loro fini, tutti i popoli possono disporre liberamente delle proprie ricchezze e delle proprie risorse naturali, senza pregiudizio degli obblighi derivanti dalla cooperazione economica internazionale, fondata sul principio del mutuo interesse, e dal diritto internazionale. In nessun caso un popolo può essere privato dei propri mezzi di sussistenza.
Gli Stati parti del presente Patto, ivi compresi quelli che sono responsabili dell'amministrazione di territori non autonomi e di territori in amministrazione fiduciaria, debbono promuovere l'attuazione del diritto di autodeterminazione dei popoli e rispettare tale diritto, in conformità alle disposizioni dello Statuto delle Nazioni Unite."
Va da se che l'adozione di moneta sovrana di proprietà del popolo che fa parte della nazione di riferimento, è pienamente legale, oltre che legittima.

E allora la strada è solo una, stampa e diffusione di moneta popolare.

Dopo il passo fondamentale di trasferire cultura e juste informazioni alle genti Sarde, si adotterà questo secondo provvedimento economico-finanziario per dare ristoro ad un popolo depredato per millenni.
Inutile dire che se si raggiungerà lo scopo, pur con i tanti rischi di incolumità personale di chi si espone per la realizzazione della serenità almeno economica dei Sardi, sarà un esempio imprescindibile di decolonizzazione intelligente, e di autodeterminazione concreta.

L'istituzione dello Stato di Sardinnia, sarà a questo punto solo una conseguenza.

Per una volta, i Sardi, o almeno quelli che hanno neuroni in testa, dovranno fare quadrato attorno al Governo Provvisorio, e proteggerlo da ingerenze esterne, nessun Fronte o Movimento di Liberazione Nazionale potrà ottenere risultati se non ha l'appoggio della Gente che rappresenta.
Buona Libertà a tutti.

:Mariano-Abis.

Tutti i diritti sono riservati all'autore ©Mariano Abis.

Questo romanzo breve è dedicato alla memoria del Patriota Doddore Meloni, ucciso dallo stato italiano, mentre forniva justi e coraggiosi esempi di autodeterminazione sia individuale che collettiva.
A chi dice che quanto esposto è impossibile da realizzarsi, rispondiamo che solo i visioneris cambiano il mondo, gli omologati al sistema dominante potranno al massimo vivere una vita tranquilla, senza rischi, in beata serenità, potranno circolare liberamente nel recinto costruito per loro.














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