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venerdì 16 gennaio 2026

Il caso de "La Voce delle Voci". Cosa vuol dire essere un "giornalista"? Attacchi hacker, attentati, querele temerarie. Intervista ad Andrea Cinquegrani

Che l’Italia sia ormai un paese allo sbando, privo di un autentico Stato di diritto, era cosa nota. E da tempo. Non occorreva certo il blocco, da parte delle “destre” europee, di un'ispezione sul rispetto dello stato di diritto in Italia; ispezione resa quanto mai necessaria dopo una dichiarata guerra tra servizi segreti, un dilagante spionaggio con virus militari, e le morti o i “suicidi” inspiegabili di personaggi legati alle istituzioni, allo spionaggio internazionale e alla politica.

Ma si sa. Siamo una colonia, al comando della quale vi sono agenti stranieri in preda ai più depravati deliri di onnipotenza, nonché affetti da infinite patologie psichiatriche: basti guardare ai senili e dementi Biden e Trump negli U.S.A., al pazzo infanticida Netanyahu e alle varie marionette semianalfabete che popolano l’Europa.

E noi, che ‘osiamo’ ancora definirci italiani, come potremmo dimenticare ciò che i tanti paladini dell’ “antimafia” sistematicamente omettono? E cioè che la NATO ha sempre manovrato i governi del Bel Paese e i suoi servizi segreti, organizzando colpi di Stato e finanziando logge massoniche deviazioniste per promuovere stragi e strategie della tensione.

Gli atlantici hanno ucciso Moro, Mattei, Olivetti, Rostagno, Chinnici, Falcone, Borsellino. E continuano a uccidere, in una sequela senza fine, pur di mantenere un potere illusorio su una classe dirigente degenerata, incapace di intendere e di volere.

I miserabili?

Potremmo osare definirli così, i nostri connazionali, prendendo a prestito il titolo del celebre romanzo di Victor Hugo “Les Misérables”, per descrivere una massa informe di esseri schiacciati e degradati dal sistema, manovrata da false rivendicazioni e finte rivoluzioni orchestrate tra sistemi di poteri. Ma rischieremmo di offendere un classico – peraltro non ingiustamente poco amato dalla critica – e, soprattutto, di elevare oltre ogni merito un amalgama di apatici che un tale accostamento non lo merita.

Ciò che invece merita menzione è chi, in questi anni, ha resistito con coerenza, lucidità e professionalità, raccontando – e molto spesso anticipando – sine ira et studio la terribile involuzione degli ultimi decenni.

Mantenere viva una memoria indelebile di queste “voci”, che sia scritta o digitale, è sempre cosa buona e giusta. E’ un atto necessario, soprattutto di fronte ai troppi, costanti attacchi volti a cancellare ogni traccia di “verità”: libri, articoli, documentari, archivi digitali e, nella sua forma più pericolosa, il pensiero stesso, con il suo potenziale di attivismo e re-azione.

La “Voce”

Il panorama dell'informazione ufficiale e governativa è nella totalità popolato da carrieristi e mercenari, sopravvissuti grazie ai finanziamenti pubblici – più propriamente definibili "marchette" – per ripubblicare pedissequamente le veline di certi apparati di intelligence nazista ed euroatlantica. In questo deserto, resiste da quarant'anni una “voce” fuori dal coro: “La Voce delle Voci”, storico periodico napoletano che ha visto e documentato ciò che gli altri hanno sempre avuto paura di documentare:

  • L'ingerenza dei servizi nella sfera pubblica e in quella meno pubblica;

  • Il filone delle operazioni statunitensi nelle prime infezioni da coronavirus in Cina;

  • Gli scandali delle Big Pharma legati alla stragismo del “sangue infetto1” e agli emoderivati;

  • E, tema di cui si discute ultimamente, l’operato della magistratura italiana: l’organismo mafioso per eccellenza, come dimostrato dallo scandalo Palamara. Nella sua versione iperatlantica e "democratica" degli anni '90 (Magistratura Democratica, appunto, e non solo), essa ha agito coscientemente dapprima per l’eliminazione di Falcone e poi di Borsellino, e successivamente per insabbiare il dossier “Mafia Appalti – Gruppo Ferruzzi”; un'inchiesta minuziosa che collegava le tangenti della politica siciliana e dei partiti italiani ai servizi segreti falangisti, alle banche di Trapani, nonché alle relative logge massoniche rosacrociane, collegate direttamente alle “mafie” e all’atlantismo (attraverso i vari centri "GLADIO" e Scorpione), per salire fino ai servizi francesi, al traffico internazionale di armi e rifiuti pericolosi, ai conti svizzeri e alle banche statunitensi, approdando, infine, alla famosa "piramide rovesciata" menzionata solo di sfuggita nella relazione sulla Loggia Massonica P2: la Loggia ginevrina di Montecarlo, proiezione dei fondi speculativi sionisti Rothschild & Co. (sulla quale SA DEFENZA ha scritto, avendo potuto intervistare un suo ex “collaboratore esterno”).


Complottismo o giornalismo?

Qualche anno fa, il giudice Carlo Palermo, storico magistrato sopravvissuto alla strage di Pizzolungo ordita dalla NATO, nonché il primo a mettere le mani sul funzionamento capillare della politica della guerra, intervistando il mitico Sergio Flamigni2, confermò a larghe maglie quanto sin qui menzionato e approfondito da una serie di pubblicazioni avvenute anche nel nostro blog sulla matrice massonica, mafiosa, atlantica e ritualistica degli attentati stragisti; la cui “piramide” o “centro di comando” è tuttora attiva.

Se un tempo bombe e agguati erano all'ordine del giorno, oggi la redazione de La Voce delle Voci, dopo minacce e attentati anche fisici e materiali, subisce un altro tipo di “assassinio”, più sottile, macabro e psicologicamente logorante: la tortura giudiziaria. Questa operazione, compiuta oramai da un tempo più che considerevole, si sviluppa attraverso cause e sentenze assurde, fuori da ogni logica e normalità, e che condannano a risarcimenti milionari per "diffamazione" dichiarazioni, ragionamenti e collegamenti di fatti che, in altre sentenze e per altre faccende, rientrano nella piena libertà d’espressione (quando vi sono due pesi e due misure, e simili incompetenze, è chiara la manipolazione adoperata).

In un paese civile, simili sentenze, “calunnie” o “diffamazioni” non esisterebbero, poiché, se vi sono prove a sostegno di una tesi, la credibilità del giornale e dell’autore è più che provata. Qualora non vi siano elementi alla base di summenzionate affermazioni, viene meno la credibilità dell’articolo, dell’autore e dell’affermazione in questione. Tutto molto logico. Anche il giornalismo è, dopotutto, un “mercato”. E, come tutti i mercati, se sano, competitivo e non contaminato da corruzioni e ‘finanziamenti’, la selezione delle eccellenze si fonda sulla credibilità del prodotto informativo: “Puoi dimostrare quello che dici? Bene. No? Allora la tua accusa rimane campata in aria”.

La mafia uccide con le querele

Un racconto rimane tale se non si basa su fonti, prove ed evidenze, e il topos del “giornalista pallista” e “gossipparo” diviene, pertanto, una macchia indelebile da contrapporre a quella del “cronista” o “investigatore” serio e scrupoloso (vogliamo davvero mettere a confronto Gianni Minà con Fabrizio Corona? Dai!).

Eppure, in ogni colonia atlantica, oggi più che mai, ci si offende per qualsiasi stupidaggine: per una bandiera di Che Guevara esposta in casa propria; per chiamare “uomo” chi ha il pene ma si sente donna; o “donna” chi ha la vagina ma afferma di disprezzare gli uomini malgrado scelga di apparire il più possibile simile a un maschio, indossando, ironicamente, biancheria della marca “Uomo”.

L’“accusa” più ridicola, ma anche la più pericolosa, è quella di essere “complottista”, “novax”, “spia russa”, specie se si tratta inchieste che svelano la corruzione dei grandi padroni del mondo.

Ci si indigna per tutto, se lo dicono i mezzi di rimbecillimento della NATO, ma non per le stragi di Stato della NATO e per la morte dei bambini palestinesi ad opera di un gruppo di folli esoteristi che intende costruire resort e palazzine sterminando la “scocciatura” degli esseri umani residenti nella striscia di Gaza.

L’Italia, poi, a differenza dei paesi del Nord Europa, che almeno in passato avevano deciso di tutelare la libertà di informazione, rimane uno dei pochi Stati a non aver né abolito né depenalizzato la diffamazione. Essendo, da buona “Repubblica degli spyware” – dove le notizie vengono filtrate dai servizi euroatlantici – , uno dei Paesi (falliti) a prevedere conseguenze penali, e cioè il carcere fino a tre anni per le “diffamazioni”, malgrado le condanne dell’Unione Europea3 (divenuta, nel frattempo, il “4° Reich” antirusso) e le raccomandazioni degli organismi internazionali.

Viene da sé che in un paese con un tasso così alto di corruzione, sia nell’ambito giudiziario che di intelligence, sia facile inventarsi una diffamazione a suon di testimoni falsi e “manine” massoniche nelle procure. Di esempi di sviste, errori e insabbiamenti la storia è piena (vedi i casi Palamara, Equalize e quello di David Rossi, per non parlare di Capaci e via D’Amelio).

E per chi continua a dare fastidio – non contento degli spionaggi con virus israeliani militari e delle “querele temerarie”, miranti a sfiancare, con un buon metodo mafioso, ogni “voce” fuori dal coro – ecco che può sempre arrivare una denuncia per “stupro”, come successo a Julian Assange (una moda e strategia sin troppo adoperata), o un’accusa di “omofobia”. E perché no? Magari anche un attacco hacker4. Chissà che materiale compromettente si potrebbe “scoprire sul PC dell’autore che si trova nel punto di mira. Messaggi con “terroristi” di Hamas? Foto delle bandiere dello Stato Islamico? Materiale pedopornografico? O “fake porno” di Giorgia Meloni? (sic! Lì ci vuole coraggio!)

È proprio il caso di dirlo: “Bel Paese”. Di merda, però5.

 

Il dossier Mafia-Appalti

Quanto sono simili Gaza e l’Italia? Il parallelo si ritrova nel cemento: quello che, attraverso i traffici della NATO, in droga, petrolio, armi, intelligence mercenaria e rifiuti nucleari, ha segnato le morti di Falcone e Borsellino. In Palestina, lo stesso sistema di potere è all'opera nel conclamato genocidio che dura da decenni: finanziare terrorismi ed estremismi con armi e quant’altro, destabilizzare per destabilizzare e poi per stabilizzare. E come, nel concreto? Semplice: invadendo, distruggendo e ricostruendo. A spese, ci mancherebbe, dei poveri disgraziati “cornuti e mazziati”.

E’ sorprendente come si continui a dare credito al più grande depistaggio della storia dell’antimafia italiana, la cosiddetta "trattativa Stato-mafia": una fesseria costruita su dichiarazioni di assente attendibilità, che si basavano sulla manipolazione di un degenerato mentale, il falso pentito Scarantino, dai “rapporti” sin troppo “amichevoli” (oseremo definirli – senza malizia - ‘intimi’) con certi giudici “antimafia”. Senza dimenticare le più che “ingenue” e non “accorte” presenze dei servizi segreti in tutta la faccenda da parte di Nino Di Matteo, che ne ha scritto, pubblicato e venduto di libri che si sono basati, praticamente, sul nulla.

"Toc toc" Di Matteo, permettimi un volo pindarico: mai pensato di cambiare mestiere? Ricoprire le buche in spiaggia sarebbe un'ottima alternativa. Magari sulla spiaggia di Capaci, o di Castello Utveggio. I giudici 'antimafia' degli ultimi decenni, da Mani Pulite ad oggi, hanno mostrato di avere talento come insabbiatori; e chissà il perché. Parlane con la tua 'ex collega' Annamaria Palma, magari potrebbe darti degli ottimi consigli: lei conosce bene quelle zone. Però, mi raccomando, non te ne dimenticare. Scrivilo sull'agenda, magari su qualcuna di colore rosso, che, se ricordo bene, ne aveva avuto una simile la tua ex collega tra le mani6.



 

La Voce

La Voce delle Voci rappresenta il periodico che più di ogni altro ha contrastato la criminalità organizzata, il predominio delle Big Pharma e di chi ha orchestrato il falso scandalo della "Trattativa" con l'obiettivo precipuo di seppellire il dossier "Mafia e Appalti". È stato tra i primi, infatti, a subire le persecuzioni della cosiddetta in-giustizia italiana (per noi “mafia dell’antimafia”), nonché la repressione diretta e pubblica dei servizi segreti.

Una storia di sacrificio e ricerca della verità, segnata da censure e tentativi di "omicidi giudiziari", studiati per logorare la resistenza psicologica ed economica di chi rifiuta di piegarsi. Le firme che hanno caratterizzato questo giornale sono di prim'ordine: Ferdinando Imposimato, Sandro Provvisionato ed Elio Veltri. Figure emblematiche di un giornalismo e di un impegno civile votati alla giustizia, in un Paese dove la verità incontra ostacoli istituzionali e politici, e dove la magistratura persegue la menzogna, il depistaggio e i protocolli delle basi della NATO.

L'operato de La Voce ha contribuito a portare alla luce una serie di argomenti che, purtroppo, non si conoscono appieno fuori dall’Italia nelle loro intime definizioni:

  • I legami della C.I.A. con Mani Pulite, oggi ‘movimento’ internazionale iperatlantico che attacca tutti coloro che minacciano gli interessi dell’impero angloamericano e del sionismo (lo stesso copione italiano degli anni ‘90 è in corso attualmente in Spagna);

  • Lo scandalo del sangue infetto, degli emoderivati e di Big Pharma, sia in Italia che nel mondo (e non solo per l’operazione d’intelligence dell’emergenza Covid);

  • Lo scandalo “Abu Omar” – “Telecom-Sismi” e lo spionaggio pluriennale a danno de La Voce (di cui consigliamo la lettura dell’intera vicenda).

Significativo è il caso di Pio Pompa nel governo Berlusconi, che nei suoi appunti identificò La Voce come il nemico disinformante numero uno del Cavaliere, nonché braccio armato delle procure cosiddette “giustizialiste”. Ironia della sorte, quelle stesse procure si rivelarono, a un'analisi più attenta, nemiche più de La Voce che del marpione di Arcore; fatto per il quale il vecchio Silvio avrebbe dovuto ragionare con più attenzione sulla massima “il nemico del mio nemico è mio amico”. Ma tant'è.

È risaputo che Berlusconi di politica non abbia mai capito un piffero, visto che ha sempre preferito i lacchè agli attivisti. Ma, bonus est aggiungere che, se Pio fosse stato più 'pio' e meno 'pompa', con molta probabilità il governo Berlusconi avrebbe avuto un destino non così infelice.

 

Cosa vuol dire essere un giornalista?

Le voci storiche di riferimento de La Voce sono Andrea Cinquegrani, esponente della vecchia (e unica) scuola italiana del giornalismo antimafia d’inchiesta, e Rita Pennarola7, autrice di indagini eccezionali e del libro “La Repubblica delle toghe”, un'opera che smaschera l’eccesso di potere della magistratura italiana definendo nel dettaglio le pericolose anomalie di quest’ordine eversivo nel nostro Paese, che ha assicurato depistaggi e coperture ad ogni livello a stragisti e terroristi di matrice straniera.


 

La loro ricerca costante e caparbia della verità ha cozzato nettamente con la narrazione di quanti hanno solo di facciata condannato la mafia, ma che hanno sorvolato, per timore e connivenza, sulle prove che legano gli esplosivi di Capaci e via D’Amelio alle basi della NATO.

La “voce” di SA DEFENZA

Questo articolo di SA DEFENZA, a metà tra un’intervista e un approfondimento, nasce da un attacco informatico apparentemente inspiegabile subìto da La Voce delle Voci nella notte di Capodanno: un chiaro messaggio di matrice mafiosa, che non lascia presagire nulla di buono, visti gli sviluppi che sono seguiti in termini di censure, cancellazione selettiva degli archivi in internet – e non solo di La Voce - e attacco alla libera informazione; un modus operandi tipico delle operazione di intelligence, che consiste nel colpire nella confusione per eliminare, fisicamente, dalla rete articoli e approfondimenti che potrebbero “inguaiare” i diretti interessati.

Fortunatamente, copie di quegli storici articoli su “Mafia e Appalti”, sugli “intrallazzi” di Big Pharma, Covid, emoderivati, “vaccini” killer, “Ursula Gates” e corruzioni, e sulla sempreverde “mafia dell’antimafia” sopravvivono, in particolare quelli che citano nomi oggi celebrati a mo’ di simboli della lotta alla criminalità (sapevate che Scarpinato risultava nel dossier Mafia-Appalti?).

Resta una domanda aperta, tuttavia, molto inquietante: questo è stato un episodio isolato frutto di una testa gloriosa, o un’azione diretta non solo a La Voce ma a chiunque costituisca una minaccia?

La nostra preoccupazione sorge non solo dall’esattezza della data, ma dal messaggio della (s)fascista Giorgia Meloni, che nel suo ‘augurio’ di fine anno ha assicurato che il 2026 sarà peggio del 2025; e poco tempo dopo ecco il bombardamento del Venezuela, l’attacco con eliminazione selettiva a La Voce, e i disturbi ‘infiltrati’ in Iran.

SA DEFENZA conosce bene questa precisione ritualistica tanto folle quanto millimetrica, fatta di messaggini, segnali e conseguenze nefaste, poiché siamo stati bersaglio di minacce da agenti del sionismo e dei servizi ucraini, e lo abbiamo sempre pubblicamente denunciato.

E’ per questo che invitiamo chiunque sostenga l’informazione reale (e non i pennivendoli di Telegram) a scaricare il più possibile gli articoli de La Voce, i suoi libri in pdf, gratuitamente, dal sito, e a supportare la redazione di questo storico e meraviglioso giornale con una donazione e con la visibilità che merita. Poiché, a differenza di finanziare i tanti finti giornalisti che passano dal sionismo all’antisionismo, sponsorizzando libri di giudici “antimafia” invero marionette dei servizi stragisti, aiutate chi davvero ha contribuito alla sopravvivenza della memoria dei nostri martiri nella lotta contro ogni organizzazione massonica criminale e mafiosa, che purtroppo ancora oggi colleziona morti e genocidi per mero interesse economico e atlantico.

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INTERVISTA AL DIRETTORE ANDREA CINQUEGRANI

La Voce ha subito l’ennesimo attacco. Da quanto tempo va avanti questa storia?

«Grosso modo, da 40 anni. Negli anni ‘80, per intimidirci, hanno usato la camorra: ci hanno bruciato un'auto, telefonate anonime minatorie, allagato il deposito dove avevamo raccolte di giornali, carte, documenti e via di questo passo. Poi sono passati alle querele temerarie e man mano alle citazioni civili con maxi richieste di risarcimento danni. Per dirne solo un paio su tante: il potente Ministro del Bilancio, Paolo Cirino Pomicino, ci citò in giudizio per il libro “ 'O Ministro” uscito nel 1991: richiesta da 11 miliardi di vecchie lire. Nel 1998 ci ha citato perfino il cardinale di Napoli Michele Giordano: appena 1 miliardo».

Oggi invece si minaccia direttamente in Parlamento o in televisione: «Ti porto in tribunale, ti querelo». Una minaccia che, vista la corruzione della magistratura (caso Palamara), rientra perfettamente nella definizione di metodo mafioso. Senza dimenticare il legame diretto di alcune procure con il mondo del ‘giornalismo’, fatto di fughe costanti di materiale riservato, che non dovrebbe uscire dai cassetti, ma che arriva a determinate redazione.

«La tecnica estorsiva e soprattutto intimidatoria (e costosa, per vie delle grosse spese legali affrontate) è continuata per tutti questi anni. Nel nostro caso specifico, di cause ne abbiamo avute tante, e vi sono dei pezzi che consiglio di leggere: caso Wada, caso Di Pietro, del gruppo Marcucci».

E recentemente? Quale altra anima ipersensibile si è sentita offesa dalle vostre inchieste?

«Negli ultimi anni, praticamente da 4 – 5 anni, si sono aggiunti hackeraggi e censure a “gogo”, come ben sai. Passano i tempi ed evidentemente le tecniche si affinano».

L’ultimo attacco è stato a Capodanno e si è dilungato per diversi giorni. Quale materiale è scomparso dai vostri archivi? E quali inchieste hanno dato sempre fastidio? Ricordiamo che ha avuto anche una visita dei servizi segreti al tempo...

«Per una quindicina d’anni, grosso modo dal nostro “start” nel 1984 fino all’inizio degli anni 2000, hanno ‘dato fastidio’ soprattutto le inchieste sulle “connection” della malavita organizzata (camorra, mafia e ‘ndrangheta) con il potere politico, via affari, soprattutto appalti pubblici. Facendo nomi e cognomi, anche di politici all’epoca di grido, come Paolo Cirino Pomicino, Ministro del Bilancio, e Vincenzo Scotti, ministro ovunque della DC. Ne scrivemmo ampiamente nel libro ‘GRAZIE SISMA - Dieci anni di potere e terremoto’, edito da La Voce e uscito nel 1990, a dieci anni dal terremoto che ha significato un maxi banchetto da centinaia di miliardi delle vecchie lire, una torta da spartire tra politici, imprese e mafie. Lo stesso è successo, 10 anni dopo, con il maxi business del treno ad alta velocità (TAV) che per anni abbiamo denunciato in perfetta solitudine, poi messo nero su bianco da Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato (che hanno collaborato per moltissimi anni a La Voce) nel loro “Corruzione ad alta Velocità” del 1999».

Un'inchiesta di cui nessuno parla, guarda caso. Può approfondire?

«Attraverso il maxi affare TAV (partito da 30 milia miliardi di vecchie lire e lievitato a non si sa più quanto, perché ancora oggi continua) si arriva al maxi bluff di Mani Pulite, orchestrato da Antonio Di Pietro per conto della C.I.A., come La Voce ha tante volte denunciato nelle sue inchieste. Di Pietro, infatti, ha avocato a sé tutta la maxi inchiesta TAV (quindi anche il filone romano) per poi insabbiare tutto. Aveva tra le mani l’ “Uomo a un passo da Dio”, Francesco Pacini Battaglia, l’eminenza grigia di Tangentopoli e non ha fatto nulla: lo ha ‘salvato’ affidandolo ad un suo amico-avvocato, tale Giuseppe Lucibello. E tutto è finito in una bolla di sapone. In quegli stessi anni abbiamo seguito altri filoni, sempre improntati al giornalismo investigativo. Ad esempio su un altro maxi business sempre orchestrato da politici-mafie e imprese. Quello dei rifiuti, sia urbani che tossici, affari stramiliardari anche stavolta. Abbiamo acceso i riflettori su tanti “Misteri di Stato”, nonché omicidi di Stato, come nel caso di Ilaria Alpi, che indagava proprio sulle vie del riciclaggio internazionale, degli affari con i soldi della cooperazione internazionale e, guarda caso, sui rifiuti super tossici interrati in Somalia (diventata una bomba) in cambio di armi. L’inchiesta sull’omicidio di Ilaria Alpi è un clamoroso depistaggio, come abbiamo denunciato tante volte: il fascicolo è morto a Roma e su tutto è calata una cortina di omertà. Come omertà e depistaggi massimi caratterizzano i quattro processi Borsellino, su cui abbiamo scritto dozzine di articoli: ma il muro di gomma è lì, invalicabile».

La Voce è stato l’unico periodico che ha perfettamente descritto quella che possiamo definire l’operazione “visibilità” del falso filone della “Trattativa” a danno del dossier “Mafia-Appalti”. Che effetto fa, dopo 40 anni, vedere che quegli stessi circoli di potere hanno messo in piedi il sistema corruttivo dell’emergenza Covid e praticamente svenduto ogni prerogativa a case farmaceutiche e organizzazioni dall’impronta praticamente eugenetica, seguendo metodi e strategie descritti al tempo perfettamente da Falcone e dalle inchieste de La Voce?

«Negli ultimi anni abbiamo scritto molto di genocidi. Of course via militare, come a Gaza. Ma anche in guanti bianchi, per manosanitaria, come con le non cure nei mesi della pandemia e poi con i vaccini killer che stanno massacrando la gente senza che nessuno dica una parole o scriva un rigo. Così come per anni e anni abbiamo denunciato la strage del sangue infetto che ha causato almeno 6.000 vittime ufficiali, ma in realtà molte di più. Al processo per il “Sangue infetto” di Napoli durato tre anni, alla fine tutti assolti, nessuno ha ucciso nessuno: i malati si erano votati al ‘suicidio’! E noi - nella causa intentatici dal potente gruppo Marcucci - alla fine siamo stati condannati solo per aver scritto la pura verità dei fatti, carte alla mano: una condanna per il tono troppo acceso di alcuni titoli, non per la sostanza dei fatti! Come è successo, in modo altrettanto clamoroso nella vicenda Wada che ha coinvolto il marciatore altoatesino Alex Schwazer: siamo stati condannati per una ventina di articoli scritti nel 2017 che denunciavano i fatti per filo e per segno, come emerso poi in un’inchiesta della procura di Bolzano nel 2021. Il motivo della condanna? Aver anticipato quei fatti: come facevamo a sapere con così tanto anticipo e addirittura scriverne? Invece di un mini Pulitzer, una condanna! Ai confini della realtà, ennesimo sintomo di una giustizia malata. Morta e sepolta con Falcone e Borsellino. Ancora. Negli ultimi anni abbiamo scritto molto di C.I.A., Mossad, NATO. Del Pzifergate che abbiamo anticipato e del quale ancora pochi scrivono, delle maxi corruzione di Ursula von der Leyen & C., come delle maxi corruzione di Zelensky e dalla sua gang. Ad esempio, abbiamo acceso i riflettori su vicende di corruzione che legano Zelensky ad Hunter Biden e al super faccendiere ucraino Ihor Kolomoisky. Nonché dei gentili cadeau di quest’ultimo a Zelensky: la maxi villa da 34 milioni di dollari a Miami in Florida e una più modesta (solo 4 milioni di euro) a Forte dei Marmi, Versilia, Italia. Sui media italiani mai visto uno straccio di notizie al riguardo».

Ultima domanda: cosa vuol dire essere un giornalista? Dopo le lotte di ieri, la resistenza di oggi, e ciò che, purtroppo, si sta preparando per distruggere il domani.

«Per quanto concerne ‘fare giornalismo oggi’ e come ci si può sentire dopo tante battaglie e ‘batoste’: un senso di desolazione e di sconforto, certo. Quaranta e passa anni nel tentativo di far luce su fatti e misfatti, misteri, affari sporchi sempre sulla pelle della gente, luride connection, potere corrotto e via di questo passo: e la consapevolezza che nulla è cambiato ma tutto intorno è peggiorato. E’ avvilente. Come è desolante trovarsi a combattere quasi sempre in totale solitudine, perché ormai i media italiani (e certo non solo) sono totalmente omologati, asserviti, cloroformizzati e complici. Quindi, quelle mosche bianche che cercano verità e giustizia diventato gli appestati da delegittimare, attaccare con cause infondate, hackerare, censurare, minacciare, ridurre sul lastrico. A volte mi chiedo, come ritualmente si fa in certe situazioni: ma chi me lo ha fatto fare? Ho solo e sempre una risposta: quando ho cominciato quasi mezzo secolo fa a fare giornalismo, ho sempre pensato che avrei fatto un giornalismo fuori dal coro, fuori dal Palazzo del Potere, fuori dai palazzi, per denunciare e svelare, alzare il sipario. Pur con tutte le ferite addosso, lo rifarei: per il semplice motivo che non saprei farlo in modo diverso».

1https://www.lavocedellevoci.it/2018/04/10/sangue-infetto-le-5-mila-vittime-una-strage-dimenticata/ ;

https://www.lavocedellevoci.it/2022/12/14/strage-sangue-infetto-a-roma-il-processo-tra-il-pm-e-il-regista-teste/

2Le due fonti di riferimento sono: https://www.youtube.com/watch?v=3OHclkQ2V6Y ; https://www.youtube.com/watch?v=VxJaU-0dO7U

3Altre fonti da consultare: https://www.article19.org/wp-content/uploads/2021/07/Italy-defamation-formatted-May-2023_MFRR_ITALIANO-1.pdf

4https://www.lavocedellevoci.it/2026/01/02/voce-sotto-attacco-maxi-hackeraggio-di-capodanno/ ; https://sadefenza.blogspot.com/2025/06/sa-defenza-nel-mirino-dei-servizi.html

5https://sadefenza.substack.com/p/sa-defenza-la-nostra-segnalazione

7https://www.youtube.com/watch?v=bZ2K5WfZBNY ; https://www.lavocedellevoci.it/la-repubblica-delle-toghe/


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