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sabato 20 giugno 2026

La tua auto è davvero ancora tua? Il caso del battery locking



LIBERTI MEDIA
di Giorgio Valleris
C’è un dettaglio inquietante nella rivoluzione elettrica che finora era rimasto sullo sfondo e che sembra uscito dalla mente di uno scrittore del filone cyberpunk ma che, invece, è già realtà. Un’auto può cambiare comportamento mentre dormiamo. Può perdere autonomia, rallentare la ricarica, limitare funzioni o perfino essere disattivata da remoto. Senza officina. Senza chiavi. Senza consenso esplicito.

Il caso “battery locking”

In Cina il caso è esploso con il nome di “battery locking”. Ma di cosa si tratta esattamente? In sostanza, migliaia di automobilisti accusano alcuni produttori di aver ridotto via software le prestazioni delle batterie tramite aggiornamenti OTA, gli update over-the-air che arrivano direttamente dalla rete. Secondo diverse testimonianze, vetture pubblicizzate per circa 500 km di autonomia sarebbero improvvisamente scese sotto i 300 km reali dopo un aggiornamento automatico.

Tecnicamente il meccanismo è plausibile. I costruttori possono intervenire sul BMS, il sistema che gestisce la batteria, limitando la quantità di energia utilizzabile, le soglie di carica e la potenza in ricarica rapida. La motivazione ufficiale è la sicurezza: meno stress termico, meno rischio incendi, minore degrado delle celle. Ma il problema non è solo ingegneristico. È filosofico. È politico. E, per molti versi, è persino morale.

Perché questa vicenda spalanca la porta dritto verso un orizzonte molto più grande: è il compimento del capitalismo della sorveglianza applicato alla mobilità.

Dalle auto ai trattori: il capitalismo della sorveglianza applicato alla nostra mobilità

La definizione, resa celebre dalla sociologa Shoshana Zuboff, descrive un sistema economico in cui ogni azione dell’utente diventa dato, controllo e potere. L’auto elettrica connessa rappresenta probabilmente una delle sue forme più avanzate. Un computer su ruote costantemente collegato ai server del produttore. Un oggetto che continui a usare ma che non controlli più davvero. Beninteso, il caso cinese non è isolato. Negli ultimi anni anche Tesla è finita al centro di polemiche per funzioni abilitate o disabilitate a distanza. Recentemente la società ha revocato da remoto l’accesso ad alcune funzioni di guida assistita su vetture considerate non conformi. In passato diversi proprietari hanno denunciato la rimozione software di optional o capacità acquistate insieme all’auto. Il principio però resta lo stesso: il produttore mantiene una forma di controllo permanente sul mezzo già venduto.

E il fenomeno va oltre le automobili. Negli Stati Uniti la battaglia contro John Deere è diventata simbolica. Agricoltori impossibilitati a riparare i propri trattori senza autorizzazione software. Blocchi digitali. Diagnostica riservata ai concessionari ufficiali. Cause milionarie e interventi della Federal Trade Commission americana hanno trasformato il “right to repair” in uno scontro globale sul concetto stesso di proprietà privata.

Dietro tutto questo c’è una trasformazione silenziosa: dall’oggetto posseduto al servizio in licenza. L’auto non è più solo un bene meccanico. È una piattaforma software. E chi controlla il software controlla il prodotto.

Non sorprende allora che Pechino abbia iniziato a muoversi. Il Ministero dell’Industria cinese ha rafforzato le norme sugli aggiornamenti OTA e sui controlli remoti dei veicoli connessi. Le autorità parlano di trasparenza, consenso informato e limiti agli aggiornamenti silenziosi. Segno che il tema è ormai esplosivo anche per uno Stato abituato al controllo digitale.

Dalle automobili intelligenti a quelle obbedienti

Che si tratti di automobili, di trattori o di qualsiasi altro mezzo che utilizziamo per spostarci, lavorare o svolgere qualsiasi altre attività a domanda di fondo non cambia: se un’azienda può modificare a distanza autonomia, prestazioni o funzionalità di un’auto già pagata, il proprietario è davvero il conducente? Oppure stiamo entrando nell’era in cui anche la mobilità diventa un servizio revocabile con un clic?

Per anni il sogno tecnologico ci ha promesso veicoli intelligenti, una sorta di supercar con tanto di Kitt per citare la famosa serie tv con David Hasseloff andata in onda nella prima metà degli anni ‘80 del secolo scorso. Ora, quarant’anni dopo o poco più, qualcuno comincia a chiedersi se non siano diventati semplicemente veicoli obbedienti.

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