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lunedì 26 dicembre 2022

Il Ritorno del Sole come festività originale del Natale

Yule

di Donatella Manca
Sin dalla antichità a Nord dell’Emisfero Boreale, dalla Siberia alle Isole Britanniche, passando poi per l’Europa centrale fino al Mediterraneo, fiorirono leggende e mitologie che portarono a tradizioni, celebrazioni, rituali e festività che avevano come oggetto, la notte più lunga dell’anno, il solstizio d’inverno.

Gli antichi osservavano il mistero della notte, delle ore di luce durante la giornata, nello scorrere del tempo del giorno e si stupivano dinanzi al fenomeno cosmico del Solstizio d’Inverno. Osservavano la durata delle ore di buio e la notte in assenza del Sole, e vedevano come quasi d’incanto poi il Sole, la Luce rinasceva, dopo la morte del Sole, in modo immediato e con incremento rapido e progressivo. Dal 21 al 25 Dicembre la luce rinasceva ed era splendente di nuovo nonostante si entrasse nell’inverno rigido e freddo.

Per questo presero a festeggiare il periodo di preparazione al Solstizio d’Inverno, come momento di disporsi interiormente al ritorno della Luce. La Luce che dona vita e vitalità come ritorno e presenza tangibile nel mondo ed in ogni cosa, della Bellezza di Dio. Dio Padre infatti si fa sentire dall’Umanità terrestre attraverso la bellezza del Mondo che è la Sua Bellezza, quello che di Lui può essere percepito dall’Umanità. Così quei popoli festeggiavano il ritorno del Sole, della sua Luce, la sua rinascita ed era una grande Festa che univa tutti.

Nella Mitologia Babilonese nel “Giardino dei Cieli”, “lo Zodiaco”, ci sono due alberi cosmici, L’Albero della Vita e l’Albero della Morte e della Conoscenza. Nel Cielo si trovano quindi due alberi il Sole e la Luna. L’Albero della Vita, identificato con la Luna, è collegato all’energia Femminile Divina, manifestazione dell’Energia Creativa di Dio Padre, trasmessa da Lui a Sua Figlia, la Dea Madre. L’Energia Creativa, Creatrice, ha creato tutto ciò che è ed esiste, il mondo, fino a questo piano fisico e le forme divine viventi, le Scintille Divine o Sé Superiori di qualunque forma e tipologia; e quindi anche l’Umanità terrestre ed extraterrestre. L’Albero della Morte e della Conoscenza connesso all’Energia Maschile Sacra, era identificato da quell’antica civiltà con il Sole che muore e rinasce come Luce, Energia Divina. La Conoscenza trasmessa da Dio Madre, La Grande Madre, viene trasmessa al Figlio che la rappresenta; ma chi la custodisce e quindi la può erogare è la Figlia, la Dea Madre, la Energia Femminile Sacra.

Nel Nord Europa l’Albero della Vita era rappresentato con radici larghe come la chioma e con tanti e abbondanti fiori come è abbondante la vita e la Luce del Sole. L’Albero della Morte e della Conoscenza era invece fatto corrispondere a un albero di mele. La Dea Madre infatti che custodisce la Conoscenza , è rappresentata con uno scrigno di mele e le mele sono i doni della Conoscenza che Lei in quanto custode, può donare all’Umanità. Attraverso infatti la Conoscenza ci si evolve e si ascende al proprio Sé Superiore o Scintilla Divina.  

L’albero di Abete Rosso, Picea Abies, era visto dagli antichi Romani e dagli antichi greci, come  un albero sacro dedicato a Diana o Artemide la Dea della caccia. Presso i popoli Scandinavi e Germanici esso era considerato la rappresentazione di “Yggdrasil”, l’Albero Cosmico.  

Il Natale quindi prende avvio molto lontano in epoca precristiana come festività pagana. E’ originariamente una festività pagana che cade alla fine dell’anno e che coincide con il periodo del Solstizio d’Inverno come Ritorno della Luce dopo le tenebre. Le tenebre,  Il Solstizio d’Inverno, la notte più lunga dell’anno del 21 Dicembre. Da questo giorno il Sole resta sempre più a lungo nel Cielo e le giornate iniziano ad allungarsi.

Nella tradizione celtica si festeggia in questa data lo “YULE”, festa pagana della Luce e della Rinascita. Il termine Yule deriva dall’antica Lingua Norrena “HJO’L”, nella traduzione letterale, “Ruota”. Infatti lo Yule rappresenta il punto più basso della Ruota dell’Anno Celtico e da questo punto si risale.  La Ruota dell’Anno Celtico è composta dal susseguirsi di otto Shabbat, quattro maggiori e quattro minori dei quali Yule è il punto più basso. Un periodo in cui il buio domina la luce e le notti sono le più lunghe dell’anno. In questo periodo il tempo della Natura è quasi fermo, la Natura è quasi immobile, sospesa nell’attesa di un nuovo inizio.

Yule indica anche la ruota dell’anno solare e per questo veniva posta sulla porta una ghirlanda come buono augurio per l’anno nuovo. E’ il momento in cui il Sole si trova nel punto più basso all’orizzonte e da qui rinasce.

Le popolazioni antiche del paganesimo e neo paganesimo, si consideravano parte integrante del cerchio della vita e pensavano che ogni loro atto influenzasse i cicli naturali e cosmici; per questo celebravano riti per dare forza al nuovo Sole . Tra le celebrazione dei Celti collegate al ciclo Naturale della vita e tra quelle connesse alla vita rurale nel neopaganesimo, Yule è quella Principale.

I festeggiamenti dello Yule si svolgevano il 21 – 22 Dicembre e si prolungavano per i successivi 12 giorni, terminando tra il primo e il due Gennaio. Come tutte le feste antiche del Paganesimo e neo paganesimo Yule è ricca di simbologie e di significati. Essa chiude il ciclo della Natura e allo stesso tempo segna la sua nuova partenza.

Nonostante la notte del Solstizio d’Inverno sia la più lunga dell’anno, la protagonista di questa celebrazione non è la notte, l’oscurità, ma il Giorno, la Luce, la Luce che rinasce dalle tenebre come per magia. Era per gli antichi fonte di mistero e insieme un miracolo ed in esso vedevano la mano e quindi l’Opera del Divino.

La Grande Madre Terra secondo la tradizione celtica, la sposa del Sole, in quell’oscurità del Solstizio d’Inverno, partoriva un nuovo Sole Bambino il quale avrebbe con la sua Luce illuminato e portato così poi la fecondità della prossima Primavera. Era quello che quei popoli antichi vedevano. E poiché ogni azione umana si riflette sulla Natura era doveroso aiutare la Luce a ritornare.

Per questo le persone si riunivano in preghiera, pregando per il suo ritorno in modo che riprendesse a vivere e l’anno avvenire a portare abbondanza. I rituali dello Yule, erano quindi atti tesi a sollecitare questo processo naturale di rinascita della Luce.

Secondo la leggenda il Solstizio d’Inverno è dedicato alla morte del Re Agrifoglio simbolo del vecchio sole e dell’anno passato, ucciso dal Re Quercia che incarna il Sole nascente ed il nuovo anno. I due sovrani sono in eterno conflitto e le loro vittorie alternate simboleggiano il ciclo della Natura.

A quel tempo non esistevano fonti di luce e calore diversi dal fuoco. Il 21 Dicembre viene quindi bruciato l’Agrifoglio simbolo di oscurità affinché la Luce torni a risplendere. Nello Yule ,nei villaggi celtici, venivano adornati gli alberi sempreverdi. Essi venivano decorati con bacche rosse di Agrifoglio e pungitopo; il rosso simboleggia la forza della vita e lo scorrere della vita nel tempo. Venivano quindi appesi agli alberi oggetti simbolici della vita, della forza della vita e della conoscenza che si fa dono. Gli alberi venivano illuminati con delle luci.  

Successivamente si diffuse la tradizione del ceppo. Un ceppo tradizionale, un grosso tronco di legno di quercia veniva scelto, tagliato e decorato con aghi di pino e con pigne. Allo Yule la famiglia stessa si riuniva intorno al tronco addobbato e benedetto che veniva acceso per scacciare gli spiriti malvagi celati nelle tenebre. Il ceppo veniva adornato con bacche rosse di Agrifoglio o pungitopo e con rametti di diverse piante strette intorno al ciocco da un nastro rosso.  Ciascuna pianta aveva un significato diverso legato a proprietà magiche e spirituali.

Per i 12 giorni dello Yule veniva scelto e decorato un albero sempreverde simbolo della vita che non soccombe all’oscurità ed al rigore dell’Inverno. Tenerlo in casa garantiva prosperità alla famiglia per l’anno avvenire. Lo si adornava con frutta secca legata alla rinascita come arance e mele infilzate con chiodi di garofano a simboleggiare l’abbondanza e luci e candele associate al ritorno della Luce. Era una sorta di offerta a favore di Madre Natura.

Si partecipava a un gustoso banchetto nel quale ognuno portava qualcosa, cibo o bevande. Venivano accolti i poveri e gli emarginati. Le fiamme ed il calore del tronco rappresentavano ed attiravano la nuova luce. Il banchetto era simbolo della abbondanza promessa nella primavera prossima, e dell’allegria e spensieratezza promesse dal calore del Sole.  Terminato lo Yule alla fine dei 12 giorni, Il ceppo veniva bruciato con un falò per simboleggiare il ritorno del Sole. Ogni famiglia prendeva un tizzone ancora acceso del ceppo e lo portava a casa dove il capofamiglia spegneva il fuoco acceso nell’anno precedente e ne accendeva uno nuovo con questo tizzone benedetto.

Ceppo

Il fuoco non veniva mai spento alla sera, ma si coprivano semplicemente e superficialmente le ceneri. Al mattino esse venivano ravvivate ed il fuoco riprendeva a scoppiettare anche in piena estate quando veniva adoperato per cucinare . Il fuoco era simbolo non solo di luce e calore, ma di vita e abbondanza. Portare a casa un tizzone del fuoco di Yule, considerato magico, significava attrarre su di sé la stessa prosperità ed abbondanza. Nel caso in cui il tizzone si fosse spento, anche l’abbondanza, la prosperità, il calore, la luce, avrebbero abbandonato la famiglia.

Il vischio era considerato pianta sacra per i Celti e dotato di poteri magici perché capace di crescere senza l’appiglio delle radici sui rami degli alberi, in particolare delle querce. Come pianta sempreverde, il vischio era simbolo della vita eterna. Era considerata una pianta divina caduta dal cielo per mezzo di una folgore di cui era figlia. Viene chiamata infatti anche “scopa del fulmine”. Si  riteneva che esso nascesse quando un fulmine colpisce un albero e per questo era ritenuta una manifestazione divina da molte popolazioni pagane e neopagane. Era perciò legata alla fertilità, alla forza ed all’immortalità. Prima di andare in guerra persino i guerrieri ne portavano un ramoscello con loro.

Il vischio veniva tagliato dall’albero seguendo una particolare cerimonia simbolo della vita, perché le sue bacche bianche e translucide assomigliano agli spermatozoi. La tradizione di baciarsi sotto il vischio a capodanno come augurio di buon auspicio e di conservarne un rametto come portafortuna, deriva dallo Yule.   

Durante lo Yule solo il sommo sacerdote a capo dei sacerdoti Druidi, poteva raccoglierla per mezzo di un falcetto d’oro. Vestiti di bianco i sacerdoti Druidi avvolgevano questo raccolto in una tela di lino bianco e lo deponevano in un catino d’oro pieno d’acqua. In seguito ad un rito, quest’acqua diventava capace di guarire tutti i mali poiché aveva assorbito i poteri del vischio.

Sacerdoti Druidi

Alla veglia di Yule, al tramonto, le donne attendevano nell’oscurità con una torcia accesa, successivamente una candela, che veniva loro consegnata dagli uomini. Con essa veniva acceso poi un fuoco e con questo rito iniziavano i festeggiamenti che terminavano all’alba. Tutti attorno al fuoco ed al tronco d’albero, attendevano la nascita del nuovo Sole in preghiera. Quindi spegnevano tutti i fuochi e rimaneva acceso solo il Fuoco Sacro che si trovava al centro di un cerchio megalitico.

Le strutture megalitiche erano disposte in modo da accogliere il primo raggio del Sole del Solstizio d’Inverno attestando la grande importanza che gli antichi popoli della Terra davano al rinascere del Sole del Solstizio d’Inverno. Tutto il villaggio aspettava che il sacerdote Druido scendesse dalla collina con una torcia accesa con il Fuoco Sacro e riaccendesse tutti i fuochi e le luci. Uno con l’altro tutti i fuochi e le luci venivano di nuovo accesi e il villaggio e gli alberi tornavano ad essere di nuovo illuminati.

Sacerdote Druido

Durante lo Yule, si sviluppò la tradizione di portare  i bambini di casa in casa a regalare le mele speziate ai chiodi di garofano e arance infilzate con gli stessi nella scorza, che tenevano in cestini con rami di pino e spighe di grano ricoperti di farina.

Non solo i Celti, ma diverse civiltà festeggiavano in questo stesso periodo, la morte, la vita e la rinascita della Natura.

Gli antichi Romani nel giorno del Solstizio d’Inverno celebravano la rinascita del Sole Bambino. Era la festività del “Sol Invictus”, in Latino,” Dies Natalis Solis Invicti”, tradotto, ”Il giorno di nascita del Sole Invincibile”. Si trattava di un modo per allontanare ed insieme esorcizzare le tenebre che incombevano e per le quali la luce soffriva.

Dies Natalis Solis Invicti

La parola solstizio deriva proprio dalla lingua Latina, “Sol Stat” , tradotto, “Il Sole che si ferma”. Infatti essi osservavano il Solstizio d’Inverno dopo la lunga perduranza della Luce dell’Estate e la progressiva riduzione della stessa in Autunno e quindi l’arrivo dell’Inverno, come se il Sole si fermasse per davvero. Questo per gli antichi rappresentava fonte di grande preoccupazione in quanto collegavano alla Luce la Vita e la propria sopravvivenza. E per loro il ritorno del Sole dentro il rigore dell’Inverno era vista come mistero e magia Divina.

Nello stesso periodo dal 17 al 23 Dicembre nell’antica Roma, si celebravano i “Saturnali”, i giorni sacri dedicati al Dio Saturno. Il primo giorno era dedicato agli schiavi che vivevano in quella giornata in totale libertà e potevano mangiare al tavolo dei loro padroni, i quali dovevano anche servirli. Oltre a praticare sacrifici, come era presso quel popolo antico pagano, era tradizione decorare le proprie dimore con piante sempreverdi e appendere agli alberi ornamenti.

Durante i Saturnali i Romani donavano rami di Agrifoglio al Dio Saturno e se li scambiavano tra loro in quanto l’Agrifoglio era considerata pianta capace di allontanare energie negative e malefiche. Per le strade si vedevano uomini nudi cantare con tono goliardico che ricordano in certo qual modo i cori natalizi. Durante i Saturnali ci si faceva dei regali come cibo, vestiti, strumenti musicali e oggetti legati ai banchetti come coppe e cucchiai.

Altra festa precristiana sempre legata alla Luce ed alla Rinascita, era "la Festa di Alban Arthuan", "la Festa della Luce di Artù", celebrata per propiziare il risveglio del Sole. Tra gli altri popoli germanici il giorno del Solstizio d’Inverno coincideva con la celebrazione a “Freyr”, Dio della fecondità.

In Scandinavia era tipico nei giorni del Solstizio d’Inverno, fare sacrifici agli alberi versando birra e lasciando del pane ai loro piedi. Il Dio Odino era rappresentato da un abete verde ornato di spighe.

Nell’Antico Egitto invece il giorno del Solstizio d’Inverno, era incentrato sui riti a RA, il Dio del Sole.

Nel mondo greco il 25 Dicembre era dedicato alla nascita di “Dioniso”, il Dio del vino e dell’ebbrezza legato alla vigna ed alla vite, pianta molto importante nella civiltà greca antica.

Nello stesso periodo i Sassoni festeggiavano il “Modranect”, “la Notte della Madre”, festa anch’essa incentrata sulla rinascita del Sole.

Molte di queste tradizioni si sono trasferite nella cultura Wicca e neo pagana.

Anche la celebrazione ebraica dello “Hanukkah”, “ la Festa delle Luci”,  è rivolta al rinnovamento ed alla Luce, con le sue “Menorah”, tipiche lampade ad olio  e candelieri a sette braccia.

La tradizione del ceppo si diffuse ed è ancora viva in varie parti del mondo. Nel Medio Evo era usanza presso molti popoli adornare l’albero di Natale oltre che con sfere e mele, anche con fiori. La presenza di candele e luci sull’albero servivano ad attrarre e proteggere la Luce che nel Solstizio d’Inverno rinasce.

In Inghilterra per Natale viene acceso un grosso ceppo di quercia adorno di aghi di pino e pigne e che è stato conservato appositamente durante l’anno a protezione della casa. Esso viene decorato con vischio, agrifoglio, edera e frutta secca come arance, mele e cannella. Viene anche adoperato come centro tavola natalizio aggiungendo delle candele accese.

In Italia l’albero di Natale, si diffuse durante il 1800 quando la regina Margherita di Savoia, moglie di Re Umberto I di Savoia, ne volle uno nel salone del Quirinale, dimora della famiglia reale. La sua popolarità era tale che anche il popolo imitò la propria sovrana. Con il tempo l’Abete è divenuto l’albero ideale in quanto sempreverde, resistente al rigore dell’inverno e quindi forte e vitale.

Regina Margherita di Savoia istituisce l'Albero di Natale

In Scandinavia è ancora viva la tradizione della “Capra di Natale” o “Capretta di Thor”. Si tratta di una capretta di paglia confezionata come decorazione natalizia. Questo animale era sacro a Thor, il Dio del Tuono; il suo carro era trainato da due enormi capre volanti. Durante le antiche celebrazioni di Yule, presso quei popoli venivano realizzate caprette fatte di paglia e vimini e decorate poi con fiocchi rossi. La paglia scelta, di solito era quella dell’ultimo raccolto, che si diceva avesse poteri magici. In Finlandia, Norvegia e Svezia, si possono ancora vedere queste antiche decorazioni che abbelliscono le case. Alcune caprette trascorso il Natale, venivano lasciate tutto l’anno come segno di buon auspicio.

Quando arrivò il Cristianesimo quella tradizione pagana dello Yule in quelle aree geografiche era millenaria e questo preoccupò molto la chiesa di Roma al punto che venne cercata una strategia per fermarla. Fu così sostituito lo Yule con il Natale Cristiano. Con il Natale Cristiano non si sono perse le tradizioni dello Yule, del Solstizio d’Inverno quindi, ma si sono mescolate a quelle del Natale Cristiano generando confusione e facendo comunque perdere il vero significato del Natale come momento di Ritorno della Luce e quindi coincidente con il Solstizio d’Inverno.

Il Natale è la versione cristiana della rinascita del Sole, fissato secondo la tradizione il 25 dicembre ed istituito in questa nuova forma, per l’appunto dal Papa Giulio I con lo scopo di celebrare il Cristo Gesù come Sole e Giustizia Divina e creare una celebrazione da sostituire alla più popolare festività pagana. La festa dello Yule è stata poi riportata in auge nel 1800 pur spogliata di molti significati originali.  

Nel Natale Cristiano una personalità che incarna il Cristo o Energia Cristica, Maschile Sacra, in quella determinata vita terrena che riceve il nome di Gesù come personalità, viene identificata nel suo momento di nascita come la rinascita del Sole e quindi della Luce. E’ vero che quella vita terrena particolare del Cristo come Gesù fu la più importante a noi nota, ma non fu l’unica perché il Cristo si è sempre incarnato sulla Terra anche se dopo allora non fu riconosciuto esattamente. E inoltre non nacque neppure in quel periodo in cui viene fatto nascere per tradizione cristiana.

Quindi festeggiare una nascita terrena che non coincide con il giorno della vera nascita e inoltre una delle infinite vite terrene, non ha molto senso come festeggiare il nostro compleanno sapendo che questa attuale è solo una delle tante vite. Diverso è celebrare il Solstizio d’Inverno il ritorno della Luce, la Rinascita della Luce un fenomeno cosmico che reca con sé la mano di Dio Padre.

Il presepe fu invece una tradizione voluta da Francesco D’Assisi il quale volle incentrare tutta la cristianità nella nascita del Cristo in quella unica vita terrena che lui riconosceva come Cristo maschile e quindi Figlio diretto e per questo Unigenito di Dio. Dal Figlio Unigenito è discesa l’intera creazione anche se in realtà la energia creatrice è connessa direttamente al Cristo femminile.

La creazione nel suo aspetto esterno e nell’Istituzione delle leggi Universali o Divine, è collegata all’Energia Cristica maschile sacra mentre nella Essenza, la Vita e la Conoscenza delle Leggi Universali o Divine, è connessa all’Energia Femminile Sacra che in quella vita in cui il Cristo Maschile fu Gesù, ebbe una vita incarnata come Maria di Magda, nota come Maria Maddalena. Poiché il femminile sacro è stato oscurato, la Sua vita non viene ricordata e anzi è stata infangata perché considerata una prostituta dal Cristianesimo.

Sole e la Luna

Quindi viene ricordato il Cristo Maschile, Gesù terreno, ma non la Sua Fiamma Gemella, il Cristo Femminile, Maria di Magda. Infatti il Cristo Maschile ed il Cristo Femminile, le due Energie Cristiche, sono una stessa Fiamma, Cristica, anche se per via della dualità che ha comportato la Creazione, si sono scisse e divise come ogni Anima Gemella del resto.

Per il Cristo si parla infatti di Fiamma Gemella mentre per le anime umane si parla di Anima Gemella. Anche le Anime Gemelle si sono divise in anima maschile e anima femminile. E poi l’anima prende la personalità scegliendo se si vuole incarnare in un corpo maschile o femminile. Il Cristo si incarna sempre nello stesso genere, l’Energia Cristica maschile in un corpo maschile e l’Energia Cristica Femminile in un corpo femminile.

La vita terrena del Cristo Maschile fu davvero importante e per questo venne riconosciuto dagli esseri umani come il Cristo, il Figlio diretto di Dio; perché in quella vita poté esprimere quasi totalmente il suo Sé Superiore, la Sua Fiamma, il Cristo. Non la manifestò totalmente ed infatti non venne come Messia, ma annunciò la prossima venuta Messianica che cadrà nell’Era attuale.

Come Messia il Cristo con una nuova vita terrena e un nuovo Nome quindi, incarnerà totalmente il suo Sé Superiore cristico ed insieme a Lui lo farà la Sua Fiamma Gemella, il Cristo femminile, anche Lei in una nuova vita terrena e con un nuovo Nome. E’ intuitivo questo perché se in passato si sono incarnati significa che questa è la regola e che lo faranno di nuovo. E così le loro schiere che li seguiranno come i Discepoli che seguirono il Cristo maschile, incarnati anche loro con vite terrene e nomi che tutti conosciamo dalle Sacre Scritture e dai Vangeli.

E così si sono mescolate le tradizioni pagane con quelle cristiane, l’albero di Natale dello Yule con il presepe cristiano; i doni della Conoscenza simboleggiati dalle mele donate dalla Dea e custodite da Lei in uno scrigno, con i doni dei Re Magi a Gesù Bambino. Anche i canti natalizi presso i popoli di origine anglosassone mostrano elementi druidici e del Natale Cristiano. E’ nata la figura moderna di Babbo Natale mescolandosi a quella di Gesù Bambino. Ai nostri giorni il ceppo di Yule è l’albero di Natale decorato con sfere e ornamenti vari e poi acceso con una serie di candele o di luci. L’angioletto sopra l’albero di Natale divenne una streghetta che rappresentava la corona, la vecchia dea che presiede a questa fase dell’anno. Anticamente si era soliti posizionare una stella a cinque punte sopra l’albero per simboleggiare la rinascita del Sole. Poi la stella è stata sostituita dalla Stella cometa che indica la strada ai Re Magi e che illumina Gesù Bambino con la Sua Luce.

Francesco d'Assisi istituisce il Presepio

La casa viene addobbata con il colori rosso , verde foresta, oro e argento. Anche le tovaglie, le tende, le passamanerie sono principalmente di questi colori. La casa odora di mele e di arance alle quali si può aggiungere chiodi di garofano, anice stellato e bacche di agrifoglio. Il ramo di Yule è diventato il tronchetto di Natale, dolce natalizio di cioccolato. Si preparano i doni incartati ed infiocchettati. Si accendono le candele sulla tavola.

La Befana anch’essa figura moderna e ristretta a poche aree geografiche, simboleggia la Dea che porta la Conoscenza e la dona. Ma la simbologia che essa riveste mostra un’oscuramento totale della sacralità del femminile sacro, l’Energia Cristica Femminile, la Madre Divina e che ha trasformato la Madre Divina da Dea in Strega. La sua bellezza è diventata bruttezza, i suoi abiti eleganti e splendenti, vestiti laceri e polverosi. Ella non vola con il suo Mantello di Luce ma su una scopa. Non porta conoscenze e quindi doni che simboleggiano le antiche mele dell’albero della Conoscenza che custodisce come Sé Superiore, ma carbone.

Il Cristo come Gesù attesta il ritorno della Luce come rinascita del Sole e Lei, il Cristo Femminile, come Maddalena, governa la notte e come la Luna è sottomessa al Sole con una Luce pallida rispetto al fulgore del Sole. E la notte, la Luna, è connessa al maligno mentre il Giorno, il Sole, a Dio. Il femminile è collegato alla stregoneria e il maschile alla Magia Divina.

Quello che possiamo dire comunque a conclusione è che nonostante la sovrascritta cristiana dello Yule e la mescolanza simbolica delle due tradizioni pagana, del Solstizio d’Inverno, del Ritorno della Luce e Cristiana, del Ritorno della Luce come Cristo maschile, l’oscuramento totale del Femminile Sacro, del Cristo Femminile Custode della Energia Creativa e della Conoscenza per conto di Dio Padre e di Dio Madre, la Grande Madre, rispettivamente, il Natale rappresenta l’unico momento in cui l’umanità, ogni uomo singolo, come può, si sforza di aprire il proprio cuore ed entrare in contatto con se stesso, la verità di se stesso, la propria anima. Diventa generoso o si sforza comunque di esserlo condividendo doni e cibo e allegria in questo giorno magico e divino. Tenta di lasciare le proprie difficoltà, sofferenza, dolori, fuori della propria porta…, abbandonandosi con fede all’abbondanza rappresentata dal banchetto del Natale con tanti colori, sapori, profumi e suoni. In un clima di festa e di allegria, di pace. Dovrebbe rendere Natale ogni suo giorno per fare tornare permanentemente la Luce e l’Amore in sé.

Luce D'Amore 
           

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