venerdì 10 aprile 2015

Dopo l'ORO, il fondo è al CIANURO, Furtei soffre lo sfruttamento della SARDINIA GOLD MINING che lascia senza bonificare...

Vàturu Erriu Onnis Sayli
IL COLORE ROSSO E' L'EFFETTO DI FONDO E' DATO DAL CIANURO ED ALTRI
ACIDI USATI NELLA PURIFICAZIONE DEL MINERALE SPURIO DALL'ORO PUR
O

In Sardinya stiamo scontando l'idiosincratica decisione di Regione e Sindacati , che per un piatto di lenticchie,  si son venduti l'ambiente inquinandolo per sempre trasformando la nostra terra in una specie di Seveso cianurizzata, e per cosa poi, per un'ottantina di posti di lavoro, e garantirgli modesti stipendi per una dozzina d'anni; hanno fatto guadagnare cifre astronomiche alla multinazionale, mentre alla nostra terra, con la complicità dei politicanti del malaffare sardi, hanno lasciato una eredità ambientale catastrofica. 

Non sopportiamo questa svendita della nostra dignità per la idiozia di quattro politici imbecilli che non sanno vedere aldilà del loro naso il danno che hanno arrecato alla nostra società è enorme e irreparabile, ciò nonostante non intendono bonificare l'area che è molto pericolosa per gli abitanti sardi d'oggi e del domani, i figli dei nostri figli.

Famiglia Cristiana del 02 aprile 2000 ci racconta sogni illusioni propinate da Regione e SGM e le contestazioni di una persona illuminata come il sindaco di allora Ignazio Congiu...


Un momento della fusione di un lingotto nella "gold room", la stanza dell’oro, della Sgm. Ogni lingotto, miscela di oro e argento detta doré, pesa 10 chili e vale circa 60 milioni di lire.
A Furtei, in provincia di Cagliari, c’è l’unica miniera d’oro italiana. Ci lavorano i sardi, ma la gestiscono gli australiani, che hanno avuto qualche frizione col sindaco, poi risolta grazie alla promessa di risistemare le colline devastate
Vi lavorano un’ottantina di persone provenienti da ben 34 Comuni diversi dell’isola,[...]. Ma il top management, la direzione strategica e operativa, è tutto australiano: un manipolo di tecnici affiatati e competenti guidati da Garry Johnston, l’amministratore delegato. 
L'ingegnere Putzolu che precisa: «Da tre tonnellate di materiale estratto riusciamo a isolarne una di "ricco" e da questa ricaviamo tre grammi d’oro. Dalla fusione del primo lingotto, avvenuta nell’estate del 1997, abbiamo estratto a tutt’oggi 2.500 chili d’oro, per un valore complessivo di 50 miliardi di lire».
Chi non subisce il fascino dei "canguri" è il sindaco di Furtei, Ignazio Congiu, 48 anni, socialista "non pentito" alla guida di una lista civica di centro-sinistra. «Ci hanno imposto dall’alto di diventare distretto minerario», esordisce polemico. «I nullaosta sono arrivati dalla Regione; i controlli sanitari, effettuati da Asl e istituti universitari, sono sempre rassicuranti; ma io, piccolo sindaco di un piccolo paese, continuo ad avere le mie riserve sull’impiego del cianuro e sulle prospettive economiche del giacimento. L’oro prima o poi finirà; resteranno le risorse agricole, che sono da sempre la spina dorsale della nostra economia. Certo, in una terra che conta il 35 per cento di disoccupazione, una ventina di buste-paga ammorbidiscono tante resistenze».Famiglia Cristiana 
Il deputato di Unidos Mauro Pili denuncia i ritardi della pubblica amministrazione sarda sul cianuro, a Furtei , lasciato dalla multinazionale mineraria Sardinia Gold Mining e afferma:
"anni fa il primo blitz denuncia dentro il lago dei veleni di Furtei. Nel silenzio e ignavia assoluta di tutti. Perché solo oggi le ordinanze? perché ancora non viene sequestrato quel bacino? Ecco perché le ordinanze di oggi sono tardive e inutili." 
"quando tutti stavano in silenzio, noi denunciavamo quello che stava avvenendo nel lago dei veleni. la vergogna di Furtei è che tutti sapevano ma nessuno parlava. tutti cercavano di far passare in silenzio la nostra denuncia solo per proteggere e tutelare i responsabili di questo misfatto. E ora si rischia di disastro ambientale in tutte le risorse idriche della zona, come abbondantemente previsto."
mauro.pili



Ordinanza del sindaco Cau: «È vietato bere e irrigare i campi»

Il Rio de sa Scafa si è colorato di marrone. Da ieri vietato bere e irrigare i campi o dissetare il bestiame con l'acqua del torrente, nelle campagne di Furtei, in località Santu Miali. Ci sono tracce di arsenico, berillio, cobalto e rame oltre i valori consentiti dalla legge. Lo ha stabilito con un'ordinanza, firmata ieri mattina, il sindaco di Furtei Nicola Cau. 
L'ORDINANZA Un documento che divulga per la prima volta la presenza dei veleni dell'ex miniera d'oro nelle acque superficiali fuori dal perimetro dello stabilimento minerario chiuso da 6 anni. Ma non solo. Tracce di cianuro anche nel fondo della diga “Casa Fiume”, lontana dal bacino degli sterili dell'ex miniera, ribattezzata diga al cianuro appunto. “Casa Fiume” irriga i campi di Basso Campidano e Cagliaritano. Ma non ci sono pericoli. Il cianuro si trova solo nei sedimenti. «Un fatto comunque grave», ha sottolineato il primo cittadino di Furtei: «Mi rivolgo a Regione ed Igea. L'iter per la bonifica delle colline di Santu Miali va velocizzato». 
I VELENI I dati preoccupanti sulla presenza di residui di metalli pericolosi nelle acque fuori dai confini del sito che ha alimentato il sogno dell'Eldorado in Marmilla sono emersi nell'ultima conferenza di servizi sull'area mineraria. Presenti Regione, Igea, Province di Cagliari e Medio Campidano, Enas, Arpas e Comuni di Furtei, Guasila, Serrenti e Segariu. Nel Rio de Sa Scafa arsenico, berillio, cobalto e rame oltre i valori consentiti. Sandro Ziantoni, della Provincia del Medio Campidano, ha riferito che un sopralluogo di gennaio ha verificato che le acque del rio, per le cunette ostruite, si siano riversate nei campi circostanti. Veleni che secondo i tecnici dell'Arpas arrivano dalla discarica de Sa Fronti. Veleni che potrebbero aver contaminato le colture negli anni passati. Ma anche le pecore che hanno bevuto nel torrente. L'allarme rimane. Da qui l'ordinanza. 
L'ALLARME «Non c'è ancora il piano di comunicazione del rischio che segnalerà tutti i veleni in quell'area», ha spiegato il sindaco Cau, «l'ordinanza era necessaria per l'incolumità dei cittadini, per noi prioritaria». Ma il sindaco si è tolto qualche sassolino dalle scarpe: «Dati emersi solo su mia sollecitazione. A gennaio 2014, dopo aver notato lo strano colore del rio, ho chiesto un sopralluogo ad Arpas, che aveva già evidenziato l'inquinamento. Solo a fine anno le conferme della Asl. A inizio marzo ho chiesto la convocazione della conferenza di servizi perché il torrente si era ingrossato per le piogge abbondanti». Nella riunione sono emersi numeri impietosi sui veleni, «che hanno confermato le nostre paure. Ovvero che la contaminazione non fosse confinata ai centri di pericolo in miniera, ma estesa alle acque superficiali fuori dall'area». 
LA DIGA Fra i centri di pericolo il bacino de Is Concas e la diga al cianuro. Proprio da quest'ultima, secondo Mario Cabriolu di Igea, il cianuro, attraverso il rio S'Alluminu, sarebbe arrivato alla diga Casa Fiume. Cianuro solo nei sedimenti, nel fondo dell'invaso. Nessun pericolo per l'irrigazione del Campidano. «Trend in diminuzione rispetto alle indagini di Enas nel 2011», ha aggiunto l'Arpas. «Dunque il cianuro era già presente 4 anni fa ma nessuno lo aveva mai detto», ha ribattuto ieri il sindaco, «gli enti competenti si muovano ad avviare le bonifiche. Inoltre i fusti con sali di cianuro, presenti nel sito e non controllati da anni, pericolosi per Arpas e Provincia, devono essere allontanati subito». 
IL FUTURO L'ordinanza ha valore temporaneo sino all'emanazione del piano di comunicazione del rischio, pronto entro fine aprile. Sono passati quasi 18 anni dal 19 settembre 1997, data di fusione del primo lingotto d'oro. Di quel sogno sono rimasti solo veleni. «È giunto il momento di agire anche in altre sedi», ha chiuso il sindaco Cau. Tradotto significa la richiesta di risarcimento danni ambientali per il Comune di Furtei. Antonio Pintori regione.sardegna

 Quando piove il cianuro lambisce i terreni coltivati
L'appello del sindaco di Furtei è condiviso dai colleghi del territorio. Ma anche da agricoltori, sindacati e operai che ogni giorno controllano il sito di Santu Miali, dove il sogno dell'oro è svanito da anni e restano i veleni: «Subito le bonifiche nell'ex miniera». 
Il primo cittadino del paese del vecchio Eldorado non è stato il solo ad essersi sorpreso nell'apprendere che non esiste ancora neanche un progetto preliminare per il risanamento di un'area ambientale sventrata e ricolma di veleni. «Anche io mi sono stupito e sono molto preoccupato», ha confessato Mauro Tiddia, sindaco di Serrenti, che si spartisce la competenza sulle colline con la presenza di cianuro ed altri residui di metalli pericolosi con Furtei, Guasila e Segariu. Tiddia ha aggiunto: «È scandaloso che a distanza di anni dalla chiusura della miniera siamo ancora a questo punto. Le responsabilità sono di chi si è succeduto al governo della Regione e che ha consentito alla società che gestiva la miniera di scappare lasciandoci una bomba ambientale. Serve un'azione congiunta dei sindaci».  [...] 
È allarme sicurezza nell'ex miniera d'oro di Furtei. Lo hanno annunciato ieri mattina al sindaco Nicola Cau i trenta operai dell'Igea, impegnati nell'ex stabilimento minerario del Medio Campidano. Anche questi lavoratori sono in stato d'agitazione, pronti allo sciopero ad oltranza.
I problemi sono le mancate risposte della Regione sul loro futuro e quello della società ed i prossimi 10 contratti a tempo determinato in scadenza a Furtei. «Garantiremo solo la guardiania, ma non saremo in grado di intervenire se si dovesse bloccare la pompa che riporta l'acqua coi metalli pericolosi nella diga degli sterili», ha spiegato Emanuele Madeddu, dell'Rsu.
«Siamo preoccupati», ha risposto il sindaco, «la Regione deve garantire la sicurezza ed è vergognoso che non esista ancora un progetto per la bonifica definitiva del sito minerario dismesso. Occorre accelerare i tempi, non siamo più disposti ad accettare altri ritardi».Unione sarda


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