sabato 30 marzo 2013

ZONA FRANCA PORTUALE ESTESA A TUTTA LA CITTA' A CAPODISTRIA IN SLOVENIA, PERCHE' NON IN SARDEGNA?

de Mario Carboni

La notizia d'agenzia riportata di seguito chiarisce che è possibile estendere le zone franche previste nei sei porti sardi alle intere città. E' proprio ciò che sta succedendo a Capodistria. Questa è la strada principale nell'immediato. Immaginatevi la Zona franca di Cagliari, estesa a tutta l'area industriale del CACIP e a tutta l'area vasta urbana Cagliari-Quartu. 

Analoga misura per fare une esempio a Portotorres-Sassari, Olbia-Golfo Aranci, Oristano e Arbatax e PortoVesme, non sarebbe già al 90% una zona franca integrale? Per il resto basterebbe un'altra norma d'attuazione dell'Art.12 dello Statuto per estenderla al 100% della Sardegna per le dogane, fiscalità diretta ed indiretta ed altre defiscalizzazioni compreso il consumo sopratutto di prodotti energetici.
Si tratta solo di una questione politica.

ZONA FRANCA A CAPODISTRIA ESTESA A TUTTA LA CITTA'
Una zona Franca a Capodistria, della quale il porto potrebbe però usufruire solo indirettamente, perché nello scalo sloveno esiste già un simile regime agevolato. La precisazione arriva dalla stessa Luka Koper, società di gestione del porto di Capodistria, dopo la visita di martedì da parte del neo ministro sloveno per l’Economia, Stanko Stepišnik, al sindaco del Comune rivierasco, Boris Popovi›. 

Il ministro Stepišnik ha annunciato che il nuovo governo avrà una politica molto diversa da quello precedente nei confronti del porto di Capodistria e dei progetti per il Litorale. Durante la visita è stato sottoscritto un accordo per l’accelerazione dei più importanti progetti infrastrutturali, tra i quali la trasformazione della città di Capodistria in una zona franca doganale. Nell’ambito dei colloqui, il Comune di Capodistria ha dichiarato che non si opporrà ai piani di sviluppo del porto e in particolare al prolungamento del Molo Primo e alla costruzione del terminal passeggeri.

La notizia in un primo momento aveva fatto pensare a interventi sul regime doganale dello scalo, con le conseguenti considerazioni in merito alla concorrenza che si sarebbe generata nei confronti dello scalo triestino. 

Ma una precisazione in tal senso arriva da Sebastian Sik, responsabile delle Relazioni esterne di Luka Koper: «In realtà per il porto non cambia nulla, anche perché – ha precisato Sik chiarendo quello che sembra essere stato un malinteso – per lo scalo la Zona Franca esiste già, ma ciò che si vuol fare è estenderla alla città». 
Se l’ipotesi dovesse concretizzarsi, dunque, il porto di Capodistria potrebbe eventualmente riceverne un beneficio indiretto, poiché ad oggi gli investimenti nella zona franca sono riservati a Luka Koper, società controllata dallo Stato sloveno che gestisce lo scalo. 
Dopo che la notizia è rimbalzata dai media sloveni a quelli italiani, ieri mattina era stata la stessa presidente dell’Autorità portuale di Trieste, Marina Monassi, a commentare quella che potrebbe essere una novità importante – in termini di concorrenza – anche per il porto di Trieste. «Lo vedo come uno stimolo, complimenti al gruppo dirigente di Luka Koper, se riescono ad ottenerlo sono stati bravi. Hanno capito – ha detto la presidente dell’Authority triestina – quanto è importante avere una Zona Franca. 
Ad ogni modo se loro attraggono clientela questo può essere un vantaggio anche per il porto di Trieste e per gli altri porti del Napa (Venezia e Fiume, oltre agli stessi Trieste e Capodistria, ndr). L’Alto Adriatico potrebbe così diventare un grande polo di attrazione per i traffici marittimi».

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Cagliari 29.03.2013 ore 12.00 - 

Ufficio delle Dogane di Cagliari

Stamani ci siamo recati all’appuntamento fissato presso l’Ufficio delle Dogane di Cagliari, per mettere in ordine alcuni dettagli con il Responsabile Dott. Marcello Demuro, in attesa del prossimo tavolo tecnico a cui parteciperà anche l’Assessore Alessandra Zedda.

Visto che sarà innanzitutto necessario attendere la data del giorno 07.04.13, per avere conferma che quanto inviato dalla Regione Sardegna alla CEE, ci si è comunque accordati per la data dell’8 o del 9 aprile per i lavori del tavolo tecnico a cui parteciperanno il Responsabile delle Dogane di Cagliari, il Responsabile delle Dogane di Sassari, l’Assessore Alessandra Zedda e Giuseppe Marini,patrioti sardi,rapresentante medio campidano marrubiu ,legale,oviamente il tavolo e aperto ai tecnici pro zona franca e cordinatore comitati .Nel frattempo (la settimana dopo Pasqua) il Dott. Marcello Demuro responsabile dell’Ufficio delle Dogane di Cagliari, salirà a Roma al Ministero per raccogliere tutti gli elementi necessari per poter avere un Tavolo Tecnico di lavoro chiaro e operativo, senza dubbi sulla corretta esecuzione delle procedure necessarie per la definizione della Sardegna in Regime di Zona Franca Integrale. 

E’ stato molto importante anche avere avuto oggi la conferma da parte del Presidente Cappellacci, di aver voluto accogliere la nostra richiesta (del 06.03.13) per la chiusura di EQUITALIA nella Regione Sardegna con contemporanea riapertura dell’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate della Sardegna, che oltre alla gestione dei debiti dovuti dai contribuenti sardi allo Stato, servirà anche per la gestione delle accise dovute sulla vendita e sull’acquisto dei carburanti. 

A breve contiamo di avere anche la firma dell’Assessore Alessandra Zedda per la convenzione Regione- CEE, per la messa in atto del Piano Jeremie, che consentirà di poter avere per le nostre imprese dei contributi dalla CEE a tasso zero da rendere in 30 anni.

Siamo soddisfatti del buon lavoro che si sta svolgendo in collaborazione con le Istituzioni e che porterà sicuramente ad avere a breve buoni risultati di vantaggio per le attività Sarde, che giorno dopo giorno stanno chiudendo o rischiano la chiusura.

Giuseppe Marini (Movimento Terra Libera)--

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Fiscalità di vantaggio e Zone franche

 di Salvatore Cherchi

L’Autore è presidente della provincia del Sulcis. Da La Nuova, 27/03/2013
Il regime di fiscalità di vantaggio, decretato dal Ministro Passera per le piccole imprese (sotto i cinquan­ta addetti) della Provincia dì Carbonia-Iglesias (ma anche di altre zone del Paese, a scala comunale) è fi­glio del Piano Sulcis preparato e portato dalla Pro­vincia e dai Comuni, all’Intesa con Regione e Governo, sottoscritta nel novembre scorso in un clima di inusitata tensione sociale. Ribadito che quell’Intesa è stata un atto di responsabilità, utile per il territorio e contro il tanto peg­gio tanto meglio, questo speciale regime fiscale merita qualche commento anche per le connessioni con il dibat­tito sulle zone franche.
Il punto di partenza è la grave crisi delle piccole e delle micro imprese che concentrano la gran parte dell’ occupa­zione. Fra i tanti indicatori negativi, richiamo la caduta de­gli investimenti in beni durevoli (fonte Società degli Studi di Settore). Nel triennio il Sulcis registra una contrazione del 72%; la Sardegna del 44%, l’Italia del 20%. Un chiaro segnale di sfiducia verso il futuro, fortissimo nel Sulcis, preoccupante nell’intera Sardegna.
Lo strumento fiscale, sebbene non sia una ricetta miracolosa ha effetti immediati sull’impresa.
La Provincia ha scelto uno strumento praticabile, per­ché compatibile con le regole europee e insieme utile, non chiudendosi in rivendicazioni massime ma lontane nel tempo se non proprio improbabili.

Lo strumento che non richiede autorizzazioni della Commissione UE è  quello della Zona Franca Urbana (ZFU) che permette l’agevolazione fiscale, anche al fun­zionamento e non solo all’investimento, nel limite della regola de minimis, cioè di un beneficio per l’impresa non superiore a 200mila euro nell’ arco del triennio. Le ZFU, ben note in Europa, proposte dal se­condo Governo Prodi e cancel­late da Berlusconi, sono di nor­ma limitate a un quartiere o a una Città. Nel caso Sulcis è stata introdotta, con legge e previo accordo con il Governo, una sperimentazione territoriale, UE compatibile. La praticabilità è stata inoltre assicurata, dall’ aver posto il costo per minori entrate dello Stato, a carico dei
fondi del Piano Sulcis, rinunciando ad altri possibili progetti.
Lo strumento è robusto. Per le piccole imprese, esistenti o nuove, determina la compensazione anche integrale di Irpef o Ires, Irap, Imu-stato e di una quota degli oneri sociali. Insomma per queste imprese è una vera e propria zona franca fiscale alla produzione. Lo strumento è utile anche per fare, entro certi limiti, politica per lo sviluppo. La durata temporale di applicazione (14 anni di cui cinque a beneficio pieno e poi a decrescere) è adeguata per pro­grammare obiettivi; la possibilità di introdurre riserve sui fondi disponibili a favore di nuove imprese o di determi­nati settori o di determinate aree (es. le zone per imprese) consente di fare scelte funzionali agli obiettivi.
Gli Enti locali, la Regione e il Governo, definiti strumen­to e copertura finanziaria, devono ora fare scelte coerenti con gli obiettivi del Piano Sulcis, basato su innovazione nell’industria e diversificazione nei settori in ritardo di svi­luppo. La sfida per il Sulcis è il cambio di passo e non solo, sfida per la verità, attuale in tante parti della Sardegna.
Penso infine che lo strumento delle ZFU debba essere rivalutato alla scala regionale e che dovrebbero essere spe­rimentati sul serio i cosiddetti punti franchi doganali (di li­mitata portata ma buoni per lavorazioni estero su estero) il cui decreto istitutivo risale al Governo D’Alema: un’era politica e trascorsa. Forse selve più impegno per usare ciò che già abbiamo.

venerdì 29 marzo 2013


Eliseo Spiga: sesso, felicità la ricetta arriva dai nuragici 
comunitarius

de sa defenza

Le confessioni d'un sardo nato in Val d'Aosta iniziano col passo lieve e un tantino malinconico, dell'autobiografia.
Ma si frantumano subito per diventare altro:saggio antropologico, manifesto politico, pamphlet eretico.

Nulla di nuovo sotto il sole: Eliseo Spiga è sempre stato un irregolare e neppure adesso che viaggia in età di saggezza e distacco riesce ad essere saggio e distaccato.
La Sardegna come utopia (Cuec editore, 332 pagine, 16 euro) è un grido che va ascoltato. Grido ideale che partendo dai nuragici, sogna e spera un'isola che ne coltivi l'eredità cogliendo dal passato il senso di una esistenza radicalmente da quella nevrotica-competitiva-invidiosa di oggi.

Da qui la proposta di una Costituente neo-nuragica che metta insiemeuomini e donne di buona volontà , cancelli le storture dell'imperialismo (che oggi si chiama globalizzazione), azzeri la politica del precariato , la logica dello sfruttamento e della svendita: di uomini, merci, paesaggio e forza lavoro.Fosse un prete, Spiga potrebbe fare questo discorso , riveduto e corretto, in un'omelia domenicale.

Pescando dall'inferno quotidiano senza salvare nessuno, propone la vita come sogno: di libertà e giustizia, rispetto e fratellanza. Quanto al passato, ci vuole poco a scoprire chi è il vero mandante delle cose che vanno male: Chi comanda realmente in sardegna, chi manomette è senz'altro l'oligarchia mondiale dominante.

Senza fisionomia definita. Sen'anima, sopratutto. Un Caligola moderno ma come l'antico, posseduto dall'incubo. Unica legge, il dominio. Unico dio, il denaro. Unica lingua l'Inglese. E' l'umanità con unica testa, offerta alla scure.

Spiga è intellettuale che viene da lontano. Il primo quarto d'ora di celebrità gliel'ha regalato, nel 1968, un libricino intitolato Sardegna, rivolta contro la colonizzazione. Il prezzo era politico: cinquanta lire, la copertina naturalmente rossa , l'autore mascherato dietro uno pseudonimo (Giuliano Cabitza), l'editore nume rivoluzionario d'allora: Giangiacomo Feltrinelli.

Da quell'incontro è nata un'amicizia col timer: in meno di due anni è passata da un rapporto stretto nella comune visione di una sardegna nuova (e posssibilmente felice) alla rottura. Clamorosa: Feltrinelli stava nascosto in Carinzia nel timore di essere assassinato e Spiga, che era andato a trovarlo, gli rammentava i doveri del buon militante: vivere sempre in mezzo alle masse. Devi stare in Piazza Duomo, in mezzo alla gente, ventiquattr'ore su ventiquattro.

Il libro ha un sottotitolo: note di un cospiratore. Che non vuol dire complottista e nemmeno frustrato da una politica fallimentare a tempo pieno. Il segreto sta nel superare la muraglia cinese delle ideologie e vedere con occhi finalmente limpidi la realtà.
Eliseo Spiga ci è arrivato dopo mille esperienze: i circoli Città campagna, il partito comunista, le frange di un progetto epico che cercava la via per dimostrare che un'altro mondo è possibile. Basta volerlo.

In questo cammino, laicamente quaresimalista, non mancano i grandi incontri e, di conseguenza, i ritratti di autentici protagonisti della storia sarda recente: da Mario Melis (fumantino presidente sardista della giunta regionale) a Francesco Masala (poeta arrabbiato con molto anticipo e altrettanto seguito rispetto alla angry generation).

Ora che sona avanti negli anni, Spiga e Francesco Masala continuano a condividere l'idea distruttiva della società consumistica e una curiosa passione per le donne. I loro occhi, le loro fattezze, il timbro della voce mi hanno sempre trasmesso, anche a distanza, sentimenti di tenerezza e affetto, di creatività e creazione.

Masala invece ha confessato in un'intervista di addormentarsi contando gli amori della sua vita. Tutto questo, anche se non sembra, fa il paio col popolo dei nuraghi e dunque col revival di una cultura che si vorrebbe risorta e riportata in Sardegna.

Che c'entra l'amore? Per trovare una giustificazione, un'alibi, al nuovo mondo possibile (una via di mezzo tra gli hippy e il socialismo) Spiga cita a mani piene Giovanni Lilliu.
Non è stato lui a raccontare che la civiltà nuragica viveva di una sessualità insistita, che a quei tempi le donne erano libere perchè non esisteva il matriarcato? Nei tempi successivi, si annota amaramente, l'amore ha cominciato ad essere malamente frainteso tanto che ai giorni nostri è diventato difficile comprendere cosa veramente sia.

C'è malinconia per quella primordiale stagione:... la felicità dei sardi poggiava su una umana e mondana moralità da cui fluiva una concezione della vita sostanzialmente laica, libertaria, egalitaria, edonistica.

I nostri antenati, a quanto pare, la vita se la godevano tutta . Come sottile piacere etico-culturale e come godimento corporale. Senza scialacquare e ssenza afflizioni metafisiche.

Su queste parole getta le fondamenta l'Utopia del terzo millennio, insomma la sardegna da far risorgere. I tempi sono stretti (tant'è che non manca un appello-ultimatum a Renato Soru) per abbandonare un modello di società che produce sardi tristi e sarditudine cupa oltrechè servile.

Per dare scheletro e forza al discorso, Spiga si lancia in un oceano di citazioni, non risparmia Bush e la Russia di Putin , svela impietosamente il fallimento degli imperi, sintetizza opinioni di economisti e filosofi, rovescia a valanga le teorie che hanno caratterizzato il secolo archiviato. Orizzonte felicemente visionario.

Con la consapevolezza di inseguire l'utopia e sapendo bene che questo zibaldone politico-letterario difficilmente sortirà effetti magici.

I Sardi continueranno in saecula saeculorum ad essere, a seconda dei casi, camerieri o fanti, banditi o carabinieri.

Con l'eccezione ogni tanto, rincuorante e liberatoria, di un martire gloriosu a 

che il paradiso c'è . Lontanissimo e per pochi.


 


giovedì 28 marzo 2013


Archeologia, dibattito sulla scrittura nuragica

Zucca: «Fino ad ora non c’è nessuna prova certa»
di Antonio Melonilanuovasardegna.
SASSARI. Che fossero guerrieri sembra certo, che praticassero agricoltura e pastorizia pure, forse studiavano perfino i movimenti celesti, ma sulla conoscenza della scrittura, per l’epoca nuragica, non esiste, allo stato attuale delle conoscenze, alcun riscontro oggettivo.
Farà discutere l’intervento dell’archeologo Raimondo Zucca pubblicato nell’ultimo numero del “Bollettino di studi sardi”, presentato nel dipartimento di Lettere dell’Università di Sassari. Nella lunga e dettagliata comunicazione, che apre l’ultima uscita della prestigiosa rivista, diretta da Giovanni Lupinu e Paolo Maninchedda, Momo Zucca, direttore della scuola di specializzazione in beni archeologici “Nesiotikà”, tirando le fila di un lungo e appassionato dibattito e incrociando i dati delle ricerche effettuate negli ultimi decenni, dice di essere convinto che i segni rilevati su alcuni manufatti, databili a cavallo tra il IX e VII secolo avanti Cristo, portati alla luce nell’isola, siano, in realtà, segni scrittori da attribuire a importazioni di origine cipriota.
«Ipotesi supportate da documentazione -spiega Zucca - in base alla quale ritengo più logico propendere per l’inesistenza della scrittura nuragica». Questione che, secondo l’archeologo, deve essere inquadrata nella seconda metà del II millennio avanti Cristo, periodo in cui si sviluppa la cosiddetta Cultura dei sardi. Epoca nella quale, anche in Sardegna, come in Italia, nella penisola iberica e a Cartagine, si rileva una ricca disseminazione di segni scrittori specialmente su vasi e brocchette a scogli. «Ma -tiene a precisare Momo Zucca - un conto è dire che si tratta di scrittura, altro è attribuirla con certezza ai nuragici». Naturalmente l’archeologo non esclude che «utilizzando alfabeti greci e fenici i sardi possano avere tramandato scritti, ma su questo versante non esiste, attualmente, alcuna evidenza, né possiamo escludere che in futuro se ne possano trovare». Posizioni che sembrano concludere una lunga stagione di polemiche fiorite, anche negli ultimi anni, su siti e blog specializzati, soprattutto dopo la pubblicazione della ricerca “Sardoa Grammata” dell’oristanese Gigi Sanna, per anni stimato insegnante di greco e latino al liceo classico. «A Sanna - prosegue Momo Zucca - va il merito di avere portato l’attenzione su alcuni reperti, ma credo di poter affermare che, in base ai riscontri, si tratti di segni di scrittura non sarda su oggetti d’importazione cipriota».
Il caso delle iscrizioni sulla tavoletta di Tzirocottu, manufatto in bronzo rinvenuto nell’Oristanese, di probabile origine bizantina, secondo la valutazione di Zucca, «potrebbe essere opera recente di abili falsari». Che i ciprioti fossero i più stretti partner commerciali dei sardi, nel 1200 avanti Cristo, è attestato anche dalle ricerche condotte dall’archeologa Fulvia Lo Schiavo sul finire degli anni Settanta del secolo scorso.
In quest’ottica emerge, dunque, per dirla con Attilio Mastino, rettore dell’Università Sassari, nonché esperto epigrafista, «il quadro di una Sardegna aperta al Mediterraneo, in particolare all’Iberia e all’Oriente, caratterizzata dalla presenza di reperti di cui, pur senza escludere niente, occorre chiarire contesto e circostanze di ritrovamento per avere ogni informazione utile alla ricostruzione di un’epoca rilevante per la storia dell’isola».
Il procuratore di Lanusei Domenico Fiordalisi ha chiesto il sequestro probatorio del poligono di Quirra. Il magistrato lo ritiene necessario per non pregiudicare i nuovi campionamenti sui terreni che ricadono nelle pertinenze dell'area militare.


esplosione nel poligono di Quirra

di Paolo Carta
www.unionesarda.it

Richiesta eclatante: è necessario il nuovo sequestro probatorio del poligono militare del Salto di Quirra. Lo ha sollecitato ieri mattina il Procuratore di Lanusei Domenico Fiordalisi al giudice per le udienze preliminari Nicola Clivio. Il motivo: «Occorre non pregiudicare i nuovi campionamenti di terreni, suoli e acque richiesti dal Tribunale di Lanusei al professore Mario Mariani del Politecnico di Milano». È il super perito chiamato dallo stesso gup a esprimere una valutazione sull'inquinamento dell'area militare durante l'udienza preliminare dell'11 marzo, ultimo atto del procedimento penale che vede venti indagati a vario titolo nel cosiddetto caso Quirra (generali, esperti, ex sindaci, medici). 

POLIGONO SPENTO 

L'effetto del nuovo sequestro sarebbe lo spegnimento totale del poligono, la cessazione di ogni attività (esercitazioni delle forze armate e test di armamenti). In più lo sgombero dei pastori che, nonostante divieti e impegni ufficiali, secondo il Procuratore Fiordalisi «hanno riportato i loro animali a pascolare nei terreni contaminati da metalli pesanti in base alle analisi dei ricercatori dell'Università di Siena e della Sgs, mai messe in discussione neppure dai difensori e certificate dall'Arpas».

IL TRIBUNALE 

Il gup di Lanusei Nicola Clivio ha immediatamente preso atto della richiesta depositata ieri dal Procuratore Fiordalisi e ha anticipato la prossima udienza del procedimento penale al 22 aprile (in precedenza l'appuntamento con pm, indagati, difensori, parti civili e il professor Mariani era fissato per il 17 luglio). Tra meno di un mese il Tribunale dovrà esprimersi sulla richiesta di Fiordalisi, motivata in otto pagine fitte che riprendono in diversi punti un'inchiesta unica al mondo, che vede per la prima volta sotto indagine a largo spettro un'attività militare sospettata di aver creato negli anni un disastro ambientale capace di costituire un pericolo per la salute di militari e pastori. 

LE NOVITÀ 

Il pm Fiordalisi parte da una constatazione fresca fresca (datata ieri e avant'ieri) del Corpo forestale di Lanusei e della Questura di Nuoro, che hanno seguito passo passo l'indagine fin dal gennaio del 2011. «Il poligono non è stato recintato né messo in sicurezza o bonificato. Le situazioni di pericolo per la salute persistono eppure all'interno dell'area militare sono rientrati (abusivamente) i pastori e il loro bestiame».
 
IL SUPER PERITO 

Per consentire al professor Mariani di effettuare i nuovi campionamenti, secondo Fiordalisi «è necessario mettere sotto sequestro di nuovo l'intero poligono». Procedimento analogo a quello del 12 maggio del 2012, rientrato cinque mesi dopo su richiesta dei vertici del Ministero della Difesa con l'impegno dei militari, a quanto pare disatteso secondo il Procuratore, «di mettere in sicurezza la zona, di avviare la bonifiche, di impedire l'accesso ai pastori e ai loro animali, di non svolgere quelle attività ritenute pericolose e nocive (brillamento di munizioni desuete, test di oleodotti, prove dei razzi)».

I DUBBI 

Il Procuratore Fiordalisi mette nero su bianco anche alcune considerazioni: in diversi punti della richiesta presentata ieri al gup Clivio il pm ritiene che sia difficile per il professor Mariani completare in pochi mesi indagini che l'Università di Siena e la Sgs hanno svolto in un periodo di tempo molto superiore (anni). A pregiudizio di un'indagine penale «con venti indagati e undici capi di imputazione». Altra osservazione: la Procura non aveva mai disposto altri campionamenti, ma si è basata sulle analisi già svolte dall'Ateneo di Siena (2002-2004) e dalla Sgs (2008-2010), contestando le conclusioni e alcuni presunti falsi. «Oggi - rileva Fiordalisi - i nuovi campionamenti e le nuove analisi sono già inquinati dalle esercitazioni militari e dai movimenti di terra di alcune zone del poligono successive alle indagini ambientali già effettuate».
Fiordalisi chiede anche di pianificare i campionamenti affidati al professor Mariani e controllarli passo passo nel corso di udienze mensili davanti al Tribunale di Lanusei: «Le nuove analisi del terreno potrebbero essere svolte solo se assolutamente ritenute necessarie al professor Mariani, dopo una sua valutazione delle consulenze degli esperti del pm».
Il rischio scritto tra le righe è che altrimenti per il caso Quirra si arrivi a una verità troppo tardi. O mai.



Tra i venti indagati anche ufficiali  ed ex sindaci
Sono 20 gli indagati nell'inchiesta su Quirra. Nell'elenco i comandanti del poligono Fabio Molteni, Alessio Cecchetti, Roberto Quattrociocchi, Valter Mauloni, Carlo Landi e Paolo Ricci, accusati di omissione aggravata di cautele contro infortuni e disastri insieme ai comandanti del distaccamento di Capo San Lorenzo, colonnelli Gianfranco Fois e Francesco Fulvio Ragazzon, al responsabile del servizio di Prevenzione e protezione del poligono, il tenente Walter Carta (ex sindaco di Perdasdefogu), agli esperti dell'Università di Siena, Francesco Riccobono, Giuseppe Protano, Fabio Baroni e Luigi Antonello Di Lella; i chimici Gilberto Nobile e Gabriella Fasciani sono accusati di falso nell'ambito dei controlli ambientali affidati dalla Nato alla società per cui lavorano, la Sgs; i generali Molteni, Cecchetti e Quattrociocchi sono accusati anche di omissione d'atti d'ufficio per ragioni di igiene e sanità; il medico competente, il professore Pierluigi Cocco, è sospettato di omissione aggravata di cautele contro infortuni e disastri, omissione di atti d'ufficio e, insieme all'ex sindaco di Perdasdefogu, Walter Mura, di ostacolo aggravato alla difesa da un disastro e favoreggiamento aggravato.


lunedì 25 marzo 2013


Le strade per l’Indipendenza. 
Antonio Bassu

La maggior parte degli Indipendentisti percorrono la strada della politica per raggiungere la agognata meta della Indipendenza della Sardegna.

Chi in maniera diretta , chi attraverso la legalita’ internazionale , e chi invece attraverso le proteste o ricerca di condivisioni su argomenti importantissimi.

Questo lavorio , e’ importantissimo , anzi fondamentale per realizzare quanto auspicato.

Ma da solo non ha la forza di riuscire a spingere a mare il malaffare e soprattutto la mentalita’ Italianista troppo presente e permeata nei nostri conterranei.

Anche coloro che crediamo siano piu’ vicini a noi in questo pensare, sono invece piu’ vicini alle logiche di un Bersani o di un Berlusconi qualsiasi , rispetto invece a quelle che secondo me sono giuste e legittime di un popolo che aspira ad avere la propria legittimita’ e la propria liberta’.

Prendiamone atto, e’ certo oramai che da sola la politica non riuscira’ mai a cacciare gli empi dal tempio.

Se non si parte da questa considerazione ogni sforzo e’ vano, un esempio lo abbiamo sotto gli occhi in questo periodo che si parla di zona franca , dove senza altri sostegni , neanche la volonta’ popolare riesce a smuovere i monoliti ne’ alla regione e ne’ altrove.

Se dovessimo capacitarci di questo ogni altra via deve essere discussa e percorsa , nel rispetto delle logiche non violente , ma nell’ambito di altri settori.

Quali sono quindi questi settori ?

Sono tantissimi , ma i due piu’ importanti per avere il consenso popolare sono:

l’Economia,

La Societa’ civica :

Cosa intendiamo per economia ?

Faremo quindi solo alcuni esempi per meglio far comprendere questo argomento.

Noi importiamo l’ 85 % dei prodotti alimentari , con una perdita di circa 120/150 milioni di euro annui.

Se noi avessimo anche solo una fetta di questo mercato , potremo imporre e ribadisco imporre la nostra volonta’ nei tavoli di trattative dove si consumano gli accordi sempre o quasi a sfavore della economia dei sardi , come ad esmpio :

il latte ed il suo prezzo,
le carni ovine di importazione dai paesi esteri .

sembra assurdo che con decine di milioni di pecore bisogni importare carni ovine nei mercati Sardi.

Cio avviene perche’ non c’e’ organizzazione e ne’ peso contrattuale .

Altro esempio il credito , o meglio l’accesso al credito.

Oggi questi e’ negato a molti e concesso a pochissimi privilegiati, come tutti ben sapete sempre ed esclusivamente sulle nostre spalle in quanto la moneta’ che circola e’ a debito , e quindi la abbiamo pagata in toto e continuiamo a pagarne gli interessi passivi ogni qualvolta se ne ha bisogno.

Che significa che ogni operazione commerciale e’ tassata oltre che dai balzelli che ci portano via tre quarti del nostro lavoro anche da questa invisibile tassazione della moneta che comunque pesa notevolmente .

E’ come che pur avendo un auto a disposizione le leggi vi impongano di prenderne una a noleggio.

L’esempio di come una banca virtuosa ed in attivo sia stata distrutta per non dare questo potere alla societa’ economica in particolare lo avete nella Banca di Cagliari, come ben descritto da Pietro Murru nel suo libretto “ Una faccenda oscura”.

Questi due sono solo esempi di come il potere reale sia negato ai Sardi.

Chiunque si metta in politica , sa’ bene che la forza sta’ nel consenso “ rubato “ dei fenomeni mass media ed anche in quello delle banche,.

Ed e’ per questo che ad esempio la lega si sia organizzata bene in merito e malgrado tutti i colpi presi sia ancora in auge ed abbastanza rappresentativa.

Parliamo di consensi , e dove si vanno a cercare i consensi ?

Nella politica Indipendentista non esiste nessun ulteriore consenso oltre quella ristretta cerchia dei ferventi credenti in questa opzione politica.

Ma il consenso si ottiene se al popolo offri tre cose , specie in quella percentuale di svantaggiati della nostra societa’ che supera abbondantemente il 50 % e che ogni giorno si ingrossa sempre piu’

Le tre cose che il popolo chiede sono:

un tetto dove dormire
un piatto dove mangiare
e abiti per vestirsi.

Se si vuole che i Sardi diventino popolo bisogna soddisfare queste esigenze negate , e solo con una forza economica e col giusto sostegno della politica , e’ possibile ottenerlo.

Bisogna che chi vuole il consenso si renda conto di questo altrimenti ogni movimento politico per quanto giusto, per quanto onesto, e condivisibile e’ destinato alla sconfitta .
Le strade per l’Indipendenza. 



La maggior parte degli Indipendentisti percorrono la strada della politica per raggiungere la agognata meta della Indipendenza della Sardegna.

Chi in maniera diretta , chi attraverso la legalita’ internazionale , e chi invece attraverso le proteste o ricerca di condivisioni su argomenti importantissimi.

Questo lavorio , e’ importantissimo , anzi fondamentale per realizzare quanto auspicato.

Ma da solo non ha la forza di riuscire a spingere a mare il malaffare e soprattutto la mentalita’ Italianista troppo presente e permeata nei nostri conterranei.

Anche coloro che crediamo siano piu’ vicini a noi in questo pensare, sono invece piu’ vicini alle logiche di un Bersani o di un Berlusconi qualsiasi , rispetto invece a quelle che secondo me sono giuste e legittime di un popolo che aspira ad avere la propria legittimita’ e la propria liberta’.

Prendiamone atto, e’ certo oramai che da sola la politica non riuscira’ mai a cacciare gli empi dal tempio.

Se non si parte da questa considerazione ogni sforzo e’ vano, un esempio lo abbiamo sotto gli occhi in questo periodo che si parla di zona franca , dove senza altri sostegni , neanche la volonta’ popolare riesce a smuovere i monoliti ne’ alla regione e ne’ altrove.

Se dovessimo capacitarci di questo ogni altra via deve essere discussa e percorsa , nel rispetto delle logiche non violente , ma nell’ambito di altri settori.

Quali sono quindi questi settori ?

Sono tantissimi , ma i due piu’ importanti per avere il consenso popolare sono:

l’Economia,

La Societa’ civica :

Cosa intendiamo per economia ? 

Faremo quindi solo alcuni esempi per meglio far comprendere questo argomento.

Noi importiamo l’ 85 % dei prodotti alimentari , con una perdita di circa 120/150 milioni di euro annui.

Se anoi avessimo anche solo una fetta di questo mercato , potremo imporre e ribadisco imporre la nostra volonta’ nei tavoli di trattative dove si consumano gli accordi sempre o quasi a sfavore della economia dei sardi , come ad esmpio :

il latte ed il suo prezzo,
le carni ovine di importazione dai paesi esteri .

sembra assurdo che con decine di milioni di pecore bisogni importare carni ovine nei mercati Sardi.

Cio avviene perche’ non c’e’ organizzazione e ne’ peso contrattuale .

Altro esempio il credito , o meglio l’accesso al credito.

Oggi questi e’ negato a molti e concesso a pochissimi privilegiati, come tutti ben sapete sempre ed esclusivamente sulle nostre spalle in quanto la moneta’ che circola e’ a debito , e quindi la abbiamo pagata in toto e continuiamo a pagarne gli interessi passivi ogni qualvolta se ne ha bisogno.

Che significa che ogni operazione commerciale e’ tassata oltre che dai balzelli che ci portano via tre quarti del nostro lavoro anche da questa invisibile tassazione della moneta che comunque pesa notevolmente .

E’ come che pur avendo un auto a disposizione le leggi vi impongano di prenderne una a noleggio.

L’esempio di come una banca virtuosa ed in attivo sia stata distrutta per non dare questo potere alla societa’ economica in particolare lo avete nella Banca di Cagliari, come ben descritto da Pietro Murru nel suo libretto “ Una faccenda oscura”.

Questi due sono solo esempi di come il potere reale sia negato ai Sardi.

Chiunque si metta in politica , sa’ bene che la forza sta’ nel consenso “ rubato “ dei fenomeni mass media ed anche in quello delle banche,.

Ed e’ per questo che ad esempio la lega si sia organizzata bene in merito e malgrado tutti i colpi presi sia ancora in auge ed abbastanza rappresentativa.

Parliamo di consensi , e dove si vanno a cercare i consensi ?

Nella politica Indipendentista non esiste nessun ulteriore consenso oltre quella ristretta cerchia dei ferventi credenti in questa opzione politica.

Ma il consenso si ottiene se al popolo offri tre cose , specie in quella percentuale di svantaggiati della nostra societa’ che supera abbondantemente il 50 % e che ogni giorno si ingrossa sempre piu’

Le tre cose che il popolo chiede sono:

un tetto dove dormire
un piatto dove mangiare
e abiti per vestirsi.

Se si vuole che i Sardi diventino popolo bisogna soddisfare queste esigenze negate , e solo con una forza economica e col giusto sostegno della politica , e’ possibile ottenerlo.

Bisogna che chi vuole il consenso si renda conto di questo altrimenti ogni movimento politico per quanto giusto, per quanto onesto, e condivisibile e’ destinato alla sconfitta .

Antonio Bassu


Il Movimento "TERRA LIBERA" aderisce e parteciperà compatto alla manifestazione organizzata dai “PATRIOTI SARDI”, in programma per lunedì 25 marzo p.v. alle ore 12.00, presso l'Ufficio delle Dogane di Cagliari (Ingresso Portuale dietro Stazione Ferroviaria). Non si mollerà il presidio fino all'ottenimento del nuovo prezzo dei carburanti (eliminazione delle accise, dei dazi doganali e dell'IVA). Rivolgiamo l'invito a partecipare a tutti i vari Movimenti, Associazioni e Comitati spontanei della Sardegna. La fiscalità di vantaggio in Regime di Zona Franca Integrale è un diritto di noi Sardi. E' una legge..... e come tale.... VA' APPLICATA…. SUBITO!!
Giuseppe Marini (Mov. TERRA LIBERA)
Il Movimento "TERRA LIBERA" aderisce e parteciperà compatto alla manifestazione organizzata dai “PATRIOTI SARDI”, in programma per lunedì 25 marzo p.v. alle ore 12.00, presso l'Ufficio delle Dogane di Cagliari (Ingresso Portuale dietro Stazione Ferroviaria). Non si mollerà il presidio fino all'ottenimento del nuovo prezzo dei carburanti (eliminazione delle accise, dei dazi doganali e dell'IVA). Rivolgiamo l'invito a partecipare a tutti i vari Movimenti, Associazioni e Comitati spontanei della Sardegna. La fiscalità di vantaggio in Regime di Zona Franca Integrale è un diritto di noi Sardi. E' una legge..... e come tale.... VA' APPLICATA…. SUBITO!!
Giuseppe Marini (Mov. TERRA LIBERA)

martedì 19 marzo 2013


Processo Quirra.

Il gup Nicola Clivio
 riesce a schivare la patata bollente  


 Il giudice Clivio nell’udienza 11/03/ 2013 è riuscito a scansare la patata bollente e a rimandare la scomoda decisione del rinvio a giudizio degli imputati eccellenti. Lo stratagemma è il solito: l’ennesima puntata della telenovela “Ricerca scientifica infinita” in auge dal lontano 2001. Ha scelto come protagonista Mario Mariani, docente del Politecnico di Milano, gli ha dato l’incarico di svolgere la solita indagine geochimica  al solito “ scopo di verificare se l’area del poligono sia o sia stata contaminata dalle sostanze chimiche tossiche e dalle sostanze radioattive (..)  e se eventuali valori superiori alla norma potevano essere conseguenza dello svolgimento delle attività militari”.  
Gli avvocati degli accusati esultano e inneggiano alla “significativa vittoria”. Rimarcano che “il gup ha evidentemente ritenuto di non condividere le conclusioni del pm Fiordalisi e dei suoi consulenti”, “ha ritenuto le carte dell’accusa insufficienti per i rinvii a giudizio”

La decisione del giudice Clivio comporta:
1    Il non accoglimento, non solo delle “perizie di parte” della Procura, ma anche dell’indagine super partes dell’Arpas che la contaminazione l’ha rilevata e misurata.

2  Dilazione all’infinito dei tempi . Il gup ha concesso al perito sei mesi e il perito, a ragione,  ha già ventilato la proroga, infatti, deve rifare le indagini svolte dall’Università di Siena e dalla SGS (messe sotto accusa) e l’indagine dell’Arpas. Ciascuna delle tre ha  richiesto un tempo tecnico di oltre due anni.
Se il perito individuerà la contaminazione la telenovela avrà un’ulteriore puntata centrata sull’aspetto sanitario. Il giudice nominerà un altro perito per accertare il nesso tra sostanze rintracciate - patologie - decessi ….e cosi via scientificamente indagando fino al secolo venturo.

3   Prescrizione più che probabile di vari reati e conseguente proscioglimento o alleggerimento dei capi d’accusa. Fin da ora, Codice alla mano, si possono fare sicuri pronostici su generali e imputati eccellenti che la faranno franca. 
4  Riproposizione di una metodologia di ricerca che si è rivelata da tempo poco adeguata, la stessa usata nel 2001 dall’UNEP (United Nations Environment Program) in Kosovo dove sono state sparate dieci tonnellate di uranio impoverito, stando alle documentazioni Nato corredate dalle mappe dei punti d’impatto. La “classica” analisi geochimica delle matrici ambientali (suolo, acqua, aria ecc. ) ha rilevato: “Non esiste alcuna contaminazione diffusa e misurabile”. L’UNEP, però, ha concluso con l’ ammissione di avere usato una metodologia non idonea e ha indicato metodologie più consone.
Le valutazioni che hanno portato Gettiamo le Basi a rigettare formalmente, come componente del Comitato Territoriale d’Indirizzo Politico istituito dal ministro della Difesa, sia il Capitolato Tecnico del Piano di Monitoraggio (marzo 2008), sia i risultati presentati a febbraio e luglio 2011, includono la valutazione di inadeguatezza, fondata anche sulle argomentazioni dell’UNEP, del lotto più nevralgico affidato dalla Nato alla SGS. A riprova: il consulente tecnico della Procura, prof. Lodi Rizzini, ha cercato le sostanze radioattive dove e come andavano cercate, nelle ossa degli uccisi ha trovato le “introvabili” sostanze radioattive, il torio, molto più pericoloso del più chiacchierato uranio.
Scienza a parte, basta un briciolo di buon senso per capire che le sostanze radioattive e tossiche, se sparate o fatte brillare, si frantumano in un aerosol di polveri sottili e sottilissime, si disperdono a grandi distanze, non restano strette strette appollaiate su un albero o una roccia nel punto  d’impatto, non resistono immobili per anni e anni alla forza dei venti, al dilavamento delle piogge, alla voracità di capre, api e pesci, in gran parte sono trasferite nel corpo di chi l’aerosol respirò, quel formaggio, quel miele, quel pesciolino mangiò e si ammalò.

5 Non considerazione del nesso specifico tra i sistemi d’arma usati nel Pisq e i contaminanti (certificati!) che rilasciano nell’ambiente (esempio: missile Tow-amianto; propellenti aerospaziali-coktail di veleni dai nomi seducenti o impronunciabili). Le ditte produttrici di ordigni bellici, per obbligo di legge, informano la cittadinanza che vive nei pressi dello stabilimento dei contaminanti utilizzati e della classe di rischio. Paradossalmente nessuna informazione è dovuta alla popolazione che vive dove le sostanze tossiche e/o nocive sono sparate nell’ambiente e si degradano in altre più pericolose. Il rischio è ben più alto di quello legato alla manipolazione controllata dei singoli componenti e reattivi. Se non si acquisisce l’informazione, pubblica e facilmente accessibile, sulle sostanze tossiche e/o nocive contenute nei vari ordigni la “presunta” contaminazione del Pisq è desinata a restare nel regno del mistero.  
L’indagine epidemiologica . La Magistratura e il perito nominato dal tribunale terranno conto dello studio epidemiologico promosso da Regione e Commissione del Senato. I risultati sono previsti per il prossimo giugno. L’attesa però è superflua, anche in questo caso è sufficiente esaminare la metodologia di ricerca adottata per conoscere  fin da ora le conclusioni: “Non si riscontrano eccedenze significative di patologie tumorali”. La strage, “l’epidemia” di tumori, leucemie, linfomi, alterazioni genetiche sarà “scientificamente” normalizzata e cancellata.

  Comitato sardo Gettiamo le Basi 
Tel 3467059885—070823498
 

sabato 16 marzo 2013


Franca Zona travolta da una bufala, anzi da una mandria.


Mario Carboni
Mario Carboni 
Luciano Caveri è un caro e antico amico valdostano, è stato parlamentare, parlamentare europeo, consigliere regionale e presidente della Giunta regionale della Val d'Aosta.
La biografia sul suo blog può fornire altri dati in abbondanza sulla qualità politica di questo uomo che fra l'altro è un gran amico della Sardegna.

Assieme ( alleanza delle minoranze linguistiche) abbiamo inviato al Parlamento europeo due parlamentari sardi Michele Columbu e Mario Melis.

Conosce profondamente la questione zona franca e partendo come sottolinea dallo Statuto valdostano che prevede la zona franca extra doganale per tutta la regione e che ancora non è stata completata da una legge dello Stato mai emanata dal 1948, nel suo stile scarno da giornalista ha fotografato la situazione in Sardegna sulla Zona franca, con cognizione di causa profonda e distaccata.

Purtroppo e cortesemente, con parole adatte per non offendere, fotografa quella che per molti neofiti è una loro grande scoperta, la battaglia storica per la zona Franca sarda, evidenziando la farsa che si sta perpetrando , da parte di capipopolo demagogici e populisti ai quali è stata offerta una sponda fasulla da politici nella stessa misura demagogici e populisti.

Leggere documenti e proclami senza capo né coda, rispetto ai quali viene il dubbio che siano stati scritti come in una trance onirica, veder diffondere bufale a piene mani, fa venire tanta tristezza ma anche accapponare la pelle a fronte dell'entusiasmo popolare e la grande mobilitazione entusiastica che stanno evocando fra i sardi. 

Specchio del degrado politico dell'autonomia sarda e di settori importanti della nostra società quali la stampa e l'informazione radiotelevisiva e bisogna dire anche del web, sono la disinformazione e la complessiva ignoranza della questione e delle legislazioni interessate, dato che riportano pedissequamente affermazioni campate in aria, sbagliate, a volte al limite del grottesco, che vari apprendisti stregoni diffondono ormai da troppo tempo e malauguratamente con un certo successo di pubblico e di claque.

È drammaticamente straordinario come a volte e in periodi di grande crisi la psicologia delle masse possa indirizzare verso binari morti se non proprio verso un sicuro deragliamento un treno quale quello della Zona franca, partito tanti anni fa e avanzato fra tante difficoltà sino ai giorni nostri.

Solo da poco si avverte una reazione di idee e di etica politica da parte di singoli e piccoli gruppi di liberi pensatori che però vengono additati da fanatici settari di un carro di Tespi che gira la Sardegna diffondendo sogni ed errori, quali rematori contrari, sabotatori della zona Franca e altre simili amenità .

È un fenomeno già studiato da Elias Canetti ( ed altri analisti e politologi) nel suo insuperato libro "psicologia delle masse" e che invito a leggere, quando analizza come la massa, un movimento nascente, nasce, vive e muore, in situazioni di crisi storica , sociale ed economica e senz'altro culturale.

Ciò dipende a mio avviso dalla crisi dello Stato unitario e dell'Autonomia sarda che prima che economica è politica.

Non bisogna sottrarsi alla discussione, malgrado si avvertano segni di intolleranza e di violenza per ora solo verbale, perché la questione della sovranità fiscale, così come quella della lingua sarda, è fondamentale per elaborare una teoria dello Stato sardo.

Perché solo avendo un idea, un progetto del futuro Stato sardo, chiamatelo Repubblica o come volete, si può pensare di uscire dalla crisi attuale che è solo agli inizi, provando anche a risolvere i problemi minuti, giornalieri, contingenti delle famiglie, dei giovani, delle categorie emergenti e produttive e dei più deboli sardi.

Una soluzione, parziale, riformista, a piccoli passi verso la sovranità fiscale e quindi verso la Zona franca generalizzata a tutta la Sardegna è puntare le forze verso un primo obiettivo ( che i demagoghi stanno ancora colpevolmente eludendo con i loro salti della quaglia ), cioè l'attuazione del decreto 75/98 che ha istituito le zone franche sarde dotandole di perimetrazioni realistiche e regole che le vedano operare in regime di annullata fiscalità doganale e sopratutto di ridotta fiscalità sulle imposte dirette ed indirette di reale vantaggio per dare produzioni di beni e servizi e libertà di commercio, di trasporti ed occupazione. Cagliari, Porto Torres, Olbia, Arbatax, PortoVesme ed Oristano stanno attendendo dal 1998.

Si sta ripetendo il fenomeno psicologico e drammaticamente politico che avvenne quando Lussu propose l'adozione per la Sardegna dello Statuto siciliano.
Venne rifiutato in nome di un obiettivo più alto che poi non venne raggiunto anzi ci fruttò un aborto di Autonomia.

Oggi si rifiutano le zone franche già istituite nel '98 in nome di una Zona franca di fantasia e tutta ideologica che però non arriverà mai se prima non si realizzassero le zone franche che ho ricordato e non si facessero altri decreti attuativi dell'Art.12 dello Statuto o vere e proprie riforme di alcuni suoi articoli che ne ampliassero le competenze alla fiscalità.

A molti santoni della Zona franca sfugge che appunto non è eliminando la fiscalità, che creerebbe problemi insopportabili al bilancio regionale ma abbassandola in maniera mirata e con misure diverse per prodotti e servizi diversi che si ottiene quella che modernamente si chiama fiscalità di vantaggio.

Il vantaggio è ciò che si deve ottenere. Ma vantaggio rispetto a chi? Chi e che cosa devono essere i punti di riferimento per ridurre la pressione fiscale?

Evidentemente il primo elemento di vantaggio deve servire ad eliminare lo svantaggio e deve essere l'abbattimento dei costi superiori rispetto a quelli medi italiani ed europei dei fattori di produzione di beni e servizi che penalizzano l'isola per l'insularità e per altri fattori storici economici, culturali e infrastrutturali.

Un ulteriore abbassamento di fiscalità diretta ed indiretta andrebbe fatto per ottenere l'attrattività per capitali, tecnologie, imprese ed imprenditori che sarebbero per questo attratti ad investire in Sardegna. La fiscalità di vantaggio sarebbe quindi anche una boccata d'ossigeno, una vera respirazione bocca a bocca per l'intero sistema economico sardo e per le imprese produttrici di beni e servizi che già vi operano anche nel turismo e commercio e nell'agroindustria e allevamento e deroghe alla PAC.

Con la contemporanea ascesa dell'occupazione si può ben prevedere che in cinque anni solo la messa in attività delle zone franche già decise col decreto 75/98 darebbero almeno 50.000 nuovi posti di lavoro senza tener conto dell'indotto. E scusate se è poco.
Il buon senso, la coscienza ed anche la scienza questo ci consiglierebbe e in seguito, ottenuto ciò che ci spetta si potrà seguitare in avanti per strappare la libertà fiscale in tutta la Sardegna, progettata come serve a noi sardi e non come un paese della Cuccagna che è propagandato dal carro di Tespi che gira per le piazze sarde.

Rivitalizzata l'economia, cambiato il modello di sviluppo imposto dal colonialismo, dato lavoro e reddito a padri di famiglia e a ragazzi e ragazze saremo meno poveri e miserabili di come siamo ridotti adesso a chiedere l'elemosina allo Stato e alle sue corporazioni magari per procrastinare produzioni superate, mangia miliardi, velenose o vendere la nostra terra, il nostro ambiente come farebbe un padre di famiglia alla fame nera avviando alla prostituzione i propri figli, avremo quindi la forza per ambire ad altri e più alti obiettivi di libertà.

Devo dire che però non sono ottimista nel breve e medio periodo perché vedo prevalere per adesso il populismo e l'avventurismo che trovano terreno fertile nella disperazione della gente e purtroppo anche nell'ignoranza che contamina la speranza genuina nel diritto e l'aspirazione ad una vita migliore e più giusta alimentando fanatismo ed intolleranza.

Vittima di tutto questo può essere l'idea stessa di zona franca e di tutto ciò che essa sottende, a fronte della grande disillusione e disincanto che può seguire al crollo di sogni e speranze quando si riveleranno o irrealizzabili o concretizzabili in misura ben minore
Tutto questo perché la Sardegna ed i sardi sono oggi come un gregge senza pastore, con una classe dirigente e politica screditata e ignorante delle minime competenze culturali atte ad elaborare qualsiasi progetto sulla fiscalità di vantaggio che hanno osteggiato per oltre mezzo secolo.

La Sardegna si trova anche senza un partito politico ( nel vero senso della parola non cloni dei partiti che tifano per il colonialismo purchè li faccia sopravvivere come intermediari che possa rappresentare la nazione sarda, la sua complessità ed identità e i suoi obiettivi di libertà e autodecisione ( anche quelli parziali di zona franca ) come invece i tempi drammatici che stiamo attraversando e che vedono il crollo dello Stato italiano centralista, richiederebbero.

Apprendo adesso che sarebbe arrivata la risposta dela Commissione europea  alla lettera inviatagli per comunicargli l'unilaterale e fasulla attivazione della zona franca sarda, la sua lettura se si avrà il coraggio e la trasparenza di renderla integralmente pubblica  ci darà elementi di ulteriore analisi e riflessioni.

E' la risposta di Carboni all'articolo qui sotto



Farsi da soli la "zona franca"

La dogana svizzera
Leggi una cosa così e ti stupisci:"E' passata sotto tono la notizia che dal 24 giugno prossimo la regione Sardegna, comprese le isole minori, diverrà "zona franca". Non si capisce bene perché i vari telegiornali e le maggiori testate giornalistiche abbiano sottaciuto una notizia così importante. In ogni caso c'è da dire che questo evento per la seconda isola più grande d'Italia riveste un'importanza fondamentale sia per i residenti che per il resto degli italiani".

Poi ne leggi un'altra così e passi dal dubbio allo sghignazzo: "Dal prossimo 24 giugno andare a vivere in Sardegna oppure andare semplicemente a trascorrerci le vacanze potrebbe risultare davvero conveniente. Si apprende infatti da una delibera del Consiglio regionale risalente allo scorso 12 febbraio che la Regione Autonoma della Sardegna ha stabilito l'attivazione di un regime doganale di "zona franca" esteso a tutto il territorio regionale. L'isola andrebbe dunque ad affiancare le città di Livigno, Campione d'Italia, Messina e Livorno, i porti franchi di Trieste, Venezia ed Ancona e la Regione Val d'Aosta, che godono di questo particolare trattamento".


Ovvio che chi scrive quest'ultimo articolo non sa che è vero che lo Statuto valdostano prevedeva la "zona franca", ma mai è stata applicata e dunque il fatto non è vero. La deliberazione per il "caso sardo" è, invece, verissima e pure le iniziative di spinta politica annunciate dal presidente dell'Isola, Ugo Cappellacci, ma siamo di fronte ad una castronata. Mai Roma e men che meno Bruxelles potrebbero accettare nulla di simile in questa fase storica. Sembra di sentire chi in Valle d'Aosta propone buoni benzina a gogò, tablet per tutti, dice che il Casinò va bene e che "Cva" non assume gente "amica" e che le turbine cinesi per le centrali funzionano come degli orologi svizzeri.
Per altro - scusate la digressione e torno al punto - mentre lo Statuto valdostano è chiarissimo sin dal 1948 - articolo 14: "Il territorio della Valle d'Aosta è posto fuori della linea doganale e costituisce zona franca. Le modalità d'attuazione della zona franca saranno concordate con la Regione e stabilite con legge dello Stato" - quello sardo è debolissimo con una frasettina smilza all'articolo 12: "Saranno istituiti nella Regione punti franchi".


Pochino per una zona franca integrale, oltretutto auto-statuita, non si sa sulla base di quali poteri e competenze. Insomma non se ne parla della questione - e lo dico con dispiacere per gli amici sardi, cui ci legano l'autonomia speciale e il fatto che il grande Emilio Lussu sia stato relatore del nostro Statuto - per la semplice ragione che è un'iniziativa destinata a giacere su di un binario morto.


Le strade sono più complesse che un atto come quello su cui si dovrebbe basare la rivoluzione e sfugge come si possa conciliare con un ordinamento fiscale basato su una compartecipazione ad una fiscalità che crollerebbe.
Mentre spero che le nostre elezioni regionali consentano di ragionare sulla "nostra" zona franca e le sue eventuali e realistiche possibilità di farne ancora qualcosa. Ma non con una delibera puramente dimostrativa.

venerdì 15 marzo 2013


Zona franca sarda attivata o ingannata?

Mario Carboni

Mentre la Sardegna affonda e la gente chiede la Zona franca per la Sardegna e la vorrebbe subito, sembra che si giochi con le parole invece di compiere atti concreti alimentando a volte aspettative o irrealizzabili o ottenibili con ancora altri sforzi e il superamento di difficili ostacoli politici, legislativi e pratici.

Specchio di una situazione di crisi e di confusione è l'emergere di un nuovo linguaggio, una orwelliana neolingua, con termini nuovi e parole ambigue improprie in un certo senso ingannatrici e manipolatorie, che appartengono più al campo della politica politicante come arte dell'in-possibile con la dissimulazione dei problemi e delle difficoltà proprie di una Autonomia sarda in putrefazione, piuttosto che a quelli di un corretto rapporto dialettico fra popolo e governanti.

La Zona franca sarda non esiste ancora in nessun luogo e si presume che passerà diverso tempo per vedere i sardi beneficiati da questa soluzione politico economica, cuore di un percorso ormai secolare di autogoverno e sovranità fiscale.

Risulterebbe invece, si fa credere e molti ingenui ci credono anche per la diffusione di documenti ufficiali, che da qualche giorno la Zona franca sarda sia stata attivata come se fosse un ordigno telecomandata dei talebani, l'apertura di un cancello di un giardino delle delizie, le portiere di una automobile, attivabili con un telecomando verbale e scritto, perchè inviato a tutte le massime autorità da Bruxelles a Roma.

Siamo nella società della comunicazione e forse l'attivazione della zona franca sarda riguarda più una realtà virtuale o mistico-magica nella quale la parola attivazione è un mantra che ha il potere, per il solo fatto di essere scritta o pronunciata, di materializzare dal nulla la zona franca della Sardegna per la quale lottiamo ancora invano da ben prima dell'Autonomia del 1948.

Peccato che gli unici termini utilizzabili che corrispondano a concretezza siano realizzazione ( vedi l'Art.12 dello Statuto ), istituzione ( vedi il Decreto legisl. 10 marzo 1998 n. 75 che appunto ha istituito le zone franche di Cagliari, Olbia, Porto Torres, Porto Vesme, Oristano e Arbatax ) oppure destinazione ( vedi l'art.155 del Codice doganale europeo che stabilisce che siano gli Stati a destinare, al termine di una negoziazione con chi ne usufruisce e che può solo proporre, parti del loro territorio doganale a Zona franca.

Anche stabilire è un termine utilizzabile corretamente, perché sempre secondo l'Articolo 155 del Codice doganale europeo si statuisce che siano sempre gli Stati a stabilire l'area interessata ad una Zona franca ed i loro punti di entrata ed uscita per le merci e le persone.

Indubbiamente la parola regina che ha un senso concreto, di realtà e non di sogno e neppure di demagogia populistica non è certo attivare bensì realizzare , perché appunto incarna il senso e lo spirito delle altre parole necessarie per compiere il processo che faccia toccare con mano ai sardi le franchigie e che sono istituzite e con una loro destinazione.

I sardi infatti chiedono non parole con false promesse ma che la zona franca si realizzi e prima possibile, magari subito.

Ma per rendere veratangibileutilizzabile ed operativa la Zona franca sarda come è possibile oggi e non domani e dopodomani, occorre mettere in fila ancora altre parole quali delimitazionedisposizione, che sono contenute nel testo delle norme di attuazione dell'art.12 del nostro Statuto speciale.

Con queste parole si chiede, ormai invano da oltre tre lustri, alla Regione sarda e quindi alla sue consecutive Giunte regionali di delimitare territorialmente le zone franche istituite dal Governo italiano col decreto legislativo 75/98 e di determinare ogni altra disposizione necessaria per la loro operatività da proporre affinché il Presidente del Consiglio dei ministri le renda operativecon separati decreti.

Sono trascorsi dal 1998 ben 15 anni ed ancora la Giunta non ha delimitato né determinato le altre disposizioni che evidentemente dovrebbero essere di natura fiscale perché le zone franche sarde siano identificabili, operative e veramente tali.

Ha invece deliberato di attivare la Zona franca, come se esistesse già e fosse una Bella addormentata nel bosco in attesa del bacio del Principe che le dia vita e azione.

Mentre invece la Zona franca non esiste purtroppo in nessun luogo della Sardegna.

Ci sono anche persone e gruppi di persone che pensano invece che non sia così e si preparano nei prossimi giorni a fare il pieno di benzina defiscalizzata nei loro Comuni solo per il fatto che i Consigli comunali abbiano votato un ordine del giorno fotocopiato e replicante nel quale anche loro hanno attivato la Zona franca magari comunale.

E guai a dire il contrario, il fatto di aver fatto una inteligente campagna di marketing politico, di pura comunicazione politica, affiggendo cartelli con scritto zona franca agli ingressi dei Comuni o in alcune pompe di benzina, ha indotto gli autori e sopratutto molti fruitori di quel messaggio beneaugurante, a credere fermamente che ciò sia realtà o realizzabile in pochi giorni o mesi.

Eppure si è deliberato  una attivazione impropria, giocando ambiguamente sulle parole, come si schiaccia un interruttore di una moderna lampada di Aladino per condividere un sogno imposto da chi appunto pensa di poter superare con la forza di volontà o con assemblee o magari la forza della piazza da organizzare, la legislazione vigente ed i rapporti di subalternità fra l'Autonomia sarda attuale ed i poteri dello Stato centralista.

La Zona franca sarda, estesa a tutta la Sardegna è invece un percorso che richiede diverse tappe e in tempi diversi.

Queste tappe non sono disgiunte dal dover riappropriarsi della sovranità fiscale da inserire come pietra d'angolo del nostro Nuovo Statuto di sovranità, obiettivo che sembra posto nel dimenticatoio dell'odierno dibattito politico.

E' indispensabile realizzare la prima tappa, cioè la realizzazione di quanto disposto dal decreto 75/98 senza perdesi in fumisterie, per poi passare alla seconda che è l'estensione alla Sardegna di quella che meglio sarebbe non chiamare più, come nel secolo scorso , Zona franca sarda ma Zona Speciale sarda.

Bisognerebbe fare tesoro di altre esperienze positive europee in campo di intere isole a fiscalità ridotta per compensare le diseconomie insulari, storiche, culturali e infrastrutturali, come ad esempio quella delle Isole Canarie o della vicina Corsica che, pur in maniera differente, appunto sono zone a fiscalità ridotta e hanno per confini non muri o reticolati ma il loro mare e per entrate ed uscite i porti e gli aeroporti.

Seguendo quegli esempi, disegnando e progettando una Zona Speciale Sarda adatta alle nostre esigenze che coniughi produzioni defiscalizzate industriali, per l'energia, nei servizi avanzati, nel turismo, nell'agroindustria con aumento del PIL, occupazione con le indispensabili defiscalizzazioni per i consumi della popolazione, si può evitare la fuga in avanti parolaia di una attivazione fasulla e demagogica, che serve solo a mascherare impotenza e ritardi politici dell'intera classe politica e di movimenti demagogici e populisti e può portare in definitiva a non realizzare le zone franche oggi realizzabili per iniziare a dare lavoro e reddito alle migliaia di disoccupati e ruolo agli imprenditori sardi .
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