giovedì 13 dicembre 2012



La condizione dei carcerati è come sempre un disastro sia dal punto di vista istituzionale  che per le condizioni di vita che si vivono e percepiscono dentro , dal di fuori d'esso la sensazione è distante dalla reale situazione e per certi versi incomprensibile, tantè che il detto: "se non lo provi non lo capisci" si addice perfettamente. Richiamare alla mente la possibilità di nuova società senza galere è cosa che non solo è possibile ma attuabile da subito , una società che non preveda la pena ma l'integrazione su basi di comprensione e d'incontro ai problemi psico fisici ed economici del soggetto deviato sono importanti per cambiare la realtà del carcerando;ma no si può nemmeno accettare l'idea di punizione anzichè di ri- educazione senza fini di rappresaglia fine a se stessa....
Ricordiamoci che abbiamo a che fare con persone e non con oggetti.

Sa Defenza


LETTERA DAL CARCERE “BUONCAMMINO” (CAGLIARI)

[…] non voglio ripetere in questa lettera analisi e valutazioni che già sono state espresse in passato nei periodi in cui si approfondiva il discorso contro il carcere, cercando invece di farne di nuove, considerando le modificazioni che hanno determinato il presente carcerario, non per essere realisti (dato i tempi che corrono non si va da nessuna parte) ma per avere quella concezione della realtà che ci possa permettere di intervenire al meglio. 

La questione dovrebbe essere per l’inizio delle “lotte intermedie” cioè ottenere nell’immediato condizioni dignitose per i reclusi, migliore vivibilità, nella prospettiva della completa distruzione del carcere ovviamente unita al sociale che lo genera. 

Quindi incominciare la lotta col strappare al potere ciò che è il contenuto delle nostre rivendicazioni conl’intento di estenderla  e radicalizzarla attualmente secondo me la difficoltà sta nella partecipazione a tale lotta più che alla scelta del metodo. 

Quindi non possiamo utilizzare l’opuscolo per coordinarci se risultaassente la propulsione dell’azione collettiva prigioniera; ma la situazione che determinala vita dei detenuti è anche mutabile perché instabile, un po’ per dove tira il vento, unpo’ per le tensioni accumulate e altri fattori che si possono esprimere sul momento. c’è un’incertezza di fondo così come c’è la certezza dell’addomesticato corpo recluso, tutto questo e altro crea la difficoltà di organizzare, di proporre e di lottare assieme agli altri,  parlo sempre della mia esperienza personale. 

Un passo importante, che è una delle cose che continuo a fare, è quello di stimolare all’azione collettiva parlandone all’aria, in doccia e in qualsiasi momento di passaggio in cui posso socializzare la proposta, non trovando comunque terreno fertile, perché anche una battitura comporta un rapporto disciplinare, indagini per catturare i promotori,malumori, nonché la percezione che accomuna molti detenuti sull’insensatezza del metodo. 

La volta scorsa si faceva la battitura per l’amnistia proposta da Pannella e quindi autorizzata perché appoggiata anche da una sigla sindacale delle guardie. Quelli che hanno continuato (cercato di continuare) nei giorni successivi sono stati minacciati di rapporti e trasferimenti e tutto tace! E’ inutile dire che è indispensabile perseverare nello stimolare all’azione collettiva in maniera tale che ci si possa poi coordinare, il mio intento è anche quello di trovare dei complici in un gruppo ristretto che possa essere affiatato al punto da muoverci compatti e di allargare agli altri la contagiosa ribellione. ma l’affiatamento che finora ho trovato è solo neidiscorsi sovversivi. 

La mia pratica rimane tutt’ora individuale ma io non demordo mai! Per il discorso degli immigrati sono certamente d’accordo che, essendo una maggioranza nelle galere della penisola, nella particolare posizione di annientamento decretata contro di loro, sia indispensabile agire insieme. 

 Questa realtà qui non è però avvertita come avviene in italia ma è ovvio che la questione riguarda tutti. c’è la politica dello stato italiano che incarcera gli immigrati (con tutto quello che c’è dietro, nel mezzo e neldopo) spesso (o sempre) in combutta con la politica dei paesi di provenienza, in cui mettono in pratica un progetto razzista di sterminio ben definito e che è indispensabile per portare avanti una progettualità che dia rilevanza, partendo dalle loro storie, la realtà cheli sfrutta, li uccide, li imprigiona. 


Per evidenziare non solo tra noi ma anche e soprattutto tra i diretti interessati quello che sta succedendo, in questa maniera, può essere l’inizio di una possibilità organizzativa e di lotta assieme. […]

iosto Presoni de buonkaminu, 20 settembre 2012

sabato 8 dicembre 2012

sardinya: Monte Prama, ecco la storia dei Giganti di pietra

L'appassionante vicenda delle statue 

 Carlo Figari

www.unionesarda.it

 

Finalmente tutta la verità sui Giganti di Monte Prama. O almeno quello che sinora è possibile raccontare in attesa che futuri scavi possano aggiungere nuovi particolari sulla vicenda che più di ogni altra ha appassionato gli archeologi nell'ultimo decennio. Messe da parte le polemiche sulla destinazione delle statue di pietra restaurate nel laboratorio di Li Punti a Sassari, oggi la loro storia è raccolta in un bel volume appena pubblicato dalla cagliaritana Fabula. L'editore Enrico Clemente ha chiamato attorno a questa complessa opera i protagonisti della scoperta: quattro illustri archeologi che dal 1974 (il primo ritrovamento risale al maggio di quell'anno quando un contadino scavando con l'aratro trovò alcuni frammenti scultorei) hanno lavorato a più riprese nel sito, recuperato il grosso dei reperti e poi dato un significato alle statue. Oggi possiamo dire di sapere molto su questi clamorosi Guerrieri nuragici, il velo di mistero che li ha circondati per oltre un trentennio è stato tolto, le ipotesi degli studiosi più o meno concordano sulla base di attente valutazioni e confronti stilistici. 
Nelle 277 pagine patinate scorrono i saggi di Alessandro Bedini, il primo archeologo della Soprintendenza ad arrivare sul sito e a lavorarci negli anni Settanta per poi trasferirsi a Roma e a Firenze; Carlo Tronchetti, ex direttore della Soprintendenza e del museo nazionale di Cagliari; Giovanni Ugas, docente dell'ateneo cittadino e Raimondo Zucca, docente a Sassari e instancabile promotore di mostre e convegni. Arricchiscono il volume le immagini di Massimo Migoni e i disegni ricostruttivi delle statue eseguiti dall'architetto Panaiotis Kruklidis.Un lavoro importante ed esaustivo che consente al lettore, anche non specialista, di capire cosa fossero e rappresentassero quei Giganti di pietra (alti quasi due metri). Il libro, già presentato in anteprima a Sassari, verrà illustrato oggi alle 18 da Clemente e Tronchetti nella libreria Feltrinelli di via Paoli.


LE STATUE
 
I reperti recuperati non hanno consentito di rimettere insieme nella loro interezza una o più statue, restaurate sapientemente dagli esperti di Li Punti, ma lo studio dei pezzi al computer ha permesso, però, agli archeologi e ai disegnatori di fare una ricostruzione quanto mai fedele. Ce li possiamo immaginare così come appaiono nel disegno introduttivo del volume: arcieri, pugilatori, atleti, in fila su un piedistallo lungo la strada che dal Campidano portava al Sinis e al porto fenicio di Tharros (la città punica sarebbe nata qualche secolo dopo). Dietro e a fianco sorgevano modelli di nuraghi in scala maggiore rispetto alle statuine di bronzo che oggi conosciamo nei musei, e di betili votivi. Il tutto faceva parte di un'area monumentale e sacrale (Heeron) in una zona di sepolture, tra i numerosi villaggi popolati dai protosardi che vivevano tra il Sinis, il Grighine e l'attuale Oristanese.
«Lo scavo ha portato alla luce una situazione straordinaria - affermano Bedini e Tronchetti - sia per l'eccezionale presenza della statue, che per il significato culturale dell'intero contesto. Siamo di fronte ad una vasta area adibita a sepolture di cui si può riconoscere con sicurezza il solo limite occidentale che presenta un'articolazione in varie fasi, con funzioni diversificate e caratterizzata da un tracciato viario». 


TRE FASI 
A Monte Prama si possono distinguere tre fasi: la prima di un sepolcreto con tombe a pozzetto (tipo quelle rinvenute ad Antas, Fluminimaggiore); la seconda vede l'area recintata con tombe più importanti coperte da lastroni; una terza fase con la sistemazione della sponda est della strada, la realizzazione del complesso scultoreo e la contestuale monumentalizzazione dell'area sacra.

L'ETÀ DEL FERRO
  La datazione? Per quanto riguarda la cronologia assoluta delle tre fasi si parla di un arco compreso tra il nono e la fine dell'ottavo secolo. I Giganti sarebbero i simboli grandiosi di una élite aristocratica che governava la popolazione protosarda nel periodo detto del "Ferro". Quella gente laboriosa di contadini e pastori, con a capo clan di guerrieri, era l'erede della precedente civiltà dei costruttori di nuraghi, che viveva e commerciava a contatto con i vicini fenici di Tharros. Solo dopo arriveranno i cartaginesi che trasformeranno quello scalo in una fiorente città punica. Nel frattempo i monumentali Giganti, realizzati con la pietra proveniente da una vicina cava e simbolo di una civiltà indigena, verranno distrutti, ammucchiati e sepolti nella stessa area di Monte Prama.

IL SIGNIFICATO


   «Allo stato attuale della documentazione - sottolinea Enrico Clemente - molti problemi sul valore e sul significato storico di Monte Prama rimangono aperti. Gli autori hanno presentato le proprie ipotesi che, in particolare sulla cronologia e distruzione dell' Heroon, presentano soluzioni diverse. Bedini e Tronchetti concordano sostanzialmente sulla datazione di costruzione dell'Heroon in base ai loro dati di scavo, mentre per la distruzione evidenziano la mancanza di reperti che permettano certezze. Ugas, al contrario, dissentendo dagli autori degli scavi, retrodata la cronologia (750-740) e indica una periodo preciso per la sua distruzione, non oltre un paio di decenni dopo l'edificazione (720)». 

LO STILE
 
Lo stile dei Guerrieri riporta all'ideologia della grande statuaria orientale giunta nell'Isola con i mercanti e con maestranze artigiane. Questo volume rappresenta una base di partenza: scavi ulteriori e la discussione della comunità scientifica potranno gettare nuova luce sulle statue del Sinis e, di riflesso, sulla storia della Sardegna protostorica e su quella del Mediterraneo occidentale. «Purtroppo - conclude Tronchetti - non conosciamo niente dell'antica mitologia sarda se non attraverso notizie assai più tarde giunteci da scrittori di cultura ellenica, ma sicuramente una mitologia esisteva: i Giganti di Monte Prama ne facevano parte».
 

martedì 4 dicembre 2012

Mohammed al-Ajami

 

A FORAS SU GERARCA CUATARIANU DE SARDINYA!


DOHA, 29 NOV - Il poeta del Qatar Mohammad Ibn al-Dheeb al-Ajami, che era stato arrestato per aver incitato a un colpo di stato e per aver insultato l'emiro, è stato condannato all'ergastolo, secondo quanto riferisce il sito di notizie Doha News.

La fonte non precisa i capi d'accusa dei quali al-Ajami è stato riconosciuto colpevole, ma aggiunge che ora il condannato ha una settimana di tempo per ricorrere in appello. L'arresto, nel novembre scorso, era seguito ad una sua poesia in cui diceva: "Siamo tutti la Tunisia di fronte all'elite repressiva". "Questa sentenza invia segnali allarmanti in tutto il Golfo, non solo in Qatar, dove gli attivisti sentono che vi è sempre meno spazio per loro" ha dichiarato Dina El-Mamoun, ricercatore per Amnesty International. Secondo Amnesty, il processo ad Al-Ajami si è svolto in maniera irregolare, con udienze segrete in cui non è stato ammesso l'avvocato difensore.


"E' da condannare il fatto che il Qatar, che si dipinge a livello internazionale come un Paese che promuove la libertà di espressione, stia permettendo quella che appare come una evidente violazione di questo stesso diritto" ha dichiarato Philip Luther, Direttore di Amnesty International Medio Oriente e Nord Africa, chiedendo la liberazione immediata di Al-Ajami.


Nel suo World Report del 2012, l'organizzazione Human Rights Watch afferma in merito all'emirato che, "mentre la costituzione tutela la libertà di espressione secondo le condizioni e le circostanze previste dalla legge, in pratica il Qatar limita la libertà di espressione e la libertà di stampa". (ANSAmed).


L'Emiro del Qatar investe in Sardegna e fa condannare all'ergastolo un poeta che chiede libertà. Il poeta Al-Ajani libero subito
di Mario Carboni


L'Emiro del Qatar, il “nuovo benefattore” della Sardegna ha fatto condannare a morte, convertita nell'ergastolo, il poeta Al-Ajami, di 36 anni , dopo un anno di prigionia.
L'Emiro Hamad bin Khalifa, che ha recentemente acquistato la Costa Smeralda e che vorrebbe investire un altro miliardo in Sardegna attraverso il Fondo sovrano del Qatar non è un investitore qualsiasi.
Governa come monarca assoluto il suo paese, con il pugno di ferro rispetto alla maggioranza degli abitanti, emigrati asiatici senza diritti di nessun tipo, blandendo con ricchi stipendi la minoranza autoctona dei Qatairoti che attendono invano le prime elezioni legislative.

Le enormi ricchezze di questo paese più piccolo di metà Sardegna ma dotato di petrolio e gas, vengono investite in tutto il mondo, sostenute politicamente dal megafono televisivo satellitare di Al Jazeera basata a Doha capitale dello Stato.
L'emiro che è al potere dopo aver deposto il padre con un colpo di stato destina quasi un quarto del PIL alle spese militari necessarie anche per mantenere il potere insidiato da un movimento democratico duramente represso.
L'Emiro è più conosciuto per i suoi investimenti in Occidente con l'acquisto dei magazzini Harrods a Londra o della maison Valentino, per aver comprato arte moderna come i Giocatori di carte di Cèzanne e recentemente aver acquistato la Costa Smeralda .
Non esiste giustizia nel Qatar e se esiste è gestita secondo la legge islamica, la Sharia.
L'Emiro è un grande finanziatore del fondamentalismo islamico ed esportatore di quel pensiero tanto da aver finanziato recentemente con 500 milioni di euro l'organizzazione terrorista Hamas che tiranneggia i palestinesi a Gaza e promesso un analogo investimento nelle banlieu francesi per sostenere gli islamici, creando critiche e riserve nella società francese.
Nel Qatar non esistono partiti d'opposizione e il dissenso e represso.
La televisione Al Jazeera aveva dato molto spazio alla “Primavera araba” ed in particolare ai suoi inizi alla rivoluzione tunisina.
Forse intellettuali e politici democratici di Doha si erano illusi che anche nel Qatar potessero aprirsi spazi democratici.
Fra questi il poetaAl-Ajami che aveva scritto un poema “ Gelsomino tunisino”, nel quale aveva affermato “ siamo tutti tunisini di fronte alla repressione”.
Il 16 novembre 2011 il poeta convocato dai funzionari della sicurezza veniva arrestato.

Accusato di aver insultato l'Emiro Al Thani e di incitamento al rovesciamento del sistema di potere è stato tenuto un anno in carcere e cinque mesi in isolamento senza nessuna garanzia e prova per un'accusa che prevede la pena di morte.
Il 29 novembre 2012 il suo avvocato ha fatto sapere che Al-Ajami era stato condannato all'ergastolo dopo un processo segreto.
Secondo la Sharia sono stati consultati due esperti islamici di poesia impiegati nel Ministero della cultura che hanno certificato che la poesia “ Gelsomino tunisino” che si riferiva alla rivoluzione tunisina avrebbe offeso l'Emiro e il figlio.
La poesia, letta in una riunione privata nella quale errano stati criticati i governanti arabi era stata pubblicata da una persona presente on-line.
Il poeta ha confermato la paternità del poema smentendo un suo contenuto offensivo.

L'avvocato del poeta ha denunciato l'irregolarità del processo, la manomissione delle prove e la falsità delle accuse.
Anche Amnesty international ha denunciato questo atto repressivo che risulta un colpo durissimo all'espressione libera di opinioni politiche di un'area riformista che è comunque presente nel paese anche quando si esprime con una poesia.
Se è vero che pecunia non olet è anche vero che da investitori che vengono in Sardegna bisogna pretendere che abbiano una compatibilità democratica per evitare inquinamenti della nostra società che sarà pur povera e colonizzata ma ricchissima di tradizioni di libertà e democrazia.

E' indispensabile chiarire ai sardi che questo nuovo investitore non è come Karim Aga Kan, né come il Fondo Colony che ha sostituito nella proprietà della Costa Smeralda, ma è un Fondo sovrano di uno Stato.
Uno stato ricco ma ambiguo, liberticida e antidemocratico con un potere enorme di corruzione e che si presenta con le credenziali della condanna all'ergastolo di un poeta che ha scritto solo versi di libertà.

Il poeta Muhammad Ibn al-Dheeb al Ajami deve essere subito liberato, deve essergli permesso di esprimere il suo pensiero poetico e politico liberamente affinché anche nel Qatar si aprano spazi di libertà e venga posta fine alla dittatura feudale e garantiti i diritti civili con libere elezioni.
In caso contrario deve essere dichiarato l'Emiro del Qatar non gradito in Sardegna.

Spero che si possa creare anche in Sardegna un Comitato per la liberazione subito del poeta Al-Ajami e per vigilare attentamente su una operazione, apparentemente economica ma eminentemente politica di penetrazione dell'islamismo politico radicale che rischia di aggiungersi alle precedenti colonizzazioni della Sardegna e più velenosa di quella dei petrolieri che tanto danno hanno fatto alla Sardegna nel recente passato

Il dittatore del Qatar: l'Emiro Ahmad bin Kalifa al Thani con il premier italiota  Monti
 

sabato 1 dicembre 2012

LA MOZIONE del PsdAz
  È una novità di ieri sera (21.11.12): il testo del Psd'Az che «dichiara solennemente la Sardegna nazione indipendente», e invoca un referendum popolare sul tema, ha raccolto le firme di 26 consiglieri. Molti più degli eletti coi Quattro Mori e ben oltre la soglia numerica che trasforma il documento in mozione urgente, dunque da discutere entro dieci giorni.
Si tratta perlopiù di adesioni tecniche: date da chi magari voterà contro il testo, ma vuole consentire che sia discusso subito in aula. Non è probabilmente il caso della consigliera indipendentista Claudia Zuncheddu (Sardigna libera), ma forse degli esponenti del Pdl, presenti con 13 firme, a partire da quella del capogruppo Pietro Pittalis. Dal Pd, invece, ha aderito solo Chicco Porcu. Ci sono poi Luciano Uras e gli altri tre di Sel, Franco Cuccureddu (Mpa), Roberto Capelli (Api), Massimo Mulas (Upc).
«Non sono certo diventati tutti indipendentisti, non credo ai miracoli», scherza il capogruppo Psd'Az Giacomo Sanna, primo firmatario, «ma c'è interesse su questi temi. In tutta Europa. È il momento opportuno per discutere la mozione, ora che anche nell'Isola si chiede un confronto forte col governo, come ha dimostrato la manifestazione dei sindaci».


Sa Defenza pensa:

La Sardinya, natzione da sempre libera ed indipendente, ha subito nelle varie ere la dominazione di varie culture diverse, oltre alle occupazioni manu militari, MA, nonostante la pressione dell'avvicendarsi delle varie potenze mondiali , ha sempre rivendicato la sua dignità di natzione libera e indipendente. 

Anche oggi la lotta di liberazione dall'asservimento ad un'altra capobastone del mondo continua, con tutti gli strumenti che sono possibili in una società che dice di dare libertà ma che in effetti è sempre subordinata al potere dei vari politicanti del momento.

La rivendicazione storica di indipendenza è dentro il DNA del nostro popolo e sapere che i giudici di una nazione a noi aliena insiste a dettare  la sua supremazia nel nostro territorio, questo ci indispone molto e ci riempie i polmoni per soffiare e spegnere il fuoco calamitoso dell'imperialismo italiota, con la speranza di riuscire a disfarcene il più presto possibile. 

Non possiamo accettare, ancora, dictat da uno stato vigliacco e indecente e indegno come quello italiano , che leva la libertà alle natzioni senza stato e lo stato sociale agli indigenti per dare richezze ai suoi corrotti dirigenti politici oltre che alla tecnocrazia al governo che si dimostra essere al servizio degli interessi delle banche mondiali. 

E' giusto e doveroso dare a noi Sardi il diritto di poterci esprimere sul fatto: "se vogliamo continuare a stare con questa banda di delinquenti istituzionali italioti, oppure se ri-andare e ripercorrere  la strada che fu già dei nostri antenati, liber ed indipendentzia!" 

Ecco perchè è giusto, per tutti noi indipendentisti, aldilà del colore e delle idee politiche che ogni gruppo politico sardo professa; sostenere il referendun sull'indipendentzia aldilà  da... chichessia fosse  il promotore o sostenitore, perchè essere dalla nostra parte, significa sostenere anche la sorte delle avanguardie propositive di libertà; infatti esso è un dovere morale e politico di tutti, che DOBBIAMO SOSTENERE E COMPLETARE PER ARRIVARE AL NOSTRO FINE E INTENTO, CARI AMICI, COMPAGNI E FRATELLI E PATRIOTI SARDI. 

SA DEFENZA  

Indipendenza, no dei giudici italioti al referendum in Sardinya!

 Antonio Masala 

www.unionesarda.it

Doddore Meloni
 Dopo l'ufficio referendario sardo anche il Tribunale di Cagliari dice no: il referendum per la Sardegna indipendente proposto dalla Repubblica di Malu Entu non passa. Bocciato, morto prima di nascere. Doddore Meloni protesta, drizza i baffoni bianchi e passa al contrattacco. La sua voglia di giustizia lo porta dritto e per diritto alla Corte europea per i diritti dell'uomo e alle Nazioni Unite. Il ricorso va oltre l'Isola perché, come spiega l'avvocato Cristina Puddu, «se la Corte d'appello dovesse rigettare l'istanza la questione si chiuderebbe lì, non si potrebbe ricorrere neppure in Cassazione». 

IL PRONUNCIAMENTO
  Il Tribunale ha sposato in pieno la decisione dell'ufficio referendario della Regione: «Il referendum consultivo è inammissibile perché apporterebbe modifiche di ordine costituzionale e politico». Ribattono Doddore Meloni e il suo avvocato Cristina Puddu: «Non si fa alcun riferimento agli accordi internazionali approvati dall'Italia sul diritto all'autodeterminazione dei popoli. Di questo non c'è traccia nelle due decisioni e in forza di questo ci appelliamo all'Europa e alle Nazioni unite». 

GLI ALTRI ESEMPI
 
 Meloni ricorda che, a differenza della Sardegna, il Consiglio regionale veneto ha approvato a netta maggioranza un referendum identico mentre in Sardegna il presidente Cappellacci «un giorno è favorevole e l'altro contrario, tanto che la Regione si è costituita nel procedimento. La verità è che abbiamo una rappresentanza politica schizofrenica. Dicono che l'approvazione del referendum modificherebbe l'assetto costituzionale. Ma quando si è votato per l'abolizione delle Province che cosa si è modificato?», si chiede Doddore.

LE POSIZIONI
  Sul fronte del consenso sarebbero schierati tutti i movimenti indipendentisti europei riuniti in un solo contenitore, mentre sui partiti sardi Doddore è sbrigativo: «Affari loro, qualcuno si sta svegliando ma io mi rivolgo al 95% dei sardi che votano da tutte la parti ma che di fatto non contano. Il peso specifico politico della Sardegna non esiste, questa è la verità». Amara, conclude Doddore.

giovedì 22 novembre 2012

Il Fisco “fai da te”  con il redditest... tracciano il tuo IP e ti perseguono.  Inquisizione docet!

Noi ti consigliamo di non scaricare il software del redditest, perchè la curiosità dell'autodiagnosi ti espone alla persecuzione dell'Agenzia entrate; Befera dice:" i dati inseriti rimangono noti solo al contribuente e non ne rimane alcuna traccia sul web" 
Sa defenza:  non è vero quanto affermato,  dal servo delle banche e dello stato di diritto tributario italiota Befera, perchè tutti coloro che hanno un po di conoscenza del web sa che quando scarichi un download sei rintracciabile tramite appunto l'IP .. 
ma cos'è l'IP?
L'ip è l'abbreviazione di Internet Protocol (protocollo di internet)
ed è quel numero che avete sicuramente visto al centro della homepage, cioè un indirizzo numerico che vi assegna il vostro provider quando vi connettete ad internet. L'ip possiamo dire che è' la base da cui partono e arrivano i dati e senza di esso non potrebbe esistere nessun passaggio di dati: quindi non esisterebbe Internet.
L'ip, che come già ho detto vi viene assegnato automaticamente dal provider, ha la funzione di identificare ogni singolo computer nella grande rete e non può mai essere identico ad un altro.
Esso in genere ad ogni collegamento cambia e automaticamente quello che voi avevate prima verrà assegnato ad un altro navigatore. Questo è appunto l'ip dinamico. Ci sono anche ip statici come ad esempio i server che ospitano siti e a loro volta altre connessioni e raramente troviamo ip statici anche tra utenti di normali abbonamenti il che però ha i suoi vantaggi e svantaggi che descriverò tra poco.
Per fissare meglio il concetto di ip è utile fare l'esempio della macchina che ha aiutato anche me quando ero alle prime armi con il pc. Possiamo dire che tra computer e ip c'è un rapporto come quello che esiste tra l'automobile e la sua targa!!!
Infatti ogni macchina può essere identificata tramite quella sigla alfa numerica posta nella parte posteriore della vettura. Senza di essa ogni viaggiatore sarebbe anonimo, uguale ad ogni altro automobilista se non per il modello di auto che non è mai un unico esemplare!!!
Come la targa dell'auto così anche i navigatori hanno l'ip, una sigla che li identifica e li rende rintracciabili su internet (proprio per questo cerchiamo di sfatare il mito che ciò che si fa su internet non si può rintracciare). Infatti ad ogni ip corrisponde un collegamento, quindi un singola singola rete che, fatte eccezioni per enti pubblici e governativi, si contraddistingue con il numero di telefono. (http://ipworld.altervista.org/cosaip.html)
Per questi inquisitori dell'Agenzia delle entrate , il solo fatto che provi a a calcolare la presunta evasione è già prova della tua colpevolezza.
Perciò vi sconsigliamo di scaricare il mefitico redditest!
Da come si può comprendere il test èha il solo scopo persecutorio del "utente" sprovveduto per sottoporlo ai raggi x  epoterlo spolpare per chissà quale colpa...  ti mettono nel confessionale aanlitico della bestia succhiasangue e ti chiedono:le spese che hai sostenuto nell’anno, suddivise in 7 categorie: abitazione, mezzi di trasporto, assicurazioni e contributi, istruzione, tempo libero e cura della persona, altre spese significative, investimenti immobiliari e mobiliari. e se non tornano i loro conti ti salassano con presunte evasioni , se non ti accusano addirittura di furti o  imbrogli di qualsiasi genere.
Ecco il nuovo governo italiota autoritario tecno-tributario, è venuto alla luce!
Aspettatevi che vi facciano le domande che ci facevano i preti in confessionale da piccoli: QUANTE VOLTE FIGLIOLO/A?   
SA DEFENZA
tabella del Sole 24 Ore su quel che può chiedervi l nuovo governo italiota autoritario tecno-tributario di Befera e Monti con appoggio di PD PdL UDC SEL
 

Ok del Garante privacy al controllo dei conti correnti Ok del Garante privacy al controllo dei conti correnti
rainews24
L'Autorita' Garante per la protezione dei dati ha espresso, nella riunione di oggi, l'atteso parere favorevole sullo schema di provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate che stabilisce le modalita' con le quali gli operatori finanziari dovranno trasmettere all'Agenzia, a fini di controllo fiscale, le informazioni contabili relative ai conti correnti (saldo iniziale e finale, importi totali degli accrediti e degli addebiti) e ai rapporti finanziari per la cosiddetta "comunicazione integrativa annuale".

Lo schema - ricorda il Garante in una nota - tiene conto delle osservazioni e delle richieste avanzate dall'Autorita', in un precedente parere del 17 aprile 2012, finalizzate all'adozione da parte dell'Agenzia di piu' elevate misure di sicurezza a protezione dei dati dei contribuenti, considerata l'enorme concentrazione di informazioni presso l'Anagrafe tributaria e il potenziale di rischio difficilmente riscontrabile in un ordinario esercizio dell'attivita' finanziaria o bancaria.

Il nuovo schema prevede che i dati vengano trasmessi attraverso una nuova infrastruttura, il "Sistema di interscambio" (SID), e non piu' con il servizio Entratel inizialmente individuato. Il nuovo sistema consente di realizzare procedure di trasmissione totalmente automatizzate. Banche e operatori finanziari dovranno utilizzare due sistemi alternativi di intercambio informatizzato con il SID: o mediante un server FTP, cioe' un "nodo" di colloquio con l'Agenzia, o mediante il servizio di Posta elettronica certificata (PEC), utilizzabile in caso di file di piccole e medie dimensioni.

La predisposizione dei file da trasmettere all'Agenzia dovra' essere effettuata - sottolinea il Garante della Privacy - esclusivamente dall'operatore finanziario che non potra' avvalersi di intermediari fiscali e dovra' utilizzare meccanismi automatizzati di estrazione, composizione, compressione e cifratura. Il file cifrato dovra' essere conservato nei nodi FTP per il tempo strettamente necessario allo scambio dei dati. Come richiesto dal Garante, il provvedimento definisce anche il periodo di conservazione dei dati: non potra' superare i 6 anni, allo scadere dei quali le informazioni saranno automaticamente cancellate.

Nell'esprimere parere favorevole, il Garante ha chiesto all'Agenzia di adottare alcune misure di sicurezza, prevedendo innanzitutto che il protocollo FTP utilizzato per l'intercambio dei dati sia cifrato. L'Autorita' ha, inoltre, individuato le misure e gli accorgimenti che l'Agenzia e gli operatori finanziari, chiamati a svolgere un ruolo rilevante nella messa in sicurezza del nuovo canale di trasmissione, dovranno adottare al fine di minimizzare i rischi di accessi abusivi e trattamenti non consentiti.

Nel prescrivere queste misure, il Garante ha tenuto conto delle esigenze dei piccoli operatori che non riescono ad automatizzare completamente la procedura di estrazione e invio. L'Autorita', visto l'attuale stato di avanzamento della realizzazione del SID, si e' comunque riservata di verificare nel dettaglio il completamento delle funzionalita' della nuova infrastruttura informatica, anche prima della messa in esercizio.

Per quanto riguarda infine il provvedimento del Direttore dell'Agenzia con il quale saranno individuati i criteri per la formazione delle liste selettive dei contribuenti a maggior rischio di evasione, l'Agenzia ha dichiarato che sara' sottoposto preventivamente al Garante. La procedura di verifica preliminare dovra' comunque essere prevista per ogni ulteriore utilizzo dei dati collegato ad altre finalita' (es. controlli ISEE).

 

 In attesa del redditometro una simulazione on line 

 Giuseppe Deiana

www.unionesarda.it

Se un milione di famiglie va oltre le proprie possibilità, «spendendo» nonostante redditi «vicini allo zero», come denuncia il direttore dell'Agenzia delle entrate, Attilio Befera, qualche problema deve esserci. Ed è questa una delle ragioni che hanno spinto il braccio armato dello Stato contro l'evasione a mettere a punto prima il redditest (on line da ieri sul sito web dell'Agenzia delle entrate) e poi il redditometro, che invece entrerà in vigore soltanto nel 2013. 

GLI OBIETTIVI
 
Lo scopo è sempre lo stesso: fare la guerra agli evasori, anche se poi ci passano tutti, buoni e cattivi. Gli italiani, oltre al Grande fratello fiscale, che dal 2013 potrà controllare anche i movimenti bancari, da ieri hanno a disposizione il redditest. In realtà non è altro che un simulatore virtuale di quello che fanno gli addetti del Fisco: serve dunque per verificare la congruità dei redditi delle famiglie italiane. E se dopo aver inserito tutti i dati, il semaforo segna giallo, c'è da preoccuparsi, se invece segna rosso è meglio fissare un appuntamento con gli addetti dell'Agenzia delle entrate.

COME FUNZIONA
 
Per utilizzare il redditest basta collegarsi con il sito Internet dell'Agenzia delle entrate e scaricare sul proprio computer un software. Il programma chiede una serie di informazioni, per poi dire se la spesa è in linea con quanto guadagnato. I dati da inserire nel sistema riguardano il nucleo familiare nel suo complesso e partono dal principio che un contribuente non possa spendere più di quanto guadagna. Una volta detto al redditest quanto si è percepito (reddito lordo) nell'ultimo anno, il programma chiede tutte le informazioni (a dire il vero in modo un po' macchinoso, ed è sempre meglio farlo con tutta la documentazione, per esempio su casa, mutuo o spese mediche, a portata di mano) sulle uscite familiari. Le voci censite sono circa un centinaio: intanto, il redditest vuole sapere dove viviamo, quanto spendiamo per la casa, per il condominio, il riscaldamento, l'energia elettrica. Poi passa al setaccio le voci che riguardano la previdenza complementare, le polizze assicurative, le spese per l'istruzione dei figli, per arrivare al tempo libero: dalla palestra alla pay tv, fino al cinema, alla spesa per lo stadio, a quella per i viaggi e i ristoranti. Infine, non può mancare un capitolo dedicato all'auto, per chiudere con gioielli, investimenti e assegni per il mantenimento del coniuge. Tutto viene scandagliato, fino all'ultimo centesimo.

REDDITOMETRO
 
  I guai però possono arrivare solo a partire dal 2013, quando entrerà in vigore il redditometro. Sì perché se le informazioni inserite nel redditest restano sul proprio computer, lo strumento messo a punto dall'Agenzia delle entrate per controllare il reddito degli italiani valuterà realmente se le uscite dei contribuenti sono in linea con i guadagni. E oggi gli ispettori del Fisco sono in grado di farlo, grazie alle banche dati che possono essere confrontate e incrociate. Alla fine, dunque, viene fuori un profilo del contribuente che deve corrispondere al reddito percepito. «Il limite di tolleranza sarà di circa il 20%», ha spiegato Befera. Altrimenti, è proprio il contribuente ad avere l'onere di provare che non ha evaso le tasse ed evitare l'accertamento fiscale. E a quel punto sono dolori.

lunedì 19 novembre 2012

Indipendentisti sardi contro la Bper

«Basta con i tagli, la Regione riacquisti il Banco di Sardegna»


Annalisa Bernardini
www.unionesarda.it

Comunicato stampa di SNI, CSS, AMpI sul Banco di Sardegna
 
Un grido d'allarme perché il Banco di Sardegna rimanga un punto di riferimento nel mondo del credito nella nostra Isola. A lanciarlo sono stati ieri i rappresentanti di Sardigna Nazione, di A manca pro s'Indipendentzia e della Confederazione sindacale sarda (Css) che hanno denunciato i tagli che il gruppo starebbe per fare su tutto il territorio isolano.

LA POSIZIONE

«Dei circa 1.250 esuberi annunciati dal piano industriale di marzo da Bper, 450 saranno in Sardegna», tuona Giacomo Meloni, del Css. «A questo si deve aggiungere la chiusura delle filiali del Banco di Sardegna: si parte da 65 ma si arriverà facilmente a un centinaio. I dipendenti diventeranno lavoratori delle società di servizio». Quella che è nata come la banca dei sardi «potrebbe non esserlo più», aggiunge Bustianu Cumpostu, leader di Sardigna Natzione. «Chiuderanno le filiali nei paesi dell'interno costringendo le persone ad andare nei centri vicini: oltre al danno economico con due posti in meno e sofferenze per le aziende dell'indotto, ci sarà anche quello sociale». A farne le spese, secondo Meloni, «saranno le imprese sarde: la Fondazione del Banco raccoglie i soldi nell'Isola ma li porta fuori e ora le politiche saranno mirate a sostenere le imprese continentali». Il presidente del Banco, Franco Farina, aveva però parlato di «una razionalizzazione» con l'eliminazione delle filiali in centri poco significativi della penisola e magari «l'apertura in piazze più interessanti».
Bustianu Cumpostu SNI
Giacomo Meloni CSS

PROPOSTE
 
«C'è un silenzio sospetto su questo piano, sia da parte della politica che degli stessi componenti della Fondazione del Banco che erano perplessi su questo piano», ha attaccato Meloni. Il piano di Bper, che detiene il 51% delle azioni del Banco, «prevede in sintesi la riduzione dell'istituto sardo a una succursale commerciale della banca modenese e non possiamo accettarlo», ha detto Meloni. Per questo ieri sono state elencate alcune proposte di cui la Regione dovrebbe farsi carico. «Prima di tutto chiediamo conto dell'operato dei vertici dell'Istituto e della Fondazione. Chiediamo anche lo stop alla cessione delle 35 filiali del Banco di Sardegna e della Banca di Sassari nella penisola». La politica, inoltre, dovrebbe «sostenere il riacquisto da parte della collettività sarda del 51% delle azioni dell'Istituto ed emanare una legge regionale per indirizzare il mercato del credito sardo con il vincolo di reimpiegare i fondi nello stesso territorio dove sono raccolti».
Cristiano Sabino AMpI

IDEE
 
Per i due movimenti e il sindacato, inoltre, dovrebbe essere potenziato il Banco e ricostituito il Centro dati a Sassari. «Il Ced avrebbe anche il compito di gestire il flusso operativo della clientela del Gruppo», si legge in un documento. «Il centro dati servirebbe per dare vita, in un'intesa banca-Regione, a un consorzio di imprese ed enti pubblici per dare il supporto tecnologico nel territorio».
Gavinu Piredda, sindacalista sardu de sos bancarios de su Bancu de Sardigna in sa cunferentzia de imprenta ammanigiada da SNI, AMPI e CSS. Mi siscuso si no apo pitidu registrare sos ateros interventos ma b'at subennidu problemas tecnicos.

sabato 17 novembre 2012


Sardigna Natzione Indipendentzia per la Consulta Rivoluzionaria….

Il simbolo di Sardigna Natzione Indipendentzia

Alessandro Manca
 
Sia chiaro che come Sardo libero ritengo la ricontrattazione con la Repubblica Italiana un atto che vada visto con un nuovo accordo fatto alla pari, tra soggetti contraenti diversi, due Nazioni che eventualmente si accordano per esigenze pratiche di organizzazione interna, dentro uno scenario largo che definisco come Europeo e Mediterraneo.
 
Il patto sottoscritto tra la Sardegna e l’Italia, nato gatto e non leone, sessanta anni dopo, è  in gran parte decaduto in quanto la classe politica sarda locale non lo ha sviluppato e tanto meno praticato. E così come tutti i contratti sottoscritti e non rispettati, questi  contratti di fatto decadono,  proprio per il fatto che la società Sarda
( Consulta Rivoluzionaria ) prende questo contratto e ne denuncia davanti alla legge la sua non attuazione, chiedendo la sua risoluzione e annullamento con la richiesta dei danni in caso appunto ci siano stati.
 
Non ci importa se sono stati i politici sardi o quelli italiani a non averlo rispettato, essendo la Sardegna inserita dentro il quadro repubblicano italiano, unita politicamente alle sue strutture di governo e di Giustizia, solo l’Italia è la colpevole, la sua partitocrazia, le sue istituzioni primarie, il suo Presidente della Repubblica, garante di tutti i cittadini dentro la Res pubblica.
 
I Sardi, dentro la Repubblica, hanno acquisito la Cittadinanza, ma questa non significa nazionalità, appunto, in quanto, la denominazione di Res pubblica significa luogo, casa e cosa di tutti e non ha cambiato la differenza nazionale popolare dei sardi, ma avrebbe dovuto consentirgli il riconoscimento di tutti i diritti sottoscritti dentro la Costituzione legale in un luogo geografico delimitato, dentro il quale tutti i cittadini abitanti potevano essere  riconosciuti uguali davanti alle istituzioni, sebbene di nazionalità o religione  diversa. Ma così non è stato.
 
Non esiste la Nazionalità italiana in senso uniforme dentro la Repubblica, l’Italia non è un luogo dove abitano solo  gli italiani nati nella penisola, ma essendosi costituita come Res pubblica essa è diventata un luogo aperto dove vengono riconosciute le differenti nazionalità, come ad esempio quella sarda, che con il riconoscimento in senso  di cittadinanza allargata può liberamente abitare in Italia e viceversa, come qualunque altro cittadino di nazionalità diversa come un tedesco, un francese, uno spagnolo eccetera.., per cui non è  abitando in Italia che si diventa di nazionalità italiana, questa non può essere un arbitrio coercitivo dello Stato a obbligare un cittadino abitante dentro la Repubblica a divenire di nazionalità diversa da quella di partenza. Non esistono nazionalità imposte, arbitrarie, ma solo Cittadinanze condivise in libertà, nessuno può imporre status differenti a quelli che già possiedono i Popoli in se, costruiti dentro la propria storia, dentro i propri confini.
 
 
Statuto Speciale della Regione Autonoma della Sardegna – Titolo IV° - Art. 28 – L’iniziativa di fare le leggi spetta alla Giunta Regionale, ai Consiglieri Regionali e a tutto il POPOLO SARDO.
 
Perciò, essendo in presenza di un soggetto contraente dichiaratamente identificato  come il POPOLO SARDO, in Sardegna le leggi sono ad esclusivo appannaggio del popolo SARDO e non del popolo Italiano… .   ( VERBO VOLANT, SCRIPTA  MANENT…)
 
La sottoscrizione di un patto politico non è un atto di proprietà… La sottoscrizione di un contratto politico obbliga al suo rispetto tutti e due i contraenti, quando uno dei due lo rompe, viene meno tutto il patto e chi ha subito il danno del non rispetto del patto, ha il dovere di mettersi al riparo dai guai causati dalla parte che non lo ha rispettato.
 
Lo Stato italiano non è il padrone della Sardegna, non è il proprietario della vita del Popolo Sardo, il popolo Sardo non è nato “schiavo di Roma”… lo Stato Italiano si ricordi che la Sardegna è stato il perno centrale nella costruzione della Repubblica, e appunto come primo attore e contraente il patto, dentro la Storia, seppur inconsapevole, potrebbe di fatto, uscire dalla repubblica appunto denunciando l’Italia di fronte alla Corte Europea di giustizia per aver disatteso e non reso praticabile quel patto nato per unire dentro un luogo con una cittadinanza condivisa, con leggi simili anche in tanti altri territori circostanti in Europa.
 
La Cittadinanza italiana è stata soppiantata da quella Europea, Noi Popolo dei Sardi possiamo integrarci meglio, in maniera rapida, liberi, indipendenti e interdipendenti, dentro questo scenario molto appetibile per il nostro modo di essere e per la nostra economia interna che si potrebbe finalizzare dentro un marchio di qualità delle produzioni ma anche dentro quel futuro economico possibile, attento alle questioni ambientali.
 
Ma l’Italia ha di fatto contravvenuto in maniera spudorata al rispetto delle differenti Nazioni dentro la Res pubblica, contravvenendo al patto socio – costitutivo dentro la Repubblica, utilizzando la Sardegna per pagarsi i danni dell’ultima guerra mondiale, vendendosela ai vincitori del conflitto, militarizzandola come non mai, riducendola alla fame, stravolgendone il suo tessuto sociale primario, come l’agricoltura e la pastorizia, e con le sue Istituzioni corrotte, i sindacati, le televisioni italo regionali presenti in Sardegna, sta cambiando la soggettività Nazionale propria del Popolo Sardo, da cittadinanza italiana condivisa, in nazionalità italiana coatta e repressiva.
 
Per cui Noi, POPOLO SARDO, dichiariamo unilateralmente la cessazione del patto che ha unito per sessanta anni la Sardegna con la Repubblica Italiana, motivo principale il suo mancato rispetto e la mancata attuazione dentro lo scenario sardo autoctono, con lo svuotamento totale dei diritti dei sardi privati di una propria soggettività popolare messa in atto dalla partitocrazia italica con la complicità dei politici locali ascari e ladroni.  Inoltre, in presenza di un tempo storico completamente diverso, questo patto non è più praticabile, ne tantomeno soggetto a revisione in chiave unitaria con la Repubblica Italiana ma rivisto completamente dentro uno scenario nuovo, allargato, di tipo europeo e mediterraneo.
 
Nasce così il primo trattato Internazionale della Nazione Libera Sarda, apripista verso quelle realtà popolari che come Noi ambiscono alla loro libertà, alla loro soggettività Nazionale, una nuova maniera di approccio alla situazione storica in cui l’Europa si ritrova, dentro una crisi economica irreversibile e che soltanto un nuovo sentimento di appartenenza può far rinascere la speranza di un periodo migliore, le differenze dei Popoli, la loro voglia di essere protagonisti dentro un nuovo periodo storico, l’Europa e il Mediterraneo dei popoli liberi che lavorano e prosperano tutti insieme.
 
 
 
 
PRIMA AZIONE da portare avanti in pratica nella realizzazione del progetto di indipendenza da parte del movimento Sardigna Natzione:
 
A - Sardigna Natzione supportata dalla Consulta Rivoluzionaria e da tutto il Popolo Sardo dovrebbe denunciare la rottura del patto costituente dentro la Repubblica, causato dallo Stato, aprendo un doppio binario di lotta, uno è la conseguente denuncia legale di fronte al Tribunale Italiano e alla Corte Costituzionale Italiana, fino alla Presidenza della Repubblica, e in seguente battuta verso la Corte  Europea di Giustizia.
 
B – Sardigna Natzione dovrebbe lanciare la scrittura in chiave indipendentista di un nuovo Statuto internazionale scritto dal POPOLO SARDO con riferimento il quadro  politico europeo, mediterraneo;
 
C – Le modifiche o la riscrittura totale dello Statuto Speciale della Sardegna si può attuare attraverso un referendum con la sottoscrizione di ventimila firme. ( Statuto Speciale titolo 7° – art.54 – revisione statuto)
 
 
Proposte da sviluppare…
 
La scrittura dello Statuto Internazionale della Nazione Libera Sarda dovrebbe contenere  diverse disposizioni:
 
1.       Il Popolo Sardo è l’unico soggetto contraente che dispone del suo Status Popolare e Nazionale, con il suo patrimonio costituito territorialmente dentro l’isola, comprensivo delle isole minori, con il suo mare fino alle 15 miglia territoriali, tutti questi sono una proprietà giuridica inalienabile del Popolo Sardo, solo esso ne può disporre avendo costituito di fatto la propria Libera soggettività Nazionale, Europea e Mediterranea.
 
2.       Il Popolo Sardo presente alla data della riscrittura dello Statuto Internazionale della Nazione Libera Sarda,   viene considerato quello autoctono ma anche chiunque vorrà adottare il suo status di cittadinanza in Cittadinanza Sarda Euromediterranea. ( C.S.E )
 
3.       La Nazione Libera Sarda, con riferimento l’Europa e il Mediterraneo, sottoscriverà accordi di amicizia e trattati di natura economica con qualunque altra Nazione che riconoscerà con trattato internazionale la Nazione Libera Sarda, così da poter eventualmente essa stessa riconoscere altre Nazioni non libere, anche se imprigionate dentro altro Stato.
 
4.       La Nazione Libera Sarda, costituita, riconosce tutti i trattati internazionali sui diritti dell’uomo, delle donne, dei bambini e dei popoli, e chiederà di far parte dell’Organizzazione delle Nazioni Unite ONU,  mettendo a disposizione ciò che potrà essere utile all’occorrenza per gli scopi umanitari dell’organizzazione.
 
5.       La Nazione Libera Sarda ha il diritto di stampare e battere propria moneta, (Euromediterraneo Sardo )  valido esclusivamente dentro il suo mercato territoriale  interno, ritenendo comunque valide le altre monete europee, internazionali, agganciandole al cambio valutario da precisare in seguito.
 
 
 
 
Altre norme in base alla riscrittura dello Statuto di Autonomia da proporre attraverso referendum e che io da indipendentista aborro, ma che porterei avanti come un tentativo di far morire lo Statuto Sardo GATTO per farlo rinascere come Carta dei Diritti del Popolo Sardo,  Statuto Sardo LEONE.
 
( L’indipendenza nella interdipendenza).
 
1.       Il popolo Sardo avoca a se il suo Status Nazionale Popolare, e  aderisce dentro la forma giuridica della Repubblica Italiana solo attraverso referendum popolare confermativo che abbia il risultato superiore del 65%, da tenersi ogni dieci anni,  e in caso che l’adesione non venga confermata potrà aprire liberamente e legalmente ad una sua riorganizzazione politica interna attraverso una costituente per l’indipendenza  Nazionale. Il presente articolo è immodificabile in sede legislativa e nemmeno con referendum.
 
2.       Il popolo Sardo, La Nazione Autonoma della Sardegna, in caso di adesione alla Repubblica Italiana, ha competenza assoluta sulla Scuola Primaria, sulla Scuola Secondaria, sui programmi scolastici, sui testi dei libri, e sulla lingua, che durante questo primo processo di apprendimento sarà paritariamente bilingue.
 
3.       Il popolo Sardo, la Nazione Autonoma Sarda, in accordo con la Repubblica Italiana, ha il diritto di incassare tutte le tasse dentro il proprio territorio, attraverso lo sportello unico fiscale nazionale della Sardegna, comprese le tasse di competenza statale della Repubblica Italiana, comprese anche le accise totali sulle intere produzioni fatte in Sardegna, stabilendo una quota unica di compartecipazione da versare alla Repubblica nella misura del 20% sulle accise totali prodotte alla fonte in Sardegna e del 10% di tutte le altre tasse riscosse sul territorio Sardo anche se di diritto della Repubblica.
 
4.       Il popolo Sardo, la Nazione Autonoma Sarda, fuori dalla organizzazione sportiva della Repubblica Italiana, ha diritto di fondare un suo organismo sportivo, ( F.OL.S. ) riconosciuto dentro le Olimpiadi, che possa rappresentare in tutte le discipline sportive la Nazione Sarda con i suoi atleti e la sua bandiera Quattromori.
 
5.       Il popolo Sardo, la Nazione Autonoma Sarda, essendo territorialmente una isola, ha diritto inalienabile di utilizzare per gli scopi commerciali tutto il suo mare prospiciente dentro le 15 miglia marine, controllando le acque internazionali eventualmente assieme ad una coalizzazione di tipo militare internazionale euromediterranea attraverso trattato internazionale pubblico sottoposto in Sardegna a referendum.
 
6.       Il Popolo Sardo, la Nazione Sarda, detiene il potere politico di rappresentanza Nazionale del Popolo Sardo dentro la Camera ed il Senato della Repubblica Italiana, senza partiti politici italiani, stesso e identico modo anche dentro le elezioni dell’Esecutivo Nazionale interno in Sardegna, in cui si fa divieto di presentare liste con simboli non rappresentanti gli esclusivi interessi del Popolo Sardo e della Nazione Sarda.
 
7.       La Nazione Sarda ha il diritto di essere rappresentata dentro la Comunità Europea con la elezione di quattro  propri Rappresentanti, senza tessere di partito, essendo inclusa dentro un proprio distretto euro- elettorale.
 
8.       Il Popolo Sardo, la Nazione Sarda, stabilisce le cariche di rappresentanza Nazionale propria attraverso elezioni libere dove qualunque cittadino Sardo possa concorrere nel limite assoluto dei due mandati, senza obbligo di appartenenza a partiti, con Liste apartitiche, dentro la propria responsabilità morale e personale.
 
9.       Il Popolo Sardo, ha diritto di licenziare qualunque rappresentante politico eletto alla Camera in Italia e anche in Sardegna,  che si sia macchiato di reati contro l’Amministrazione pubblica, di reati contro la persona, di malversazione, attraverso denuncia penale collettiva seguita da riscontro oggettivo che una volta dimostrata la fondatezza obbliga il rappresentante politico a lasciare la carica anche se non sopraggiunto l’arresto giudiziario.
 
10.     Il Popolo Sardo, la Nazione Sarda, si doterà di una propria Guardiania Interna, escludendo tutte le forme militaresche atte alla repressione delle istanze popolari, queste saranno esclusivamente sotto il controllo dei Giudici che in Sardegna gestiranno l’intero apparato Legislativo, comprese anche tutte le leggi di rango internazionale in merito ai diritti inalienabili dei popoli dentro lo scenario euromediterraneo.
 
 
Conclusioni.
I  tempi e i contesti storici cambiano e ci consegnano i nuovi compiti da svolgere nella Consulta rivoluzionaria, l’insofferenza della gente comune verso i partiti politici italiani, debbono farci prendere coscienza e portare dentro questo nuovo contesto storico, quel nostro sentimento di giustizia, di libertà e prosperità per la nostra povera Sardegna, soltanto unendo tutti quanti, dentro l’ideale potremo anche trovare gli uomini giusti che insieme organizzano una vera azione per far si che la Lotta di Liberazione Nazionale della Sardegna si appropri di quel soggetto che fino a oggi gli è mancato…il Popolo Sardo unito che vuole davvero perseguire ed ottenere la sua libertà e il suo benessere attraverso  l’Indipendenza Nazionale. 

SALUTI….. 

documento a titolo personale    
   
Alessandro Manca con Elisabetta allo sciopero del 7 novembre con la Consulta Revolutzionaria

venerdì 16 novembre 2012

Rivoluzioni colorate: E' il turno dell'Argentina? Chi specula e sostiene le forze liberiste delle banche e bildeberg a discapito   del governo di Cristina Fernández de Kirchner ?

Tony Cartalucci

Tradotto da  Skoncertata63


Crescono i sospetti mentre aumenta, insieme alle manifestazioni pubbliche, la critica occidentale alla nazionalizzazione dell’Argentina e al suo rifiuto delle “regole di finanza globale”

presidente de l'Argentina Cristina Fernández de Kirchner


Le agenzie di stampa occidentali hanno iniziato a pubblicizzare, con notevole entusiasmo, le manifestazioni di piazza nella capitale argentina, Buenos Aires. CNN (1), AP (2) e la BBC hanno tutte dato copertura alle proteste in corso usando termini vaghi, senza identificare i leader ed i gruppi d’opposizione dietro di esse, mentre la BBC in particolare (3) ha riciclato la retorica della “primavera Araba”, affermando che “gli attivisti dell’opposizione stanno usando i social network per mobilitare la protesta”, definendola “una delle più importanti proteste anti-governative dell’ultimo decennio”.

I canali d’informazione occidentali dicono che chi protesta è infuriato per “l’inflazione in aumento, gli alti livelli di criminalità e i clamorosi casi di corruzione”, gli stessi identici e generici argomenti utilizzati nelle manifestazioni di piazza dai gruppi di opposizione sostenuti da Wall Street in Venezuela (4). Dietro queste astratte rivendicazioni c’è il Fondo Monetario Internazionale, e minacce di sanzioni contro un’Argentina (5) che tenta di distaccarsi sempre più dal dollaro statunitense e dal sistema finanziario internazionale dominato dal binomio Wall Street-Londra.


E come per il Venezuela, si è scatenata nei canali d’informazione occidentali una campagna mediatica di opinionisti contro il governo argentino del Presidente Cristina Fernandez de Kirchner. Il Chicago Tribune, in un articolo d’opinione dal titolo: "Momento critico per Buenos Aires: le politiche economiche populiste preparano il disastro” scrive così (6):


Che peccato vedere un paese con così tante promesse economiche perdere nuovamente la strada che porta alla prosperità.

L’ultimo di una lunga serie di errori iniziata nel 2007. In quell’anno le elezioni nazionali furono vinte dal Presidente populista Cristina Fernandez, che ha portato il suo paese sull’orlo del disastro rifiutando di rispettare le regole della finanza globale. Ha ridotto gli scambi internazionali, violato accordi e pubblicato dati falsi per mascherare l’inflazione galoppante causata dalle sue stesse politiche. Nel frattempo ha conseguito scarsi risultati politici attaccando i paesi ricchi del nord accusandoli di presunto imperialismo economico.

In Maggio l’Argentina ha commesso l’errore di nazionalizzare l’YPF, la sua più importante compagnia energetica. Tale passaggio, condannato da tutto il mondo, ha costretto il Grupo Repsol spagnolo, azionista di maggioranza nell’YPF a uscire dalla società. Repsol forniva l’ingegneria e gli investimenti finanziari necessari per sviluppare le grandi risorse energetiche dell’Argentina – compreso il gigantesco giacimento di gas e petrolio Vaca Muerta.

Le trattative in corso per compensare la Repsol per l’espropriazione delle quote, saranno un disastro per l’Argentina. L’Unione Europea probabilmente imporrà delle sanzioni. Repsol chiede 10 miliardi di dollari e ha fatto arrivare alle società concorrenti il messaggio che non permetterà a nessuno di approfittare dei beni confiscati. Sarà dura per l’Argentina trovare dei partner per aiutarla a sviluppare quelle che dovrebbero essere delle risorse redditizie.

Il colpo finanziario alla Repsol ha trovato un forte consenso nazionale. Gli indici di gradimento del Presidente Fernandez si sono temporaneamente impennati. Anche i partiti dell’opposizione hanno approvato il provvedimento. Funzionari governativi hanno parlato di una ritrovata dignità nazionale del paese rispetto ai paesi esteri nello sfruttamento delle proprie risorse. Nel frattempo, il Presidente Fernandez ha tentato di sostenere l’economia nazionale privatizzando i fondi pensione privati, riconvogliando il denaro in prestiti edilizi ed ampliando con appositi decreti i programmi della sanità pubblica.

E ora all’Argentina tocca pagare il conto.
Quello che probabilmente seguirà saranno attacchi coordinati di sanzioni, isolamento, attacchi politici, attacchi monetari e, ovviamente, disordini pubblici fomentati dagli Stati Uniti, dalle semplici manifestazioni che bloccano il traffico ad azioni sempre più violente scatenate dall’ormai notorio “uomo armato misterioso” (7), utilizzato nelle guerre non convenzionali statunitensi per destabilizzare, dividere e distruggere le nazioni.

L’attuale ordine mondiale conviene agli interessi degli Stati Uniti e dei loro alleati, che l’hanno costruito.

Robert Kagan, 1997

Ma come per il Venezuela, se si riuscisse a far crescere la consapevolezza di ciò che fanno i paesi occidentali e di quali sono le reali intenzioni ed interessi dietro i gruppi d’opposizione che manifestano nelle strade, si potranno alla fine neutralizzare tutte queste azioni volte a riportare l’Argentina nell’ “ordine mondiale” dominato dall’occidente – elaborato da strateghi politici come Robert Kagan, appunto per “convenire agli interessi degli Stati Uniti e dei loro alleati, che l’hanno costruito”.


Se vivi in Argentina e conosci i gruppi d’opposizione che manifestano contro il governo argentino, e hai notizie precise dei loro leader, richieste, ideologia ed affiliazioni, per favore contatta Land Destroyer Report a questo indirizzo: cartalucci@gmail.com



Per concessione di ComeDonChisciotte
Fonte: http://landdestroyer.blogspot.it/2012/11/color-revolutions-argentina-next.html?utm_source=BP_recent
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