martedì 16 marzo 2010

Sayli Vaturu
Sa defenza sotziali

Domenica 14 marzo a Gonnesa, paese dell'iglesiente legato alla cultura mineraria del secolo scorso, oggi lavora per un futuro diverso dall'apparente deserto lavorativo ed economico, quale luogo migliore per presentare una nuova idea di finanza ed economia per il lavoro.

La giornata è molto fredda ma radiosa per la luce irradiata dal nostro amabile sole, le persone si avvicendano nella piazza davanti alla vecchia villa ristrutturata chiamata S'Ulivariu, in realtà è la vecchia casa di un sindaco dell'ottocento, ma, essendo lasciata allo stato di abbandono, il comune ha pensato bene di ristrutturarlo, e lo ha messo a disposizione della comunità Gonnesina e sarda tutta.

La piazza virtuale Facebook ha chiamato a raduno tante persone , interessate allo sviluppo Culturale Economico-sociale e lavorativo della Sardegna e tutte le zone di crisi nella nostra natzione.

Carlo Lai dell'associazione Andara ha aperto i lavori con una analisi profonda ed arguta su l'unità del popolo sardo affinche si possano aprire nuovi orizzonti per la natzione sarda , il suo è stato un discorsso preparatorio per quanto poi le ralazioni hanno dato vita al simposio sulla cultura l'economia e il lavoro in sardegna.

Paolo Biancu relatore principale dell'evento ha posto in campo la sua esperienza di professore di Economia proponendo un'economia locale basata su capitali sociali condivisi da una molteplicità di soggetti .. il popolo sardo . L'intento la costituzione di una banca rurale diffusa per la realizzazione di progetti che diano l'input alla realizzazione di un nuovo soggetto sociale operativo su tutto il territorio natzionale sardo.
Paolo ci rammenta quanto affermato da Gramsci nostro compatriota "Senza radici non esiste Sardità. I ricordi delle radici sono i ricordi della propria terra, dell´umanitá, della natura e della cultura del luogo e ci riportano alla memoria singolare di ognuno di noi...."


Marco Cannas ha trattato l'aspetto ambientale in cui si è trovata la sardegna post industriale , a dover affrontare iuna situacione dffusa nelle zone indiìustriali di inquinamento disastroso, con la condizione pesante dovuta alla non partcipazione alla bonifica deìi teritoi dalle aziende in fuga come dei ladri di futuro mancato.

Marco Cannas narat:" In S'olivariu, nci fiat po fintzas'e unu mulinu, istadhas po bestiaminis, ortus, e medas matas de mendulas e olias, de sa famillia de su caballeri Toro, podestargiu de Gonnesa a is tempus de sa furriada de su 1906. Issu fiat nasciu in Suedhi. Is netus e is netas oj bivint in Castedhu, ant bendiu bona parti de su poderi e cust'atra parti dh'ant lassat a su comuna. Sa domu de is de Toro, parit chi siat stetiu unu cunventu de mongias, poita est agoa de sa cresia, mi depu informai beni po custa noa. Poita ca sa cresia titulada a Sant'Andria, inantis de su 1100-1200 d.c., fiat tzerriat a santa Maria de Flumentebidu. Seus cichendi paperis po fai "monumentus abertus", intzandus seus in circa de s'istoria de custu logu. Depu tenni una foto de su 1906 aundi si bit su mulinu."

Paola Alcioni "sa Cantadora" la poetessa sarda , ha delineato una nuova strada culturale sarda , tutta riscossa e niente pianto per un passato disastroso, ha iniziato ponendo un detto in auge da secoli condiviso ma combattuto dai rivoluzionari sardi: "pocos locos e malunidos" per metterlo in discussione e trasformare le traversie in opportunità, in modo radicale e potentemente attivo e costruttivo, piena delle sue idee fortza che porta nel grembo di Donna sarda indipendentista, deteminata nel dar voce all'inconosciuto mondo dell'utopia pregna di sovranità.

Mario Puddu, ha incentrato la sua relazione su: "Cultura e lingua sarda", espone la sua idea di cultura dicendo che la cultura deve prendere in se in senso largo la conoscenza e scrivere , specialmente in un tempo in cui il mondo si è fatto paese, e questo è un'un'idea che è nella testa di tutti. "La cultura di un popolo è cio che si coltiva, perciò bisogna chiedersi , dice Mario, cosa stiamo coltivando.." Mette i punti fondamentali sulla scolarità e perciò su quale scuola sarda è possibile.
Critica aspramente la mancata realizzazione dell'intento natzionale di sovranità che il partito sardo d'azione o partidu sardu non ha portato in essere , e questo a motivo della perdita di rotta dei suoi dirigenti natzionali.
Un'analisi pungente e pragmatica com'è d'uso fare il professor Puddu.

Noi pensiamo in un continum analitico de sa cantadora e del professor Puddu che il popolo sardo non meriti tanto disastro nella rappresentanza politica, è di fatto un polo della disinfomatzia italiota e della società del consumo in cui ci troviamo, un popolo abbandonato e portato alla sbando di un infausto destino dettato da politici sardi bramosi solo della propria tasche , inetti e servi italioti, proni al dictat romano asserviti sia nella finanza spicciola che culturalmente schiavi di una logica padrona e coloniale che è il disastro per la nostra natzione e società.

Nella loro espressione dei partiti emissari e filo italianisti insipienti ed egoisticamente arrivisti, si dimostrano personaggi blandi e confusi impegnati a dare forza alla loro finanza sempre attiva delle loro tasche alla ricerca di popolarità e soddisfazione personale, invece che servire il popolo quale mandato da loro ricevuto affinchè lottino per dare pane e lavoro al nostro popolo sofferente e affamato, auspichiamo per questi energumeni quanto detto in un motto popolare tutto tondo: "bifolchi" che meritano altro che la gogna.

Interventi molti, Aurora Pigliapochi ha intrecciato la cultura sarda con l'economia sociale, Bustianu Cumpostu coordinatore natzionale di Sardigna Natzione Indipendentzia, ha posto l'accento sul fatto che bisogna che si produca per le esigenze o bisogni di un popolo invece che per il suo consumo fine a se stesso, infatti la società sarda passata aveva dei codici comportamentali sociali che portavano ad una socialità del lavoro e di tutta la sua condizione strutturale economica.

E' la storia di un popolo, il sardo, che non ha ancora uno stato, ma è una nazione millenaria, che la storia ricorda nei Nuragici gli Shardana, per arrivare fino ai giudicati, ed il regno di Sardegna e Corsica per trasformarsi in regno di Sardegna eppoi assieme ai cattivi compagni del ducato di savoia il principato di piemonte e la contea di nizza è divenuto uno strmpalato regno di italia, rubando prima la corona al regno di Sardegna.. bravi savoiardi.. ladri ieri ed assassini oggi .. vedi Hammer alla'isola di cavallo in Corsica... eppoi han rubato la nostra storia cancellandola umiliando la nostra dignità..



















venerdì 12 marzo 2010

DEL PROF. MICHEL CHOSSUDOVSKY
Global Research

Turchia, Germania, Belgio, Olanda e Italia sono Potenze Nucleari?

Secondo una recente relazione, l’ex Segretario Generale della NATO George Robertson ha confermato che la Turchia possiede da 40 a 90 armi nucleari “Made in USA” nella base militare di Incirlik. (en.trend.az/)

Significa che la Turchia è una potenza nucleare?

“Lungi dal rendere l’Europa un posto più sicuro e dal creare un’Europa meno dipendente dal nucleare, [la strategia] potrebbe tranquillamente avere come risultato quello di introdurre più armi nucleari nel continente europeo, frustrando così alcuni dei tentativi che si stanno compiendo per ottenere un disarmo nucleare multilaterale” (citazione dall’ex Segretario Generale della NATO George Robertson su “Global Security” del 10 febbraio 2010).

“L’Italia è in grado di sferrare un attacco termonucleare?…

Sarebbero in grado Belgio e Olanda di sganciare bombe a idrogeno sul bersaglio nemico?…

Le forze aeree tedesche non potrebbero forse essere istruite per gettare bombe 13 volte più potenti rispetto a quella che ha distrutto Hiroshima?

Le bombe nucleari vengono conservate in basi aeree dislocate in Italia, Belgio, Germania e Olanda – e gli aerei di ciascuno di questi paesi sono in grado di trasportarle” ("Cosa Fare in merito alle Testate Nucleari Segrete dell’Europa”[1], Times Magazine, 2 dicembre 2010)


Gli Stati Nucleari “Ufficiali”

Cinque Paesi, ovvero America, Inghilterra, Francia, Cina e Russia, sono considerati “stati nucleari” (NWS), “uno status riconosciuto a livello internazionale e attribuito dal Trattato di Non Proliferazione Nucleare (TNP)”. Altri tre Paesi “non-TNP” (ovvero non firmatari del TNP) cioè India, Pakistan e Corea del Nord, hanno ammesso di possedere armi nucleari.

Israele: "Stato Nucleare Non Dichiarato"

Israele è definito come “stato nucleare non dichiarato”. Produce e dispiega testate nucleari puntate contro bersagli militari e civili nel Medio Oriente, Teheran compresa.

Iran

Giravano diverse voci, supportate da prove poco consistenti, sul fatto che l’Iran potesse in futuro diventare uno stato nucleare. Di conseguenza, un attacco nucleare preventivo a scopo difensivo sull’Iran finalizzato a distruggere il suo programma di armi nucleari inesistenti potrebbe davvero essere preso in considerazione “per rendere il mondo un posto più sicuro”. I principali mezzi di comunicazione abbondano di opinioni improvvisate sulla minaccia nucleare iraniana.

E allora anche i cinque “stati nucleari non dichiarati” europei, ovvero Belgio, Germania, Turchia, Olanda e Italia possono rappresentare una minaccia?

Belgio, Germania, Olanda, Italia e Turchia: “Stati Nucleari Non Dichiarati”

Se la capacità in termini di armi nucleari dell’Iran non è confermata, quella di questi cinque stati, comprese le procedure di distribuzione, sono ufficialmente risapute.

Gli Stati Uniti hanno fornito circa 480 bombe termonucleari B61 a cinque cosiddetti “stati non nucleari”, compresi Belgio, Germania, Italia, Olanda e Turchia. Casualmente ignorata dal Comitato di Supervisione Tecnica delle Nazioni Unite, con sede a Vienna (IAEA), l’America ha contribuito attivamente alla proliferazione delle armi nucleari nell’Europa occidentale.

Come parte di questa riserva europea la Turchia, che è inserita assieme a Israele nella coalizione capitanata dall’America contro l’Iran, possiede circa 90 bombe termonucleari B61 bunker buster [2], conservate presso la base aerea nucleare di Incirlik (National Resources Defense Council, Nuclear Weapons in Europe , Febbraio 2005)

Secondo la definizione ufficialmente riconosciuta, queste cinque nazioni sono "stati nucleari non dichiarati".

La riserva e l’uso dei missili tattici B61 in questi cinque “stati non nucleari” sono concepiti per bersagli localizzati in Medio Oriente. Inoltre, secondo i “piani d’attacco della NATO”, queste bombe termonucleari B61 bunker buster (conservate dagli “stati non nucleari”) potrebbero essere lanciate “contro bersagli che si trovano in Russia o in paesi del Medio Oriente, come Siria o Iran” (tratto da National Resources Defense Council, Nuclear Weapons in Europe, febbraio 2005)

Forse questo significa che l’Iran o la Russia, che sono dei bersagli potenziali di un attacco nucleare da parte dei cosiddetti stati non nucleari, dovrebbero prendere in considerazione una tattica difensiva fatta di attacchi nucleari preventivi contro la Germania, l’Italia, il Belgio, l’Olanda e la Turchia? La risposta è ovviamente no.

Mentre questi ‘stati nucleari non dichiarati’ accusano senza troppi problemi Teheran di progettare armi nucleari, senza alcuna prova documentale, essi stessi sono nelle condizioni di poter sganciare testate nucleari che hanno come bersaglio l’Iran. Dire che questo è un chiaro esempio di “doppio standard” da parte dell’IAEA e della “comunità internazionale” è sarcastico.


Le riserve di armi sono composte da bombe termonucleari B61. Tutte le armi sono bombe di gravità del tipo B61 –3, -4 e –10.

Queste valutazioni si basano su affermazioni private e pubbliche rese da una serie di fonti governative e su ipotesi riguardanti la capacità di stoccaggio di armi nucleari di ciascuna base. (National Resources Defense Council, Nuclear Weapons in Europe, Febbraio 2005)

Germania: Produttore di Armi Nucleari

Dei cinque ‘stati nucleari non dichiarati’ la “Germania è il paese più fortemente nuclearizzato, con tre basi nucleari (due delle quali pienamente operative) e una capacità di stoccaggio di almeno 150 [bombe B61 bunker buster]” (Ibid.). Secondo i "piani d’attacco della NATO" sopra citati, queste armi nucleari tattiche hanno anch’esse come bersaglio il Medio Oriente.

Se la Germania non è ufficialmente catalogata come potenza nucleare, d’altro canto essa produce testate nucleari per la marina francese. Conserva testate nucleari (prodotte in America) e ha la capacità di sganciare armi nucleari. Inoltre, la ‘European Aeronautic Defense and Space Company - EADS’, una joint venture franco-tedesco-spagnola, controllata dalla Deutsche Aerospace e dal potente Gruppo Daimler, è la seconda produttrice di materiale militare in Europa, fornendo i missili nucleari M51 alla Francia.

La Germania importa e distribuisce armi nucleari dagli Stati Uniti. Produce inoltre delle testate nucleari che vengono esportate in Francia. Tuttavia, è classificata come stato non nucleare.

Articoli Correlati: Rick Rozoff, NATO's Secret Transatlantic Bond: Nuclear Weapons In Europe, Global Research, 4 dicembre 2009.

NOTE

[1] Titolo originale “What to Do About Europe’s Secret Nukes”, NdT.

[2] Per dettagli, si rimanda a http://it.wikipedia.org/wiki/Robust_Nuclear_Earth_Penetrator (NdT)

Titolo originale: "Europe's Five "Undeclared Nuclear Weapons States" Are Turkey, Germany, Belgium, The Netherlands and Italy Nuclear Powers? "


Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di RACHELE MATERASSI



http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=17550

lunedì 8 marzo 2010

Sayli Vaturu
sa defenza

La giornata si è aperta con un'aria molto frizzante e fredda alternata a sole e nuvole a pecorelle, si temeva una scroscio d'acqua che non si è manifestato se non per poche gocce lenitive della giornata ghiacciata.

I preparativi si avvicendano c'è chi sta scavando una buca per metterci il palo d'acciaio su cui è collocato un bronzetto nuragico che rappresenta il capo tribù e la guardia del territorio , oltre che la sovranità.

Altri patrioti stendono gli striscioni del comitato anti nuke e dei movimenti indipendentisti e non, e dicono : "NO NUKE UNA RISATA SARDONICA VI SEPPELLIRA', poi A CIRRAS COME A PRATOBELLO, NO al NUCLEARE, NO BASI NO SCORIE NO BASI MILITARI ! ".

Poi tante bandiere sarde con i quattro mori , e le bandiere di Sardigna Natzione e degli ambientalisti del social forum gialle con scritto no centrali e no scorie, le bandiere rosse di A_Manca, i quattro mori bendati dei sardisti eppoi i rossomori, i rifondaroli e tanta gente ambientalista...

La manifestazione è iniziata con la presentazione del filo conduttore anti nuke esposta dal leader di Sardigna Natzione Indipendentzia Bustianu Cumpostu, si è anche dato via alla posa in terra, del bronzetto nuragico, rappresentante nell'immaginario collettivo il guardiano del territorio contro il nucleare, l'antico Capo Nuragico.

E' intervenuto il sindaco Antonello Figus di Santa Giusta, ed, ha esposto la sua contrarietà e quella della giunta comunale al progetto del sito nucleare sul suo territorio a Cirras, poi, ha continuato l'intervento sulla stessa onda filosofica il sindaco Ennio Cabiddu di Samassi, già impegnato nella marcia mondiale della pace, a seguito il portavoce del comitato anti nuke Valter Erriu che ha posto l'accento sulla sovranità e la impossibilità di porre base ad una centrale che pone a rischio il futuro delle prossime generazioni.


Tra gli altri son intervenuti uomini e donne del movimento ambientalista sardo e dei partiti indipendentisti come A Manca e PSdAz, SNI, molte le donne attive Aurora Pigliapochi di SNI tra le altre Mariella Cao di Gettiamo le Basi, e Rosalba del socialforum di CA, Paola Alcioni la poetessa, il leader indipendentista storico Giampiero Marras detto "Zampa" del CSS Il sindacato etnico sardo, i giovani del movimento SNI di Sperantzia de Libertadi con l'intervento di Alberto Denotti inoltre Michelangelo Puliga di Solebentu, il grande Giovanni Fara coordinatore di SNI a SS..


Il discorso è politico e di sovranità, la non accettazione di imposizioni del governo italico è per noi sardi di importanza vitale, poi, per primo ne và della nostra produzione agroalimentare e dei nostri allevamenti; secondo pensiamo che il solo fatto che possa aleggiare o sfiorare l'idea dell'immaginario collettivo di un possibile inquinamento dei nostri prodotti alimentari con irradiamento nucleare può produrre danni economici per molti anni avvenire e mandare in rovina tutta la nostra natzione, per non parlare del turismo che anch'esso avrebbe un tracollo inimmaginabile, e noi non possiamo permetterlo.

Questi sono solo i motivi economici per cui non ci permette di accettare un discorso nucleare, ma la motivazione che ci impedisce di accettare una tale questione è idealmente molto più alta , e ci spinge ad una ferma opposizione è: la salute pubblica di oggi e del futuro dei figli che ancora devono nascere! Se ci cercano con questi argomenti assurdi per la nostra terra ci troveranno pronti ad una risposta forte determinata e popolare, se non avete rispetto per la nostra terra ed il nostro popolo e la nostra natzione, non aspettatevi che ne avremo noi con Voi, lotta dura senza paura!!




Dall'Italia si vocifera e si agisce:
Dopo l’approvazione del decreto che disciplina la realizzazione di nuove centrali nucleari in Italia, il governo Italiota dovrà anche approvare entro 3 mesi, la «Strategia nucleare». Previsto invece dopo le elezioni regionali - meglio lasciare l’annuncio a tempi politicamente meno caldi - la scelta dei criteri dettagliati di localizzazione dei siti e delle sedi designate.

Del nuovo nucleare molti paventano un’impresa faraonica con approccio all’italiana, a fronte tutto sommato di una soluzione parziale del rifornimento energetico, questo perché:
Primo, “i rapporti delle agenzie del mondo che certificano il continuo ridimensionamento del contributo, già oggi ben modesto (meno del 6%), dell’energia nucleare al fabbisogno energetico” oltre ai problemi irrisolti: disponibilità dell’uranio 235, rilasci di radiazioni in condizioni di routine, sicurezza, scorie, proliferazione militare e, soprattutto, costo del kWh”.

Secondo, perché già tre regioni si sono apertamente tirate fuori (Puglia, Campania e Basilicata), mentre Formigoni, Zaia e Cota che si sono dichiarati favorevoli, ma non vogliono impianti in Piemonte, Lombardia e Veneto.

E se il ministro Scajola tuona che si farà come dice il governo, Vendola ha già annunciato: "Noi saremo la Regione più disobbediente d’Italia e continueremo a dire no al nucleare. Visto i problemi che crea la Tav, per costruire centrali nucleari in Italia ci vorrà l’esercito".

Berlusconi ne è talmente consapevole che comincia a guardare all’Albania e ad altri paesi fuori dall’Unione che per povertà strutturali sarebbero disponibili a tutto.

A remare contro il nucleare anche il gap tecnologico dell’Italia che avendo abbandonato dopo il referendum del 1987 la partita, è abbastanza fuori gioco, anche se Enel collabora con il settore in Francia.

Sul piano poi delle nuove strategie mondiali, comincia ad affacciarsi l’ipotesi che il gigantismo, il monopolio, le grandi concentrazioni, abbiano fatto il loro tempo, non siano più foriere di crescita e di sviluppo, ma vestali di sventura, come è emerso platealmente con la crisi economica.









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