mercoledì 29 marzo 2017

I GEROGLIFICI DEI GIGANTI 
Introduzione allo studio della Scrittura Nuragica

Vaturu Erriu Onnis
Sa Defenza





Lunedì sera, 27 Marzo 2017, presso la Facoltà di Lettere della UniCA,  sala degli Specchi , si è tenuta la conferenza del Prof. Luigi Amedeo "Gigi" Sanna sul tema della scrittura nuragica, e la presentazione della sua ultima fatica " I Geroglifici Dei Giganti".

La sala è piena , a ribadire quanto sia alto l'interesse su un argomento tanto dibattuto, il pubblico è perlopiù intellettuale,  le aspettative che l'argomento suscita nell'ambito degli studi della civiltà nuragica sono alte.

Il prof. "Gigi" inizia a disquisire sulle conoscenze acquisite in questi lunghi anni di studio, rammenta l'amico scomparso Gianni Atzori , fu proprio lui a coinvolgerlo, in questa impresa di studio e confronto con il mondo accademico sardo, ( il prof ricorda con nostalgia l'amico Gianni, prima quando s'è fatto coinvolgere nello studio delle tavolette di tzricotu e dopo coinvolto anima e corpo  comprese il codice eh..., all'una di notte chiamò l'amico per dirgli quanto aveva compreso dallo studio delle famose tavolette), nessuno avrebbe mai pensato che si sarebbe trasformata in una sottile guerra  di posizione, tra gli accademici statuali schierati contro l'idea che i nuragici scrivessero;  l'idea malsana diffusa dagli "intellettuali sardo italioti", era che i nuragici non avevano , non conoscevano ne usavano la scrittura.

Il confronto tra chi definiva il popolo nuragico troglodita e preistorico e chi invece ribadiva , come il Prof. Sanna,  aventi  cultura ,  conoscenza e scrittura a motivo dello studio approfondito delle oltre cento documentazioni trovate nei vari siti archeologici sardi , ha creato una frattura al limite del paradosso, con sgambetti e dispetti d'infima assurda presa di posizione, ciò nonostante l'applicazione la pazienza e la continua ricerca, ha premiato i volenterosi come il prof. Sanna, che scopre attraverso i documenti degli stessi  nuragici che essi trattano aspetti di vita spirituale della  loro religione, che s'è scoperta essere monoteista con un dio solare, abi o l'alef toro : YHWH, in sardo Yakhw.

Così , afferma il professore:
" Solo qualche anno fa un libro di introduzione allo studio della scrittura nuragica sarebbe stato, a dir poco, velleitario perché si sa che i testi di 'introduzione' , per qualsiasi disciplina essi siano, si fondano tutti su un dato comune : la certezza del cosiddetto 'consolidato'."
Ribadiamo  che il prof. , in quanto a battaglie intellettuali per la ricerca e l'affermazione della verità si è speso molto, sia a motivo delle prove cui è stato sottoposto con la messa alla berlina dagli oppositori che lo hanno schernito e insinuato d'instabilità mentale  , diffuso scetticismo e boicottato nel suo lavoro, da parte di personaggi definiti  dotti conoscitori dell'archeologia, dei contestatori che non si capisce di chi fossero al servizio , se non della rabbiosa pura idiozia, e che spesso, lo accompagnavano nei suoi interventi pubblici per contestare la scrittura nuragica.

E continua dicendo:
"Insomma , 'introdurre' vuol dire cercare di esporre e di spiegare per sintesi, nella maniera più chiara e sintetica possibile, i molti dati sicuri nonché la varietà e la 'complessità', quando  esse sussistano, di quel fenomeno di simbologia grafica che traduce con un sistema o codice, più o meno normativo o standardizzato dalla convenzione , la fonetica o i suoni articolati di una determinata lingua."
Inoltre il prof ci spiega:
"Ci sono oggi questi 'molti dati' , c'è questa varietà e complessità riguardante un codice per simboli di scrittura, un sistema specifico che possiamo chiamare 'nuragico' ? Un sistema che, durando nel tempo e modificandosi, ha mantenuto però sempre una specificità e identità?  
A dare la risposta affermativa sono 'oggi' i documenti epigrafici che, sempre più numero di, emergono e vengono riconosciuti come facenti parte di un ben preciso codice di scrittura che, per quanto ( come del resto tutti i codici di scrittura) ispiratosi a modelli esterni, ha mantenuto nel corso di quasi duemila anni (grosso modo dal XVI secolo a.C. al III secolo d.C.) sue precise, inconfondibili  e inconfutabili caratteristiche."
E ribadisce che:
"Infatti , bisogna subito considerare e tenere presente che la scrittura nuragica non è data solo da un codice come quello ugaritico, gublitico, miceneo, cipriota, greco, latino, ed etrusco. Nono possiede solo un certo numero fisso di segni, più o meno formalmente variati, che intendono interpretare al meglio i suoni della lingua. E' invece una scrittura- diciamo così- 'a tutto campo', estrosa assai fantasiosa (così come quella egizia), che si realizza 'a rebus' anche e sopratutto con simboli fonetici acro-fonici, ideografici e numerici riposti nei monumenti e negli oggetti".

"A molti potrà sembrare incredibile ma nella Sardegna delle costruzioni megalitiche il nuraghe, così come la piramide in Egitto, è un enorme geroglifico, cioè un 'segno sacro' , realizzato con ideografia monumentale. Lea voce 'nuraghe' non è altro che il sacro templare. Così come 'glifi sacri' sono quelli riportati dai e 'con' i cosiddetti bronzetti e dalle o 'con 'le statue di Monte' e Prama e dai o 'con' gli stessi oggetti del culto e del rito."
Ora , vista l'imponenza degli studi fatti in decine d'anni di approfondimenti e contemplazione dei documenti studiati. per noi è difficile intercettare immediatamente il fulcro, ma con pazienza e applicazione anche i meno dotti, come a me che ci scrivo sopra, arriveranno alla completa comprensione dei documenti , grazie all'esposizione del prof.

"Tutto quello che attiene alla sfera del sacro è scritto e la stessa scrittura è sinonimo di massima sacralità. Si spiega così l motivo principale per cui nella Sardegna nuragica, per lunghissimo periodo, non si affiancano ai documenti di caratura religiosa documenti di scrittura 'laica' o ' economicistica' o 'palaziale'. Teocrazia e teologia, potere monarchico divino e potere sacerdotale scribale impediscono che si contamini in alcun modo una scrittura che riguarda esclusivamente la divinità e i nobilissimi figli di questa."
Così pian piano si dipana la visione sulla documentazione e si comprende meglio la portata della scrittura basata sulla fideista visione dei nuragici, che esula dal commercio e dal parlare con lingua biforcuta, sui loro documenti che hanno come scopo principe l'adorazione del loro dio YHWH.
"In tanti anni di ricerca , di oggi e di ieri, non è stato mai trovato un documento , che riporti e tratti di un resoconto economico, di una lista di beni, o di servizi, di un attestato di scambio di merci o di una permuta e così via. Mai nessun 'condaghe' , se così vogliamo dire, nella Sardegna nuragica . Ma in ciò nulla di strano: la scrittura è profondamente elitaria, ha ben altri scopi, del tutto spirituali e non materiali, si rivolge a Dio e al suo rappresentante in terra e non agli uomini."


La forza delle documentazioni è dovuta al fatto che le  si trovano ovunque in Sardinya, sia nei musei che nelle collezioni private e nei monumenti,  in ogni dove.
"E, si badi, per parare subito a facili quanto maliziose obiezioni, che la stessa scrittura che più propriamente potremmo chiamare 'epigrafica' , quella più o meno facilmente riconoscibile come tale, si trova dappertutto: nelle collezioni private così come nei musei , nazionali, e non (di Cagliari, di Sassari, di Oristano, Di Nuoro, di Cabras, di Teti, di Dorgali, di Villamassargia, di Villagrande Strisaili e così via.) Nessuno , neppure con la dialettica più raffinata o la retorica più spinta , può riuscire nell'intento di incrinare o negare un dato empirico così oggettivo e chiaramente scientifico.   
A parte la scrittura monumentale e quella degli oggetti, l'ampia documentazione  e talvolta la stessa ricchezza grafica dei testi (sigilli di 'Tzricotu' di Cabras, stele di Nora, anello sigillo di Pallosu di San Vero Milis, coccio del Nuraghe Alvu di Pozzomaggiore , pietra del Nuraghe Pitzinnu di Abbasanta, scritta della chiesa campestre di San Nicola di Trullas di Semestene, anfora di S'Acru e is Forros di Villagrande Strisaili), hanno permesso di appurare definitivamente non solo da dove deriva ma anche di che natura è il sistema adoperato per secoli e secoli dai nuragici. L'origine di esso è chiaramente orientale e più propriamente derivato da codici elaborati, nel corso della prima metà del secondo Millennio a.C., nel territorio di quella che era una volta la terra di Canaan. In particolare i nuragici adoperavano il sistema , già ampiamente individuato e analizzato dagli studiosi, cosiddetto, e non a caso , 'protocananaico' , vale a dire un codice che contemplava il riporto dei suoni del linguaggio con segni o simboli in mix. 
Più precisamente un codice che non solo faceva uso di grafemi adoperati da altri codici ancora ma anche di grafemi arcaici misti a quelli meno arcaici, pittografici mescolati a quelli più schematici o del tutto schematici. Questo codice abbiamo cercato di definire , in tutti i suoi aspetti , nella cosiddetta 'Griglia di Sassari' illustrata durante il Convegno interdisciplinare  organizzato dalla Facoltà di Medicina dell'Università degli Studi di Sassari. Detta ' griglia' prevede che i documenti nuragici, per essere definiti tali, debbano obbedire a dei requisiti ben precisi, in tutto o in parte."


Ovviamente , ci si chiede se nel tempo c'è stato qualcuno che come oggi si sia interessato ai grafemi o segni dei nuragici, il prof ci svela che in passato c'è stato a cavallo tra l'ottocento ed il novecento... ma vediamolo nelle sue parole...
"Il sistema protocananaico in mix con pittogrammi e segni schematici non solo viene confermato, ma vengono confermati anche aspetti che sembrano ormai imprescindibili quali l'agglutinamento (in legatura o in nesso) , la 'variatio' compositiva.
In particolare dobbiamo sottolineare la stupenda scoperta, tra le carte degli eredi, del breve ma importantissimo saggio dattiloscritto di Pietro Lutzu, studioso vissuto a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento, che può essere ritenuto, a tutti gli effetti, il pioniere della ricerca della scrittura arcaica de sardi. in detto saggio, scritto agli inizi degli anni venti del secolo scorso, il maestro di Scano Montiferro mostra degli apografi riguardanti dei documenti (trovati in area centro-nord arborense) con segni del tutto simili a quelli che saranno rinvenuti, in gran copia, ben settanta e più anni dopo."


Spesso con gli amici  a seguito di Gigi Sanna e le sue escursioni, di cui  abbiamo documentato sopra con alcuni video, ci siamo chiesti sull'identità del Dio nuragico Abi, Toro di luce, e, come abbiamo compreso unico, dunque una religione nuragica monoteista, avanti rispetto ai suoi  tempi  relativamente ai popoli di allora, in genere politeisti.
"Così come, per altro verso, vengono confermati due aspetti ancora della scrittura: quello del carattere esclusivamente religioso di essa riservata a una sola divinità e ai tori giganti celesti suoi figli e quello della lingua sottesa che è, ancora  e sempre, quella semitica cananaica e, particolarmente, quella paleo ebraica del Vecchio Testamento. Tanto che ormai si è in grado di affermare, con maggiore certezza rispetto ai nostri primi pronunciamenti, che sebbene i nuragici fossero un'antichissima popolazione parlante una lingua di matrice indoeuropea 'occidentale' essi si servirono sempre del codice e della lingua di quel Dio(introdotto probabilmente all'inizio della metà del Secondo Millennio a.C. da popolazioni semitiche), che veniva chiamato IL/ILI o 'EL YH (oppure YHH, IHW o anche YHWH)."




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