domenica 3 luglio 2011



Ima Sanchis

Tradotto da Alba Canelli
Editato da Aurora Santini

Rivoluzione esemplare

La crisi finanziaria islandese ha portato il paese alla bancarotta. Alla fine del 2008 il suo indebitamento bancario equivaleva a diverse volte il suo PIL. Il Parlamento propone che siano le famiglie a pagarlo con una quota mensile per i prossimi 15 anni, al 5,5% d'interesse. Ma il popolo ha detto no e ha deciso di processare i responsabili della crisi: molti banchieri e dirigenti sono stati arrestati ed è appena iniziato il processo dell'ex Primo Ministro Geir H. Haarde. Il popolo si è organizzato attraverso assemblee e sta cambiando la Costituzione. "E 'stata una rivoluzione contro il potere politico-finanziario neoliberista che ci ha condotto alla crisi", dice Gunnar. Il suo documentario "Maybe I should have" ("Forse avrei dovuto", N.d.T.) racconta i fatti.

Un giorno ero seduto a guardare la TV ad ascoltare come i politici negavano la crisi, mi è venuta voglia di prendere a frecciate lo schermo, invece ho creato il Forum Civico Aperto.

Quindi dev'essere orgoglioso di ciò che è stato raggiunto.

Abbiamo fatto dimettere il governo al completo e sono state nazionalizzate le principali banche. Con il voto popolare, ci rifiutiamo di pagare il debito che questi hanno contratto con la Gran Bretagna e l'Olanda, a causa della loro esecrabile politica finanziaria. E stiamo giudicando il primo ministro che ha permesso il disastro.

Sono un esempio nel mondo.

Abbiamo pagato un prezzo alto: le nostre istituzioni ci hanno deluso, i banchieri ci hanno derubato e il governo li ha sostenuti. Abbiamo scoperto che la loro avidità, corruzione e nepotismo non hanno limiti. Hanno condotto il paese alla bancarotta.

E lei lo ha raccontato in un film.

Nel 2008, credevo di vivere nel paese meno corrotto del mondo, in armonia con il governo e le banche...Lavoravo nel marketing ed ero regista teatrale. Comprai un appartamento di 60 mq, con l'aiuto della mia banca, ed un'auto con un prestito in valuta estera.

Ma il sistema è crollato.

Io, come molti islandesi, ho dovuto restituire l'auto e, inoltre, devo dei soldi perché la corona è caduta in picchiata. Mi aumentarono il prezzo del mutuo, che già non potevo più pagare. Ero in condizioni di povertà e per la prima volta sono uscito in strada a protestare.
Da persi, al fiume.
La corona islandese perse il 58% del suo valore, l'inflazione salì al 19%, l'economia si contrasse del 7% (2009) e abbiamo avuto la più grande emigrazione dal 1887. Decisi di scoprire cosa era successo girando un documentario.

Da dove cominciò?

Ciò che è successo in Islanda tra il 2003 e il 2008 è che il governo ha dato pieni poteri ai finanzieri, che usarono il favore politico per arricchirsi. Le banche furono nazionalizzate, ma i soldi dei ricchi scomparvero...Così decisi di seguire il denaro: viaggiai a Londra, Guernsey, Lussemburgo e Road Town, e le Isole Vergini.

Che cosa trovò?

Corruzione. Fino ad allora non avevo sentito parlare di Tortola, Isole Vergini Britanniche, con 30.000 abitanti e 620.000 imprese registrate, molte islandesi.

Capisco.

Finché paesi come il Regno Unito, gli Stati Uniti o l'Islanda consentono alle aziende operanti nei loro paesi di registrarsi su isole come Tortola, Isole Cayman, o anche il Lussemburgo, espressamente per non pagare le tasse, non cambierà nulla.

Certo.

Queste aziende utilizzano i servizi che i paesi concedono alla cittadinanza, ma scompaiono al momento di pagare le tasse. Tutte le persone che stavano giocando in borsa alla grande (molti di loro con informazioni privilegiate) hanno preso il denaro e lasciato i debiti. Niente di tutto questo sarebbe possibile se la società protestasse e chiedesse cambiamenti.

Che cosa ha imparato dalla connessione tra politica e affari?

È assoluta, e i politici dovrebbero stare fuori dal mercato. In tutto il mondo, le banche operano per clientelismo e nepotismo; non ci sono tasse per gli amici.

Ci hanno detto che se non avessimo salvato le banche saremmo affondati con esse.Questo è quello che dicono le banche, che non possiamo vivere senza di loro; ma noi possiamo, lo abbiamo dimostrato. Tutti questi interessi che ci addebitano non hanno senso, io voglio pagare per migliorare la società, non per arricchire le banche. Quando c'è una crisi, si taglia la sanità, le pensioni, l'istruzione...Perché non tagliamo i soldi di cui si nutrono le banche? Questo sistema è affondato, abbiamo bisogno di un cambiamento.

Come delineare questo cambiamento?

È difficile dirlo in poche parole, ma le banche non dovrebbero giocare in borsa con il nostro denaro, e dobbiamo tagliare i rapporti tra la politica e gli affari.

Il malcontento è generale.

Si noti che i banchieri, che hanno causato la crisi, continuano ad essere in carica nelle banche, nessuno si è dimesso. Non dovrebbero essere altri a gestire l'uscita dalla crisi?

Rivendichiamo lo Stato sociale, ma ci dicono che ormai non è possibile.

Dobbiamo avere casa, assistenza sanitaria, istruzione e lavoro; per questo paghiamo le tasse, per questo ci sono i politici…Ma, per il potere finanziario che governa il mondo, la cosa importante sono i profitti e non le persone. Noi cittadini dobbiamo prendere le redini.

Quale futuro intravede?

La classe media è quella che lavora e paga le tasse e, tuttavia, continua ad ammirare ed imitare i ricchi, che portano i soldi nei paradisi fiscali. Bisogna ammirare la gente per quello che ha dentro e non fuori. E non ha senso che un giocatore vinca mille volte di più di una persona che cura un anziano, è ridicolo. Potrebbe guadagnare un centinaio di volte di più, ma mille...Dovremmo prenderci cura gli uni degli altri.

La tendenza è di tagliare sanità, istruzione e assistenza ai più bisognosi.

Bisogna mettere le persone al di sopra dei profitti. E noi, i cittadini di classe media, abbiamo molto più potere di quello che crediamo: mettiamo e togliamo governi. Responsabilizziamoci.





Per concessione di La Vanguardia
Fonte: http://www.lavanguardia.com/lacontra/20110615/54170791972/los-ciudadanos-debemos-tomar-las-riendas.html










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