venerdì 8 giugno 2012


LA RUOTA PER CRICETI E LA LINGUA SARDA



Mentre i gruppuscoli indipendentisti ( per non parlare di chi è in Consiglio regionale di ogni partito) corrono nella loro personale ruota per criceti, nel Parlamento italiano si sta ratificando la Carta delle lingue europee che, discriminando ferocemente la lingua sarda non riconosce nei fatti la minoranza linguistica sarda trattata da serie C rispetto a quelle dell'arco alpino ( escluso il friulano egualmente discriminato ).
Questa discriminazione ha un valore politico internazionale che disconosce alla radice la SPECIALITA' della QUESTIONE SARDA.

Tarpa le ali all'applicazione della Convenzione quadro sulle minoranze nazionali e nazionalità del Consiglio d'Europa che riconosce ( contrariamente alla Costituzione italiana che considera solo le minoranze linguistiche ) i sardi come componenti la Nazione sarda.

E siccome solo chi non approfondisce che il diritto di autodeterminazione è il DIRITTO DI AUTODETERMINAZIONE NAZIONALE e che l'INDIPENDENZA è una delle OPZIONI dell'esercizio di questo diritto, si riempio la bocca di un suono cioè la parola INDIPENDENZA, senza riempirlo di contenuti e quindi dare vero valore politico a un messaggio di libertà accessibile ai sardi.

Anzi c'è anche chi si definisce indipendentista adornandosi del massimo piumaggio indipendentista ma è contrario al nazionalismo sardo di libertà , quindi alla nazione sarda e alla lingua sarda quale sua maggiore caratteristica aprendo le porte alla santificazione della lingua italiana non come lingua dello stato ma come una lingua nazionale dei sardi facilitando l'assimilazione.

Diritto d'autodeterminazione può anche voler dire MAGGIORE E MIGLIORE AUTONOMIA, vuol dire anche aumento della SOVRANITA' e quindi pure gli autonomisti o i nuovi SOVRANISTI dovrebbero battersi per la lingua sarda perchè anche nel loro caso il riconoscimento vero della lingua sarda, la sua costituzionalizzazione con l'inserimento in un nuovo Statuto di sovranità della lingua sarda sarebbe garanzia di applicazione dei loro propositi istituzionali e politici.

Eppure basta leggere la proposta di legge di ratifica della Carta delle lingue approvata in Commissione per capire al volo che non solo si pone un ostacolo insormontabile a modifiche costituzionali di riconoscimento dei diritti politici della nostra nazione, ma si bocciano tutti i presupposti per l'insegnamento della e nella lingua sarda in tutte le scuole, del suo uso paritetico e normale veramente efficace nei media e nella giustizia e in tanti altri settori ancora.

Lo Stato italiano, nel silenzio di tutti i parlamentari sardi, ma anche dei consiglieri regionali e della Giunta, dei partiti indipendentisti in Consiglio regionale e fuori di esso, di amanti di Storia patria sarda, di fantasie Shardaniche, dell'ecologia isolana, di ballerini in tondo, cantanti a tenores o con la chitarra elettrica, di poeti, scrittori e affabulatori che “ a dir di Sardigna le lingue lor non si sentono stanche” , sta ratificando la soluzione finale per la lingua sarda, trasformando in cappio la corda tesa dal Consiglio d'Europa per salvare la lingua sarda dall'affogamento nello stagno italiano e tutelare l'identità nazionale dei sardi.

Malgrado le affermazioni di sardità e di fedeltà alla lingua dei padri nella cosiddetta area indipendentista sarda c'è una sordità costante, una accidia sostanziale, una ignoranza dei veri termini della questione, un rifiuto sostanziale ad affrontare per le corna la questione linguistica sarda come fatto politico precondizionante ogni programma di libertà strategico e sopratutto tattico di sovranità.

La battaglia per la lingua sarda, come diritto collettivo, come diritto civile e umano degli abitanti la Sardegna, non viene concepita come invece è l'unica ipotesi rivoluzionaria e pacifica e non violenta, spendibile in campo internazionale.

Non viene neanche assunta come proposta che prefigura non solo un ottenimento di diritti politici costituzionali di sovranità col passaggio dall'Autonomia all'Indipendenza, sopratutto come garanzia di un rovesciamento dei poteri interni alla Nazione sarda, che sconfigga i ceti Compradores italianizzati e facendo emergere nuovi soggetti politici sardi nazionalisti, unici capaci di porre mano col piccone alla dipendenza istituzionale, economica, culturale e alla autocolonizzazione imperante in ogni campo della nostra società.

Girano in tondo, ognuno nella propria ruota organizzativa, come criceti dell'Autonomia malgrado correndo in tondo dentro la gabbia colonialista emettano vaghi suoni indipendentistici, dimenticando di lottare veramente per la lingua dei sardi.

Se esiste una responsabilità da parte dei poteri coloniali, esiste anche una responsabilità per omissione. Se sarà ratificata così come si può leggere nel sito del Parlamento , commissione esteri, sarà responsabilità anche di chi non ha fatto nulla per impedirlo, anzi non ne sapeva proprio nulla..impegnato a correre sulla ruota..

Per chi voglia documentarsi...



UN COMMENTO 
di Sa Defenza

..condivido pienamente l'analisi dei comportamenti descritti da Mario, e lo ringrazio della franchezza con cui tratta l'argomento; ho visto , ho notato anch'io quanto rimproveratoci e la incapacità che regna dentro le fila dell'indipendentismo  ove io milito e mi assumo anch'io la mia parte di colpa e mi aspergo di cenere il capo e devo vestire il saio di juta per essere asperso di umiltà, a motivo della mia apatica rinuncia alla lotta per il cambiamento del movimento; spesso, comunque  è visibile, latente, la sirena del mettersi in mostra nella vetrina dell'ego, anzichè  avere gli oneri e gli onori dovuti dall'azione; azione profumata dall'amore per la nostra terra; invece di agire e darsi una struttura per organizzare diffusamente indipendenza politica ed economica, stiamo sonnecchiando,  e come detto da Mario ci scordiamo l'importanza della nostra amata lingua.


 Nel passato in questa terra di Sardinya, a differenza dell'oggi, si vedeva fortemente come la nostra terra fosse  piena di passioni di profumi pieni di lotta, di onore ancestrale dei nostri padri,  di amore forte sudato e gridato che emerge dall'agire, del nascente movimento di giovani idealisti de su populu sardu. 
Io stesso negli anni settanta giovinetto di appena diciasette anni in su disterru  già da oltre dieci anni incontravo questo  fermento,  che vi stavo appena descrivendo, della lingua mia a me semi-sconosciuta; io che vivevo in uno dei tanti hinterland del milanese pregni di tristezza e puzzolente odore di smog e nebbia malsana in un  grigiore da Grande Fratello  "1984" di memoria Orwelliana,  dentro una fabbrica molto sindacalizzata in principio non dai sindacati della triplice, bensì, dall'autonomia della classe operaia in un turbinare di fermento intellettuale ed espressione  di sovranità, all'Alfa Romeo incontro un compagno un patriota sardo, con barba fulva e un pò di piazzetta appena accennata, era un uomo pieno di passione per la nostra terra e mi portava questo inebriante profumo attraverso il giornale "Su populu sardu", ne  ero affascinato nel vedere  una lingua sarda scritta, lingua che mi apparteneva sebbene non parlata ne  mai insegnata . Un ricordo bellissimo di militanza gagliarda, guardata con occhi di chi non aveva ancora una piena consapevolezza in se del progetto della sovranità in terra sarda, come  proponeva il giornale che mi veniva dato in fabbrica, vivevo in un luogo che non mi apparteneva, e grazie a ciò che leggevo  mi nasceva e instillava il desiderio di tornare alla mia antica PATRIA sarda. 


Voglio rammentare agli amici, ai patrioti, ai fratelli e ai compagni ai sardisti agli indipendentisti o ai sovranisti, quanto fosse importante per lo stesso Gramsci, uomo che sappiamo tutti come fosse ideologo del partito comunista, ciononostante mostrò quanto fosse  legato alle sue origini alla sua terra ed alla sua lingua. 


Seguiamone l'esempio nel ricordarne i suoi  scritti, quando riconosce l'importanza della lingua natzionale sarda: "In che lingua parla? Spero che lo lascerete parlare in sardo e non gli darete dei dispiaceri a questo proposito. È stato un errore, per me, non aver lasciato che Edmea, da bambinetta, parlasse liberamente in sardo. Ciò ha nociuto alla sua formazione intellettuale e ha messo una camicia di forza alla sua fantasia. Non devi fare questo errore coi tuoi bambini. Intanto il sardo non è un dialetto, ma una lingua a sé, quantunque non abbia una grande letteratura, ed è bene che i bambini imparino piú lingue, se è possibile." 


A. Gramsci, Lettera a Teresina, 26 marzo 1927
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