venerdì 23 agosto 2013


LA CRISI DEL PACIFISMO . IL RUOLO NEFASTO  DEI " PACIFISTI ARMATI "


Antonello Boassa 


Dove sono andate a finire le grandi manifestazioni per la pace ? 
Forse oggi non ci sono più le motivazioni necessarie ? 
Non ci sono più guerre nel pianeta ? 
Forse possiamo starcene tranquilli perché da nessuna parte trapelano minacce di guerre catastrofiche che ci riguardino tutti ,dico anche tutti noi abitanti del "progredito" Occidente ?

Le ragioni che hanno portato al "crollo" della protesta pacifista sono molteplici : politiche , culturali , psicologiche ... e non ho la pretesa di esaminarle adeguatamente ora . 

Semmai in seguito per accenni ed in ordine sparso . Intendo qui unicamente accennare ad un fattore che ha agito , a mio parere , nel favorire il rilassamento emotivo ed in parte un certo disimpegno .

Alludo ai"pacifisti armati ". "Progressisti in divisa " come li chiama Patrick Boylan ex docente all'università di Roma 3 , co-fondatore di "Gli statunitensi per la pace e la giustizia " . 

Sì progressisti perché "i pacifisti armati " provengono dalla sinistra e dal pacifismo che rifiutava la guerra e la propaganda per la guerra senza se e senza ma . 

Questi neo-profeti delle "guerre giuste" si erano distinti per le lotte sacrosante contro il commercio illegale delle armi , per il disarmo, contro le mine antiuomo , contro le bombe a grappolo ... 

E hanno saputo in virtù di tali lotte riscuotere stima e fiducia da parte dei pacifisti . C'era tuttavia nel DNA culturale dei nostri eroi qualcosa che li avrebbe portato agli esiti attuali : le guerre scatenate dall'Occidente erano da rifiutare perché portavano gravi sofferenze , morte , distruzione ,spreco di risorse umane (i nostri soldati ) ed economiche . 
Tutto giusto . 

Ma perché avvenivano le guerre ? 

A personaggi carismatici come Ezio Lotti o Giulio Marcon non veniva mai da dire che la Siria era sotto il mirino della Nato da parecchi anni innanzitutto perché i gasdotti dall'Iran al Mediterraneo erano in concorrenza con quelli occidentali e che la Libia intendeva assegnare ad imprese cinesi importanti aree estrattive . 

Nulla avevano da dire sul grave torto che Siria e Libia avevano compiuto rifiutando la partnership con la Nato e nulla avevano da dire sulle bufale che provenivano dai "ribelli" dell'ESL ( tra l'altro elegantemente fatte passare per attendibili dalla Rai e da Mediaset senza escludere la progressista Rai news ) Mai si accennava alle ragioni imperiali necessitate dall'accumulazione e dalla concorrenza capitalistica e alla guerra come strumento "naturale" per sconfiggere i nemici e per accaparrare le risorse necessarie alla crescita .
Un semplicismo teorico disarmante .

Da qui il degrado che porterà i nostri eroi a sbarazzarsi delle strategie da sempre proposte dal pacifismo intrasigente per affrontare situazioni drammatiche ( vedi Jugoslavia , Irak ...) e sposare ipso facto le ragioni della politica militare della guerra preventiva e della guerra umanitaria .

Dal pacifismo non violento al pacifismo armato . 

Davanti alle spaventose tragedie sociali in Irak , in Afghanistan come successivamente in Libia , in Siria , ai nostri neo-profeti apparve inadeguato affrontare tali situazioni con il bagaglio teorico e metodologico dei padri del pacifismo novecentesco : baschi bianchi, forze di interposizione pacifica , intervento diplomatico , embargo delle armi per tutti i contendenti ,baschi blu , boicotaggio economico mirato che non ricadesse sulla popolazione civile ...

L'ipotesi pacifista "classica" risultava essere l'unica proposta valida per allentare le tensioni (etniche , tribali , religiose , di classe ) e non arrecare ulteriori danni alla gente "comune". 
Un'ipotesi immediatamente praticabile dato il grande entusiasmo di tanti giovani che si sarebbero volontariamente spesi per portare un contributo per una più giusta convivenza nei paesi dilaniati dai conflitti armati.

Ma non era della convivenza pacifica che erano preoccupati i potenti della politica , della finanza , degli armamenti . Ciò che li preoccupava era come approfittare delle tragedie per perseguire ben altri scopi : le risorse minerarie ed energetiche , le infrastrutture , le aree strategiche per il controllo e per l'aggressione militare .


Si dirà scopi indecenti . 


Si rendeva necessario perciò creare motivazioni di alto livello morale per ridicolizzare le strategie pacifiste (definite sbrigativamente ingenue ed idealiste) e per giustificare un intervento armato risolutore : individuare nemici irriducibili dei diritti e della libertà dei popoli che potevano essere salvati solo con la morte dei dittatori con effetti ovviamente collaterali di cui non si poteva fare a meno
La "guerra giusta" per alleviare le condizioni del popolo e restituirlo alla libertà e alla democrazia veniva presentata perciò come un intervento realistico , moralizzatore e pacificatore.

Spettava alla stampa , alle televisioni , ad Internet , a Youtube informare adeguatamente la cosiddetta opinione pubblica con le giuste veline , con bufale adeguate , con manipolazioni creative , con omissioni sopratutto .


Un ruolo di riguardo doveva essere affidato agli opinion-makers come Flavio Lotti , Giulio Marcon , Roberto Saviano , Corradino Mineo . Una loro dichiarazione , dato il loro riconosciuto prestigio , sulla giustezza dell'intervento militare in Siria e in Libia , oltre che scompaginare ulteriormente il movimento pacifista, avrebbe dato corpo e sostanza , davanti ad un'opinione pubblica sempre più confusa , alle ragioni dei militari e dei politici di governo .


Non si dovevano trascurare le organizzazioni per i diritti umani come Amnesty international che non ha chiesto il ritiro delle truppe americane dall'Afghanistan e non ha chiesto di dismettere le forniture d'armi ai "ribelli" indebolendo di fatto l' opposizione non violenta che qualora andasse al potere non sarebbe lo scendiletto degli Stati Uniti. E senza dimenticare l'apporto straordinario della creatura del mago della finanza Soros : l'ineffabile Avaaz che tra le varie petizioni ne ha presentato una a favore dell'intervento in Siria mentre "si dimenticava " di proporre una qualche petizione contro il ritiro dei soldati dall'Afghanistan .


Ai grandi movimenti rivoluzionari degli anni 60'/70' nei paesi del "terzo mondo" , alle sollevazioni popolari in " Occidente " , il Capitale non poteva non reagire . E ha saputo reagire con estrema determinazione . Colpi di stato , uccisione mirata dei leader (vedi Cabral , Lumumba , Sankara , Guevara ...) , massacri spietati ( vedi Cile , Argentina , Congo ...) , attentati terroristici (vedi Milano , Bologna , Brescia ...) , sapiente strategia nella manipolazione dell'informazione , conquista ideologica di ampie aree delle sinistre , penetrazione invasiva dei servizi segreti ... politica economica aggressiva (de-localizzazioni , licenziamenti di massa , privatizzazioni , indebolimento dello stato sociale e dei diritti sindacali e sopratutto monetarizzazione e finanziarizzazione dell'economia ) , recupero energico della politica coloniale (vedi neocolonialismo) .

Mentre a sinistra personaggi patetici teorizzavano la necessità di un "approccio moderno" all'analisi critica della società e di un nuovo linguaggio che eliminasse dal proprio repertorio termini " desueti " come lotta di classe e imperialismo , la grande borghesia sferrava proprio con "la lotta di classe" un attacco durissimo in Occidente contro la classe operaia e le masse popolari oramai disarmate dalle avanguardie moderniste preposte alla loro difesa mentre nei "paesi del terzo mondo" continuava imperterrita la sua politica imperiale (nonostante il carattere desueto del termine) , accompagnando ai suoi antichi strumenti di dominio quali l'intervento militare e la creazione di poteri fantocci , un nuovo e raffinato strumento : l'indebitamento statale come arma di ricatto per gestire con autorità l'economia .


Abbiamo un paradosso . 


Mentre i poteri forti attaccano con violenza inaudita , a sinistra abbiamo degli alfieri che sminuiscono tale ferocia e addirittura ritengono che , con un diverso modo di operare che non sia desueto e che sopratutto non sia alternativo al sistema di potere dominante , si possono aprire spazi di democrazia e di libertà con la presenza partecipata nelle istituzioni , con la pacificazione sociale , con la moderazione sindacale ... mentre per i "paesi poveri " gli assi strategici possono essere gli "aiuti" finanziari , la cooperazione , l'intervento delle ONG , le donazioni dei privati , l'ingresso delle imprese occidentali ...

In definitiva , i modernisti come anche i nostri "pacifisti armati " hanno sposato le idee del capitalismo nella sua nuova proposizione neoliberista . In questo quadro non ha senso parlare di imperialismo quanto piuttosto di crudeltà delle guerre che dato il loro carattere disumano possono essere fermate da grandi manifestazioni , da valanghe di petizioni 
(e abbiamo visto come si sono fermate). 

Ed è in questo quadro di "positività" del capitalismo neoliberista che si può arrivare a teorizzare la "giustezza" di una guerra preventiva ,di una guerra umanitaria , di una missione di pace , di una guerra chirurgica , quando esistano conflitti che gravano sulla popolazione civile e che in modo disinvolto si pensa possano essere risolti d'autorità dal "disinteressato"Occidente per il bene della popolazione civile , una volta individuato strumentalmente il nemico di turno .

Che fare dunque ? 

Innanzitutto rigore nel raccogliere le informazioni , una metodologia di analisi severa delle procedure strategiche e tattiche dell'imperialismo , competenza comunicativa nella divulgazione del materiale informativo , prontezza di intervento contro le teorie di dominio e le falsificazioni dei servi dell'impero e sopratutto capacità di risposta immediata nelle piazze

Sarebbe auspicabile che nascessero tanti comitati contro la guerra o per la pace (chiamateli come volete) con una grande differenza rispetto ai comitati precedenti caratterizzati da grande passione ed attivismo ma evanescenti dal punto di vista teorico tanto è vero che quando sono spuntate le straordinarie novità teorico-linguistiche dei Lotti , dei Marcon , dei" pacifisti armati " o "progressisti in divisa" come vengono brillantemente definiti da Peacelink e da Patrick Boylan , i comitati e il movimento non hanno saputo dare riposta perché lo straordinario slogan " senza se e senza ma " non risultava supportato da teorie adeguate sulla natura del capitalismo e dell'impero

Bisogna svoltare pagina . 

Gli antimperialisti sono realmente pacifisti perché pienamente consapevoli che la violenza importata dall'esterno aggrava la situazione di violenza che colpisce la popolazione civile . 

Qualsiasi dittatura vera o presunta non giustifica bombardamenti , armi chimiche , mine antiuomo ... 

La guerra è sempre contro la popolazione civile ed è voluta dalle grandi potenze per accaparrare risorse , controllare le autostrade energetiche , conquistare spazi per nuove aggressioni militari e mai e poi mai per salvare la popolazione e favorire realmente la democrazia . 

Quanta ipocrisia troneggiasse nella UE quando blaterava di urgenza democratica lo si evince dal fatto che ricevesse con tutti gli onori i ribelli armati in particolare dalle petrolmonarchie e rifiutasse di incontrare il coordinamento democratico ostile all'intervento armato e favorevole a mandare a casa Assad con libere elezioni nel 2014. 

Bisogna recuperare l'armamentario del pacifismo costruito dai Grandi della pace ( vedi Aldo Capitini ) : interposizione , baschi bianchi , diplomazia dall'alto e dal basso ... il che comporta inevitabilmente una conoscenza approfondita del territorio e della cultura dei popoli e dei loro specifici e particolari sistemi di interazione . 

Essere imperialisti oggi significa essere radicalmente nemici dei meccanismi di accumulazione capitalistica che conducono inevitabilmente verso la guerra e demoliscono la democrazia in Occidente , tanto che oggi possiamo parlare , senza il pericolo di essere eccessivi , di postdemocrazia ,un sistema di potere oligarchico fondato sulla demolizione dei beni comuni ,sull'impoverimento delle masse popolari ,sull'impunità dei potenti , sulla repressione . 

Che sorgano tanti comitati perché , oltre le tante guerre che devastano attualmente il pianeta , si profilano guerre ancora più catastrofiche . 

Tanti comitati perché la lotta contro la guerra è oggi il livello più alto dello scontro di classe .

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