martedì 5 luglio 2011




ilfatto

Il corteo davanti la nostra rappresentanza diplomatica a Santiago del Chile per protestare contro il progetto sponsorizzato dall'Enel di costruire cinque mega-dighe. “Roma approfitta della nostra scarsa cultura democratica per fare affari”, dice Accion ecologica

E’ la prima volta che dei cittadini cileni manifestano davanti all’ambasciata italiana di Santiago del Cile. E’ successo alla fine di giugno, un presidio convocato dai gruppi ecologisti più impegnati nella lotta contro le cinque mega dighe che minacciano la regione patagonica di Aysèn.

Il progetto è sponsorizzato dal colosso italiano Enel, che insieme a un partner cileno, ha ereditato la proprietà dell’acqua dei fiumi privatizzata da Pinochet. Il tema è centrale in Cile, la maggior parte dell’opinione pubblica è contraria e il governo – che ha favorito una prima approvazione ufficiale a livello regionale – è in difficoltà. I manifestanti hanno portato candele attorno all’ambasciata italiana, nel pieno dell’inverno australe, sotto gli stessi muri che nel ’73 e nel ’74 centinaia di cileni avevano scavalcato per rifugiarsi nel giardino della residenza dell’ambasciatore, per poi ottenere la possibilità di espatriare. Quell’Italia amica… ma oggi è malvista per il ruolo che il governo italiano conserva in Enel, e per il silenzio dei nostri media sulla lotta contro il progetto Hidroaysen.



Il coordinatore del gruppo Accion ecologica Luis Rendòn – immaginando probabilmente che il governo italiano si stia davvero occupando di cosa fa Enel – ha affermato che “sta approfittando della venalità e scarsa cultura democratica della classe politica cilena per fare affari”. In particolare accusa il progetto Hidroaysèn di procedere “imbrogliando le carte, tentando di corrompere la popolazione locale, cambiando le informazioni tecniche” e separando la valutazione di impatto ambientale delle dighe in quanto tali da quella dell’imponente rete di trasmissione elettrica di duemila chilometri di tralicci che dovrebbe essere realizzata.

Le irregolarità nei procedimenti hanno provocato uno stop da parte del Tribunale di Puerto Montt, che ha imposto di riesaminare tutti gli atti. Gli avvocati dell’impresa italo-cilena sono molto ottimisti sulla possibilità di superare questo ostacolo, ma intanto i movimenti di opposizione hanno guadagnato tempo e respiro. Anche nei partiti politici che erano o sembravano favorevoli al progetto cresce il motto “Patagonia senza dighe”. Si è formata una cordata di questo tipo all’interno di Renovacion Nacional, partito di centro destra al governo. Mentre il capogruppo del partito socialista ha detto che l’ex presidente Michelle Bachelet deve pronunciarsi esplicitamente contro Hidroaysen. Se non altro perché sarà lei la probabilmente candidata socialista alle elezioni presidenziali di fine 2013.
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