martedì 21 agosto 2012


Mario Carboni

Comunicato stampa

Su Comitatu pro sa limba sarda protesta vivacemente contro il rifiuto del Giudice delle indagini preliminari Annie Cecile Pinello di svolgere in lingua sarda l'interrogatorio di garanzia, come richiesto da Salvatore Meloni, recentemente arrestato con l'accusa di reati fiscali.
Ancora più sconcertante è aver giustificato tale decisione con riferimento alla famigerata sentenza della Corte di Cassazione che ha dichiarato il sardo un dialetto ma non una lingua, in contrasto palese con quanto stabilito dalla legge d'attuazione dell'art. 6 della Costituzione: la n° 482 del 1999 a tutela delle minoranze linguistiche storiche.

La decisione del Giudice contrasta anche con i principali documenti di diritto internazionale a tutela delle lingue minoritarie, nazionalità, minoranze nazionali e linguistiche e di salvaguardia dei diritti civili ed umani universali.
In particolare l'atteggiamento contro la lingua sarda del giudice, viola la Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali, ratificata dal Parlamento e in vigore dal 1° marzo 1998.
La Convenzione quadro nel comma 3 dell'art. 10 prevede ciò che lo Stato italiano con i suoi tribunali è obbligato a rispettare: Salvatore Meloni, in quanto appartenente alla minoranza linguistica sarda ha diritto ad essere informato, nel più breve tempo possibile e in lingua sarda, delle ragioni del suo arresto, della natura e della causa dell'accusa portata contro di lui, nonché a a difendersi in lingua sarda, se necessario con l'assistenza gratuita di un interprete.

Su Comitadu pro sa limba sarda:

-sottolinea come questo non sia un diritto esclusivo o individuale di Salvatore Meloni ma un diritto civile collettivo di tutti i sardi in quanto secondo il lessico della Convenzione quadro fa parte della Nazione sarda e secondo la lettera della Costituzione italiana è parte della Minoranza linguistica sarda.

-non entra nel merito delle accuse formulate contro Salvatore Meloni in quanto seguendo un principio garantista ritiene l'imputato innocente sino all'ultimo livello di giudizio.

- non commenta le particolari idee o prassi politiche di Salvatore Meloni in quanto ritiene il diritto alla lingua sarda in tribunale un diritto di tutti i sardi, senza distinzione di pensiero politico.

-ritiene che il diritto di tutti i sardi ad essere giudicati nella propria lingua e a scontare anche eventuali pene venissero loro definitivamente comminate sempre nella propria lingua, sia patrimonio degli innocenti quanto dei colpevoli in quanto diritto civile ed umano collettivo del popolo sardo tutelato dalla Costituzione e dai trattati internazionali..

-coglie l'occasione per evidenziare, da parte del Tribunale di Oristano, la mancata realizzazione delle norme d'attuazione della legge 482 sulle minoranze linguistiche che prevedono l'uso orale e scritto della lingua sarda ammessa a tutela, con riferimento particolare alla mancata istituzione di uno sportello linguistico per i cittadini che utilizzano la lingua ammessa a tutela e la mancanza di indicazioni bilingui rivolte al pubblico e con parità grafica.

-rinnova l'allarme già lanciato con la denuncia delle manovre governative contro la lingua sarda portate avanti con la proposta di ratifica della Carta europea delle lingue, con la spending review e da parte di spezzoni centralisti dello Stato come evidenziato dalla famigerata sentenza della Cassazione, richiamata dal giudice di Oristano a giustificazione del suo operato contro la nostra lingua, tendente a relegare la lingua sarda in serie B fra le lingue da tutelare della Repubblica e i sardi in una riserva indiana.

Su Comitadu pro sa limba sarda, mentre respinge ogni possibile strumentalizzazione di parte della questione linguistica sarda, rinnova l'invito a tutte le forze politiche, culturali, economiche della Sardegna alla mobilitazione per la difesa della nostra lingua ( comprendendo le alloglotte ), sottoposta ad un attacco senza precedenti e che ha come fine più vicino l'esclusione dell'insegnamento della lingua sarda nelle scuole e nell'Università ormai voluto dalla stragrande maggioranza dell'opinione pubblica.


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