lunedì 17 marzo 2014

Sardinya , Prof. Gigi Sanna: Scrittura e lessico nuragici. I simboli monografici che accompagnano la voce NUR per notare la divinità YHWH (II)

Scrittura e lessico nuragici. I simboli monografici che accompagnano la voce NUR per notare la divinità YHWH (II)
di Gigi Sanna 



Fig. 1      
Nel primo articolo (1) abbiamo visto la voce nuragica NL/NR nel suo significato più esteso di 'lux aeterna'  e non di semplice 'lux'. E' stata la presenza del serpente e talora la sua aggiunta alla parola stessa che ci ha consentito di puntualizzare meglio il  suo significato.
    Ma chi è questo 'serpente', di chi è o chi è la luce ciclica eterna? I 13 documenti da noi presentati offrono con estrema chiarezza che la 'lux aeterna' o NR è accompagnata o preceduta da un monogramma riportato con le seguenti tipologie (v. fig 1, seconda colonna) :

1) Segno pittografico con schema a 'tanit' (2)
2) Segno schematico a 'V' rovesciata
3) Segno lunato con disegno a luna calante
4) Segno ad 'E' diritta e orientata a destra oppure rovesciata
5) Segno ideografico del tre (tre punti obliqui)
6) Segno espresso da tre 'elementi' ripetuti
7) Segno pittografico aspettuale (serpentella gravida)
8) Segno monogramma -crittogramma  formato da più segni agglutinati (legati).

   Partiamo dalla considerazione che di alcuni di questi segni si sa con certezza il valore fonetico dal momento che essi si riscontrano nei normali repertori 'alfabetici' del cosiddetto protocananaico (3) e ovviamente nei documenti che riportano tale tipo di scrittura.  E' il caso dei segni 6 -7- 8,  ideografico il primo e schematici lineari gli altri due (v. fig. 1, prima colonna). L'uno si trova in una punta di freccia (v. figg. 2 -3) in bronzo con scrittura protocananaica, un documento  più volte pubblicato  da noi e da altri (4)nonché nella  nota iscrizione (v. fig 4) della coppa di Lachish (5). Stesso valore fonetico che si riscontra in un altro documento sardo nuragico andato smarrito e di provenienza incerta (6) raffigurante un tempietto fallico (v. fig. 5), Gli altri invece, sia pur con orientamento diverso, si riscontrano nel notissimo documento (v. fig.6) , con scrittura ugualmente protocananaica, di Izbet Sartah (7).


Conoscendosi il valore fonetico del segno di Izbet Sartah si capisce dunque che sia il segno con i tre punti che è posto sopra il serpentello che scrive NR della barchetta dell'antiquarium arborense, sia il segno che segue NL nella lastra di Barisardo, vogliono indicare la voce 'hē' del semitico per rendere il pronome indicativo  Lui/Lei. L'ideogramma 'tre' quindi può sostituire la lettera alfabetica 'hē'. Di conseguenza anche il 'segno' del tre, reso attraverso tre singoli (segni 5 -10 -11) elementi ripetuti (ad es. tre serpenti, tre tori, tre quadrati, tre segni alfabetici, ecc.) renderà il valore fonetico dato dai tre punti.

   Ugualmente valore di 'hē' pronominale (Lui/Lei) ha il segno con schema a Tanit (segni 1 -13) che chiaramente ripete, con forma simile, l'antico segno protosinaitico con l'acrofonia di HLL (הלל) cioè dell'aspirata laringale. Detto segno in Sardegna, in omaggio al criterio della continua 'variatio' e quindi alla libertà nel riprodurlo, ha una vita lunga e si presenta con notevoli varianti formali (8), come si può notare dalla seguente tabella:

   Il segno a 'V' (segno 2) rovesciata non sembra aver riscontri nella documentazione protocananaica e nei repertori degli alfabeti semitici. Che esso abbia questo valore fonetico è dimostrato nella documentazione nuragica più volte, come si può vedere ad es. dall'androgino (9) raffigurato in un frammento fittile con scrittura pittografica sopra e lineare sotto. In quest'ultima (v. fig. 7) si nota la consonante tra la yod ad asta verticale e la waw (la lettura si esegue ruotando di 90 gradi la scritta a destra) cui seguiva  presumibilmente un'altra hē. Valore che si può vedere soprattutto dal ciondolo di Solarussa dove il segno si trova ancora dopo la yod (ad asta obliqua) ed è ripetuto per ben sei volte(10) rendendo sempre la voce YHH (v. fig. 8).


Un discorso a parte, circa i segni astratti lineari, merita il segno in forma di 'C' (segno 4). Anch'esso, sempre con valore fonetico di 'hē', si trova ben  documentato nel nuragico, come si può vedere ad es. dalla scritta della pietra (fig. 9) di Santa Caterina di Pitinuri (11), dalla scritta della pietra (fig. 10) di Santa Maria Navarrese (12), da quella (fig. 11) del coccio di Pozzomaggiore (13), da quella della pietra (fig.12) di Terralba (14), dalla iscrizione (fig. 13) del Nuraghe di Aidu Entos  di Bortigali (15), dallo specimen (fig. 14) dei sigilli di Tzricotu di Cabras (16) e dalla scritta (fig. 15) della barchetta di Teti (17) . Detto segno almeno per ora  non trova riferimenti nella documentazione esterna siro - palestinese mentre ne ha in quella pitica (fig. 16) di Glozel (18).



Del tutto particolari appaiono invece i segni n. 3 e 12.  Il primo risulta come composto da 4 segni  agglutinati e più precisamente da una 'yod', da una 'hē', da una 'waw' e da una seconda 'hē'. Questa è orientata diversamente anche perché forse organizzata in modo da rendere, contemporaneamente, il peduncolo della 'waw' (fig.17).   

La scritta di Aidomaggiore con i suoi quattro segni che seguono alla voce 'NR' (19) e con il tetragramma YHWH, fanno intendere chiaramente che tutti gli altri vari segni monografici, anch'essi seguenti o precedenti la stessa voce, surrogano con la parola 'hē' (Lui/Lei), il nome intero della divinità. Nome anch'esso che si trova per intero varie volte attestato nella documentazione nuragica. Si vedano le trascrizioni delle scritte dei sigilli bronzei A3, A4, A5 di Tzricotudi Cabras e il sigillo fittile di S.Imbenia di Alghero, nonché il noto coccio di Orani, che si presenta però con la ultima 'hē'  preposta (v. fig. 20). 






     Infine ci resta il n. 12,  il segno' più complesso perché il più nascosto, quello con il quale i nuragici notavano molto spesso la divinità. Esso si ricava attraverso la convenzione dell' acrofonia. Infatti, se si osserva bene, il serpente disegnato nella pietra del Nuraghe Losa di Abbasanta (fig. 21)  non è un serpente ma una serpentella. Nel 'gramma' si trovano dunque con valore fonetico pittografico logografico la voce nachash (נחש), cioè serpente, e la consonante acrofonica di nachash che è la  'nun'; ma si trova  anche la  consonante acrofonica data dalla scrittura 'con' e più precisamente dall'aspetto dell'animale che risulta  gravida.

    Ora, in semitico 'gravida', 'incinta'  si dice HRH (הרה). Pertanto l'inizio consonantico della parola HRH consente dunque allo scriba, per la suddetta convenzione, di riportare anche la voce (il pronome) 'hê' e cioè 'Lui/Lei'. Ed ecco perché la scritta del masso non dice solo 'EL NACHASH אל נחש (dio serpente) ma dice  'EL NACHASH HE אל נחש ה(dio serpente lui). E cioè Lui (YHWH) è il dio serpente (20). Bisogna avvertire subito però che dal momento che la scrittura è palindroma, procedendo al contrario avremo  Hē NL (valore acrofonico del segno e non più pittografico) 'AK (valore pittografico  del segno e non più acrofonico). Quindi due letture e non una sola (21) con le quali, in maniera magistrale, lo scriba non solo 'disegna' con i due animali, ma anche 'scrive' 'egizianamente' attraverso di essi e le loro particolari forme (corno asimmetrico del toro e l'essere incinta della serpentella) dicendo che Lui (yhwh)è il dio serpente e che Lui è il toro della luce. Dice cioè , in sostanza, quello che abbiamo scoperto e affermato nel precedente articolo (22) parlando del toro e del serpente del Nuraghe Santa Barbara di Villanova Truschedu nonché  della scritta della 'Sala da ballo' di San Giovanni del Sinis. Che LUI/LEI (sole -luna) sono la luce eterna (NUR/NUL) o  l'occhio di Ra ugualmente taurino ed eterno.       

   Si scopre così che attraverso l'espediente acrofonico il nome (pronome) della divinità può essere reso nascostamente e a rebus con qualsiasi oggetto o con qualsiasi 'aspetto' reso da un oggetto, da un animale  o da una persona (o da una parte di essi) che inizi per la consonante 'hê'. 

    Per ribadire questo aspetto della scrittura impiegata dai nuragici vedremo più in là nel tempo uno straordinario quanto curioso  documento: un masso enorme che si trova in San Giovanni del Sinis (Tharros),  nel quale l'acrofonia che consente di rendere l'identità della  divinità nascosta è data da un curioso cappello o ornamento del capo. Particolare questo che, tra l'altro, consente di capire che, con ogni probabilità, detto ornamento o cappello si riscontra nei bronzetti (e nelle statue di Monte Prama) per lo stesso identico motivo e cioè fonetico e non solo semplicemente  'decorativo'.   

Note e riferimenti bibliografici

1) V. Sanna G., 2014, Scrittura e lessico nuragici. Il serpente e la lettura completadella voce NR. 'lux ateterna'; in Monte Prama Blog (4 marzo 2014).
2) Sulla tipologia del segno (non solo in Sardegna) con i suoi 'marcatori' vedi di recente Atropa Belladonna, Le 'donnine' di Amun (e le altre): co-evoluzione del segno 'ankh e del segno a Tanit; in  Monte Prama Blog (2 marzo 2014)
3) V. Amadasi M.G., 1999, Sulla formazione e la diffusione dell'alfabeto; in Scritture Mediterranee tra il IX e il VII secolo a.C., Atti del Seminario (a cura di Giovanna Bagnasco Gianni e Federica Cordano), Università degli Studidi Milano 23-24 febbraio 1998, pp. 27 – 51; Attardo E, 2007, Utilità della paleografia per lo studio e la datazione di iscrizioni semitiche in scrittura lineare. Parte I. Scritture del II Millennio a.C.; in Litterae  Caelestes  2 (1), Center for Medieval and Renaissance Studies. UC Los Angeles.
4) Stella del mattino e della sera, 2010, Iscrizioni arcaiche vendensi; in gianfrancopintore Blogspot.com ( 25 Gigno): Sanna G., 2010, Una freccia quasi SaRDaN? O addirittura SaRDaN? In gianfrancopintore Blogspot.com (30 giugno).
5) Sass B. 1988, The Genesis of the Alphabet and its Development in the Second Millennium B.C., (Agypten un Altes Testament 13), Wiesbaden, elenco dei testi pp. 12 - 45;  Amadasi M.G., 1999, Sulla formazione e la diffusione, ecc. cit. p.43. Nella coppa di Lachish i tre punti sono tracciati in modo pressoché identico a quello della barchetta dell'Antiquarium arborense di Oristano, mentre nella punta di freccia sono incisi, forse intenzionalmente, a 'triangolo'
6) Sanna G., 2009,  La stele di Nora. Il Dio il Dono il Santo. The God, the Gift, the Saint (trad. di Aba losi), 3, p. 93.
7) Kochavi M., 1977, An Ostracon of the Period of the Judges  from  Izbet Sartah, in Tel Aviv , 4 (1977), pp. 1 -13; Garbini G., 1997, I Filistei. Gli antagonisti di Israele, Rusconi, Milano, 1997, p. 248.
8) Atropa Belladonna, 2014, Le 'donnine' di Amun (e le altre): co-evoluzione del segno 'ankh e del segno a Tanit; in Monte Prama Blog (2 marzo).
9) Sanna G.,2010,  YHWH in immagine pittografica. Prima a Gerusalemme? No, in Sardegna e con scrittura Srdan; in gianfrancopintore blogspot.com (24 settembre). 
10) Pilloni F., 2009), Due ciondoli che strizzano l'occhio al nuragico; in gianfranco pintore blogspot.com (17 giugno); Sanna G. 2009, La stele di Nora, cit. cap. 2. p. 54 fig.12. Il motivo della iterazione della voce yhh, una volta con i segni separati, una volta con le due 'he' legate e una volta con tutte le lettere legate (così da formare il noto motivo a 'zig-zag)   è dato dal fatto che si vogliono, da parte dello scriba, creare i numeri sacri completi della divinità, dall'uno al tre. Insomma, ci sarebbe scritto yh tre, yh due, yh uno Lui
11) PSJ, 2010, Il bue Api di Santa Caterina di Pitinuri; in gianfrancopintore blogspot. Com (18 giugno).
12) Sanna G., 2009, La stele di Nora. Il Dio il Dono il Santo, ecc. cit. p. 67.
13) Sanna G. 2010, Il documento in ceramica di Pozzomaggiore; in Melis L., Shardana. Genesi degli Urim, PTM. Mogoro, pp. 153 - 168.
14) Sanna G., 2012, Ed ecco finalmente la parola "Nuraghe". In una scritta a Terralba; in gianfrancopintore blogspot. com (4 luglio)
15) Sanna G, 2009, No, caro Pittau, no, così non va; in gianfrancopintore blogspot.com (22 marzo).
16) Sanna G., 2004, Sardōa grammata. 'Ag 'ab sa'an yhwh. Il dio unico del popolo nuragico, S'Alvure ed., Oristano 2004, 4, pp. 147 - 158; idem, 2007,  I segni del Lossia cacciatore. Le lettere ambigue di Apollo e l'alfabeto protogreco di Pito, S'Alvure ed. ΑΝΑΘΗΜΑΤΑ 3, p. 373.
17) Sanna G, 2013, Auguri da Teti. Firmato: NuR Hê 'Ak Hê Aba Hê; in Monte Prama Blog ( 9 dicembre). 
18) Sanna G, 2007, I segni del Lossia cacciatore, ecc, cit. p. ΑΝΑΘΗΜΑΤΑ 1, p. 291.
19) Mocci P. , Scrittura antica. Storia nuragica 'Nuovo reperto vicino a Sedilo'; in L'Unione Sarda (5 maggio 2013); Sanna G., Caro Momo Zucca, cun mimi non fruchis| (III); in Monte Prama Blog (3 maggio 2013);
20) Il V.T. fu purgato, come si sa, dalla componente sacerdotale nazionalistica ebraica anticananaica. In particolare vennero espunti quei passi dove l'androgino YHWH appariva con simbologie teriomorfe o astrali (soli-lunari). Sul dio degli ebrei 'serpente' tuttavia rimasero alcune tracce consistenti, come quelle relative albastone - serpente  di Aaronne che divora i bastoni-serpenti degli indovini egiziani ( Es 7.8-12) e al serpente di bronzo che curava dal veleno  dei serpenti che mordevano gli ebrei nel deserto ( Num 21: 4-8)
21) Si ricordi che spesso la scrittura nuragica si manifesta doppia e anche palindroma, cioè 'torna indietro' rendendo più pregnante il significato della scritta. Si veda, più avanti, la lettura doppia (avanti - indietro) della scritta della pietra del Nuraghe Losa di Abbasanta. La stessa voce yh risulterebbe palindroma e cioè data anche dalla voce verbale hy. Il significato completo sarebbe yh hy (l'androgino che dà la vita).   
22) V. nota 1.

domenica 16 marzo 2014

SAPELLI: Il clima da guerra fredda che si sta alzando in Europa, non può che avere pesantissime conseguenze sulla situazione economica

SAPELLI: Il clima da guerra fredda che si sta alzando in Europa, non può che avere pesantissime conseguenze sulla situazione economica.

Attraverso la dirompente crisi dell’Ucraina, gli Usa ci stanno di fatto “consegnando” alla Germania. Lo denuncia l’economista Giulio Sapelli: l’improvvida offensiva di Washington e l’assenza totale di politica estera da parte dell’Ue finiranno per lasciare sul campo la sola Merkel, cioè il potenziale manifatturiero tedesco, a contatto diretto – tramite Kiev – con l’enorme disponibilità russa di energia e materie prime. Tutto questo mentre cresce l’allarme sulla deflazione, imposta alla Bce per favorire il “made in Germany” a scapito dei maggiori concorrenti, Italia in primis. «Il problema – afferma Sapelli – risiede nel fatto che Mario Draghi, nonostante il sostegno americano di cui gode, ha visto la Medusa ed è rimasto pietrificato. La Medusa è la Merkel, la quale è destinata ad assurgere a un ruolo da cancellierato d’accatto deflazionistico sempre più rilevante grazie all’iniziativa diplomatica ed economica di fatto assunta da lei e dal suo governo in occasione della crisi ucraina».

Del resto, continua Sapelli su “Il Sussidiario”, il kombinat tedesco-russo energetico e manifatturiero «è congeniale per esercitare su Putin e Lavrov, Obama e Merkelgrande ministro degli esteri russo, un peso assai superiore a quello di ogni diplomazia europea e financo al peso della diplomazia dell’Ue». Secondo lo storico dell’economia, sarebbe bastato che «l’incredibile baronessa Ashton», referente di Bruxelles per la politica estera, «si fosse mossa alle prime increspature della crisi, assicurando a Putin e al suo blocco economico-militare di potere che l’Ue si sarebbe impegnata a conservare ai russi, in qualsivoglia situazione politica si fosse trovata l’Ucraina, l’utilizzazione della base di Sebastopoli in Crimea», che peraltro Mosca «conserva grazie a un affitto molto ingente, così come fa con quella nucleare in Kazakhstan».

Il clima da guerra fredda che si sta alzando in Europa, continua Sapelli, non può che avere pesantissime conseguenze sulla situazione economica. «La paralisi di Mario Draghi è emblematica nel segnalare che il crescente potere della Merkel avrà conseguenze nefaste». Di fronte a questo, «c’è da rimanere stupefatti per la schizofrenia degli Usa», sorti agli avvertimenti dello stesso Kissinger, memore dei moniti lanciati da un intellettuale come Sergei Karaganov, «ossia la sindrome da accerchiamento della Russia postcomunuista». Oggi gli Stati Uniti «oscillano da un atteggiamento monocratico a un atteggiamento delegazionistico». Kerry, prosegue Sapelli, ha incontrato Lavrov a Roma per il vertice sulla Libia «nello stesso giorno in Sapellicui si svolgeva la riunione di Bruxelles sul caso ucraino, delegittimando di fatto l’Europa».



Delegittimazione confermata anche «dallo sciagurato invio muscolare di aerei da combattimento nelle basi polacche, che hanno già i missili rivolti verso la Russia». Nel contempo, Washington dimostra anche «l’incapacità di tradurre i colloqui e le minacce in proposte concrete e realistiche». Una imperdonabile debolezza, che «apre la strada al negoziato tutto moneta e beni di scambio che la signora Merkel intrattiene». In concreto: «Se si pensa di risolvere la questione ucraina con gli 11 miliardi di euro promessi al nuovo governo ci si sbaglia di grosso». E attenzione: «Far tirare la cinghia agli europei di serie B, mentre di fa diplomazia facendo l’elemosina, non può che far incattivire la povera gente e quei settori della popolazione già stremati dalla costante, tenace e cieca distruzione del modello sociale europeo, che Frau Merkel e i suoi muti alleati da anni stanno perseguendo».

lunedì 10 marzo 2014

Sardinya, Gigi Sanna: Scrittura e lessico nuragici. Il serpente e la lettura completa della voce NR, 'lux aeterna' (I).

Scrittura e lessico nuragici. Il serpente e la lettura completa della voce NR, 'lux aeterna' (I).

di Gigi Sanna
monteprama

L'acquisizione di una sempre maggiore documentazione sulla scrittura adoperata dai nuragici in un arco di tempo che dura per mille e cinquecento anni e forse più (1) e cioè dal XVI secolo a.C sino al  III secolo a.C., consente oggi una lettura sempre più precisa del lessico, perlopiù semitico (2), adoperato dagli scribi nuragici per rendere onore e gloria al loro unico dio yh (ma scritto anche y, h, yhh, yhw, yhwh, yhwh).
  Diversi documenti in bronzo, in pietra e in ceramica presentano una delle voci più comuni del paleosardo ovvero la parola biblica NR/NL, che significa propriamente 'lampada(3) ma che in nuragico ha il valore traslato di 'luce'  in generale. Quella che nella Bibbia comunemente viene chiamata 'aôr (אור).

   Il modo di presentarsi della parola NR, naturalmente, è quanto mai vario dal momento che i nuragici, così come gli egiziani, riportavano le parole non solo in sequenza consonantica ordinata (di ispirazione scrittoria protocananaica) ma anche servendosi a rebus degli stessi oggetti oppure dei monumenti che, per il loro particolare aspetto e la loro conformazione, riportano dei pittogrammi-logogrammi (disegni esprimenti parole), degli ideogrammi (numeri) e dei pittogrammi con valore acrofonico.  Talvolta però il valore della prima consonante è acrofonico (tende cioè a rendere la nasale iniziale presente nella parola)  e nello stesso tempo pittografico (tende cioè a rendere l'intera parola).6
  
Quest'ultimo doppio 'valore' del primo segno viene ad essere confermato per due motivi: da una parte dalla pressoché costante pittograficità della lettera e dall'altra dal fatto che talvolta il serpente viene aggiunto alla stessa parola indicante la voce nur, cioè serpente nur
     Prendiamo la seguente tabella e vediamo dai documenti (presentati in appendice dal n. 1 al n. 13) come i nuragici scrivono la parola:



Dal punto di vista della lettura si nota che 8 volte su tredici la lettura è da sinistra verso destra, 1 volta (Tharros) è da destra verso sinistra, 3 volte procede dall'alto verso il basso (Tharros, Barisardo e Terralba) e infine 1 volta dal basso verso l'alto (Nuraghe Losa).
  Dal punto di vista della scrittura, a parte la variante della liquida R/L (7 volte NR e 6 volte NL) si nota che nel documento dell'Antiquarium arborense il pittogramma 'serpente', eseguito con tecnica a puntinato, una volta precede la voce stessa NR e una seconda volta invece esso ingloba le due lettere, rendendole così unite per legatura. In ogni caso la lettura è sempre nachash + NR (serpente + luce).
   Ora, conoscendosi il valore simbolico del serpente che è quello di 'ciclicità eterna', di energia continuamente rinnovantesi, il significato sarà quello di 'aeterna lux' che si rinnova. Sembra allora evidente che anche laddove il serpente non sia esplicitato come voce a sé nella scrittura di NR la  manifesta pittograficità del segno tende a far capire che esso assume nella sequenza fonetica due valori e non uno solo: quello di pittogramma logogramma e quello di pittogramma con valore acrofonico. Insomma, in tutti i documenti ci troviamo di fronte ad una parola semplice (NR) ma che diventa doppia in virtù della pregnanza di significato della lettera iniziale. Quella luce è sempre 'aeterna' in quanto 'serpente'.
   E che le cose stiano proprio così lo fa capire, in particolar modo, il documento lapideo di Terralba laddove il serpente è (nascostamente) scritto per ben tre volte in quanto esso come significato tende ad estendesi a tutte e tre le voci presenti nella sequenza e cioè 'ag, hē (4) e nl  (v.fig. 14): nachash 'ag, nachash hē, nachash nl (serpente toro, serpente lui, serpente luce). Il significato allora sarà: luce eterna del toro eterno di lui eterno e non quello semplice di 'luce del toro lui'. Con i tre serpenti si rimarca l'immortalità della luce, del toro (il sole) e del dio che si manifesta attraverso la luce perenne dell'astro taurino (che incessantemente dà la vita).
   La stessa voce 'nuraghe' del monumento architettonico, costituita dai pittogrammi che lo compongono (v. fig. 15), solo pronunciata non esprime tutto il suo valore in quanto il cerchio superiore soli-lunare che rende la voce nur/nl, ha valore di serpente, di ciclicità del serpente 'uroboro'. Gli architetti scribi nuragici però, a mio parere, riescono ad esplicitare e a 'scrivere' meglio, in virtù di un elemento aggiuntivo (aggiuntivo come nel caso dei serpenti della barchetta arborense) nella costruzione, il 'dato' serpente, quello implicito nel cerchio superiore (la cosiddetta 'terrazza'): attraverso la scala elicoidale o a serpente (v. fig. 16). 

              Fig.14                                                      Fig.15                                             Fig. 16

 Alla luce di queste considerazioni sembra lecito ritenere che sia il nuraghe con la scala sia il nuraghe senza di essa hanno sempre presente la voce NR/NL + serpente,  con la sola differenza che in alcuni casi essa è resa più esplicita e in altri non. In ciò sia la scrittura su supporto sia la scrittura 'con' monumentale non presentano differenza alcuna.Che lo si sottolinei o non, la luce è sempre eterna o serpente che dir si voglia.
  Ma il dato più spettacolare dell'esistenza del simbolo serpente nell'edificio templare si riscontra  laddove, a prima vista, esso sembra essere meno presente e meno manifesto. Si trova, se si osserva  con attenzione il tutto e non la sola parte, nella raffigurazione della luce del toro nel Nuraghe Santa Barbara di Villanova Truschedu. Qui lo scriba nuragico sembrerebbe proprio, con la riproduzione della perfetta figura luminosa della protome dell'animale, dare valore alla forza e alla potenza dell'astro solare. E' non è un caso che gli autori della scoperta luminosa interna della tholos nuragica ovvero il Gruppo Ricercatori Sardi (G.R.S.), affascinati dal singolo fenomeno oggettivo, abbiano intitolato il loro libro 'La luce del toro(5). Perchè evidentemente il dato empirico immediato, visibile nella stanza del nuraghe,  è l'unico che si tende a calcolare nella 'lettura' (fig. 17).


   In realtà il titolo sarebbe dovuto essere 'La luce serpente del toro' ovvero la luce ciclicamente eterna del sole. Ciclicità che viene cripticamente evidenziata dall'aspetto giovanile,da torello, dell'animale singolare o bue api (6) che ri-nasce  Infatti, è nel periodo a cavallo del 21 Dicembre e non in altri momenti che la luce del toro celeste entra nella finestrella dopo aver percorso ciclicamente, e cioè a serpente, il suo corso intero. Quindi il fenomeno non è solo luminoso taurino ma è anche e soprattutto ciclico astrale.  Nel Santa Barbara di Villanova Truschedu (fig.18) non c'è solo esaltata, attraverso l'espediente della finestrella e del suo orientamento, la potenza vitale dei raggi luminosi, ma anche l'eternità di essi, data la continua ripetitività del fenomeno. I simboli toro e serpente sono dunque compresenti, 'scrivendo' essi nel 'dies natalis', sia pur in modo diverso, quella stessa formula insita nel nuraghe stesso e che dava e dà ancora il nome alla costruzione e cioè NURAC.

Fig. 17                                                                                                       Fig.18

Quindi, grazie alla documentazione epigrafica e alla scrittura 'con' sia del monumento sia dell'evento solstiziale siamo oggi in grado di affermare che il 'nuraghe' va inteso come simbolo architettonico dell'immortalità e della potenza della luce assieme.
    Ma se si volesse un' ulteriore prova di ciò, ovvero di tale valore toro -serpente, ricordiamo (7) che la definizione di luce eterna viene ad essere stupendamente confermata, oltre che dalla scrittura (presenza pittografica del serpente) anche dall'evento, spettacolare come in Santa Barbara, della cosiddetta 'sala da ballo' (8) di San Giovanni del Sinis (Tharros). Infatti la voce NR si trova inserita nel singolare complesso scrittura - scultura - architettura della parete ad Est  della sala che fa sì che, attraverso l'accorgimento della testa raffigurata nello spigolo (metà viso da una parte e metà dall'altra)  si indichino le tre direzioni dei fenomeni ciclici dei solstizi e degli equinozi (figg.19, 20, 21 e 22). Il serpente della voce NR scritta al di sotto della lettera hē, allude quindi, ancora una volta, non alla sola acrofonia occorrente per la rendere la parola 'luce' ma anche alla continua ripetizione serpentiforme del fenomeno.  

     Fig. 19                                                                                                                          Fig. 20

Fig. 21. La scritta intera della parete                                        Fig. 22. Le tre direzioni cicliche del sole

 Si comprende allora e non risulta più un puro accidente che nella barchetta nuragica dell'Antiquarium arborense siano state aggiunte da uno scriba altre due scritte con il serpente della luce. Si sa che due scritte uguali per contenuto, stante la rigorosa numerologia nuragica, non avrebbero valore. Esse vanno pertanto a sommarsi alla terza (formando così il numero sacro della divinità)  presente nel 'cerchio'  posto nella sommità del pennone (o albero 'toro') della barchetta e sormontato dalla colomba (v. fig. 23) 'viaggiatrice' (9) . Senza contare che non è ancora un caso ma sempre in ossequio alla divinità 'tre' che la luce serpente  o  lux  aeterna si trova scritta nelle tre parti della navicella: in alto, sulla fiancata e sul fondo (10).
   E si comprende ancora che la simbolica barca funeraria del sole, in origine con una sola scritta, denunciantecomunque l'esistenza del serpente, può accompagnare quindi, con maggior forza, in virtù della triplice iterazione della scritta, l'anima del defunto verso l'eternità del dio padre toro luminoso (continua).

Fig. 23. Barchetta nuragica 

DOCUMENTI NURAGICI  PRESENTANTI
LA SCRITTA NR  SU SUPPORTO

Fig. 1 (Sala da ballo di San Giovanni del Sinis )

 Fig.2. Coccio nuragico del Nuraghe Alvu di Pozzomaggiore

  Fig.3. Pietra scritta di Aidomaggiore

Fig.4. Barchetta fittile di Teti



 Fig.5. Barchetta Antiquarium arborense (fondo)


 Fig.6. Barchetta Antiquarium arborense (fiancata)

   Fig. 7. Scritta di Su Nuraxi di Barumini

 Fig.8. Pietra scritta di Barisardo

Fig.9. Pietra di Terralba

Fig.10. Scritta della scogliera di San Giovanni del Sinis (Tharros). 

   Fig.11. Scritta di grande fusaiola del Nuraghe Palmavera di Alghero 

 Fig.12. Scritta in rilievo su di un masso nei pressi del Nuraghe Losa di Abbasanta

       Fig.13. Scritta del Nuraghe Pitzinnu di Abbasanta


Note 

1) Le ultime attestazioni, che potrebbero però spingersi ancora più avanti nel tempo,  della scrittura nuragica a rebus (di cui si dirà con un saggio apposito) sono offerte dalle monete sarde coniate durante la seconda guerra punica (219 - 201 a.C.). V. per ora la documentazione di riferimento in Forteleoni L., 1961. Le emissioni monetali della Sardegna punica, Gallizzi Sassari.
2) Tra i documenti rinvenuti, compresi quelli del presente saggio, sono per ora pochi quelli che manifestano un lessico non semitico. Questo, di matrice indoeuropea ( e forse anche preindoeuropea), è perlopiù attestato attraverso appellativi, nomi di persona o di città. V. Sanna G., 2004, Sardōa grammata, 'ag 'ab sa'an yhwh. Il dio unico del popolo nuragico, S'Alvure Oristano 11, pp. 444 -450 ; Sanna G., 2009,  La stele di Nora. Il dio, il dono, il santo, The God, the Gift, the Saint ( trad. in lingua inglese di Aba Losi), PTM Mogoro, 3, pp. 73 - 106.   
3) Es. 25: 37; Prv. 31:18. In senso met. di 'Dio' v. 2 Sam. 22,29.
4) Si noti che nel documento la hê semilunata con orientamento a sinistra (con orientamento a destra nota invece  la yod) è manifestamente prolungata nella parte superiore onde fornire l'immagine del serpentello. Ragion per cui il detto segno risulta per nesso l'unione del pittogramma nachash hê.
5) G.R.S ( Gruppo Ricerche Sardegna), 2011, Il Toro della luce, PTM ed. Mogoro. 
6) Sanna G., 2011, La nascita del toro 'bambinello'.Nel nuraghe Santa Barbara di Villanova Truschedu il culto cananaico della potenza della luce di 'El YHWH ; in gianfrancopintore blogspot.com (27 dicembre).
7) Sanna S., 2013, Il magnifico fenomeno del tramonto del sole nel solstizio d'inverno nella Sala da Ballo (sha'ar ha ba'aal) in San Giovanni del Sinis; in Monte Prama Blog (20 dicembre),
8) Il toponimo  'Sala da ballo' sembra essere evidente corruzione italianizzante di sh'ar ha ba'al (porta di Ba'al). Facciamo presente che il luogo, di superficie rettangolare e quasi d'aspetto 'pavimentato', fornito di vere e proprie pareti a Est, a Sud ed a Ovest, era in origine una cava nuragica, sfruttata successivamente dai Punici e dai Romani. Essa si presenta con la parte a Sud a contatto diretto con il mare.    
9) E' questa voce semitica e cioè הלך che dà l'acrofonia di hē (lui)'. E' davvero straordinaria la capacità degli scribi nuragici nel fornire fonetica con il disegno che tende a rispettare, sia pur nel chiaro simbolismo, il reale aspetto della barca, con l'anello del pennone e la colomba viaggiatrice posta al di sopra di esso. La colomba ovviamente serviva, una volta liberata, per recare dei messaggi, soprattutto quello dell'imminenza del ritorno a 'casa' dei naviganti. Dobbiamo precisare che prima  il valore fonetico di 'hē' lo ricavamo diversamente, non acrofonicamente, ma dal simbolismo 'femminile' della divinità (Sanna G., 2004, Sardȏa grammata, cit., 5, p. 207).
10) Ricordiamo che anche la barchetta fittile di Teti presenta, evidentemente per lo stesso motivo numerologico, la scrittura sia in una delle fiancate sia nel fondo; scrittura che ovviamente si aggiungeva alla terza, presente una volta  nella parte superiore (detta parte, come si sa, non c'è pervenuta). V. Sanna G.,2009, Buon Natale da Teti: NuR Hē ’AK Hē ’ABa Hē ,in gianfrancopintore blogspot.com (17 Dicembre); idem, 2013, Auguri da Teti. Firmato: NuR Hē ’AK Hē ’ABa Hē (9 dicembre); Atropa Belladonna 2011, Le 3 vite della navicella fittile di Teti; in gianfrancopintore blogspot.com (29 aprile). 








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