domenica 23 febbraio 2014

Mobbing prassi ed uso su Facebook: come si comportano in questo canale: AGORA' la piazza virtuale di Democrazia Popolare attraverso Internet

Mobbing prassi ed uso su Facebook: come si comportano in questo canale: AGORA' la piazza virtuale di Democrazia Popolare attraverso Internet
assalto di plebaglia o mobbing
Vàturu Erriu Onnis Sayli 

A volte sentiamo parlare di mobbing, sappiamo che significa assalto della plebaglia, ma a volte non comprendiamo fino in fondo di come si attua e come avviene

In  questo post si vede la tecnica  del mobbing che usano e attuano i vari soggettiVàturu pubblica un post che attacca il governo per il soggetto scelto all'economia, "Padoan" personaggio che non si può definire uno stinco di santo visto i trascorsi poco felici attuati verso delle nazioni come l'Argentina e la  Grecia. 

Discussione tutta politica, invece guardate la tecnica della plebaglia organizzata che agisce in questa pagina di Facebook; sono organizzati ed attaccano la loro vittima non con argomenti consoni all'articolo , ma gettando discredito su quanto afferma, che come potete vedere da quanto si evince dall'articolo, non è che la verità.

Poi il soggetto attaccato, Vàturu, prova a difendersi inutilmente cercando di portare prove a quanto sta affermando , l'articolo , ma la plebaglia , il branco assettato di sangue morde e cerca di strappare le vesti e l'onorabilità del soggetto, continuano con le solite note accusatorie ed infamanti del soggetto attaccato.

Poi alla fine interviene il responsabile della pagina e che fà? Dice Vàturu è stanco di stare in questa pagina, invece di moderare i cani rabbiosi li sostiene banna Vàturu.

Ora se ragioniamo sul nome della pagna Facebook:AGORA' la piazza virtuale di Democrazia Popolare attraverso Internet, è tutto dire ul loro modo di concepire un agorà e la democrazia.

Sempre su Wiky troviamo il significato di Agorà: Agorà (in greco antico ἀγορά, da ἀγείρω = raccogliere, radunare) è il termine con il quale nell'antica Grecia si indicava la piazza principale della polis.Qualche precedente storico si può far risalire alle piazze minoiche, a Creta, luogo nel quale sono stati rintracciati i primi agorai.
Cos'è la democrazia? sentiamo il pensiero di Norberto Bobbio in questo video.




Il termine mobbing, nell'accezione più comune del termine, identifica un insieme di comportamenti violenti, sia di natura fisica e verbale, verso una persona e/o un gruppo di persone (il cosiddetto cannibalismo sociale). Esempi tipici potrebbero essere angherie, vessazioni, demansionamento lavorativo, emarginazione, umiliazioni, insulti, maldicenze, aggressioni fisiche e verbali, ostracizzazionePiù in generale, il termine indica i comportamenti violenti che un gruppo (sociale, familiare, animale) rivolge ad un suo membro. Il termine viene spesso utilizzato nel mondo del lavoro. da Wiky
Guardate come si comportano in questo canale: AGORA' la piazza virtuale di Democrazia Popolare attraverso Internet

Ho postato questo articolo su Padoan , ove si mettono in evidenza tutte le sue azioni contro i popoli.

Vedete che atteggiamento hanno i PDioti nel mettere la verità davanti a tutti.

Sa Defenza 

Vàturu Erriu Onnis Sayli ha condiviso il foto di Sa Defenza.
https://www.facebook.com/233694076653209/photos/a.253633374659279.59975.233694076653209/702317243124221/?type=1&theater
pensate che Holli Rhenn ha detto che lui (ilPadoan) sa cosa fare per l'italia... è il peggio del peggio dopo Monti... grazie pezzodimerda Renzi!

INCHIESTA / PADOAN PER CONTO DELL'FMI SPINSE L'ARGENTINA AL DEFUALT E LA GRECIA NELL'ABISSO. E' UN KILLER DI NAZIONI
domenica 23 febbraio 2014
«La riforma Fornero è stato un passo importante per la risoluzione dei problemi dell’Italia», dichiarò un anno fa il neo ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Ex dirigente del Fondo monetario internazionale, ex consulente della Bce ed ex vice segretario dell’Ocse, Padoan è di casa tra i potenti del mondo.

Scelto personalmente dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e osannato dai grandi media italiani, il neo ministro non è stimato da tutti gli economisti, soprattutto da quelli non liberisti. Sentite cosa scrisse di lui sul “New York Times” il premio Nobel per l’economia Paul Krugman: «Certe volte gli economisti che ricoprono incarichi ufficiali danno cattivi consigli; altre volte danno consigli ancor peggiori; altre volte ancora lavorano all’Ocse».

Padoan era responsabile dell’Argentina per conto del Fondo monetario internazionale nell’anno in cui il Paese sudamericano fece default.

A cosa si riferiva Krugman? Padoan è stato l’uomo che ha gestito per conto del Fondo monetario internazionale la crisi argentina. Nel 2001, Buenos Aires fu costretta a dichiarare fallimento dopo che le politiche liberiste e monetariste imposte dal Fmi (quindi, suggerite da Padoan) distrussero il tessuto sociale del Paese. In quegli anni il neo ministro si occupò anche di Grecia e Portogallo. Krugman scrisse in un altro articolo che furono proprio le ricette economiche «suggerite da Padoan a favorire la successiva crisi economica nei due Paesi».

Ecco cosa dichiarò Padoan a proposito della crisi greca: «La Grecia si deve aiutare da sola, a noi spetta controllare che lo faccia e concederle il tempo necessario. La Grecia deve riformarsi, nell’amministrazione pubblica e nel lavoro». In altre parole, Atene avrebbe dovuto rendere il lavoro molto più flessibile, alleggerendo (licenziando) la macchina della pubblica amministrazione. Nel marzo del 2013, quando la Grecia era sull’orlo del collasso, l’allora numero due dell’Ocse suggerì più esplicitamente: «C’è necessità che il governo greco adotti una disciplina di bilancio rigorosa e di un continuo sforzo di risanamento dei conti pubblici, condizioni preventive per il varo di misure a sostegno dello sviluppo».

Padoan è stato per quattro anni responsabile per conto del Fmi della Grecia. Successivamente, ha influenzato le politiche economiche di Atene in qualità di vice presidente dell’Osce.

Fonte notizia: net1news.org - che ringraziamo.
INCHIESTA / PADOAN PER CONTO DELL'FMI SPINSE L'ARGENTINA AL DEFUALT E LA GRECIA NELL'ABISSO. E' UN KILLER DI NAZIONI
domenica 23 febbraio 2014
«La riforma Fornero è stato un passo importante per la risoluzione dei problemi dell’Italia», dichiarò un anno fa il neo ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Ex dirigente del Fondo monetario internazionale, ex consulente della Bce ed ex vice segretario dell’Ocse, Padoan è di casa tra i potenti del mondo.

Scelto personalmente dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e osannato dai grandi media italiani, il neo ministro non è stimato da tutti gli economisti, soprattutto da quelli non liberisti. Sentite cosa scrisse di lui sul “New York Times” il premio Nobel per l’economia Paul Krugman: «Certe volte gli economisti che ricoprono incarichi ufficiali danno cattivi consigli; altre volte danno consigli ancor peggiori; altre volte ancora lavorano all’Ocse».

Padoan era responsabile dell’Argentina per conto del Fondo monetario internazionale nell’anno in cui il Paese sudamericano fece default.

A cosa si riferiva Krugman? Padoan è stato l’uomo che ha gestito per conto del Fondo monetario internazionale la crisi argentina. Nel 2001, Buenos Aires fu costretta a dichiarare fallimento dopo che le politiche liberiste e monetariste imposte dal Fmi (quindi, suggerite da Padoan) distrussero il tessuto sociale del Paese. In quegli anni il neo ministro si occupò anche di Grecia e Portogallo. Krugman scrisse in un altro articolo che furono proprio le ricette economiche «suggerite da Padoan a favorire la successiva crisi economica nei due Paesi».

Ecco cosa dichiarò Padoan a proposito della crisi greca: «La Grecia si deve aiutare da sola, a noi spetta controllare che lo faccia e concederle il tempo necessario. La Grecia deve riformarsi, nell’amministrazione pubblica e nel lavoro». In altre parole, Atene avrebbe dovuto rendere il lavoro molto più flessibile, alleggerendo (licenziando) la macchina della pubblica amministrazione. Nel marzo del 2013, quando la Grecia era sull’orlo del collasso, l’allora numero due dell’Ocse suggerì più esplicitamente: «C’è necessità che il governo greco adotti una disciplina di bilancio rigorosa e di un continuo sforzo di risanamento dei conti pubblici, condizioni preventive per il varo di misure a sostegno dello sviluppo».

Padoan è stato per quattro anni responsabile per conto del Fmi della Grecia. Successivamente, ha influenzato le politiche economiche di Atene in qualità di vice presidente dell’Osce.

Fonte notizia: net1news.org - che ringraziamo.

QUANDO SI PARLA DI INTERESSE COLLETTIVO O NATZIONALE....

Riceviamo dall'amico patriota Paulu Leone quest'analisi, che riteniamo una base utile di discussione dentro l'area indipendentista sarda , cosa aspetta la nostra natzione, il popolo cosa si aspetta da una nuova terra liberata? 

Noi crediam
o che sia necessario che tutte le realtà a cui si fa riferimento politico , si pongano delle domande , e Paulu sembra che lo stia facendo.

Partiamo da una profonda analisi, economico sociale e natzionale, per tracciare la strada della nostra indipendenza.
Sa Defenza
 
Paulu Leone Cugusi Biancu

COME AL SOLITO ... ci sembra di procedere bene. 
COME talvolta PENSO, mi sembra necessaria la frustata mattiniera. 

QUANDO SI PARLA DI INTERESSE COLLETTIVO O NATZIONALE e lo si porta a collidere e non a farlo coincidere con l'interesse individuale apriti cielo: le critiche di molti ma forse di tutti mi ricordano che INTERESSE COLLETTIVO è solo il risultato di Società che si sono distinte per il loro essere comuniste o dittatoriali o oligarchiche. 

 L'INTERESSE INDIVIDUALE, PRIVATO, invece ci salverebbe da questo tipo di società. A ben guardarci attorno, senza foderarci gli occhi di prosciutto, la realtà dal mio punto di vista appare diversa ... specie quella politica dei GRANDI PROCLAMI ITALIANI, dei tanti governi dell'ultimo ventennio, che viviamo negativamente in SARDEGNA.

Dicevo che ancora non ho trovato nessuno che non mi dia la solita risposta ovvia che si da in questi casi, ovvero che senza l'interesse privato le Società non vanno avanti

La mia risposta é che non si considera abbastanza COME e QUANTO l'interesse collettivo di una Natzione sia elemento importante PERCHE' rappresenta sopratutto anche la somma di ciascun interesse individuale ivi compreso

Ciò che bisogna migliorare non è solo il proprio "cuile"(trd ovile) individuale fregandosene degli altri ... ma pensare ad una soluzione in cui le attività e le migliorie che ognuno può apportare al COLLETTIVO siano godibili e utilizzabili da tutti. 

Mi è altrettanto Chiaro che la nostra Educazione dovrebbe fare passi da gigante in questa direzione ... perché continuare con il sogno dell'interesse privato-individuale, sempre più compresso a favore degli interessi forti, dei grandi gruppi transnazionali, ci ha portato inconsciamente a diventare pedine di un ordine mondiale, in cui ogni nostro agire è controllato ... e, quando contrasta con l'ordine mondiale, immediatamente vien contrastato in mille modi e con mille strumenti.

L'interesse privato fa sì che tutti entrino in conflitto con tutti, che tutti spendano tempo per difendersi da tutti, che i costi del vivere siano più alti dei ricavi del vivere dovuti a migliori relazioni sociali. 

L'eliminazione dallo studio dell'economia dell'aspetto più propriamente sociale della scelta ha portato l'ECONOMIA ad essere solo una scienza teorica, capace di studiare tendenze di lungo periodo, di fare analisi sul passato ma, anche, del tutto incapace di trovare risposte adeguate al presente, in cui tutto ruota dietro al consumismo più deleterio, che espunge ogni AGIRE diverso dalla nostra vita, che da importanza solo (troppa) all'AVERE e non certo all'ESSERE, (Fromm) dove il lavoro in "TEAM", se liberato dall'interesse privato di breve periodo ( che rappresenta il basto che non ci permette di essere liberi) potrebbe produrre maggiore soddisfazione e interrelazione sociale. 

Il lavorare come oggi, interessandoci solo dell'aspetto privato delle nostre azioni ma non del "guadagno" relazionale e di una vita più repleta (piena) di soddisfazioni sociali che individuali, non può portare ad un cambio di marcia nel senso di un INTERESSE COLLETTIVO più AMPIO, in senso NATZIONALITARI da me ipotizzato OGGI ... senza accorgercene ... ma anche con molto menefreghismo ... siamo portati a considerare NOSTRI gli interessi di chi produce "Marionette Umane" (GRANDI GRUPPI TRANSNAZIONALI,(anche multinazionali) finanziari e non) senza aver percezione dei fili con cui ci muovono. 

Purtroppo, senza un'EDUCAZIONE altra, basata sull'interesse collettivo e sociale e sulle scelte da fare per creare un MODELLO del tutto diverso dall'attuale, avremo sempre gli occhi puntati su quello SCHERMO GIGANTE dove tutto viene filtrato prima di essere proiettato, per vedere solo quanto ci é consentito e basta.

 SIAMO LEGATI ... e il NOSTRO Spirito Critico ... forse ... si è assentato per sempre.



sabato 22 febbraio 2014

Le 5 tappe delle rivoluzioni colorate marchiate Otpor e NATO.


Rivoluzioni colorate (chi più, chi meno), manifestazioni pilotate, cortei filo-atlantisti, ma più di tutto quello che risalta agli occhi sono i manifestanti ben addestrati, e la logica ben definita con cui portano avanti le loro azioni contro i governi legittimamente eletti. 

Dagli stati post-sovietici qualche anno fa, passando per la Libia, la Siria, fino all’Ucraina ed al Venezuela, le tecniche e le strategie sono sempre le stesse, ed il marchio di fabbrica non si smentisce mai. 

stemma di Optor

Tanto è stato scritto e tanto materiale si trova in rete in merito a tale argomento, tra l’altro tutte tesi molto esaustive che riescono, con comprovata certezza, a tracciare un collegamento tra i poteri forti della NATO e coloro che manovrano i manifestanti nelle piazze, passando per i grandi finanzieri come George Soros agli agenti di influenza stranieri che hanno il compito di destabilizzare l’ordine sociale, dagli istituti privati come Optor che indottrinano le menti delle rivoluzioni sulle strategie da adottare fino ad arrivare a veri e propri addestramenti alla guerriglia urbana ed alla presa dei palazzi del potere (nemmeno Lenin saprebbe fare meglio). 

La mia quindi vuole solo essere un’aggiunta a già tante conferme che prende spunto da un video che ieri sera mi è capitato di vedere nel tg venezuelano di SUR-TV, in cui si spiega ai cittadini venezuelani la teoria del “golpe morbido” che stanno cercando di attuare le forze di opposizione finanziate dall’imperialismo, così come già successo in altre parti del Globo.

Di seguito il sunto delle 5 tappe del “Golpe morbido”:

1a Tappa: AMMORBIDIMENTO:
- generare matrici di opinioni su deficit reali o potenziali nell’attuale dell’attuale governo
- creare conflitti interni e promuovere il malcontento, appoggiando anche gruppi criminali
2a Tappa: DELEGITTIMAZIONE: - manipolazione dei pregiudizi anti-governativi (anti-comunisti nel caso venezuelano) - accuse di totalitarismo, campagne in favore della libertà di stampa e di parola

3a Tappa: INFIAMMARE LA STRADA: - conflitti e mobilitazioni nelle strade
- lotta globalizzata delle per le richieste politiche e sociali
- protesta generale che enfatizza i fallimenti del governo
4a Tappa: COMBINAZIONI DI DIVERSE FORME DI LOTTA: - organizzazione di marce per la presa di istituzioni emblematiche, anche in maniera armata - operazioni di guerra psicologica, intente anche a creare un clima di ingovernabilità - cercare di demoralizzare gli organismi di sicurezza pubblica

5a Tappa: FRATTURA ISTITUZIONALE:
- con azioni coordinate di guerriglia urbana si arriva alla presa dei palazzi del potere

Senza aggiungere null’altro (siamo di poche parole) vi elenchiamo qualche video e qualche immagine che, come si dice, vale più di mille parole…


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Manifestanti pacifici in ucraina, in abbigliamento “leggero”

venerdì 21 febbraio 2014

ECCEZIONALE INTERVENTO DEL PROF RINALDI IN FRANCIA: ''SALVIAMO L'EUROPA, LIBERIAMOLA DALL'EURO PRIMA DI UNA GUERRA''.

ECCEZIONALE INTERVENTO DEL PROF RINALDI IN FRANCIA: ''SALVIAMO L'EUROPA, LIBERIAMOLA DALL'EURO PRIMA DI UNA GUERRA''.

formiche.net/



È possibile vivere senza l'euro?, e come? Si è posto gli interrogativi il prof Rinaldi durante gli "EFP Parlamentary Days" a Parigi. Benessere degli europei, democrazia, crisi identitaria ed economica saranno al centro delle tavole rotonde organizzate dalla coalizione di euroscettici EFP, per capire in che direzione deve e può muoversi l'Unione Europea nel prossimo futuro anche senza la moneta unica...

Sarò estremamente realistico in questa mia analisi.
 La gravità della situazione che si è determinata in molti dei Paesi membri dell’Unione Europea e in particolare in quelli che hanno adottato la moneta comune, mi legittimano nel fare delle considerazioni che non avrei mai voluto fare. L’Euro è ormai divenuto il principale elemento di contrasto in Europa, costituendo un insormontabile ostacolo all’unione e alla coesione, mentre invece paradossalmente sarebbe dovuto essere il mezzo di principale d’integrazione e aggregazione. Un progetto frettolosamente messo in atto per una scelta prettamente politica al fine di creare nuovi equilibri dopo il dissolvimento dell’Unione Sovietica, non è riuscito però nel suo originario scopo.

Chi credeva che una stessa moneta fosse la conditio sine qua non per realizzare l’assioma “one market, one money” è rimasto profondamente deluso. Nulla è stato fatto affinché si mutuassero le diverse esigenze determinate dalle inevitabili asimmetrie fra economie e strutture nazionali molto diverse fra loro e dopo 22 anni da Maastricht, Bruxelles non è riuscita neanche ad uniformare stesse aliquote IVA (VAT) per stessi beni merceologici e servizi. 

Ecco la relazione tenuta da Rinaldi.

Sarò estremamente realistico in questa mia analisi. La gravità della situazione che si è determinata in molti dei Paesi membri dell’Unione Europea e in particolare in quelli che hanno adottato la moneta comune, mi legittimano nel fare delle considerazioni che non avrei mai voluto fare. L’Euro è ormai divenuto il principale elemento di contrasto in Europa, costituendo un insormontabile ostacolo all’unione e alla coesione, mentre invece paradossalmente sarebbe dovuto essere il mezzo di principale d’integrazione e aggregazione. Un progetto frettolosamente messo in atto per una scelta prettamente politica al fine di creare nuovi equilibri dopo il dissolvimento dell’Unione Sovietica, non è riuscito però nel suo originario scopo.

Chi credeva che una stessa moneta fosse la conditio sine qua non per realizzare l’assioma “one market, one money” è rimasto profondamente deluso. Nulla è stato fatto affinché si mutuassero le diverse esigenze determinate dalle inevitabili asimmetrie fra economie e strutture nazionali molto diverse fra loro e dopo 22 anni da Maastricht, Bruxelles non è riuscita neanche ad uniformare stesse aliquote IVA (VAT) per stessi beni merceologici e servizi. 


Come possiamo pertanto ragionevolmente credere che ci sia una effettiva volontà di procedere verso rapide unioni politiche e fiscali se neanche il gradino più basso per facilitare la libera circolazione dei beni e servizi, non è stato mai costruito? Nella realtà, nell’ambito dei Paesi membri, il mercato comune si è rivelato essere una vera e propria farsa e non perché non si è realizzata la prima conditio nell’ottimizzare i due principali fattori produttivi indispensabili capitale e lavoro, ma perché le regole a supporto della moneta unica sono state esclusivamente utilizzate come mezzo coercitivo per estraniare sempre più i paesi dalle loro rispettive residue Sovranità

A chi fanno riferimento e a chi rispondono coloro i quali hanno avocato a sé questi poteri lasciando all’euro l’esclusiva funzione di sottomettere la maggioranza dei paesi eurodotati alle volontà di una eurocrazia autoreferenziale e soprattutto senza alcun mandato popolare? L’euro si è tristemente dimostrato a nostro danno non una reale moneta, ma un accordo di cambi fissi la cui irrevocabilità e le sue regole sono state utilizzate come un subdolo metodo di governo con cui imporre decisioni fuori dalle democratiche legittime istituzioni dei Paesi membri.

E’ pertanto inutile sforzarsi nel cercare di modificare o correggere l’attuale impianto dei Trattati e dei Regolamenti su cui si regge la moneta unica: risulterà impossibile raggiungere qualsiasi compromesso che possa essere considerato accettabile e i tentativi non faranno altro che procrastinare l’agonia a cui siamo inesorabilmente tutti condannati.

Ma come si è arrivati a questa situazione che ha gettato l’intera eurozona non solo nella più severa crisi economica dopo quella del ’29, ma anche sospendendo i più elementari principii della democrazia?

I più elementari principii della democrazia sono stati infatti completamente bypassati nell’evoluzione della costruzione europea, poiché sono stati estraniati progressivamente i contributi della gran parte dei cittadini europei dai processi decisionali


Abbiamo sempre più assistito impotenti a una delega dei Governi nazionali, non prevista e soprattutto non voluta, che ha consegnato ai burocrati europei meccanismi giuridici ed economici che hanno assoggettato e consegnato a essi l’intera gestione dell’Unione

Si sono sempre più rafforzate un insieme di istituzioni biogiuridiche, che agiscono e si muovono in modo robotizzato senza nessuna certificazione da parte del suffragio universale, non consentendo più alle varie politiche nazionali di poter intervenire a correzione e a proprio supporto in nome di un vincolo esterno che sarebbe dovuto intervenire invece a tutela di tutti i membri.

Quando ci è stato presentato il progetto d’integrazione europea non era stato previsto di estromettere i cittadini dalla condivisione della gestione della casa comune, ma di garantirgli pace, progresso e lavoro con l’attivo contributo di ogni risorsa democratica disponibile. 


Tutto questo non è minimamente avvenuto e il solo organo eletto democraticamente dal popolo è il Parlamento, il quale non ha alcun potere che possa competere con quelli a disposizione della Commissione, che non è eletta direttamente da nessuna volontà popolare e che prendono decisioni sopra la testa di tutti noi senza interpellare preventivamente i rispettivi Parlamenti nazionali o che esercitano pressioni sfacciatamente ricattatorie affinché vengano adottate.

Non dobbiamo mai consentire che questi poteri europei si impossessino definitivamente di ogni spazio decisionale e influenzino e determinino i nostri destini, solo perché la classe politica dei Paesi membri si è rivelata essere troppo accondiscendente e debole, al limite del collaborazionismo, mentre quella contraria non ha ancora la piena forza d’imporsi.

Sono da salvaguardare dei principii imprescindibili, irrinunciabili e non negoziabili che con immani sacrifici sono riusciti a conquistare i nostri padri. 


Ma i cittadini hanno capito ormai perfettamente che questa mutazione si è sempre più rafforzata non al fine di tutela generale, nessun escluso e super partes, ma solo a garanzia di specifici interessi e a discapito dell’intera comunità

Non posso fare a meno di ricordare il vergognoso e inaccettabile comportamento riservato alla Grecia e ai suoi orgogliosi cittadini perché è stato leso un principio irrinunciabile: se si accetta un Paese nell’Unione è assoluto dovere tutelarlo fino in fondo, costi quel che costi, con tutta la solidarietà e mutualità possibile, senza mortificarlo e avvilirlo fino alla suo totale depauperamento, magari al solo fine di salvaguardare interessi finanziari internazionali superiori e palesemente di parte.

Da semplice cittadino di questa Europa chiedo scusa al fiero popolo greco per il trattamento che gli è stato riservato. Anche per loro arriverà il tempo del riscatto.

Inutile ricordare, in questa sede, la totale sospensione della democrazia che sta avvenendo in Italia dove sono stati designati gli ultimi tre Premier senza nessuna preventiva certificazione popolare! 


E’ vergognoso che questo sia potuto avvenire in un Paese occidentale che viene ancora accreditato e definito come democratico! 

E’ il prezzo da pagare da questa dittatura economica in atto in Europa, dove i Governi vengono condizionati dalle volontà Troika e non dei propri cittadini! Era questa l’Europa che volevamo e che ci era stata promessa?

E come non accorgersi che questa moneta comune è utilizzata come mezzo tecnico al servizio della Troika per poter realizzare e imporre i suoi disegni? Abbiamo tristemente capito a nostre spese che questa democrazia si è trasformata nella più pericolosa e insidiosa dittatura possibile!


Questo è stato possibile grazie al ricorso sempre più a “piloti automaticiche si sono surrogati e sostituiti in modo subdolo alla mediazione politica, interrompendo il contributo essenziale dei cittadini nei processi decisionali, come ad esempio nel caso del Patto di Stabilità e Crescita, il c.d. Fiscal Compact, l’ESM (European Stability Mechanism), all’Unione Bancaria, ecc.

A riguardo denuncio a gran voce la illegittimità del Fiscal Compact in quanto, come recita lo stesso Trattato sulla Stabilità all’art.2, “Le parti contraenti applicano e interpretano il presente Trattato conformemente ai Trattati su cui si fonda l’Unione Europea”, il cui concetto è ribadito anche nel comma successivo: “Il presente Trattato si applica nella misura in cui è compatibile con i Trattati su cui si fonda l’Unione europea e con il diritto dell’Unione europea”. 

Pertanto il successivo art.3, n.1, lett.a) che prevede testualmente “la posizione di bilancio della Pubblica Amministrazione di una parte contraente è in pareggio o in avanzoè da considerarsi non conforme e pertanto non legittimo, in quanto il Trattato della UE firmato a Maastricht (TUE) all’art.104 c) prot.5, ribadito anche nel Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea di Lisbona (TFUE) all’art.126 (ex 104), fissano invece al 3% il limite dell’indebitamento annuale. E’ stato pertanto palesemente violato il Trattato istitutivo della UE unitamente al TFUE che ne ribadisce, al citato art.126, i limiti dell’indebitamento.

E’ possibile che nessuno dello sconfinato esercito di giuristi e economisti di cui si avvale la Commissione di Bruxelles, non si sia accorto delle inoppugnabili interpretazioni giuridiche del professore emerito Giuseppe Guarino, che ha denunciato questo palese contrasto?

Si è arrivati ad imporre l’inserimento nei dettami Costituzionali dei paesi dell’Unione il vincolo del pareggio di bilancio, per mezzo di un Trattato illegittimo e fortemente stridente con altri articoli e fondamenti delle varie Carte Costituzionali nazionali


Nessuno ha avuto il coraggio e la forza di alzare un dito di fronte a questo evidente errore?
La stessa Banca Centrale Europea è stata concepita esclusivamente come garante e guardiana della stabilità dei prezzi, cioè dell’inflazione, e non per mansioni proprie di una vera Banca Centrale a tutti gli effetti, tesa invece a fornire risorse per la crescita e lo sviluppo per la massima occupazione, ma relegando invece i cittadini e il sistema delle imprese, con l’estenuante ricorso penalizzante della fiscalità (Fiscal overkill), al ruolo di esclusivi prestatori di ultima istanza. Si è preferito lasciare il voto ai mercati per decidere la bontà delle scelte economiche adottate e non ai cittadini per mezzo delle democratiche urne.

Come è stato possibile affidarsi esclusivamente al ricorso fiscale senza valutare preventivamente che avrebbe creato ulteriori problemi proprio perché si sarebbero contratti notevolmente i consumi riducendo a sua volta sia le entrate fiscali stesse, l’entità del PIL (GDP Gross Domestic Product) e aumentando di conseguenza i debiti pubblici? Inoltre la crisi economica ha fatto esplodere anche i debiti privati e le sofferenze dell’intero sistema bancario europeo.


Perché si è rimasti sempre passivi e inerti di fronte all’imposizione tedesca di adottare un modello economico per il sostentamento dell’euro forgiato esclusivamente per le sue esigenze macroeconomiche? 

E’ possibile che non si è voluto perseguire modelli economici alternativi se non orientati esclusivamente al rigore dei conti come esclusivo presupposto per la crescita? 

Per quanto tempo ancora dovremo subire le antiche paure fobiche dei nostri amici tedeschi che vedono ancora nella stabilità dei prezzi e nell’esasperato rigore dei conti gli unici fondamenti su cui basare la crescita?

La maggioranza dei Paesi eurodotati non traggono beneficio da una inflazione tendenziale allo 0,7% se poi, per poterla perseguire, pagano il caro prezzo di un tasso di disoccupazione a livelli da economia di guerra!

La competitività di molti paesi euro non ha più potuto far ricorso allo strumento classico della svalutazione della propria moneta per riequilibrare i suoi fondamentali macroeconomici seguendo la naturale legge della domanda e dell’offerta, ma ha dovuto necessariamente procedere per mezzo della svalutazione interna, cioè alla riduzione dei salari, che sommata alla deindustrializzazione sempre più crescente favorita dalla globalizzazione selvaggia senza regole e alle delocalizzazioni territoriali, hanno permesso nella stessa area valutaria euro che si formassero zone sempre più ricche e zone sempre più povere


Ma il vero effetto negativo di questa dissennata gestione economica che prende come riferimento un modello non compatibile con la gran parte delle economie nazionali europee e nessun riscontro nella letteratura economica, è l’aver gettato gli stessi Paesi in conclamata deflazione, esponendoli ai noti pericoli conosciuti tristemente nel passato perché generati dall’ossessivo perseguimento del contenimento dell’inflazione ad ogni costo.

Chi ignora la Storia è condannato nel riviverla!

Ma perché tutto questo è potuto avvenire? A Maastricht è stata concepita una convergenza verso una moneta diversa da quella che poi è stata realizzata. Questa evoluzione è avvenuta in modo subdolo, senza che ci sia stata la consapevolezza, il consenso e l’approvazione né dei cittadini né tantomeno dei rispettivi Parlamenti nazionali. 


Sono stati attivati quei famosi meccanismi automatici, voluti da una oligarchia autoreferenziale che man mano conquistava il potere nei palazzi di Bruxelles, riuscendo a sottrarre alla gestione delle politiche dei Paesi membri, e pertanto al consenso democratico della Sovranità di ciascun popolo, qualsiasi spazio di autonomia nella determinazione delle politiche economiche per il raggiungimento degli obiettivi di crescita.

E’ stato messo in atto un vero e proprio golpe, infatti il 1.1.1999 è stata partorita una moneta disciplinata dal Regolamento 1466/97, ma diametralmente opposta rispetto a quella contemplata dal TUE, un vero sfregio sotto gli occhi dei cittadini europei ignari e in buona fede e nell’indifferenza più o meno inconsapevole dei rispettivi Governi.

La mutazione, tra quanto previsto dal TUE e dal Regolamento 1466/97 si identifica in quanto il TUE fissa un obiettivo, uno sviluppo conforme al disposto dell’art.2, il cui conseguimento è affidato alle politiche economiche di ciascuno ognuno degli Stati membri, i quali avrebbero tenuto conto della specificità delle reali condizioni dell’economia di ciascun Paese. 


Le rispettive politiche economiche avrebbero potuto utilizzare all’occorrenza, quale strumento per realizzare l’obiettivo, l’indebitamento nei limiti consentiti dall’art. 104 c), da interpretare ed applicare in conformità ai criteri fissati nei commi 2 e 3 del punto 2 dell’art. 104c). 

Il Regolamento in oggetto abroga invece tutto questo, cancellando le politiche economiche degli Stati e di conseguenza qualsiasi loro autonomo apporto. 

Il ruolo assegnato dal TUE di Maastricht (art. 102 A, 103 e 104c) per conseguire lo sviluppo che gli Stati avrebbero conseguito in conformità a quanto prescritto negli artt.2 e successivi del Trattato, è pertanto completamente cancellato. 

I singoli Stati, secondo quanto previsto da Maastricht, avrebbero conseguito l’obiettivo utilizzando la propria autonomia e tenendo conto delle condizioni e delle strutture congiunturali del proprio Paese. 

Questo per salvaguardare il corretto principio per il quale gli interventi sarebbero stati necessariamente diversi da Paese a Paese e per ogni anno, capovolgendo radicalmente, dunque, il rapporto tra l’euro e la realtà economica. 

Secondo l’originario TUE, se vi è contrasto, è la gestione dell’euro a doversi adeguare alla realtà economica, mentre secondo da quanto previsto dal Regolamento in oggetto, invece è la realtà economica a doversi adeguare in ogni caso all’euro. In nessun paese del mondo è applicato questo principio!

E’ sempre la moneta al servizio dell’economia e mai l’economia schiava dei dogmi della propria moneta!Esiste pertanto una conflittualità evidente fra quanto approvato dai rispettivi Parlamenti dei Paesi membri che hanno ratificato ai tempi di Maastricht, dopo dibattiti parlamentari condivisi, e quanto invece previsto dal Regolamento 1466/97. 


Conflittualità così forte e evidente da stravolgere completamente l’iniziale natura stessa della moneta unica. Da una parte l’originario Trattato Istitutivo della UE, agli articoli ricordati, che lasciava autonomia nelle scelte di politica economica, dall’altra successivamente il Regolamento avocava questa prerogativa a se, consegnando nelle mani e volontà della Commissione e degli organi tecnici ogni potere decisionale

Vorremmo sapere chi sono gli ideatori e autori di questo golpe a danno di tutti i cittadini europei? Essendo fortemente convinto che l’unico modo per salvare l’euro è di crearne 18 e in alternativa invitare gli amici tedeschi ad abbandonarlo al più presto per togliere finalmente il cappio che si sta inesorabilmente stringendo intorno al nostro collo.

In ogni caso, la Germania, consapevole che si sta avvantaggiando oltremodo di una valuta, l’euro, notevolmente sottovalutata rispetto ai propri fondamentali, ben difficilmente prenderà una decisione in questa direzione e la soluzione più ragionevole rimarrebbe solamente quella di lasciare alle volontà di ciascun Paese la libera facoltà di poter mutare il proprio status di Paesesenza derogaa Paesecon deroga”, così come già previsto dagli artt. 139 e 140 del TFUE e di poter pertanto tornare a conseguire in modo autonomo gli obiettivi di crescita, utilizzando propri strumenti di politica economica e monetaria con il pieno supporto delle rispettive valute sganciate dagli attuali vincoli automatici dimostratisi privi, non solo di validità economica e giuridica, ma anche colpevoli di aver interrotto il collegamento democratico essenziale e irrinunciabile nei processi decisionali fra cittadini e Istituzioni.

Naturalmente con il massimo coordinamento fra i vari Governi nazionali per massimizzare la segmentazione controllata dell’area euro e facendo salvi gli interessi comuni così come indicato e auspicato dall’European Solidarity Manifesto di cui mi onoro di far parte.


L’euro e i suoi dogmi hanno inflitto dei danni molto forti nelle economie dei Paesi membri e le cicatrici di queste ferite saranno visibili per moltissimi anni e il day after sarà visto più come una vera e propria liberazione che una vittoria. La possibilità di poter di nuovo perseguire autonome politiche economiche per il perseguimento della propria crescita dovrebbero rappresentare magnifiche opportunità per chi sarà in grado di compierle, anche se il vantaggio maggiore, come già ribadito più volte, sarebbe quello del ripristino della democrazia interrotta nell’assoluta convinzione che la democrazia, quella vera, non ha prezzo

In questo modo si riporterebbero i cittadini al centro di ogni interesse e non quelli graditi dalla finanza come invece sta perseguendo la dirigenza europea in nome di un neoliberismo esasperato e senza regole. 

Tutti i tecnicismi per il ritorno alle proprie valute nazionali possono essere studiati, analizzati, discussi e tranquillamente risolti, mentre se abdichiamo ai principi della democrazia tutto sarà perso per sempre e non potremo sottrarci dal severo giudizio delle nostre generazioni future. 

Questo nell’interesse generale, ad iniziare dalla Germania perché sarà proprio lei a pagare il prezzo più alto di questo enorme ma effimero attuale vantaggio che presto non mancherà di presentargli un conto tanto più alto quanto più durerà questa situazione. 

Sono fermamente convinto che tutti i Paesi eurodotati siano in possesso di dettagliati e aggiornati “Piani B” per un uscita ordinata e non caotica e scomposta dalla moneta unica.

Questi “Piani B” di salvaguardia sono stati concepiti, da ciascun Paese che ha aderito all’euro, sin dal suo inizio, come una specie di “opting out” segrete predisposte alla stregua di piani per la sicurezza strategica nazionale nel caso in cui il Paese avesse avuto problemi valutando che il costo generale dell’appartenenza all’unione monetaria si fosse rivelata non più conveniente rispetto ai vantaggi ottenuti.


Ma nello stesso modo sono altresì convinto che ormai nessun Paese prenderà l’autonoma decisione di uscita e questo avverrà solamente per un forte shock esterno imprevedibile che agirà da detonatore per un contagio che non sarà possibile governare e gestire. 

Ad esempio una forte inadempienza bancaria, potrebbe innescare una reazione a catena impossibile da imbrigliare con tutti gli attuali strumenti finanziari di tutela a disposizione dalla Troika. 

I titoli pubblici di molti Paesi dell’area euro sarebbero sottoposti a fortissime pressioni speculative e l’unico modo per poter gestire la situazione, senza consegnarsi definitivamente a meccanismi tipo ESM che imporrebbero delle contropartite inaccettabili, sarebbe l’immediato ritorno alle rispettive piene Sovranità monetarie. 

Questo potrà avvenire senza creare ulteriori gravi disagi solamente in funzione della bontà dei “Piani B” predisposti preventivamente dai rispettivi Governi e concertati con tutti gli altri.

Non confondiamo l’Europa con l’Unione monetaria: è nostro supremo dovere salvare l’Europa e pertanto dobbiamo liberarci al più presto dell’euro, perché non vorremo mai camminare sulle macerie di ciò che con immane fatica hanno costruito i nostri padri, ma garantire prosperità alle nostre generazioni future seguendo la strada irrinunciabile della democrazia


Ma forse chiedo troppo, perché la parola democrazia è stata sempre ignorata sia nei Trattati che nei Regolamenti di questa Europa dell’eurocrazia che si è allontanata totalmente dalla realtà dei suoi cittadini! Da italiano confido moltissimo nel ruolo e nelle posizioni che la Francia adotterà nel prossimo futuro.

Se ciascuno di noi avrà la lungimiranza di riprendersi le chiavi della propria casa per poter perseguire con autonomi e corretti strumenti di politica economica la gestione della propria crescita, i benefici saranno per tutti, garantendo ancora al Vecchio Continente il ruolo che si è conquistato in millenni di Storia.

So infine perfettamente che chi combatte questa battaglia può anche perdere, ma chi non combatte ha già perso e fino ad ora abbiamo perso solo una battaglia, NON LA GUERRA e alla fine l’Europa risorgerà perché vincerà la ragione!
L'intervento del Prof. Rinaldi è stato pubblicato da Formiche.net



Nota biografica.

Antonio Maria Rinaldi, dopo la laurea in economia alla LUISS alla fine del '70 ha svolto molti incarichi operativi in banche italiane per poi passare dalla metà degli anni '80 dal Servizio Borsa della Consob Sede di Milano alla Sofid, capogruppo finanziaria dell'ENI, fino a ricoprirne la carica di Direttore Generale. Attualmente esercita la libera professione ed è docente di Finanza Aziendale presso l'Università Gabriele d'Annunzio di Chieti-Pescara e di Corporate & Investment Banking e Mercati Finanziari & Commercio Internazionale presso la Link Campus University di Roma. Ha pubblicato nel 2011 "Il Fallimento dell'Euro?" e nel 2013 “Europa Kaputt,(s)venduti all’euro” per manifestare tutto il disappunto nell'attuale costruzione e conduzione europea. Con il suo maestro di politica economica, prof. Paolo Savona e con il prof. Michele Fratianni, ha concepito una proposta per il consolidamento del debito pubblico italiano. E’ firmatario del Manifesto di Solidarietà Europea per il ritorno concordato alle valute nazionali e partecipa a convegni e trasmissioni radio-televisive sul tema dell'unione monetaria europea non mancando mai di esprimere la sua forte criticità.

Ucraina: iniziata l’offensiva dell’Impero Europeo a est

Ucraina: iniziata l’offensiva dell’Impero Europeo a est
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Leopoli si susseguono scontri, incendi e morti, sia tra le fila dei ribelli sia tra le fila delle forze antisommossa. Per la prima volta, queste ultime hanno imbracciato i kalashnikov e la spettro della guerra civile si fa sempre più nero. La domanda che ci facciamo oggi è: cosa sta succedendo e perché?  Cercheremo di dare una risposta che possa evidenziare le cause profonde di questa situazione.  

 Chi tra i nostri lettori ha letto gli articoli Superstato Europeo e La lunga marcia dell’Eurocrazia, si ricorderà come tra i diversi obiettivi elencati ci siano quelli di voler realizzare il superstato europeo, l’allargamento a tutta l’Europa geografica e l’individuazione di nemici comuni; quest’ultimo punto necessario per spingere i paesi dell’Unione verso un unico esercito. 

 Contemporaneamente a questo articolo, in Ucraina i morti aumentano sempre di più e l’Unione Europea minaccia sanzioni verso il governo ucraino. 

Dopo il fallimento della rivoluzione colorata, i poteri forti hanno deciso la soluzione più cruenta supportando i gruppi ribelli, molti dei quali di ispirazione neonazista per destituire il governo ucraino. Il piano sembra sempre lo stesso: crollo della valuta, un crescendo di proteste, violenze della polizia, armi ai ribelli, prime diserzioni e poi caduta del governo stesso. 

Ora la situazione in Ucraina è più complessa, dato che il governo è appoggiato dalla Russia che non ha intenzione di trovarsi l’Unione Europea ai propri confini, ma al tempo stesso mancano poche settimane al completo collasso economico. Di conseguenza, difficilmente la situazione potrà migliorare, soprattutto perché gli eurocrati e i poteri dietro di loro hanno ormai deciso di conquistare i paesi dell’est e difficilmente potranno essere fermati, dato l’enorme potere finanziario di cui dispongono. 

Sarà interessante analizzare la reazione russa che porterebbe ad un doloroso taglio del gas all’Unione Europea, che potrebbe però essere voluto da quest’ultima e in un altro articolo spiegheremo il perché. Detto questo, sicuramente al lettore non saranno sfuggite le altre rivolte scoppiate tra i paesi confinanti all’Unione, adesso analizzeremo velocemente la situazione dei diversi paesi confinanti:



In queste ore, nelle strade di:

Bosnia: lo sfortunato paese balcanico è tornato agli onori della cronaca per le recenti rivolte che hanno visto incendiare diversi palazzi governativi. I media hanno rievocato gli scontri etnici del recente passato ma questa volta gli scontri hanno coinvolto esclusivamente i manifestanti contro le forze dell’ordine e le motivazioni sono da ricercare nella grave crisi economica e nell’alto tasso di disoccupazione che sfiora il 30%.L’attacco coordinato contro i palazzi del potere fa pensare ad una regia esterna. L’Unione Europea potrebbe aver interesse a creare  una situazione di caos per poi intervenire con l’appoggio dell’ONU e gestire direttamente il paese, liberandosi definitivamente dei politici corrotti locali. (Il diplomatico austriaco Valentin Inzko ha già ventilato questa ipotesi).


Albania:
 dopo gli scontri e i morti di due anni fa, il presidente Berisha, lo scorso anno, è stato sconfitto alle elezioni, ora il nuovo presidente Rama ha avviato una strada di cooperazione con l’Unione, il paese può definirsi conquistato. 

Serbia: nonostante il sostegno dell’attuale presidenza greca dell’Unione Europea all’ingresso della Serbia, l’attuale presidente serbo membro del partito nazionalista al potere, con forti legami con il partito Russia Unita di Putin, non è sicuramente ben visto da Bruxelles. Dopo le recenti manifestazioni in Bosnia, si sono viste anche manifestazioni di solidarietà a Belgrado e secondo molti analisti, con una disoccupazione del 25%, non è da escludersi nei prossimi mesi un estendersi delle sommosse in Serbia. A livello valutario il dinaro serbo continua la sua lenta e inesorabile discesa, in un anno ha perso il 5%. 

Montenegro: anche qui una disoccupazione oltre il 20%, un presidente-padrone corrotto e ricchissimo, ha spinto la popolazione ad invocare la rivoluzione e proprio recentemente ci sono state proteste e scontri. Il paese rischia anche di non poter più pagare le proprie forniture energetiche. A nostro avviso anche qui l’Europa mira a sbarazzarsi attraverso la piazza del filo-russo Djukanovic.


Kosovo:in Kosovo può preoccupare la crescente radicalizzazione religiosa e l’opere di infiltrazione di elementi di al-Qaeda e di fondamentalisti ceceni. 

ex-Macedonia: la crescente povertà e la deriva dittatoriale del governo hanno spinto la popolazione, seguendo l’esempio ucraino, a scendere in piazza. Il paese oltre alla tensione tra popolazione e governo rischia anche lo scontro etnico con la numerosaminoranza albanese. Anche in questo caso, Bruxelles probabilmente necessita di liberarsi dal corrotto governo locale. 

Romania: nonostante la recente crescita economica e la disoccupazione sotto controllo, il governo rumeno continua ad essere mal visto dalla maggioranza della popolazione. A livello valutario il leu rumeno in un anno ha perso circa il 5% ed è attualmente in calo. Da monitorare il ritorno di molti cittadini rumeni da nazioni come Italia, Spagna e Grecia che può far sensibilmente aumentare il tasso di disoccupazione. 

Ungheria: è noto come il presidente Orban sia mal visto da Bruxelles per le sue posizioni forti e per la sua insofferenza nel seguire gli ordini dell’Unione Europea. Abbiamo visto recentemente come siano state sostenute dai media occidentali le proteste contro la deriva autoritaria del governo. Il fiorino ungherese in un anno ha perso quasi il 7%, e nelle ultime settimane ha accelerato la sua discesa. Non è da escludersi a breve un’impennata dei prezzi con tutte le conseguenze del caso. A nostro avviso, il paese sarà a breve scosso da rivolte programmate. 

Moldavia: dopo anni di governo comunista, il paese ha voltato pagina ed è attualmente governato dal partito europeista. A livello valutario il leu moldavo si sta sfracellando ed in un anno ha perso il 15% e nelle ultime settimane la situazione è peggiorata. La Moldavia è essenzialmente divisa in tre parti, la Transinistria, repubblica autoproclamata appoggiata da Mosca prevalentemente di lingua slava, la Gagauzia, regione autonoma di etnia turca e l’ufficiale repubblica Moldava di lingua rumena. Con una situazione frammentata del genere il paese non potrà mai entrare nell’Unione Europea. A nostro avviso gli eurocrati con la complicità della crisi economica potrebbero a breve puntare ad infiammare il piccolo paese europeo con l’obiettivo di liberarsi del corrotto governo della Transinistria ed gestire direttamente il paese. 

Bulgaria: anche la Bulgaria è stata recentemente scossa da proteste anche di una certa intensità. La situazione è da monitorare. 

Bielorussia: il rublo bielorusso sta crollando velocemente ed ha perso in un anno più del 20%. Questo deve far riflettere su quale potrebbe essere il prossimo obiettivo dopo l’Ucraina. Ricordiamo come la Bielorussia sia praticamente una dittatura e come Bruxelles voglia presto sbarazzarsene per arrivare fino alle porte di Mosca. 

Russia: anche il rublo russo sta crollando ed ha perso circa il 20 % in un anno. A nostro avviso il gigante russo sta fortemente rallentando e i problemi interni potrebbero presto aumentare e la primavera est europea potrebbe presto estendersi anche in Russia. Recentemente si sono svolte manifestazioni per richiedere il rilascio di molti oppositori arrestati nelle proteste del 2012. La pressione occidentale su Mosca è un indizio di quello che presto potrebbe accadere. Questo blog sta andando controcorrente, abbiamo sempre sostenuto che l’Unione Europea non crollerà e non si dividerà. I fatti sembrano darci ragione, la Germania è governata da un governo di unità nazionale, l’Italia dal pupazzo dei poteri forti Renzi, la Grecia idem. Ed ora si passa all’attacco dei paesi confinanti. L’Euro non crolla ed anzi sembra diventare la vera valuta di riferimento mondiale. Chi pensa che la grave crisi attuale in Europa sia dannosa per gli eurocrati non ha capito invece che solo dal caos potrà avvenire la definitiva immolazione degli stati nazionali in nome dell’unità europea. Quindi se in Italia, Francia, Grecia, Spagna la situazione sociale esplodesse, non aspettatevi un rivoluzione come in Egitto o un’eventuale uscita dall’Unione ma aspettatevi piuttosto una repressione in nome della democrazia.
Concludendo, possiamo dire che è in atto l’espansione “dell’Impero Europeo” ad est, massacri e scontri stanno arrivando ai nostri confini.

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