sabato 13 ottobre 2012

Intervento di Joyce Lussu a "Guerre agli infedeli"




JOYCE LUSSU
Intervento di Joyce Lussu a "Guerre agli infedeli", incontro d'apertura dell'Ottavo meeting anticlericale, il 23 Agosto '91.



Io non farei gran differenza tra Papa Wojtyla, Papa Roncalli o Pacelli, per me donna non è cambiato niente (1). L'atteggiamento della Chiesa, diciamo di tutte le Chiese, verso le donne non ha subito nessun mutamento, seppur mutando i linguaggi "diplomatici". A Papa Roncalli è stato chiesto una volta da un gruppo di donne che la Chiesa chiedesse perdono alle donne per la caccia alle streghe, un orrendo fenomeno durato tre secoli in tutto il mondo cristiano, sul quale i cristiani, che in quel momento si stavano scannando tra loro (nelle varie guerre di religione) si trovavano tutti d'accordo. Sul tavolo di tutti i giudici laici ed ecclesiastici del mondo cristiano si trovava il "Malleus Maleficarum", ossia quel libro ordinato da Bonifacio VIII che parla delle donne come quelle attraverso le quali il demonio si introduce nell'umanità.

Le donne dunque vanno gravemente punite perché ogni donna è passibile di introdurre il demonio. Questo ha dato luogo ad una serie di delitti contro l'umanità così gravi che veramente noi chiederemmo un po' d'analisi critica su ciò, ma le Chiese non fanno storia, perciò non esaminano i loro atteggiamenti verso, ad esempio, il colonialismo, la riduzione in schiavitù di così larghe fasce umane fatta nel segno della Santa Trinità, o quell'orrendo fenomeno che è la caccia alle streghe.

Per noi donne non è cambiato niente attraverso le varie posizioni della religione, diciamo della religione in generale, perché avrete notato che i poteri decisionali di qualsiasi religione sono maschili. Sono tutti uomini, sempre. Pare che per comunicare col Padreterno si debbano avere degli attributi anatomici maschili, diversamente questa cosa non si può fare.

Ma perché l'atteggiamento delle religioni è sempre contro la donna, e non c'è differenza tra il Dalai Lama, il Papa, l'Imam islamico o un sacerdote induista? L'atteggiamento verso le donne è costante, è un atteggiamento di disprezzo, di assoggettazione, di non riconoscimento della loro dignità umana. Perciò il difetto sta a monte, qui c'è qualcosa che non va nelle origini, non soltanto nelle applicazioni. Non è che le religioni fossero una cosa buona all'inizio, e che poi gli uomini cattivi e pieni di peccati le abbiano condotte e amministrate male. Il difetto invece sta nell'inventarsi un "Padreterno", un Padreterno che è sempre un Padre, e che immediatamente porta avanti un principio, quello dell'assoluta autorità paterna e dell'assoluta obbedienza filiale, contrabbandato da tutte le religioni come una "virtù".

Ora, noi sappiamo che l'assoluta autorità e l'assoluta obbedienza, sono il principio di tutte le dittature, principi che non è possibile democratizzare. E' ben strana nelle società moderne questa confusione mentale, per cui si cerca di combinare nella propria mente l'inconciliabile, per cui la gente da una parte va a messa e dall'altra dice che è per la democrazia, per il sistema parlamentare, per la partecipazione del cittadino, per i diritti dell'uomo. Mantenendo determinanti e potentissime all'interno della società due istituzioni che sono di per sé delle monarchie assolute, e non possono essere altro. La Chiesa e l'Esercito non possono diventare delle monarchie nemmeno costituzionali, e tantomeno avere un sistema parlamentare elettivo. Sopravvivono soltanto in quanto sono delle monarchie assolute, basate sul principio della assoluta autorità e della assoluta obbedienza. Naturalmente con la conseguenza della legittimazione del sacrificio umano.

E' utile riguardo alle religioni fare un po' di storia, ossia andare alle origini storiche. Le religioni sono dei fenomeni storici, e vanno storicamente esaminati ed anche superati. Un fenomeno storico, analizzato, si può superare ed anche delegittimare. Abbiamo, durante la storia, delegittimato il cannibalismo, l'incesto, la tortura giudiziaria, la schiavitù: il fatto che non siano più legali fa sì che ci siano dei forti movimenti che si scandalizzano quando queste cose avvengono. Pero' stranamente non abbiamo delegittimato il principio del sacrificio umano e dell'assoluta autorità paterna insito in tutte le religioni; di conseguenza non abbiamo delegittimato la guerra. La guerra è il risultato storico di questi simboli del linguaggio, di questi modelli, purtroppo ancora potenti nel mondo. La guerra contiene la tortura, il sacrificio umano, lo stupro legittimato e tante altre cose, ed è inutile delegittimarle da un lato quando poi legittimiamo l'intero fenomeno.

Il sacrificio di Isacco ci viene presentato come esemplare; sapete bene a cosa mi riferisco. Un sonetto del Belli su questo sacrificio è chiarificatore.

La religione è qualcosa di diverso dalla cultura popolare dell'animismo, che inventava immagini poetiche, fantasie, personalizzazioni di fenomeni della natura, in un rapporto costante e dialettico con la natura che faceva sì che tutte queste immagini, fantasie, personalizzazioni, fossero varie, come è l'uomo stesso e la sua vita. E comunque ciò non costituiva Potere. Una sibilla o uno sciamano non avevano Potere. Il Potere è sempre legato alla istituzione militare, queste invece erano semplicemente persone che avevano più "conoscenza", ne sapevano di più sulla realtà delle cose, sulle fantasie o sulle invenzioni, per spiegare qualcosa che diversamente sembrava inspiegabile. Ma non era Potere. La religione è un Potere. Ed è in fondo un fenomeno abbastanza recente, di qualche migliaio d'anni dopo la rivoluzione del Neolitico, ossia dopo la grande novità per l'umanità di poter selezionare le piante selvatiche per dar luogo a una agricoltura controllata, e di saper gestire l'allevamento degli animali e l'uso dei metalli.

Tutti questi fenomeni danno luogo ad un possibile "nuovo", il nuovo che si crea è quello dell'accumulazione, della possibilità di qualcuno di impadronirsi di una parte maggiore di questi beni per farne uno strumento di potere. Quando vado nelle scuole di tutti gli ordini chiedo sempre ai ragazzi: "vi hanno insegnato come si innesca una società schiavistica"? La società schiavistica è qualcosa di assolutamente innaturale: non esiste in natura. Le comunità umane, per vivere in maniera equilibrata, non avevano inventato queste forme di enorme squilibrio di potere e d'accumulazione che danno luogo alla società schiavistica. Ma queste oligarchie riescono ad affermarsi sulle maggioranze, creando il fenomeno estremamente squilibrato di un minor numero che s'impone ad un maggior numero, il che evidentemente non è nelle leggi di natura e crea degli squilibri. 


Così sorge l'istituzione militare, che prende avvio con le società schiavistiche, per proteggere questo enorme squilibrio messo in pericolo dal fatto che i subordinati sono tanti, e quelli che comandano sono così pochi. 
Perciò si crea il professionismo del militare, della violenza organizzata, e questa è una grande svolta, abbastanza recente rispetto ai tempi storici. Ma il monopolio della violenza non basta per far sì che una maggioranza si adatti ai lavori forzati, a farsi estorcere tutti i prodotti, a vivere in condizioni certamente molto disagiate, e in più nella paura continua di un "castigo", cosa quanto mai espropriante. Lo spaventato è manipolabile, e spaventarlo con la possibilità di ricorrere alla violenza fisica, non è sufficiente per creare una espropriazione duratura.

Ci vuole anche il terrorismo psicologico. E allora assieme all'istituzione militare sorgono le religioni, ossia il concetto di un superpadrone, che è mandato dalla metafisica, cioè oltre la natura, al di là della nostra dimensione. Chiaramente, essendo al di là della nostra dimensione, ci puoi mettere quel che vuoi e inventarlo come ti pare: non ci sono controlli, verifiche, possibilità di riportarlo ad una dimensione umana. Il Mistero è l'assoluto Potere. Sorgono insieme questi due aspetti delle società oligarchiche e squilibrate che prendono la prima forma di società schiavistica. Da un lato il professionalismo e la continuità della violenza organizzata, dall'altra il terrorismo psicologico dato dall'invenzione di un Superpotere, di cui le oligarchie si autonominano rappresentanti, mettendo sulla loro testa, oltre al potere economico, militare, sociale, anche un superpotere misterioso, onnipotente, terrificante.
La religione ha sempre questa caratteristica di inventarsi un superpotere, al di là della nostra dimensione, assolutamente inventato e manipolabile, che penetra nelle coscienze di queste maggioranze continuamente spaventate, aggravando la loro espropriazione, la loro impossibilità di crescere, di conquistarsi una loro autonomia e dignità.

Le religioni iniziano col divinizzare quello che è il supremo capo della società, poi dilagano nell'impensabile e nell'infinito creando al di sopra delle nostre teste, della nostra vita, della nostra comprensione possibile, dei superpoteri a cui non si può resistere.

Nel mondo antico, sussistono accanto alle divinizzazioni anche degli spazi per un residuo di culture popolari, animistiche. Poi, dal sesto secolo avanti Cristo suppergiù, sino a epoche veramente recenti, appaiono le grandi religioni. Noi, qui, da queste parti del mondo abbiamo a che fare con l'insorgere d'una religione monoteista, strettamente verticistica, con un potere assoluto che è raccolto in un solo simbolo, senza niente accanto, e che ha sull'umanità questo potere, terrificante perché è soprattutto un potere punitivo. Se tu mi preghi, va bene, ti lascio campare, se tu non mi preghi ti distruggo.

Anche durante la guerra del Golfo, ciascuno pregava il suo particolare Dio, perché chiaramente tutti questi dei che ci sono nel mondo non si possono mai mettere d'accordo, fare un "sindacato" e dire "mo', vediamo un po'". Perché ciascuno deve dichiarare di se stesso che è unico, che è quello vero, e che gli altri sono finti e delinquenti. Qui sta la legittimazione della distruzione di chi non riconosce il vero Dio, che va pregato.

Durante la guerra del Golfo, vedevamo Bush che si precipitava nella chiesa episcopale, la Thatcher in quella anglicana, Saddam Hussein nella moschea, Shamir nella sinagoga: tutti pregavano il loro Dio di cosa? E cos'è questo Dio che si fa pregare? Se egli avesse il potere di far cessare un macello perché non lo fa subito senza farsi pregare? Cos'è questa preghiera? "Ah, se mi preghi abbastanza forse lo faccio, ma poi se non mi va non lo faccio". Mi ricordo le preghiere d'una signora, moglie d'un notabile cattolico democristiano, durante la guerra. Una brava donna, simpatica, che una mattina arriva da me tutta felice e dice "il Signore ha ascoltato le mie preghiere". Perché era stato bombardato un quartiere di Roma quella notte, e la bomba, invece di cadere sulla sua casa era caduta accanto. Poi ho saputo che era caduta su un asilo di bambini alle ore nove del mattino, ammazzando trenta bambini. Questa signora ringraziava il Signore perché aveva fatto la grazia a lei, e non l'aveva fatta cadere sulla sua casa. Questo è il pregare. Pregare è chiedere una grazia per te o per il tuo clan o per i tuoi simili ma certamente non per tutti, perché evidentemente ciò non sarebbe possibile.

Le religioni inoculano questi principi estremamente gravi per i processi d'incivilimento della specie umana e per il suo rapporto con la natura: il fatto che ci sia un potere assoluto, che non si discute, paterno e maschile (le donne non c'entrano), e che in nome di questo potere si abbia il diritto di sacrificare coloro i quali si oppongono. E' la legittimazione del sacrificio umano. Leggendo il Vecchio Testamento si vede ciò. La strage dei Madianiti, Mosè che dice "andate a distruggere i Madianiti che non riconoscono il vero Dio e meritano di essere eliminati dalla faccia della terra". Quelli partono, vanno e ammazzano quasi tutti, poi tornano e dicono "abbiamo risparmiato qualche neonato e qualche vergine perché ci sembrava che in fondo le distruzioni fossero sufficienti", e Mosè dice "no, ritornate, ammazzate fino all'ultimo neonato, fino all'ultima vergine, perché la razza dei Madianiti deve essere eliminata dalla faccia della terra perché non riconosce il vero Dio".

Ero a Marsiglia nel '42, un anno molto buio, pareva proprio che il nazismo con tutti i suoi alleati potesse predominare il mondo; noi dimentichiamo spesso che il nazismo non era una malattia particolare del popolo tedesco, una patologia episodica e strana, ma una conseguenza logica dei principi e dei simboli della civiltà occidentale; infatti Hitler aveva moltissime complicità, pensate che tutti i governi cattolici negli anni '30 erano filonazisti, che il discorso più infiammato di esaltazione del nazismo ("finalmente abbiamo un baluardo che difende il mondo cristiano e occidentale dalla barbarie che viene dall'Est"), fu pronunziato da Pacelli, allora nunzio apostolico a Budapest, quando Hitler, nel Gennaio del '33, andò al potere. Non solo, i cattolici irlandesi, preparavano i punti di sbarco per i nazisti in Inghilterra; ora, la Thatcher non è un granché ma sempre un po' meglio di Hitler.

Tutti i movimenti islamici erano filonazisti, in odio a Francia e Inghilterra che col loro colonialismo efferato avevano creato tali stragi e tali orrori nel Medio Oriente e in altre parti del mondo. La Turchia era filonazista come Stato, ma lo erano anche tutti i movimenti dalla Siria al Marocco, persino i palestinesi.

D'altra parte le grandi potenze colonialiste, tipo Francia e Inghilterra, che si battevano contro il nazismo, e come oggi parlavano di diritti dell'uomo, in realtà lo facevano per difendere degli imperi coloniali ancora vastissimi, e se la prendevano con Hitler soprattutto perché faceva nel cuore dell'europa quello che loro avevano fatto da tre secoli negli altri continenti.

Queste potenze colonialiste che si dichiaravano contro Hitler, in realtà partecipavano degli stessi simboli, degli stessi modelli, degli stessi principi. A Marsiglia incontrai un vecchio ebreo, che veniva dalla Polonia (era molto provato), che mi diceva "i miei correligionari si dimenticano di rileggere -Mein Kampf-, perché vi troverebbero dentro tutto il Vecchio Testamento". Infatti, dal sacrificio d'Isacco, alla strage dei Madianiti, dalla razza eletta al Dio degli Eserciti, c'è praticamente tutto. Sembra che -Mein Kampf- (ora ci sono anche le prove di questo) dato che Hitler non era molto versato nelle lettere, sia stato scritto in collaborazione con un frate cappuccino bavarese.

Allora, dobbiamo andare a fondo in queste cose, conquistare un minimo di coerenza; non possiamo fare abitare nella nostra mente dei principi inconciliabili. Quando vado nelle scuole, spiego ai ragazzi che fare la cresima o la comunione non è una cosa innocente: è una complicità con le stragi degli Indios in Amazzonia. Non è difficile dimostrarlo.

In questo mondo, ormai tutto "effervescente" grazie ai mass media, all'aumento enorme dell'informazione e della comunicazione che c'è,... nel mondo tutto in fermento su quelli che sono stati simboli e modelli indiscussi per tanto tempo, e che adesso vengono messi in discussione, bisogna cercare di conquistare un minimo di coerenza nel nostro modo di pensare e di agire.

Come donna devo dire che c'è un bel po' da fare, perché la complicità dei vari poteri e delle varie culture con un lungo assoggettamento che poi ha avuto nella caccia alle streghe il suo momento più efficiente, non è che sia del tutto cancellata o che sia diventata molto diversa. Basta accendere la televisione per vedere schieramenti di maschi, che decidono delle nostre sorti dal punto di vista militare, politico, economico. Se c'è una donna presente, è sempre stata prescelta dai maschi e non rappresenta certo le donne rimaste nelle case e per le strade, ma solamente l'accettazione d'un modello maschile dato che altro mezzo non c'è per arrivare al potere.

Allora riflettiamo su quella che è stata l'azione di tutte le religioni in questi tre ultimi millenni, perché in realtà questi fenomeni si sono "sistemati", hanno avuto la loro organizzazione, la loro istituzionalizzazione proprio in questo brevissimo lasso di tempo. Il che non vuol dire che non sussistevano altre culture, naturalmente asfittiche e represse: queste hanno assicurato all'umanità quel tanto di progresso che bene o male siamo riusciti a rimediare, e che certo non è dovuto alle oligarchie del potere politico, religioso ed economico, a quelle che sono la parte peggiore della società sia dal punto di vista morale dell'etica della specie, sia dal punto di vista mentale nella cecità di causare infinite distruzioni non necessarie rendendo addirittura difficile la sopravvivenza dell'essere umano su questo pianeta con distruzioni immani di tutti i tipi di vita e con un concetto della natura serva e dell'uomo padrone che ci porta oggi ai disastri a cui assistiamo. Con un sistema economico il quale ci insegna a preferire un mucchio di cartamoneta all'acqua potabile. E purtroppo c'è un solo tipo di economia nel mondo, non ne abbiamo due: l'illusione di credere che i paesi dell'Est fossero un'alternativa o una contrapposizione a quelli dell'Ovest è stata la grande illusione di questo secolo. In realtà il fondo dei simboli e dei modelli cui si richiamavano erano dello stesso tipo, non erano alternativi.

Io compiango particolarmente i ragazzi che vanno nelle scuole di economia e commercio o scelgono Economia all'università, perché ne escono veramente con delle idee molto pericolose, senza nessuna alternativa. A loro non si dice che c'è anche un altro tipo di cultura emergente, per ciò che riguarda l'economia, l'ecologia, la produzione e la distribuzione dei beni; se ne insegna una sola che bene o male finisce per influenzarli malamente: meglio un mucchio di carta moneta, dell'ossigeno o dell'acqua potabile, che non vengono considerati beni perché non sono commerciabili, non rientrano nelle formule matematiche dell'Economia, del tutto astratta, senza nessun rapporto con la vita della gente, con la vita dei corpi, del quotidiano. Con la vita della gente e con tutte le vite con cui viviamo in simbiosi, perché noi non possiamo vivere senza gli alberi, senza l'erba: nessun marchingegno tecnologico può sostituire l'operazione che la clorofilla fa durante la notte. Non possiamo vivere senza acqua potabile: è già diminuita del trenta per cento su questo pianeta. Però di questo non si parla. Si parla soltanto del gioco del denaro, che è un'astrazione, perché questo mucchio di carta moneta da un momento all'altro può diventare carta straccia.

Le religioni dove sono state in tutto questo periodo? Sono servite a corroborare delle situazioni storiche, degli assetti, in cui un'oligarchia s'impone a una maggioranza. Sono state gravemente complici, e addirittura promotrici di tutti i maggiori delitti contro l'umanità.

Dopo tutti questi disastri, fanno un po' d'assistenza; la popolazione indiana è passata da 400 milioni trent'anni fa a 87O milioni, grazie alle propagande delle religioni, sempre contrarie alla contraccezione e all'aborto; Teresa di Calcutta di certo non dice "bisogna cambiare, il regime, bisogna contestare i poteri", no, lei a disastro avvenuto fa un po' di assistenza conquistando un enorme potere che diversamente non avrebbe. Tutte le vicende di questi tre millenni sono sempre legate ad un apporto, una complicità, una giustificazione delle religioni. Non c'è caso di delitto contro l'umanità che non abbia visto questo, altroché carità cristiana.


Ci vuole Papa Montini, considerato che era espressione dell'imprenditoria milanese, pareva più moderno, ma lo sembrava comunque in questo tipo di economia: cos'ha fatto quando nel '71 è sorto il movimento femminista? Ha proclamato Dottore della Chiesa una donna terribile, la cui vita sembra la cartella clinica d'un ospedale psichiatrico: Caterina da Siena. Ora Caterina da Siena viene addirittura proposta da alcuni italiani a Strasburgo come patrona dell'Europa; voi sapete che è già patrona dell'Italia e delle Forze Armate. Sapete quando è stata proclamata patrona delle Forze Armate da Papa Pacelli? Nel '39; nel '39 viene riesumata questa donna orrenda, sanguinaria, guerrafondaia, maniacale nella sua crudeltà, che approvava i roghi... e viene proclamata patrona delle Forze Armate italiane che si avviavano verso l'Albania, la Grecia.

Perciò inutile dire che un Papa è meglio d'un altro: non è questione di persone, non è nemmeno questione di tipo di religione, perché fondamentalmente tutte sostengono certi principi di fondo che comprendono l'accettazione del sacrificio umano. "Qualcuno deve morire di morte violenta per farmi star meglio". Una società comunitaria animistica non conosceva questo principio, non ne aveva bisogno. Il sacrificio umano avviene quando il potere di una minoranza si impone ad una maggioranza.

Il crocefisso è un simbolo del sacrificio umano; è terribile che si cerchi come simbolo di una cultura, ovverosia dicono addirittura di una morale, un orrendo strumento di tortura: questa è un'assuefazione tremenda alla violenza. Vedere un povero diavolo, un chiodo qui, un chiodo là, che "è morto per noi", per riscattarci da cosa? Ma scherziamo? Dobbiamo delegare qualcuno a morire per noi tra torture orrende, per farci star meglio o per riscattarci da qualcosa? Questo è terribile.

La sedia elettrica è stata usata ieri nella Virginia, Stati Uniti, naturalmente per un nero, perché i bianchi che finiscono sulla sedia elettrica sono pochi. Non è bastata la prima scarica, c'è voluta la seconda; poi si dice che abbiamo delegittimato la tortura. La tortura cui viene sottoposto un essere umano per una fine così orrenda, a freddo, con tutto questo cerimoniale spaventoso; oltre alla tortura psico-mentale che soffre in quest'attesa, c'è anche l'orrore del modo di farlo morire. Perché fare questa cerimonia terrificante, carica di atroci sofferenze? Poi diciamo che siamo per la democrazia, per la libertà, che si vanno a fare le guerre in Medio Oriente per ristabilire la civiltà dei popoli! Se al posto del crocifisso nei vari luoghi pubblici ci mettiamo una sedia elettrica (la croce era la sedia elettrica dei romani) abbiamo la dimensione dell'orrore di prescegliere uno strumento di tortura a simbolo di una cultura.

Da cosa deriva questo? Perché e come si giustifica filosoficamente? E' che le classi dominanti debbono anche creare una filosofia in appoggio alle loro azioni, che con la filosofia non hanno niente a che fare: sono eminentemente pratiche di potere.

Si crea allora la filosofia dell'uomo "cattivo": l'essere umano, questo neonato tutto nudo che è il più fragile degli animali, sarebbe già carico di "colpe", ossia avrebbe il peccato originale. E questo è un principio che pervade tutte le religioni come loro giustificazione, sino alla psicanalisi che dice che questo povero neonato come prima pulsione avrebbe la violenza. Ma dove?

Questo tipo di teoria serve a corroborare il principio che, visto che l'essere umano è cattivo di per sé, fragile e portato alle deviazioni e al crimine, ci voglia una bella classe di custodi che crei regole, discipline, chiusure, imposizioni, per impedirgli di diventare un delinquente; perché secondo queste teorie, se lo si lascia alla sua natura, questo chissà cosa combina. Per non parlare della donna, che è quella che secondo tutte le religioni introduce il diavolo nella società. Partire da questi principi giustifica tutti i peggiori delitti, le peggiori imposizioni, i peggiori autoritarismi da parte dei Poteri, che sarebbero i custodi di quest'ordine in nome di qualcosa che, poi, si può inventare come si vuole dato che sta al di là della nostra dimensione. Ancora oggi si insegna questo.

Ma chi custodirà i custodi? Questi che si erigono a custodi dell'ordine, ossia del buon comportamento delle maggioranze, da quale pulpito, da quale principio derivano questa legittimazione?

E siccome esiste il principio dell'assoluta autorità paterna e dell'assoluta obbedienza filiale si risolve tutto.

Di queste cose, che sono già di per sé tragiche e squallide, non parleremmo nemmeno, se appartenessero al passato, se si dicesse che le abbiamo già superate, e giusto qualche erudito andrebbe a vedere cos'è la caccia alle streghe, oppure come sono insorte le religioni nelle società schiavistiche. Ma purtroppo questi sono fenomeni ancora presenti e per questo è indispensabile parlarne; non possiamo farne a meno ma dobbiamo andare fino in fondo alle cose, perché la coerenza richiede questo. Non possiamo fare le cose a metà; facendo la metà il vecchio assetto continua a procedere tranquillamente. Per mettere in difficoltà il vecchio assetto (tutti questi valori, simboli, modelli che abbiamo introiettato dentro di noi per cui nemmeno più ce ne accorgiamo), dovremmo fare l'esame delle nostre complicità. 

EMILIO E JOYCE LUSSU
Quando si fa una guerra perché mandarci i ragazzi? Io ci manderei le persone al di sopra dei quarant'anni, che bene o male qualche complicità con l'assetto l'avranno avuta; altrimenti si tratta veramente del sacrificio d'Isacco, perché i ragazzi per la loro età non sono responsabili delle azioni, degli avvenimenti che si susseguono attraverso i Poteri che le determinano. La società espelle invece dal suo seno una parte di se stessa, i giovani maschi, e li manda al macello affinché il resto della società stia meglio. Questa è stata la logica di tutte le guerre fino alla prima guerra mondiale. Abbiamo mandato a morire seicentomila giovani contadini nell'Alto Adige per prendere un pezzo di terra dove tutti parlavano tedesco e non avevano nessuna voglia di far parte dello Stato italiano. E poi seicentomila morti di Spagnola, perché la guerra porta epidemie. Quando vedete questi cippi nei paesi, con l'elenco degli eroi morti nella prima guerra mondiale, tenete presente che la maggior parte è stata ammazzata degli italiani. Secondo il regolamento, in azione, ossia durante il combattimento, l'ufficiale, che porta un'arma a corta portata, ossia una pistola, quando uno dei soldati invece di andare avanti verso il fuoco nemico, animato da buon senso e voglia di sopravvivere, si gira e va indietro, ha il dovere di sparargli con la pistola. Se poi il poverino usciva dall'altra parte della trincea, trovava lo schieramento dei Carabinieri che immediatamente lo acchiappava e lo fucilava.

E la nostra artiglieria, che non era tanto brava, faceva cadere molto spesso le bombe destinate al nemico sulle nostre truppe. Perciò sono pochi coloro che sono stati ammazzati dagli altri poveri contadini sloveni o austriaci.

Ma adesso siamo arrivati ad un tipo di guerra, a causa degli sviluppi della scienza e della tecnologia, abbastanza atipico.

In una guerra moderna il solo che si trova in condizioni di assoluta sicurezza è il militare; l'abbiamo visto nel Golfo. I seicentocinquantamila uomini inviati da tutto l'Occidente nel deserto, con tutte le comodità: tre docce al giorno nonostante che lì non ci sia acqua, ben nutriti, dietro ai Patriot. Non è morto nessuno se non per incidente.

In Iraq, la sola parte della popolazione sopravvissuta, ben nutrita, è stata la guardia repubblicana di Saddam Hussein, che non ha avuto nessuna perdita; avevano ottimi rifugi, in combattimento c'hanno mandato degli sciiti o dei kurdi. Saddam Hussein ha praticamente vinto la guerra: ha tutto il suo esercito in ordine, gli offrono ottimi contratti per la ricostruzione, continua ad ammazzare i kurdi nel silenzio generale.

Dunque le vittime sono i civili, sicuramente almeno un milione e duecentomila ammazzati durante la guerra del Golfo. Perché tutto sommato ottantamila incursioni di bombardieri qualche guasto lo fanno. Secondo la Convenzione di Ginevra i soldati dei bombardieri sarebbero tutti criminali di guerra, anche il nostro Cocciolone, che assieme agli altri va ad ammazzare degli innocenti e poi torna e viene festeggiato dal presidente della Repubblica. La guerra attuale è un freddo assassinio. Quello che ha creato tutta la retorica sulla guerra, dagli eroi d'Omero... che quanto c'hanno stufato! Non facevano altro che farsi a pezzi, con tutta una serie di frodi e d'inganni, sino a tutti i generali romani e tutti i grandi condottieri dei quali i libri di storia parlano quasi esclusivamente. La retorica si basava sul fatto che rischiavano la pelle; che bel coraggio. La giustificazione di tutta la retorica era il coraggio. Ma adesso è assassinio a freddo. Non si rischia proprio niente dall'alto di un bombardiere.

E coloro che vi stanno spesso sono affetti da turbe psichiche, come quelli reduci dal Vietnam o quelli che hanno buttato le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaky (per le quali non vedo differenza con un campo di sterminio nazista).

La guerra lascia uno strascico di turbe mentali e di fortissime turbe morali. Non si può giustificare moralmente questo assassinio a freddo che è la guerra di oggi e rimettersi in pace con la propria coscienza. Di fronte a tutti questi problemi, troviamo sempre le varie Chiese che benedicono i gagliardetti, che vanno a benedire i combattenti, che dicono che bisogna vincere; oppure ogni tanto dicono che la guerra è una cosa brutta che non andrebbe fatta ma non gli costa niente dirlo, non pagano per questo. Ed è giunto il momento di dare sulle religioni una valutazione dal punto di vista politico e storico, non metafisico, perché io non so cosa sia la "metafisica". E attraverso i "dogmi" nessuno porta alla mia mente un concetto di cui si possa discutere, che si possa spiegare. Oggi noi ci troviamo in una situazione che richiede veramente la nostra presenza e la nostra coerenza, oggi i problemi del mondo, gravemente disastrato, non possono risolversi per delega.

Oggi la gente è in preda alla confusione mentale, concilia l'inconciliabile, ed è quindi manipolabile. Il Potere sapientemente crea queste confusioni mentali e con grande larghezza permette che convivano nella testa della gente delle cose assolutamente contraddittorie, poi, giocando su questa contraddizione, manipola. (...)Ma per andare verso un minimo di civiltà e di coscienza morale dobbiamo superare certi simboli che legittimano l'assoluta autorità paterna (contro le donne) ed il sacrificio umano.



(1) Joyce Lussu riprende l'introduzione di D. Romito, del Circolo N. Papini, che faceva notare la svolta integralista in cui è incorsa la Chiesa Cattolica con questo Papa.

Nota: La pubblicazione su BellaSardegna.it del materiale "Guerra agli infedeli" di Joyce Lussu è stato resa possibile grazie alla gentile collaborazione del Circolo Culturale Napoleone Papini .                            
(il loro sito è http://www.anticlericale.it).

Nota: La pubblicazione su BellaSardegna.it del materiale "Guerra agli infedeli" di Joyce Lussu è stato resa possibile grazie alla gentile collaborazione del Circolo Culturale Napoleone Papini .

venerdì 12 ottobre 2012

Nobel per la pace a UE, al momento giusto...


Foto: ¿¡Demoqué!?

No, esto no es una broma, la UE ha ganado el Premio Nobel de la Paz de 2012. Porque la austeridad es ideal para los banqueros criminales mientras traspasan la deuda al pueblo para que pague por aquéllos sus fraudes financieros. Los bancos consiguieron ser rescatados, el pueblo en cambio ha terminado con la peor crisis de sus vidas. Los manifestantes en las calles de la UE siendo golpeados por protestas contra este sistema asesino jamás podrá ser considerado un estado de paz.

 http://mexico.cnn.com/mundo/2012/10/12/la-ue-recibe-el-nobel-de-la-paz-como-un-incentivo-en-medio-de-la-crisis


E' scandaloso che il premio Nobel per la pace sia stato assegnato alla UE, che in questi tempi si è distinta per l'arrogante politica restrittiva di sacrifici insensati generando gravi situazioni di suicidi ed impoverimentio di popoli, sempre schierati a favore di banche e lachè pensatoi (Think Thank) di "potenti"; 
in questo si sono distinti questi "signori" (con esse minuscola) servi di Goldman Sachs e del capitale imperiale: BARROSO e VAN ROMPUY; 

personaggi non eletti dal popolo ma che fanno sacrificare i popoli Europei sull'altare dei vari BILDEBERG.., personaggi sicuramente indegni di guidare una qualsiasi  nazione UE;   

Al loro seguito,però, troviamo tutti i politicanti delle varie nazioni in Italia in Primis Mario Monti uomo della TRILATERAL poi segue Mario Draghi della BCE al servizio di Goldman Sachs assieme al vecchio capo bastone Prodi oltre ai lachè di PD PdL e UDC.... 

Alla guida della UE sono questi personaggi: BARROSO E VAN ROMPUY,  che NON che non essendo stati eletti dal popolo sono alla guida della UE illegalmente; 

QUESTI ENERGUMENI agiscono indisturbati alla faccia dei diritti dei popoli europei fregandosene dei problemi delle persone, mentre sono interessati  alla stabilità delle banche e delle multinazionali produttrici di morte come la Monsanto con i suoi OGM dichiarati leggittimi da questi porci al governo illegalmente, mentre NOI  CI ASSOGGETTIAMO A QUESTI PORCI VENDUTI AD ALTRI INTERESSI ANZICHE' DI SERVIRE I LORO POPOLI... 

ECCO PERCHE' IL PREMIO NOBEL E' DA CONSIDERARSI  INFAME E INDEGNO DI CHIAMARSI PREMIO DELLA PACE.

Come INDEGNI SONO ANCHE TUTTI I POLITICANTI DELLE VARIE NAZIONI CHE INVECE DI SERVIRE LE NECESSITA' DEI LORO CONNAZIONALI SERVONO IL SISTEMA MONDIALE CAPITALISTA AL COMANDO DI BILDEBERG , ROHTSCHILD,  ROCKFELLER, E DI TUTTA LA FECCIA ANTI-UMANITARIA CHE SI INGEGNA PER LA LORO PARTE CONTRO LA MOLTITUDINE.

AHORA YA BASTA!!!

REVOLUTZIONI PLANETARIA EST SA ARRESPUSTA A SU CAPITALI MULTINAZIONALI DDE IS POPULUS!!

APPROPRIATO A QUESTA SOCIETA' DI LECCACULI E SFRUTTATORI 
E' LA POESIA DI PEPINU MEREU DEL 1897 IN SARDINYA CONTRO LA CASTA DEI POTENTI TIRANNI DI QUEI TEMPI, SEGUE POI IL COMMENTO DEI GIORNALI EUROPEI.

VERGOGNATI OH SVEZIA, CON QUESTO PREMIO ALLA UE HAI TRASFORMATO IL PREMIO NOBEL, A PREMIO DI CASTA  AL SERVIZIO ALLA  INSULSA E RIPUGNANTE UE DEI BARROSO, DEI VAN ROMPUY, DEI MERKEL,  MONTI E  HOLLANDE !



SA DEFENZA

Come ricorda Adolfo Perez Esquivel, questo premio sembra destinato a nascondere e / o giustificare le operazioni militari che l'UE, attraverso la NATO, effettua negli angoli più remoti del pianeta, fino a quando fa la cambusa della Casa Bianca. In mezzo alla profonda crisi economica , il governo greco ha chiesto il rinvio per l'acquisto di armi nell'accordo con la Germania e la Francia. La richiesta è stata seccamente respinta da Berlino e Parigi. I tagli devono essere effettuati sui salari e la spesa pubblica in generale, ma non nel bilancio militare e, soprattutto, non sugli importi assegnati per l'acquisizione di armi nei paesi europei!, Oggi sono premiati per il loro contributo alla pace. In realtà, la Francia, la Germania e la Gran Bretagna sono parte, insieme con gli Stati Uniti e la Russia, il ristretto club dei cinque più grandi trafficanti di armi in tutto il mondo. Strano modo di promuovere l'abolizione o la riduzione di eserciti permanenti, come Alfred Nobel avrebbe voluto. I Parlamentari norvegesi hanno bisogno,  urgentemente, che qualcuno  insegni loro, la differenza tra guerra e pace. E che memorizzi la volontà dell'industriale svedese, perché in vista di questi affondi, sopra riepilogati, per premiare l'Unione europea può essere vista solo come un atto di sottomissione grottesca all'accordo militare tra gli Stati Uniti e l'Unione europea e una "carta bianca " alla NATO per continuare a commettere ogni genere di crimini e reati volti a stabilizzare il dominio imperialista mondiale."


Nulla di più appropriato a descrivere la condizione attuale di questo mondo, la situazione della nostra povera terra e dei popoli senza stato in europa e dappertutto , son felice di conoscere queste parole di pepinu mereu , gratzie di cuore marcello , e per questo pongo questa poesia anticasta del 1897 a sprone della denuncia de Nobel per la pace alla UE ......


Gratzias a: 
Marcello Fresi Roglia



Era il 1897 quando Peppinu Mereu scrisse questa poesia.Devo dire che come questa tante altre descrivono la tirannia che ancora oggi tanto ci rappresenta.Allora mi chiedo perchè in tutto questo tempo permettiamo che le cose si ripetano.
Nemo

s fierament’alzat sa testa,
e imbolat, in su gridu de dolore,
una giusta protesta
contr’a chi’est de nois oppressore!
Senza nisciun’organizzazione,
Inutilmente gridamus: marranu!
Si non b’at unione
su gridu avant’avanti est gridu vanu.

http://www.sardegnacultura.it/documenti/7_87_20060717173339.pdf
Prima in Sardo e poi la traduzione in Italiano

Avanti!
Avant’avant’avanti! Ecco su gridu
ch’imbolas, pover’a sa Mala Casta,
ma nisciunu s’est bidu
avanzar’unu passu, e narrer: Basta!
Nemos fierament’alzat sa testa,
e imbolat, in su gridu de dolore,
una giusta protesta
contr’a chi’est de nois oppressore!
Senza nisciun’organizzazione,
Inutilmente gridamus: marranu!
Si non b’at unione
su gridu avant’avanti est gridu vanu.
Tottu su chi giughimus in idea
a lu connoscher in attu est macchine,
prite, senza trobea,
avanzamus a pass’ ’e tostoine.
Tue, o Cabras meu, ses tropp’ispicciu
nend’a su Socialismu: Avanti e regna!
Ite narat su dicciu?
Pinta la legna e portala in Sardegna.
Vanu est preigare sa costanzia
a zente chi su coro at mort’in sinu:
semus in fratellanzia,
sa fratellanz’ ’e Abel’e Cainu.
Semus zente macaca e pagu seria
cand’a su riccu tendimus sa manu,
mentres chi sa miseria
est florinde che ros’in beranu.
Viles! Non protestamus, ma pedimus
unu cogon’a chi est riccu e vile!
Dae cussu partimus,
cun su velen’in coro a su Brasile.
Su ider zertos nobiles riccones,
chi viven pratichende sa rapina,
isperder milliones,
e nois sudorende una sisina;
mi velenat su coro, e da inoghe
protesto forte – firm’ist’in su pattu.
S’est debile, sa oghe
Morit in domiziliu coattu.
Si gridamus: abbassu sas impostas,
o dimandamus giustissia ebbia,
nos truncant sas costas
a ispuntones in sa polizia.
Innossentes morimus in cadena
senza d’unu Simone Cireneu!
Guai si Siena
isolvet su costazu de Matteu.1
Tand’a su gridu sou e a su tou
altamente sa oghe app’a unire,
e t’app’a dare prou
chi sa promissa so bon’a cumprire.
O Cabras meu, si benit cuss’ora
a s’oppressore li naramus: crepa!
Avanti, avanti ancora,
cun sa fraccul’in pugnu e cun sa lepa.

Traduzione in Italiano
Avanti!
Avant’avant’avanti! Ecco il richiamo
che lanci, povero alla Mala Casta,
ma nessuno vediamo
avanzare d’un passo, e dire: Basta!
Nessuno fieramente alza la testa,
e lancia, con un grido di dolore,
una giusta protesta
contro chi è di noi l’oppressore!
Senza nessuna organizzazione,
è inutile gridare: state attenti!
Se qui non c’è l’unione
il grido avant’avanti è fatto ai venti.
Tutto quello che noi crediamo infatti
continuando così vedremo a stento,
perché, seppur slegati,
di tartaruga il passo è molto lento.
Tu, o Cabras mio, hai troppa fretta
dicendo al Socialismo: Avanti e regna!
Il proverbio lo detta:
Pinta la legna e portala in Sardegna.
Ma vano è predicare la costanza
a gente che ha già il cuore al lumicino:
noi siamo in fratellanza,
la fratellanza d’Abele e Caino.
Siamo gente macaca e poco seria
noi che al ricco la mano stiamo offrendo,
nel mentre la miseria
come rose in aprile sta fiorendo.
Vili! Non protestiamo, ma chiediamo
tozzi di pane a chi è ricco e più vile!
È perciò che partiamo,
con il veleno in cuor per il Brasile.
Il veder certi nobili ricconi,
che vivon praticando la rapina,
sperperare milioni,
e noi sudandoci una monetina;
il cuore m’avvelena, e da qui saldo
protesto forte – fermo sto nel patto.
Se la voce non scaldo,
si spegne nel domicilio coatto.
Se gridiamo: aboliamo le imposte,
o domandiamo che giustizia sia,
ci rompono le coste
le bastonate della polizia.
Innocenti moriamo alla catena
senz’alcun Simone Cireneo!
E guai se Siena
disciogliesse il fianco di Matteo.
Allora al grido che voi avete alzato
in alto la voce saprò unire,
e ti darò attestato
che le promesse fatte so adempire.
O Cabras mio, se mai verrà quell’ora,
all’oppressore gli diremo: schiatta!
Avanti, avanti ancora,
fiaccola in pugno e spada sfoderata



Nobel per la pace a UE, al momento giusto...




















Appena trapelata la notizia dell'assegnazione all'Unione europea del premio Nobel per la pace la stampa continentale ha reagito con un mix di entusiasmo e scetticismo. Molti sostengono che in un momento in cui l'Europa ha cominciato a dubitare di se stessa, il premio potrà incoraggiare chi ancora crede nell'integrazione.

“L'Ue premio Nobel per la pace?”, si domanda la Süddeutsche Zeitung: "Questo ammasso di stati più o meno in bancarotta e in conflitto tra loro, il cui progetto più ambizioso, l'unione monetaria, sta per crollare? È una scelta sorprendente da parte del comitato norvegese, che deve tenere conto del fatto che le sue decisioni devono essere valutate sul lungo periodo".
Il quotidiano di Monaco riconosce comunque i meriti della costruzione europea nel mantenimento della pace in Europa, e anche gli “onorevoli sforzi” di portare un messaggio di pace nel mondo, ma al contempo sottolinea che 
Logo – Süddeutsche Zeitung, Monaco
L'Ue non ha un ruolo importante nella ricerca della pace nel mondo, e le cose resteranno così ancora a lungo. Non c'era bisogno di aspettare le amare esperienze della crisi dell'euro per capire che gli europei non giocano di squadra nei momenti decisivi e che sono più attaccati alla camicia nazionale che alla gonna europea.

Secondo La Tribune si tratta di un premio “sorprendente”, in un momento in cui l'Europa è travolta dalla crisi e
Logo – La Tribune, Parigi
le difficoltà hanno dimostrato che al di là dei discorsi rassicuranti dei leader europei i popoli sono ancora attaccati al contesto nazionale, come dimostra la reticenza dei cittadini dei paesi del nord – Germania in testa – a pagare per i paesi del sud. […] Paradossalmente il premio potrebbe essere un segno della preoccupazione del comitato per il futuro e la coesione dell'Ue, e l’idea forse è quella di sottolineare l'utilità dell'Unione in un momento in cui molti la mettono in discussione.

El País parla di “ricompensa inattesa” per l'Ue, e ricorda che la Norvegia (paese che assegna il premio) “rifiuta di iscriversi al club e ha respinto l'adesione in occasione di due referendum (1972 e 1994), e ancora oggi secondo sondaggi tre norvegesi su quattro rifarebbero la stessa scelta”. Tuttavia secondo il quotidiano spagnolo
Logo – El País, Madrid
La pace è connaturata all'Ue, la cui diplomazia cerca sempre […] il modo migliore di risolvere i conflitti prima che degenerino e cerca una via d'uscita a situazioni ingarbugliate. [Anche se] è arrivata tardi e male sulla guerra dei Balcani, dove c'è voluto l'intervento degli Stati Uniti per togliere le castagne dal fuoco. […] L'Ue è tanto timida con il bastone quanto abile con la carota, ma questo non è certo un male per un'entità che si avvolge nella bandiera dei diritti umani.

Il direttore di Nrc Handelsblad Juurd Eijsvoogel scrive che
Logo – NRC Handelsblad, Rotterdam
il presidente del comitato Nobel aveva annunciato che la scelta di quest'anno avrebbe scatenato polemiche. E sicuramente sarà così, perché l'Ue è nell'occhio del ciclone. Con la sua decisione il comitato ha scelto di affrontare argomenti delicati, come aveva già fatto nel 2009 assegnando il premio a Barack Obama. D'altra parte è difficile contestare il fatto che l'Ue abbia dato un contributo decisivo alla coabitazione pacifica in Europa.

Sul sito della televisione pubblica Rtp, la giornalista di Antena 1 e PúblicoTeresa de Sousa sottolinea che l'attribuzione del Nobel all'Ue
è una pubblicità che non poteva arrivare in un momento migliore per i governi, i leader e le istituzioni europee, che li spingerà a impegnarsi ulteriormente per evitare il crollo dell'Europa. […] Ora resta da capire se i leader europei presteranno sufficiente attenzione al premio.

giovedì 11 ottobre 2012

Draghi: “La supervisione bancaria europea entri in vigore dal 2013″


Draghi: “La supervisione bancaria europea entri in vigore dal 2013″

 

La proposta di attivare il meccanismo dal primo gennaio dell'anno prossimo è in chiaro contrasto con la posizione tedesca favorevole a ritardare l'attuazione. Sulla situazione della Grecia, ha detto il presidente Bce, "aspettiamo la relazione della Troika ma ci sono evidenti progressi fatti sulle riforme programmatiche anche se bisogna fare di più"




“Il meccanismo unico di supervisione bancaria Ue è molto importante che entri in vigore come previsto il primo gennaio 2013″. Lo ha affermato il presidente della Bce Mario Draghi durante un’audizione all’Europarlamento, Una posizione, quella del presidente Bce, in contrasto con la linea tedesca, favorevole invece a ritardare l’attuazione del nuovo meccanismo. Nella sua veste di presidente del comitato europeo per il rischio sistemico (Esrb), Draghi ha parlato toccando tutti i temi e rispondendo a numerosi europarlamentari: “Rivitalizzare l’erogazione di credito è cruciale per la ripresa economica”, ha sostenuto. Nella prima metà del 2013 “l’Esrb presenterà proposte per prevenire i rischi collegati al finanziamento delle banche” ha detto Mario Draghi che ha aggiunto: “Intendiamo presentare ulteriori proposte nell’ambito della politica macro-prudenziale, in particolare sulle vulnerabilità collegate al finanziamento delle banche”.
Draghi ha sottolineato che “forse non è il migliore momento per accrescere i buffer”, cioè il capitale che le banche mettono al sicuro sottraendolo agli impieghi. Nella comprensione e nella prevenzione dei rischi sistemici da parte dell’Unione Europea Draghi ha sostenuto che “sono stati fatti progressi sostanziali”. Il presidente della Banca Centrale Europea ha confermato che la Bce “è pronta ad attivare, nelle condizioni appropriate, quelle che abbiamo definito transazioni monetarie illimitate” nel mercato dei titoli di stato.
In merito alla Grecia ha aggiunto: “Mi sembrano evidenti i progressi per quanto riguarda le riforme programmatiche. Ci sono stati sforzi significativi. E’ chiaro che bisogna fare di più”. Per una valutazione definitiva, sottolinea il presidente della Bce, “dobbiamo aspettare la relazione dellaTroika
 per valutare la portata della situazione: l’economia europea e mondiale continuano a dover fronteggiare sfide impegnative nel tempo. La politica deve continuare ad attuare le misure concordate e lo deve fare con determinazione”, ha avvertito il presidente della Bce. Sulle prospettive economiche della zona euro pesano “tre grandi rischi”, ha concluso. Il primo, sottolinea Draghi, “è quello di una mancata attuazione delle decisioni politiche prese”; il secondo deriva da possibili “rischi macroeconomici” e il terzo è quello legato alle ricadute negative sul credito bancario.Draghi: “La supervisione bancaria europea entri in vigore dal 2013″


lunedì 8 ottobre 2012

Sovranità vo cercando


Sovranità vo cercando

Giacomo Meloni*




Anche a me non piace il neologismo”sovranismo”, a cui non corrisponde il significato semantico della parola “sovranità” che nel dizionario enciclopedico De Agostini–Ed. 1981 Vol. I a pag. 1119  viene definita “diritto e potere del sovrano”; ”sovranità popolare” è “il potere del popolo nelle democrazie”; il suo significato figurativo è “superiorità” se si riferisce all’ingegno, mentre se riferita allo stile  viene intesa come “elevatezza, sublimità”.

Ho letto sul blog “Ventinovesettembre” una definizione del sovranismo che mi è piaciuta e che richiamo brevemente: “Mi si chiede, scrive C.S.Lewis , cosa è la sovranità. Incredibile dictu et auditu,non mi sono mai posto la domanda. Ho studiato malamente Schmitt e Hobbes, ancora più malamente Kelsen, e sarebbe ora che studiassi forse anche Bodin e Rousseau. Ma al momento mi sono fatto questa idea. Il sovranista è colui che crede che un problema comune richieda un decisore comune di ultima istanza. Lo stato hobbesiano che  fa finire il bellum omnium contra omnes con il suo potere assoluto e indiscutibile, e il sovrano totale schmittiano che decide nello stato di eccezione sono esempi di sovranità.

L’alternativa al sovranismo è un insieme di regole comuni, efficaci in quanto comunemente accettate. Il sovranista non può spiegare perché esistono degli stati, e perché esiste il diritto internazionale. Ma una volta accettato che esista il diritto internazionale, la necessità di avere un decisione comune si perde anche nel diritto domestico. Da cui l’inadeguatezza del giuspositivismo, una teoria del diritto che è sociologicamente rilevante solo nei casi in cui esista un sovrano hobbesiano, onnipotente e illimitato nella sua volontà. Ovunque lo stato non abbia un pieno controllo sociale o sia in concorrenza con altri stati vengono fuori delle norme giuridiche che sono estranee al sistema giuspositivista.

Mi scuso per questa digressione forse  troppo intellettuale  che trova giustificazione nei miei studi accademici di Filosofia all’Università di Cagliari, ma che aiutano ad inquadrare meglio l’argomento, anche se preferisco entrare concretamente nel merito della discussione  interessante che si è aperta in questo blog.

La sovranità del popolo sardo è solo annunciata  e quasi mai  è stata esercitata dalla classe politica del  Governo Regionale né purtroppo l’attuale Giunta e Consiglio Regionale trovano il tempo per avviare la riforma dello Statuto Sardo,approvato con Legge costituzionale 26 febbraio 1948, n° 3,ed ormai palesemente inadeguato e superato.

Il perché di questo ritardo da parte delle Istituzioni Isolane e delle forze politico-sociali presenti sul territorio è in gran parte  inspiegabile, se non richiamandoci ai secoli di sudditanza al padrone di turno e alle dominazioni straniere che si sono succedute  in Sardegna.

Ma ai giorni nostri è assurdo che la Sardegna non parli di sovranità, quando ormai sono evidenti tutti i parametri in base ai quali nazioni meno estese come territorio e meno popolate come Malta sono assurte al rango di Stati Europei.
Da tempo, quando mi viene data l’occasione in qualche convegno o assemblea pubblica, mi piace citare una frase che  l’eminente dirigente sardista  Antonio Simon Mossa pronunciò il 16 ottobre 1946: ”Le finzioni sono finite. I miti non possono nascondere la verità. Uno stato sardo sovrano e indipendente è diventata l’unica strada che ai giorni nostri può portare ad una cooperazione fruttuosa non solo tra la Sardegna e l’Italia, ma tra il Popolo Sardo, l’Europa e il resto del Mondo”. Ed ancora in un discorso del 10 gennaio 1944: ”Alcuni uomini, che non sono dei politici, ritengono sia giunto il momento di assumersi questo rischio, di contare su questo fattore (indipendenza) per suscitare, da un capo all’altro della nostra Isola, una valida coscienza nazionale”.

Evidentemente dobbiamo prendere atto che a tutto oggi manca questa diffusa coscienza nazionale. Proviamo a declinare questo concetto di sovranità, che fa il paio col concetto di popolo sardo e Nazione sarda, in termini moderni  e scopriremo una piattaforma e progetto che, se attuato, darebbe la possibilità di migliaia di posti di lavorio veri e produttivi e farebbe entrare da subito la Sardegna  tra gli altri Stati Europei senza la fastidiosa e pesante intermediazione dello Stato Italiano.

Ecco una possibile piattaforma da Stato sovrano:
1.Sovranità energetica. La Sardegna oggi produce energia elettrica in quantità tre volte superiore  al suo fabbisogno reale. Eppure i sardi pagano il 40 % in più la bolletta  dell’Enel che come Ente pubblico  preferisce acquistare la corrente sul mercato internazionale piuttosto che comprarla a metà prezzo da Ottana/Energia,costringendola al fallimento.

La Sardegna ha già ora  la capacità di produrre in loco l’energia ,utilizzando e sviluppando tutte le fonti energetiche alternative:sole,acqua,vento,sabbie silicee per i pannelli fotovoltaici. Non c’è necessità di produrre energia dalle biomasse. Il progetto della Chimica Verde di Portotorres è un grande imbroglio. E’ un megainceneritore di 40 MGW,destinato a consumare 30 milioni di ettari coltivato a cardi. A fronte di 1500 licenziamenti e/o cassa integrazione degli operai applicati ai vecchi impianti della Chimica di Base,l’offerta è di 550 posti di lavoro in sei anni. Anche il Progetto Galsi – rivelatosi una grande operazione coloniale- decade per il ritiro degli Algerini, principali fornitori del GAS che hanno annunciato la loro indisponibilità.

Le nostre imprese di pannelli fotovoltaici soccombono perché le imprese del continente riescono ad avere mutui a tassi nettamente inferiori dalle Banche per cui riescono ad offrire alla loro clientela i contratti a prezzi  più convenienti. Cosa fa la Regione? Propone incentivi ad esaurimento rispetto alle domande pervenute, ma non riesce a scalfire minimamente la posizione delle Banche sarde che non abbassano i tassi.

2.Sovranità alimentare. Sostegno ed investimenti nell’Agricoltura e nell’Allevamento, settori che necessitano di ammodernamento e che vanno collegati con le industrie di trasformazione e conservazione dei prodotti alimentari. Puntare sui prodotti sardi con filiere  a Km zero. Sarà un caso, ma proprio in questi giorni, il Governo Monti sta opponendo i ricorsi alla Corte Costituzionale contro le leggi della Regione Calabria che favorivano  l’agricoltura a Km. Zero.

3.Sovranità fiscale. Cacciare Equitalia dalla Sardegna, restituendo ai Comuni l’organizzazione di questo servizio. Costringere lo Stato Italiano, anche con ricorsi all’Alta Corte Europea, alla restituzione dei 10 miliardi di euro dovuti alla Sardegna. Istituzione della Zona Franca e Nuova Portualità.

4. Sovranità di Mobilità. Con la svendita della Tirrenia i sardi sono rimasti fregati ed isolati ulteriormente. Il trasporto marittimo ed aereo  sono da terzo mondo ed umiliano ulteriormente la Sardegna,

5.Sovranità ambientale. Guerra alle fabbriche decotte,energivore ed inquinanti come l’Alcoa, l’Euroallumina, la Portovesme Srl, la stessa Carbosulcis. Quegli investimenti miliardari siano fatti nel territorio a favore di tutti i ceti produttivi. Basta ai progetti faraonici con soldi pubblici e senza controllo.
Sostenere e rilanciare il  Parco geominerario che assicura da subito 500 posti di lavoro a giovani diplomati e laureati. Rifinanziare il settore manufatturiero e tessile di Isili e Ottana. Apertura immediata dei cantieri per le bonifiche di tutto il territorio. Chiusura dei Poligoni di morte di Perdadefogu, Capo Frasca e Teulada, bonificando il territorio per restituirlo alle attività dell’allevamento e della  agricoltura.

La sovranità non e’ un sogno, ma è volontà politica concreta.

*Segretario Nazionale della Confederazione Sindacale Sarda

sabato 6 ottobre 2012

Sardinya: Movimentu Europeu Rinaschida Sarda Meris verso le Elezioni

Doddore Meloni: arrivare al 30% in Consiglio
Roberta Floris
unionesarda.it

L'obiettivo è l'indipendentismo della Sardegna. Lo strumento le Regionali del 2014. Doddore Meloni, leader di Malu Entu, ha presentato, ieri, la nuova carta di identità per la nascita della repubblica autonoma dell'Isola. Nome: Movimentu europeu rinaschida sarda (Meris, che in sardo vuol dire padroni).  AUTOGOVERNO Simbolo: l'albero sradicato di Eleonora d'Arborea (emblema dei sardi che si sono formati da soli, senza l'aiuto di nessuno) con i quattro mori senza benda. Segni particolari: lo slogan che recita «padroni in casa nostra». Finalità: raggiungere il 30 per cento dei voti alle prossime elezioni regionali nel 2014. «Dobbiamo autogovernarci. Riprendiamoci il diritto di casa nostra. Gli indipendentisti, oggi come oggi, non raggiungono il 10 per cento in Consiglio regionale, ma se aderissero al Movimento si potrebbe superare il 30», sottolinea Doddore. In piena battaglia legale per veder riconosciuto il diritto al referendum consultivo - bocciato dall'Ufficio regionale - Meloni punta a presentarsi alle urne con la sua nuova arma indipendentista: Meris. «È un contenitore trasversale pronto ad accogliere chiunque (tranne i riciclati) voglia veder nascere la repubblica autonoma nell'Isola. Rappresenta il voto effettivo sull'indipendenza». 
Meris.. Movimentu Europeu Rinaschida Sarda
INDIPENDENZA Indipendenza che, precisa, non va confusa con l'isolamento: «Indipendenza vuol dire apertura verso l'Europa, e porta all'autonomia legislativa». 
Doddore non risparmia, poi, critiche ai sardi, «mosche cocchiere»: «Non è colpa dei politici se l'Isola è attanagliata dalla crisi, ma dei cittadini che hanno scelto queste persone a rappresentarli. La Sardegna sta diventando una colonia moderna, preda di ogni avventuriero che viene». 
TURISMO E TRASPORTI Meloni punta i riflettori sui nodi da sciogliere: turismo, trasporti e disoccupazione giovanile: «Dobbiamo essere noi ad andare a prendere i turisti. Gli aeroporti e i porti dei nostri vicini di casa, Corsica e Spagna, funzionano molto meglio e con tariffe più basse». Rivendica la paternità della flotta sarda: «Avremmo potuto acquistare, tutti insieme, le quote della Tirrenia, creando 50 mila posti di lavoro in più. Invece da noi i giovani fuggono a caccia di fortuna altrove». E invita i sardi a dare un suffragio a se stessi. «Solo così da Roma incominceranno a preoccuparsi. Anzi lo hanno già fatto perché mi hanno arrestato». Il leader di Meris, arrestato in agosto per evasione fiscale (5 milioni di euro) conclude: «Pago le tasse, ma in forma indiretta».

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