lunedì 20 gennaio 2014

IN PERICOLO IL MEDITERRANEO, SIRYA: ARMI CHIMICHE TRATTATE CON IDROLISI E INABISSATE NEL MEDITERRANEO.. ADDIO alla FLORA E alla FAUNA MARINA.. e l'uomo?

IN PERICOLO IL MEDITERRANEO, SIRYA: ARMI CHIMICHE TRATTATE CON IDROLISI E INABISSATE NEL MEDITERRANEO.. ADDIO alla FLORA E alla FAUNA  MARINA..e l'uomo?
Vàturu Erriu Onnis Sayli 

Negli anni della guerra fredda , il potenziale bellico chimico  veniva chiamato l'atomica dei "poveri" per il solo fatto che la produzione e lo stoccaggio d'esse non abbisognavano di conoscenze profonde di tecnologie e Know-how di interesse altamente specifico e limitato nelle nazioni.

L'atomica dei poveri necessita di fabbriche di produzione abbastanza "semplici" in confronto al nucleare, sia per i costi accessibili alla loro costruzione e manutenzione che per le conoscenza scientifiche necessarie, cosa ben diversa per quanto concerne  le centrali nucleari e le così dette  centrifughe per l'arricchimento dell'uranio che oltre ad essere molto costose ,che richiedevano una tecnologia avanzata ed un know-how specifico, oltre a tecnici preparati. Vi rammento che spesso i paesi in via di sviluppo così chiamati negli anni passati, si avvalevano in queste tecnologie, di personale tecnico direttamente dalle potenze nucleari note, USA, Russia; Francia ; GranBretagna, ecc.

Il business legato agli armamenti chimici che si diffuse negli anni della guerra fredda fu di grande portata.

La pericolosità di dette armi,  è che nella loro semplicità produttiva  e di stoccaggio, potessero cadere in mano a gruppi organizzati di terroristi, com'è accaduto in Sirya, le morti provocate, per mano dei ribelli/mercenari al soldo dei Saud, con i gas hanno mietuto centinaia di persone tra cui decine di bambini:

Il sito web di cultura e politica islamica Islamic Invitation Turkey sostiene che numerosi video siano stati caricati con un giorno di anticipo rispetto alla notizia dell’utilizzo di armi chimiche vicino a Damasco. Questa mostrerebbe che i terroristi hanno massacrato le persone per poi registrare i fatti ed imbrogliare il mondo. Ma ecco l’errore: i terroristi hanno caricato i video dei propri crimini commessi ad East Ghouta, Damasco, il 20 di agosto del 2013 per poi accusare dell’attacco il governo siriano nelle prime ore del 21 agosto. Questo stando al sito web IIT. sadefenza

Indovinate chi ha rifornito i ribelli in Siria di armi chimiche?
Secondo il corrispondente di Associated Press Dale Gavlak, sono stati Sauditi …:
 I ribelli siriani nel sobborgo di Damasco di Ghouta hanno ammesso col corrispondente di Associated Press Dale Gavlak, di essere responsabili per l'incidente delle armi chimiche della scorsa settimana, quello per il quale le potenze occidentali hanno accusato le forze di Bashar al-Assad, rivelando che le vittime sono state il risultato di un incidente causato dai ribelli trattando in malo modo le armi chimiche fornite loro dall'Arabia Saudita.
"Dalle numerose interviste a medici, residenti a Ghouta, combattenti ribelli e loro famiglie .... molti credono che alcuni ribelli hanno ricevuto delle armi chimiche tramite il capo dell'intelligence saudita, il principe Bandar bin Sultan, e sono stati responsabili dell'attacco col gas ( mortale ) " scrive Gavlak. sadefenza
CI CHIEDIAMO QUALI SONO GLI EFFETTI ECONOMICI DI UNA GUERRA STUDIATA A TAVOLINO, COME QUELLA SIRIANA? 
Secondo uno studio del Syrian Centre for Policy Research (struttura accademica sicuramente non filo-Assad) l’economia siriana è stata in netta ascesa fino ai primi mesi del 2011. Nell’ultimo decennio il PIL registrava un incremento medio annuo del 4,45% ma già all’inizio del 2012, grazie all’instabilità causata dai ribelli/terroristi, c’è una contrazione dell’81% ed il tasso di disoccupazione pre-crisi del 10,6% sale al 35%. Potremmo parlare a lungo anche dei danni “umani” che le sanzioni stanno arrecando alla popolazione civile. Basterebbe ricordareFarrida, una bambina ferita la scorsa primavera con dodici schegge di granata nel cervello e che non è potuta essere sottoposta a radiografie e alla rimozione delle schegge per via della mancanza di corrente nell’ospedale di Aleppo. .osservatorioglobale.
Dopo il business nella vendita , oggi abbiamo quello per lo smaltimento: 
il nome dei Paesi che si sarebbero occupati del trasporto marittimo dalla Siria all'imbarcazione Usa era ancora incerto, venerdì l'agenzia di stampa Reuters riporta che tra le nazioni che si sono offerte spiccano Danimarca e Norvegia. Ad annunciarlo sono stai i rispettivi ministri degli Esteri (il norvegese Borg Brende e il danese Rasmus Helveg) con una dichiarazione congiunta: "stiamo programmando una comune operazione navale per assicurare il trasporto dell'arsenale chimico dalla Siria" si legge nella nota, dove aggiungono come "la rimozione di queste feroci armi dal Paese è un compito fondamentale della Comunità Internazionale". http://it.ibtimes.com 
Esperti dell'Onu al lavoro in Siria

Lo smaltimento, come per altre produzioni pericolose, richiede capacità e conoscenze oltre a ad avere specifiche infrastrutture per lo smaltimento, che il prof Gidarakos individua nelle infrastrutture di nazioni dotate per questo tipo  di operazioni:
Solitamente le sostanze chimiche vengono distrutte tramite combustione in aree specifiche dotate di opportune infrastrutture. Queste aree esistono da tempo e svolgono questo tipo di operazioni negli Stati Uniti, in Germania, Francia, Russia, Cina ed altri paesi da molti anni. In questo caso però, trattandosi di un problema politico, nessuno vuole assumersi la responsabilità. Così ricorrono al metodo di idrolisi in mare aperto, nonostante, per ammissione indiretta degli americani stessi, questo metodo sia particolarmente pericoloso: infatti, il mare Mediterraneo è stato scelto proprio perché chiuso. Negli oceani la contaminazione ci sarebbe stata lo stesso, ma la dissoluzione delle sostanze sarebbe stata agevolata dalla più grande quantità d'acqua. In un mare aperto però la possibilità di onde marine di grande altezza e quindi di incidenti è sostanzialmente maggiore.
 Il luogo scelto per questa operazione di idrolisi è nel triangolo del mediterraneo che si estende a sud del mar Jonio triangolandolo con Malta e isole Greche, quali i pericoli?
Il professor Gidarakos sostiene che l'idrolisi di tutto questo quantitativo pericoloso produrrà una terza componente tossica che sarà formata direttamente nelle acque marine. Perché l'idrolisi non è più un processo relativamente sicuro come nel passato (p. es. durante la neutralizzazione delle armi chimiche della 2a Guerra Mondiale al largo del Giappone) in quanto oggi l'idrolisi produce anche degli scarti in forma liquida, cosa che non succedeva nel passato. Aggiunge inoltre che si sarebbe aspettato un comportamento più responsabile da parte dell'Organizzazione per il Divieto delle Armi Chimiche, un'organizzazione direttamente coinvolta in questa faccenda, che pochi mesi fa aveva fortemente sconsigliato la neutralizzazione di tali sostanze in alto mare.
 Cosa comporta per il Mediterraneo e il ciclo alimentare una scelta così pericolosa di idrolisi nel mare?
Una “bomba” tossica, estremamente pericolosa per l'ambiente, minaccia la salute pubblica e l'economia dei paesi del Mediterraneo centrale, ma anche tutto il mare Mediterraneo, inteso come un mare chiuso e già seriamente contaminato.
L'arsenale chimico della Siria inizialmente era destinato a essere neutralizzato in Albania ma, dopo le forti proteste pubbliche in quel paese e nonostante i generosi benefici contributivi offerti dagli americani, il governo è stato costretto a declinare “l'offerta”, e così questo arsenale sarà distrutto nella zona di mare ad ovest di Creta, con la connivenza delle autorità greche, italiane e maltesi.
L'allarme è dato dagli scienziati di Democritos (Centro Nazionale di Ricerca Scientifica) di Atene e del Politecnico di Creta, che parlano di “completa distruzione dell'ecosistema e del turismo”. 

Qual'è il rischio per le popolazioni ivi residenti? 
Un gravissimo rischio, parla il professor Evangelos Gidarakos del Politecnico di Creta, che ha lanciato l'allarme alle autorità greche, le quali appaiono in disparte in questo processo. 
"Queste sostanze chimiche sono miscele di sostanze pericolose e tossiche, che non sono in grado di essere inattivate in modo da non causare danni agli organismi viventi solo con questo metodo", sottolinea. “Questa zona tra l'Adriatico e il Mediterraneo era diventata 'un cimitero di prodotti chimici' dalla mafia italiana, che aveva immerso in un periodo di 20 anni circa 30 navi cariche di vari tipi di sostanze e rifiuti chimici, come è stato rivelato in questi ultimi anni”.Secondo annunci ufficiali, le armi chimiche, dopo essere trasportate dalla Siria, saranno caricate in Italia nel recipiente di titanio della nave americana Cape Ray e saranno distrutte col processo di idrolisi in acque internazionali tra l'Italia e la Grecia, nel tratto di mare tra Malta - Libia - Creta. La procedura per la distruzione dell'arsenale chimico della Siria dovrebbe durare circa tre mesi. Non vengono forniti ulteriori dettagli.
Il professor Gidarakos però ha molti dubbi. “L'armamento chimico della Siria consiste di due parti”, dice. “Esistono 1.250 tonnellate di armamenti 'principali' come i gas sarin e i gas mostarda ed altre 1.230 tonnellate di sostanze precursori che sono utilizzate per la fabbricazione delle armi vere e proprie. Queste sostanze, principalmente composti chimici di cloro e fluoro, sono di per sé altamente velenose e tossiche. E poi esiste una gamma di altre sostanze acquistate dalla Siria dopo l'embargo per cui sono sia di provenienza sia di natura ignota. Anche prendendo per buone le 1.500 tonnellate ufficialmente dichiarate, non credo che tutto possa essere concluso in soli tre mesi. Ci vorrà probabilmente il triplo di questo tempo, sempre che non succedano degli spiacevoli imprevisti”.
“Tutta questa storia ricorda molto un'operazione militare ed ha poco di scientifico”, conclude.Intanto qui cominciano a circolare le varie “voci”. C'è persino chi parla della reale possibilità di condizioni che "non permetteranno a chiunque di nuotare" nelle spiagge di Creta per (almeno) i prossimi 5 anni. Catastrofisti, certo. E il primo che ci rimette, oltre al turismo, è il morale del già martoriato popolo greco. Ma, pensandoci bene, chi gli può garantire il contrario? Un corrispondente volontario dalla Grecia. comedonchisciotte


Fonti http://www.haniotika-nea.gr/anastatosi-gia-ta-chimika/http://www.koutipandoras.gr/article/103763/sos-sti-thalassa-tis-kritis-tha-rixoyn-ta-himika-opla-tis-syriashttp://www.efsyn.gr/?p=164848http://www.efsyn.gr/?p=164847http://www.youtube.com/watch?v=YkY7sXu9qtE (intervista del professor Gidarakos)

domenica 19 gennaio 2014

BALLU TUNDU ED EMIRI DEL QATAR

BALLU TUNDU ED EMIRI DEL QATAR 

Gigi Sanna presidente


Quando iniziò il cosiddetto boom economico, cioè negli anni Cinquanta del secolo scorso, i Sardi cominciarono a farsi incantare dalla cosiddetta 'civiltà'. 
Questa entrava a vele spiegate provocando una vera e propria catastrofe antropologica; tanto catastrofe quanto più i politici e gli intellettuali del tempo non furono in grado di mediare il processo del passaggio dal cosiddetto 'antico' al nuovo. 
Ci fu così una caduta verticale in termini di identità. Il bellissimo ballo tondo che si faceva ai miei tempi in 'sa cortiza' de Santu Austinu di Abbasanta ebbe come antagonista il ballo moderno, ballo che però si fece presto a chiamare 'ballo civile'. 
Gli stessi sardi presero a chiamarlo stupidamente così. Per analogia ci furono tante cose che si ritennero civili ed altre 'incivili' . E guarda caso anche la lingua sarda divenne 'incivile', folcloristica, superata, 'bidduncula' .

Osservate però oggi che cosa è successo: noi abbiamo usato il disegno del ballo tondo e questo è stato immediatamente accettato da coloro che ci seguono in questa campagna elettorale. Persino qualcuno dei partiti strutturati ha già confessato che è il simbolo più bello perché è quello che colpisce di più. 

Ma, chiediamoci, perché 'colpisce' di più? La risposta è facile: perché è proprio un simbolo e in quanto tale richiama con la sua pregnanza di senso quei valori dell'identità che in modo pazzesco sono stati trascurati da chi sinora ci ha governato e cioè dai partiti strutturati. 
Ma nel nostro caso di zonafranchisti il simbolo de 'su ballu tundu' assume un valore simbolico ancora più forte in quanto lo propongono proprio coloro che osano di più in campo economico, proponendo soluzioni ardite e modernissime per uscire dalla crisi. 
Ma le soluzioni non sono per nulla quelle 'civili' contrapposte a quelle 'non civili'; sono soluzioni 'umanistiche' che intendono intelligentemente salvaguardare i valori della tradizione perché senza radici e linfa l'albero sardo è destinato a cadere. 
Nel programma dei zonafranchisti l'economia viene decisamente sposata alla cultura sarda. 
Perché la cultura sarda è economia. E' un punto prioritario. 
Quel punto che viene efficacemente richiamato da un simbolo della battaglia che intende commentare il contrassegno per il voto .

Ora badate cosa dice la signora Murgia: 'La zona Franca che sta pensando Cappellacci è quella per cui qualunque emiro del Quatar, capitale cinese o potentato russo può venire qua e fare i suoi affari fuori dal regime fiscale normale'. 


A noi degli affaracci del Cappellacci ci frega nulla, ovviamente; ma ci frega invece il fatto di essere coinvolti indirettamente da una affermazione che neanche certi veterocomunisti si permisero di fare quando Michele Columbu nel 1975 presentò in Parlamento la proposta di legge sulla Zona Franca.


Ora, tutto potrà dirsi tranne che il sottoscritto su questa signora scrittrice non abbia parlato con garbo con i 'punta 'e billette'. 

Pertanto mi sento autorizzato a dire: si vergogni e abbia la capacità di tacere!. Sulla Zona Franca non si parla per 'schede' imparate in fretta e furia la mattina prima: bisogna parlarne per e con conoscenza perfetta dell'argomento. 
Non sempre si è nel circo mediatico dove si spara a mitraglia alle nuvole e importa più la presenza che quello che si dice. 

Davvero si può pensare che il nostro rito del ballo tondo preveda l'incursione di pirati saraceni o cinesi o russi intenzionati a distruggerlo? Per farne un altro tutto loro? Magari con una ben diversa 'manu tenta' multinazionale? 

Ohi, ohi!, cara signora, sono ben altri gli 'emiri' e i pirati, molto più vicini, che approdano in quest'isola da più di 150 anni per 'gli affaracci loro'.




NUOVA STRATEGIA USA IN MEDIO ORIENTE ? OSSESSIONE CINA . SACRIFICATE ARABIA SAUDITA E ISRAELE ? UN NUOVO RUOLO PER LA RUSSIA ?-2-

di A. Boassa 

"Il progetto per un nuovo secolo americano" aspirava al consolidamento del primato planetario proprio quando il formidabile motore economico-finanziario rivelava ai più esperti segni allarmanti di cedimento . La "guerra infinita" viene teorizzata come l'opzione strategica più opportuna per fuoruscire da una stagnazione che poteva risultare letale . Subito dopo il sacrificio di 2752 connazionali Cheney e Rumsfeld presentano il loro progetto mortuario : Siria , Libano , Iraq , Libia ,Somalia , Sudan , Iran

Ma la grande "potenza di fuoco" che è stata in grado di assassinare centinaia di migliaia di persone ,di prendere possesso di enormi giacimenti energetici , di installare basi militari strategiche , non è riuscita nello scopo di porre sotto controllo politico-militare la regione . Il caos creato da maldestri apprendisti stregoni si è rivoltato contro . In Iraq le bande terroriste un tempo sponsorizzate minacciano gli interessi americani e si riversano incontrollabili verso il Libano e la Siria . E sopratutto l'aggressione alla Siria affidata per procura ai "vari amici della Siria" è risultata fallimentare . A Ginevra 2 Assad si presenterà come vincitore contro i terroristi . 

Obama capisce prima della "sceneggiata" sulle armi chimiche che bisogna rinunciare per un certo tempo ai sogni imperiali dei neoconservatori in Medioriente e che il terrorismo e chi lo fomenta incessantemente (l 'Arabia Saudita) è un'arma a doppio taglio di cui fare a meno il più possibile . I vecchi alleati non sono più affidabili come ha dimostrato la campagna di Siria . Perchè non seguire i suggerimenti di Kerry da sempre sostenitore di una cooperazione con la Russia ? Gli Stati Uniti , in collaborazione con Mosca potrebbero costituire una forza di polizia ben più credibile anche sul piano diplomatico e mediatico
Riproposizione in chiave moderna di un accordo di ripartizione delle sfere d'influenza come era avvenuto nel 1916 tra Francia ed Inghilterra (accordo Sykes-Picot) .


Obama vuole disporre di maggior risorse per il Pacifico e alleggerire gli enormi esborsi per il Medioriente . Il condominio con la Russia può favorire una politica più aggressiva contro la Cina. Inoltre il maggior coinvolgimento della Russia nell'area potrebbe allentare i rapporti troppo stretti che l'Orso ex sovietico intrattiene con la Cina e con l'Estremo Oriente .


Il cambio di rotta rispetto ai piani precedenti è stata per Obama una scelta "realista" dati i limiti attuali della superpotenza ma in questa maniera non fa altro che sancire il trionfo diplomatico di Putin che assicura l'accesso della Russia al Mediterraneo e agli enormi giacimenti di gas presenti in Siria e nel sud del Mediterraneo , favorendo il suo ritorno a stato di grande potenza. E se Obama crede che la Russia impegnata fortemente nel Medio Oriente allenti i rapporti di alleanza politica e militare con Pechino entrando in orbita Usa , io credo che si sbagli di molto.



L'ambiente , la salute e il governo che sta con la morte..


“Ci sono uomini che lottano tutta la vita: essi sono gli indispensabili” (B. Brecht, Vita di Galileo).  Michelangiolo Bolognini era uno di questi. Infaticabile, competente, generoso, intransigente contro l’ambientalismo di facciata: è questa l’immagine che emerge dai numerosi attestati di stima e di dolore che hanno fatto seguito alla sua morte, il 25 agosto scorso. Lo ricordano al loro fianco nelle lotte contro gli inceneritori e le discariche numerosi comitati di base, associazioni e gruppi impegnati nella difesa dell’ambiente e della salute, oltre ovviamente all’ ISDE e a Medicina Democratica, le associazioni in cui militava.
Quello che segue è il suo intervento al Convegno “Il rischio corre sul filo. Inquinamento elettromagnetico e nocività  nei luoghi di lavoro. Il caso dei lavoratori delle ferrovie”, tenutosi a Rimini il 19/10/02. Ne avevo la sbobinatura, e ci ho pensato un po’ prima di pubblicarla, visto che non mi è più possibile chiedergli il parere o le eventuali correzioni. Ma alla fine ho deciso di non tenermela per me: la sua eredità è nelle conoscenze che ha voluto trasmetterci. E’ bene raccoglierle e metterle in circolo (seguono al suo intervento alcuni  links a suoi scritti disponibili in rete).
PS  Medicina Democratica ha aperto una sottoscrizione per finanziare una borsa di studioin sua memoria,  da devolvere a uno studente che si proponga di analizzare con efficacia i modi con i quali oggi si manifesta in concreto, nell’ambito della medicina e della ricerca biomedica, la “Non Neutralità della Scienza”.
Intervento di Michelangiolo Bolognini (ASL di Pistoia) al Convegno “Il rischio corre sul filo. Inquinamento elettromagnetico e nocività  nei luoghi di lavoro. Il caso dei lavoratori delle ferrovie”, tenutosi a Rimini il 19/10/02″
Mi presento brevemente. Sono un medico igienista, anche igienista del lavoro, ma professionalmente mi occupo di sanità pubblica più che di patologie occupazionali. Mi sono ritrovato abbastanza per caso a dare una mano ad alcune cause di lavoro per quanto riguarda il problema dei campi elettromagnetici nelle Ferrovie. Tra l’altro io sono un ex scettico sui campi elettromagnetici, vale a dire, fino a qualche anno fa’ mi sono sempre interessato soprattutto di rischio chimico e diffidavo molto dall’enfatizzazione sulla problematica dei campi elettromagnetici. Un po’ per caso l’incontro con alcuni personaggi a Firenze in un incontro pubblico mi ha un po’ aperto gli occhi.
Avevo preparato due tipi di relazione, di cui una riguardava la problematica dei ferrovieri per quanto riguarda i rischi da campi elettromagnetici, e questa relazione la lascerò agli atti.
Vorrei partire adesso riprendendo la frase di Gallori, noi qui facciamo suonare le nostre campane però bisogna essere ben consapevoli che da ben altre parti suonano delle trombe. Vi dico subito che non ci sono notizie buone su quella che è la strategia messa in atto dalla controparte. Ad esempio considero che la valutazione che lo IARC fa di 2B per i campi elettromagnetici non è una vittoria bensì una grandissima fregatura. Io non voglio essere catastrofista; che poi si possa utilizzare tutto per impostare una battaglia che possa essere anche vincente è un altro paio di maniche.
Riprendendo il discorso di quel medico che dice che tanto ci adatteremo a tutto, guardate che quell’esempio non è campato in aria: è la filosofia, è la cultura che si respira oggigiorno. Quando si parla di lotta e di ricerca contro il cancro, si sta impostando esattamente questa strategia a tutti i livelli: una strategia nata con il presidente Richard Nixon, quando nel 1971 ha impostato la famosa “guerra contro il cancro”, dicendo che se si davano soldi per la ricerca contro il cancro (soldi finalizzati a due tipologie di ricerca: sull’affinamento diagnostico e sul miglioramento dei mezzi terapeutici e non altro) si doveva arrivare alla sconfitta del cancro entro il 1990. Siamo arrivati al 2000 e questa strategia è completamente perdente, perdente dai fatti.
Ci dicono che i tumori sono in diminuzione ma non è vero. Com’è che si fa a dire che i tumori maligni sono in diminuzione nel mondo occidentale? Facendo dei confronti sulle popolazioni standard. La popolazione standard è una popolazione che non esiste, è una popolazione in cui si pesano le varie fasce d’età in un certo modo: si taglia praticamente tutto quello che c’è sopra i 65 anni e si fa alla svelta quindi a dire che i tumori sono in diminuzione. Poi esiste ovviamente un tumore che è in diminuzione, quello polmonare nei maschi, questo non perché sia migliorata la ricerca scientifica o ci siano dei mezzi diagnostici ma semplicemente perché è diminuita l’abitudine al fumo nei maschi. E’ questa la grossa innovazione tecnologica!
Quindi, ritornando al ragionamento che fa quel medico, esprime semplicemente “l’aria che si respira” di questi tempi, perché tutti i fondi raccolti vanno a finire in ricerche che hanno come filosofia quella di adattare l’uomo ad un ambiente sempre più degradato, alle brutte facendogli venire le branchie per tornare nell’acqua, sempre che l’inquinamento dell’acqua sia più accettabile di quello dell’aria. C’è poco da ridere.
Un’altra problematica venuta fuori in questa discussione è il problema dei controlli. Qui si tratta di ritardo culturale italiano veramente pazzesco. Noi abbiamo diviso nel 1993 la Sanità separando la Salute dall’Ambiente, facendo un’operazione culturale tutta in perdita, su questo bisogna essere chiari. Paradossalmente, 2 anni prima, negli Stati Uniti era stato creato l’Istituto Nazionale sulla Salute dell’Ambiente, istituzione pubblica che però non ha funzioni di controllo (essendo stati eliminati i controlli dall’amministrazione Reagan, dopo che l’amministrazione Carter li aveva potenziati, è stato eliminato anche l’Ispettorato del Lavoro Federale). Mentre gli Stati Uniti rendendosi conto del problema sanitario in campo ambientale facevano nascere le agenzie ambientali, come l’Agenzia Ambientale Federale che tra l’altro funziona relativamente bene con tutti i limiti politici che ci sono, noi in Italia invece, che avevamo una normativa anche più avanzata, quella della riforma sanitaria del 1978, facevamo passi indietro separando salute e ambiente.
Ancora sul problema dei controlli: se io chiedo alla mia Usl di dotarmi di strumentazione per la misurazione dei campi elettromagnetici, mi sento rispondere di rivolgermi all’Arpa, l’Arpa di Pistoia non la possiede, quelle di Livorno e di Firenze ce l’hanno ma con liste di attesa di due anni. Questi sono dati reali. Perché l’unica struttura pubblica dove si deve risparmiare è quella sui controlli.
Nessuno si scandalizza nel nostro paese che il diritto alla proprietà (non un diritto costituzionale, mentre quello alla salute lo è) abbia come difensore sei o sette polizie, mentre sembra normale che per tutelare l’ambiente, oltre all’Usl e all’Arpa, non ci possono essere strutture adeguatamente competenti. Non parliamo delle guardie ecologiche volontarie, che secondo me non combinano niente, perché ci vogliono professionisti per fare queste cose, e tra l’altro ci vogliono controlli incrociati. Per quanto riguarda la pubblica sicurezza non c’è mai una polizia unica, ce ne sono almeno due (in Italia la polizia e i carabinieri, in Francia la gendarmeria e la polizia), semplicemente per scongiurare il monopolio dei controlli. La stupidaggine invece che è passata nelle teste dei nostri politici ( che per altro è frutto invece di una strategia ben precisa, bisognerebbe ricostruirla ma non mi sembra oggi il caso) è quella di azzerare la possibilità di controlli incrociati.
C’è stato un caso eclatante in Toscana, invito tutti a rifletterci, è il caso dell’inquinamento del fiume Merse. Questo fiume era pulitissimo, quello del mulino bianco della pubblicità per intendersi, ed è stato inquinato da industrie del gruppo Eni. Questo inquinamento è stato tirato fuori dalla volontà personale di due o tre persone, cittadini, che hanno sbugiardato i dati falsi dell’Agenzia Regionale Toscana. C’è stata anche una querela. Quindi attenzione, sul discorso dei controlli anche qui c’è una responsabilità ben precisa, perché non ci sono solo i luoghi di lavoro ma anche i luoghi di vita, dove non vedo perché io, che ho compiti di polizia amministrativa, non debba avere un laboratorio di cui mi fido, e debba utilizzare un laboratorio invece di cui io non ho la possibilità di controllare perlomeno la filiera o l’affidabilità.
Riguardo al problema dei dati per l’indagine epidemiologica, mi sento di poter fare una proposta intermedia, quella del registro tumori su base regionale, che sarebbe un piccolo passo avanti. Il mio assessore regionale, della Toscana, mi sembra che l’abbia recepita positivamente. Sembra infatti abbastanza inconcepibile che si facciano registri tumori di province mentre bisognerebbe farli regionali, come accade tra l’altro già in Piemonte. In tal modo si migliorerebbe la qualità del dato, quando si parla di cancro, e si darebbero strumenti gestionali di governo a chi gestisce la sanità, perché si danno sicuramente dati più affidabili di quelli che sono i dati che vengono fuori dai certificati di morte.
Andando al sodo, vorrei parlare delle strategie in campo che ci sono per quanto riguarda soprattutto uno degli effetti più interessanti dei campi elettromagnetici, non dimenticando però che i campi elettromagnetici hanno anche altri effetti. quelli che hanno riferimento normativo sono gli effetti termici, vale a dire quanto soprattutto le alte frequenze possono causare prima di riscaldare un tessuto: ci sono veli cronici, cataratta, disturbo del sonno e soprattutto i rischi cancerogeni a bassa ed alta frequenza. Nella normazione di un cancerogeno fisico ci siamo comportati storicamente in modo diverso rispetto a quelle che sono le norme di un cancerogeno chimico. Vedremo le differenze.
Intanto, qual è la storia della norma sul cancerogeno fisico? In modo un po’ suggestivo l’ho definita “l’eredità avvelenata dell’energia atomica”, perché è collegata alla nascita dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, che ora va molto di moda per i controlli nel Nord Corea e nell’Iraq. Questa nasce dopo l’OMS, nel 1956, ed ha come mandato quello di promuovere l’industria nucleare ai fini pacifici. C’è un contrasto l’anno dopo nel 1957 con l’OMS, e purtroppo nell’accordo che viene fatto nel 1959 l’OMS rinuncia al suo ruolo di valutazione degli effetti sulle radiazioni nucleari. Non a caso la prima valutazione che viene fatta sulle radiazioni nucleari è quella su l’uranio impoverito due anni fa. Da allora l’OMS non si è mai più occupata di radiazione nucleare. Non è ozioso fare un discorso del genere, perché quando si parla di campi elettromagnetici il modello mutuato è quello dell’energia nucleare. Si tratta in ogni caso di radiazioni, anche se molto diverse.
Vediamo quali erano i criteri di protezione sanitaria in campo di radiazioni nucleari, che sono stati fissati, vi ricordo, non da strutture sanitarie ma aziendali, si potrebbe dire brutalmente, perché l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica ha come finalità la promozione dell’energia nucleare. Questo cosa ci dice in pratica? Che viene permessa l’esposizione sia della popolazione che dei lavoratori ad un cancerogeno. Questo è il criterio di massima che è sempre stato sancito dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica. Tra l’altro si permette un’esposizione professionale che è abbastanza superiore a quella della popolazione in generale. Ci sono delle giustificazioni a questi criteri, perché si pensa che tutto sommato abbiamo uno scarso numero di esposti. Gli esposti della popolazione per quanto riguarda queste radiazioni sono coloro che abitano in prossimità delle centrali atomiche o di trattamento per quanto riguarda i combustibili. C’è poi il problema dell’esposizione di eventuali gruppi di individui particolarmente sensibili e l’eventuale esposizione combinata più fattori di rischio. Sono argomenti di cui ha già parlato Soffritti: esiste una fascia di popolazione, dal 5 al 16 %, che è estremamente sensibile ai cancerogeni perché ha meccanismi di riparazione del Dna alterati, ed è molto importante difficile dare in questi casi un qualsiasi valore limite.
I criteri per stabilire i limiti dei campi elettromagnetici sono stati ripresi dai criteri per le radiazioni nucleari, infatti anche qui per i campi elettromagnetici a bassa frequenza si considera che abbiamo ugualmente uno scarso numero di esposti tra la popolazione in generale, a parte l’esposizione professionale. E’ un argomento controverso perché ci sono tutta una serie di fonti che sono poco normate. Per i campi elettromagnetici ad alta frequenza abbiamo al contrario un alto numero di esposti per ora solo volontari, vale a dire gli utilizzatori dei cellulari, però involontari nel futuro grazie al decreto Gasparri. Sulle differenze biologiche tra reazione nucleare e campi elettromagnetici, i secondi sono probabilmente dei deboli cancerogeni perché non hanno come le radiazioni ionizzanti, ossia le radiazioni nucleari per intendersi, un danno diretto sul Dna, sul nostro codice genetico. Probabilmente il meccanismo d’azione è molto più complicato, quindi anche più difficilmente valutabile.
Ci sono alcune critiche da fare, come la mistificazione di quell’organismo pseudoindipendente, citato dal decreto Gasparri. L’Incrip, nata sul calco dello stesso organismo che c’è per le radiazioni nucleari, è un’associazione tra vari esperti, non particolarmente del campo sanitario o che si occupano di protezione, ma soprattutto fisici e ingegneri nucleari. La finalità di questo organismo non è la protezione dei lavoratori o della popolazione ma la promozione della tecnologia dei campi elettromagnetici. E’ un po’ come far fare certe valutazioni alla controparte.
Importante è poi la differenza tra possibili e probabili cancerogeni. In una pubblicazione dell’Istituto Superiore di Sanità del 2001 Lagorio e Salvan facevano un’affermazione abbastanza ingenua se non disarmante, sostenendo che le evidenze epidemiologiche relative alla possibile associazione tra campi elettromagnetici a 50 herz ed il rischio leucemie infantili, apparse abbastanza consistenti nella seconda metà degli anni novanta, sono state indebolite dai risultati scientifici più recenti. Questa affermazione è in falsa. In effetti sono state molto demolite le affermazioni dell’evidenza scientifica sulle radiazioni non ionizzanti come cancerogeni, ma non dai risultati scientifici più recenti bensì da una campagna messa in atto in modo molto intelligente per far spostare la classificazione di questi campi elettromagnetici, che nei primi anni novanta erano stati classificati dall’Istituto Superiore di Sanità come probabili cancerogeni, a possibili cancerogeni. Non è una differenza da poco questa, perché il probabile cancerogeno, da un punto di vista anche normativo, è di fatto un cancerogeno. Il possibile cancerogeno è invece un limbo, è un’arma molto più debole rispetto al probabile cancerogeno.
A questo proposito cito un episodio interessante per vedere come anche degli studiosi seri si salvano l’anima o almeno credono di farlo. Il direttore di quell’organismo suddetto nato nel 1991 negli Stati Uniti per studiare i rapporti tra salute e ambiente in un’affermazione al Congresso degli Stati Uniti nel giugno del 1999 si esprime così: . Questa motivazione all’origine era più lunga ed io l’ho riassunta. Il senso è questo, dice chiaramente che ci sarebbero prove scientifiche per quanto riguarda le leucemie infantili e tumori professionali, però purtroppo mancano le prove sugli animali. Come se la normativa dovesse tutelare gli animali, paradossalmente.
Gli esperti, invece, del National Royal Protection Board inglese, l’ente di protezione radiologica inglese, presieduta da un illustrissimo epidemiologo, dicono: . Si salvano sulla “chiara evidenza” ma si entra nell’opinabile con questi termini.
Da questi precedenti scaturisce il recentissimo volume numero 80 delle monografie dello IARC, che definisce i campi magnetici a bassissima frequenza come possibili cancerogeni per l’uomo. Lo IARC è una struttura dell’OMS con sede a Lione, ed è l’agenzia internazionale più prestigiosa per quanto riguarda le classificazioni dei cancerogeni. Sintetizzando qui si classificano i cancerogeni in 4 gruppi. Per il primo gruppo si definiscono le “sostanze cancerogene; è stata stabilita una relazione causale tra l’esposizione dell’uomo ed il tumore”. Nel secondo gruppo ci sono 2 sostanze, una con probabile ed una con possibile azione cancerogena negli uomini. Il gruppo 2a definisce“sostanze a probabile azione cancerogena nell’uomo; è stata osservata un’associazione positiva tra esposizione e tumori per la quale è credibile l’associazione causale, nel contempo non possono essere esclusi con ragionevole sicurezza effetti del caso, di preselezione o altri elementi di incertezza, e a una tale situazione si associano dati sufficienti di cancerogenicità per gli animali da esperimento”. Vengono usati termini opinabili come “credibile” oppure “ragionevole sicurezza” che non hanno molto senso in termini scientifici. Invece il gruppo 2b definisce “sostanze a possibile azione cancerogena nell’uomo; esistono prove sufficienti di cancerogenicità negli animali non accompagnate da dati adeguati di induzione di tumori nell’uomo considerato esposto”. Poi ci sono il terzo gruppo, “sostanze non classificabili per la loro cancerogenicità dell’uomo” e il quarto “probabilmente non cancerogeni per l’uomo”.
Vorrei ricordare ancora due significative affermazioni fatte due anni fa, ad un convegno a Bologna sui campi elettromagnetici, da un tale dottor Repacioli, persona abbastanza importante visto che è stato nominato dall’attuale direttore generale dell’OMS come coordinatore del gruppo di lavoro sugli inquinanti ambientali. Tra l’altro ho notato anche che le sue affermazioni, riportate dagli abstract della conferenza, sono state poi abbastanza sfumate negli atti pubblicati.
Questo studioso, nell’ambito di un discorso sulla protezione del pubblico dai campi elettromagnetici, ad un certo punto dice: . I fattori di sicurezza si riferiscono a questa procedura: quando si ha a che fare con un probabile o possibile cancerogeno chimico, se risulta dagli studi sugli animali il valore 1 come dato di cancerogenicità, per lo meno si mette 0,01, almeno 2 fattori di grandezza in meno. Questo è il protocollo dell’Ente Protezione Ambientale degli Stati Uniti.
La seconda affermazione sconcertante, che non ha bisogno di commento, era sul discorso dei principi di precauzione, su cui lui si espresse così: .
A questo punto vorrei concludere proprio con il principio di precauzione, citando la definizione dell’OMS: <è una politica di gestione del rischio, che viene applicata in circostanze caratterizzate da un alto grado di incertezza scientifica, e riflette la necessità di intervenire di fronte ad un rischio potenzialmente serio in attesa dei risultati della ricerca scientifica>, come a dire, astenersi prima di prendere una decisione. Ci sono le norme europee che dichiarano che (ma anche sanitaria, perché è stata ampliata anche in campo sanitario), è fondata sui principi della precauzione e dell’azione preventiva, sul principio della correzione in via prioritaria alla fonte dei danni causati all’ambiente e alla salute, nonché sul principio che chi inquina paga> .Vorrei esprimere quella che è la reale applicazione, purtroppo non solo italiana, di queste norme: vale a dire non si può vietare la commercializzazione di un prodotto, l’utilizzo di una tecnologia, a meno che, nonostante la disinformazione anche scientifica, non diventi palesemente insostenibile la sua assenza di nocività. Purtroppo la reale applicazione del principio di precauzione sta diventando questa. Grazie a tutti.


Scritti e interventi
Michelangiolo Bolognini, Gianluca Garetti, Massimo Gulisano, Marco Paganini, VIS di Firenze: la parola a quattro medici della Piana , in Epidemiologia & Prevenzione, anno 30 (4-5) , luglio – ottobre 2006, pp. 298/302.
F. Bartolini, M. Bolognini, E. Burgio, F. Cigala, M. Franchini, G. Filippazzo, A. Galassi, M. Generoso, V. Gennaro , P.Gentilini, F. Laghi, A. Marfella,V. Migaleddu, C. Panizza, M. G. Petronio, L. Pittini, R. Raffelli, G. Rasconi,R. Ridolfi, A. Romanini, R. Romizi, D. Rosetti, G. Timoncini, L. Tomatis, B. Tonelli, G. Vantaggi, V. Vicentini, Inceneritori, salute pubblica e interessi economici: il pensiero di un gruppo di medici in Epidemiologia & Prevenzione, anno 32 (1), gennaio – febbraio 2008, pp.8/11.
Michelangiolo Bolognini, Gianluca Garetti, Valerio Gennaro, Patrizia Gentilini, Giovanni Ghirga, Manrico Guerra, Vincenzo Migaleddu, Mauro Mocci, Celestino Panizza, Critiche al seminario OMS-Europa sui rifiutiin Epidemiologia & Prevenzione, anno 32 (2), marzo – aprile 2008, p.80.
Michelangiolo Bolognini, Inceneritori, propaganda e mercato assistito, 13/06/2008
Michelangiolo Bolognini, Gianluca Garetti, Valerio Gennaro, Patrizia Gentilini, Manrico Guerra, Vincenzo Migaleddu, Celestino Panizza, Giovanni Vantaggi,  Lettera aperta ai colleghi dell’AIE sul documento «Trattamento dei rifiuti e salute», in Epidemiologia & Prevenzione, anno 32 (4-5), luglio – ottobre 2008, p.188.
Michelangiolo Bolognini, Per un ambiente meno nocivo (slides), Ferrara, 25/10/2009.
Michelangiolo Bolognini, L’insostenibile scelta delle centrali a biomasse14/05/10.
Michelangiolo Bolognini,  Relazione sull’inceneritore di Montale, luglio 2010.
Michelangiolo Bolognini, Dalle parole ai fatti: Politici e ricerche nell’Amiata, Abbadia San Salvadore, 29 gennaio 2011.
P. Gentilini, A. Moschetti, E. Burgio, M. Bolognini, S. Raccanelli, A. Cattaneo. Latte materno, diossine e PCB, in “ Medico e Bambino”.  2011;30:510-517  (abstract).
Michelangiolo Bolognini, I cancerogeni nelle acque per uso umano , in Associazione Italiana di Oncologia Medica, Progetto Ambiente e Tumori, 2011, pp. 110/116.


Michelangiolo BologniniL’avvelenamento partecipato in Toscana, in “Il Ponte”, ottobre 2012.
Questo l’augurale saluto che l’amico Michelangiolo avrebbe certamente utilizzato per commentare il terzo (e speriamo ultimo!) “regalo” del Ministro Clini.
Infatti, dopo  il “declassamento” di 18 siti di interesse nazionale da bonificare (Sin), dopo la ripresentazione del decreto sulla combustione dei rifiuti nei cementifici (nonostante la bocciatura in Commissione Ambiente alla Camera) ecco arrivata l’autorizzazione all’esercizio per ben 15 anni per tutti gli impianti con meno di 250 addetti (compresi fonderie, inceneritori, raffinerie) ed il passaggio dai controlli ”amichevoli” del decreto semplificazioni a praticamente alcun controllo, cosa possiamo aspettarci se non di ammalarci sempre più?
Credo che in questi tempi così bui abbiamo più che mai bisogno di esempi alti e testimonianze coraggiose e per questo vorrei ricordare Michelangiolo Bolognini, prematuramente scomparso il 25 agosto scorso. Michelangiolo era un amico straordinario, medico, specialista in Igiene e Medicina Preventiva,  i cui punti  di riferimento erano Giulio Maccacaro, Lorenzo Tomatis, Ivan Illich. Per Michelangiolo la “non neutralità della scienza”, la salute come bene non negoziabile e la prevenzione primaria erano le basi su cui si è fondato tutto il suo impegno umano e professionale. Michelangiolo aveva fatto sue queste parole di Ivan Illich: “La salute è semplicemente una parola del linguaggio quotidiano che designa l’intensità con cui gli individui riescono a tenere testa ai loro stati interni ed alle condizioni ambientali”…mentre per quanto riguarda “un popolo”, la salute dipende …“dal modo in cui le azioni politiche condizionano l’ambiente e creano quelle circostanze che favoriscono in tutti, e specialmente nei più deboli, la fiducia in se stessi, l’autonomia e la dignità”.
La sua intelligenza lucida e raffinata non si fermava mai alle apparenze e nei suoi articoli, sempre puntuali e documentati, infrangeva luoghi comuni e svelava - anche anni prima che diventassero di dominio pubblico - scomode verità (basti ricordare “Camorra di Stato e stato di emergenza, il caso dei rifiuti in Campania”). Umanamente era aperto e generoso, sempre pronto a mettere le sue competenze a disposizione di cittadini e comitati impegnati nel difendere il proprio territorio da insediamenti inutili e nocivi (a cominciare dagli inceneritori di rifiuti, per lui emblema dell’assurdità del nostro tempo), ma il suo rigore morale, i suoi giudizi taglienti, la coerenza con cui difendeva le sue idee, l’insofferenza per ogni forma più o meno larvata di ipocrisia gli crearono non pochi problemi e sofferenze.
Fin dai tempi dell’Università aderì a Medicina Democratica, associazione in cui più di ogni altra vedeva rappresentati i propri ideali e proprio in sua memoria Medicina Democratica ha deciso di aprire una sottoscrizione per finanziare una borsa di studio da devolvere a studente giovane e meritevole. Oggetto della borsa di studio è  l’analisi del rapporto fra scienza e potere e, più specificamente, le modalità con i quali oggi si manifesta nell’ambito della medicina, la “non neutralità della scienza”.
Chi volesse contribuire può farlo! Qui tutte le informazioni su come contribuire.
Ciao Michelangiolo e… Salute, ne abbiamo bisogno!

In questi 15 anni, potrebbe pensare qualcuno, ci saranno però allora frequenti controlli e un rilevante apparato di sanzioni per chi non rispetta le regole. Macché: all’articolo 9 si prescrive che ci sarà solo un monitoraggio annuale sull’attuazione della nuova Aua (vale a dire sul fatto se la semplificazione funziona). Controlli e sanzioni? Non ci sono. Anche stavolta il governo ammette nella sua relazione che entrambi gli erano stati richiesti dalle Regioni, ma – purtroppo anche stavolta – non si può perché ci si è dimenticati di inserirli nel dl Semplificazioni e quindi il regolamento non li può creare dal nulla. E così potranno lavorare per 15 anni praticamente senza controlli robette come inceneritori, discariche, fonderie, raffinerie e impianti pericolosi d’ogni genere. Lo si evince anche dalle correzioni all’articolato originale che Il Fatto Quotidiano ha potuto visionare: la prima formulazione escludeva infatti dal rinnovo semplificato “scarichi di sostanze pericolose”, “emissione di sostanze cancerogene, tossiche per la riproduzione o mutagene o di sostanze di tossicità e cumulabilità particolarmente elevate” e via dicendo, previsione poi cancellata con un bel tratto nero in orizzontale.
Non bastasse, grazie alla soppressione di un comma del Codice Ambientale, la nuova Autorizzazione unica potrà essere per così dire parcellizzata, ovvero concessa senza “considerare l’insieme degli impianti e delle attività” presenti nello stabilimento che la richiede. Non manca nemmeno qualche elemento pazzoide: le regioni potranno infatti “definire ulteriori criteri per la qualificazione delle modifiche sostanziali” e altri cambiamenti minori, finendo in sostanza per complicare la giungla normativa e costringendo imprese che lavorano su più territori a seguire regole diverse per ottenere lo stesso via libera.
Infine, una nota di colore: il governo che voleva abolire le Province – e il premier che vuole abolirle se gli italiani lo voteranno – ha deciso che il soggetto a cui fa capo il rilascio della nuova Aua saranno… le Province. L’attivismo di fine mandato di Clini, peraltro, non si limita alla deregulation ambientale per le Pmi, ma include un controverso decreto che permetterà ai cementifici di bruciare nei loro impianti il cosiddetto Css (combustibili solidi secondari). Il dl ha avuto il parere contrario della commissione Ambiente della Camera, ma il ministro ha già annunciato che questo non sarà sufficiente a fermarlo: quel parere non è vincolante. La curiosa motivazione dei tecnici del ministero è che molti cementifici già bruciano il petcoke, che è molto più inquinante del Css, quindi con le nuove regole ci sarebbe un miglioramento delle emissioni in atmosfera. Ora, a parte l’idea che il problema dei rifiuti si risolve solo con la combustione, c’è il fatto che bruciando Css i cementifici inquinano assai di più rispetto ai “normali” inceneritori e possono per di più farlo a norma di legge, visto che hanno limiti di emissione più alti. “Clini dovrebbe dare a Monti consigli per l’Agenda green – conclude Bonelli – ma tra decreti sull’Ilva, silenzio assenso per costruire persino in aree protette, tagli ai parchi nazionali e questi ultimi atti può al massimo scrivergli l’Agenda black”.
Da Il Fatto Quotidiano del 17 febbraio 2013

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