sabato 18 maggio 2013

BOSTON VERITA' : La "Connection cecena", Al Qaeda ecco come si inventa la nuova leggenda del terrorismo globale


Global Research darà seguito a pubblicazione di una serie di articoli e relazioni, al fine di promuovere "Boston Verità". L'obiettivo di fondo è quello di affrontare e sfidare la versione ufficiale degli eventi riguardanti gli attentati di Boston, nonché le interpretazioni contorte dei media mainstream.
Invitiamo i nostri lettori a sottoscrivere "Boston Verità" e diffondere la parola sui social media, media indipendenti e siti blog.  
http://www.globalresearch.ca/
di Michel Chossudovsky

Novemila poliziotti ben armati, squadre SWAT comprese, sono stati impiegati nella cattura di uno studente di 19 anni, dopo che il fratello,Tamerlan Tsarnaev – supposta mente dell’attentato terroristico della Maratona di Boston – era stato ucciso alla termine di un inseguimento in auto ed una sparatoria. 

 Prima di una qualsiasi indagine della polizia, lo studente 19enne era già stato indicato come colpevole, stracciando così il principio legale fondamentale della presunzione di innocenza.

Stando alle parole di un laureato in legge ad Harvard – cioè il Presidente Obama – il giovane 19enne di Boston è colpevole di crimini abominevoli (anche se al momento non ci sono ancora prove e non è stata nemmeno mossa una precisa accusa da un tribunale):

"Qualunque fosse piano che ha portato questi uomini (sospettati di) a tali atroci atti, non avranno la meglio, non possono. Qualunque cosa pensassero di ottenere, hanno già fallito... Come è possibile che dei giovani cresciuti nella nostra comunità, nel nostro Paese, ricorrano a simile violenza?". 

 Secondo il Wall Street Journal che cita il parere di uno studioso della 


materia: "...la base culturale della famiglia cecena è forse una componente importante per capire quello che ha portato i due sospetti a fare quello che hanno fatto", questo nelle parole di Lorenzo Vidino, esperto di tematiche cecene presso il Center for Security Studies di Zurigo.
 Che prosegue: … Un profilo sul social network russo Vkontakte – che sembra appartenere a Dzhokhar Tsarnaev – mostra dei video di propaganda con dei jihadisti diretti in Siria per combattere con i ribelli e contiene la citazione di versetti del Profeta Maometto. [Cosa ampiamente documentata: è noto che combattenti jihadisti stranieri siano reclutati da USA ed alleati per l’invio in Siria]. (Wall Street Journal, op cit.)

Quello che qui si vuole rendere implicito è che, anche se i sospetti non dovessero effettivamente risultare collegati ad una rete di estremisti mussulmani, la loro formazione culturale implicherebbe comunque un fondamento che li incita naturalmente a commettere atti di violenza. 

 Questa continua associazione fra Mussulmani e Terrorismo, ripetuta alla nausea nel sistema mediatico occidentale, alla fine avrà influenzato il modo di pensare, che dite? Per esempio, le identità e le motivazioni dei sospettati non sono ancora chiare ma i fratelli Tsarnaev sono già stati definiti – senza l’ombra di una prova – dei Mussulmani radicali. I Mussulmani vengono continuamente demonizzati ed è in atto una nuova ondata di islamofobia. 

 La Connection Cecena: come si inventa una nuova leggenda 

 Si sta creando una nuova leggenda: "La Connection Cecena" che minaccia l’America e la culla dell’islamismo della Federazione Russa ora viene esportata in America. Con la collaborazione dei maggiori quotidiani nazionali, le bombe della Maratona di Boston del 15 di aprile – Giornata dei Patrioti – sono incessantemente paragonate agli attacchi dell’11 settembre 2001. 


 Stando al Council of Foreign Relations:

Gli enti deputati alla sicurezza – a tutti i livelli – hanno conseguito dall’11 settembre dei sostanziali potenziamenti nei sistemi di sorveglianza e di controllo, ma continuano a sussistere rischi per la sicurezza. Molti esperti di antiterrorismo stanno domandando a gran voce una rinnovata, ancor maggiore attenzione USA di prevedere tali avvenimenti e reagire prontamente quando accadono. 

La tragedia di Boston sarà sfruttata per una nuova tornata di misure da Stato Di Polizia dirette contro altre tipologie di terroristi domestici?

 O per spingere ad ulteriori reazioni del pubblico contro i Mussulmani?

 Sarà sfruttata per far accettare una guerra santa americana – che è stata di fatto iniziata dall’amministrazione Bush – diretta contro numerosi Paesi islamici, tutti accusati di ospitare dei terroristi? 

 Stando al potente Council of Foreign Relations (che esercita un’influenza pervasiva sia sulla Casa Bianca che sul Dipartimento di Stato), le bombe di Boston, ancora una volta, "sollevano l’incubo del terrorismo sul suolo patrio, mettendo in luce la vulnerabilità di una società aperta e libera". (Ibid)

 Come soluzioni vengono proposte l’antiterrorismo, e la Legge Marziale – che implicano la sospensione delle libertà civili – invece del potenziamento delle forze dell’ordine, come si può prevedere avverrà anche dalle parole del Segretario di Stato John Kerry: "Penso sia corretto dire che tutta questa settimana ci siamo confrontati col male". 

 Il crescente consenso da parte dei media e di Hollywood ruota attorno al concetto che l’America sia ancora una volta sotto attacco. 

Questa volta i colpevoli sono terroristi mussulmani che non provengono né dall’Afghanistan né dall’Arabia saudita, ma dalla Federazione Russa:

 Stabilita una connessione fra i sospetti delle bombe alla maratona ed i separatisti ceceni, avremmo per la prima volta dei militanti dell’ex repubblica sovietica che lanciano un attacco fuori dai confini della Russia. I ribelli Ceceni negano qualsiasi collegamento con le bombe di Boston – U.S. News
Ma la "Connection cecena" è ormai nascosta nel consenso dei media. 

Il suolo patrio è minacciato da terroristi mussulmani della Federazione Russa, legati ad Al-Qaeda. 

 Dietro alle bombe c’è anche un’agenda di politica estera: la Casa Bianca ha infatti lasciato intendere che se la Connection cecena risultasse avere dei collegamenti con l’islam radicale, l’amministrazione potrebbe potenziare sia la propria attività di raccolta dati all’estero che di intelligence e sorveglianza all’interno degli Stati Uniti. 

Inoltre, questa nuova narrazione sul terrorismo coinvolge jihadisti della Federazione Russa e non più mediorientali, il che rivela precise implicazioni geopolitiche: potrà essere usata per esercitare pressioni su Mosca e staremo a vedere quale tipo di propaganda verrà usata sui media. 

 Al Qaeda e la CIA 

 Gli americani sono fuorviati dai media che scrutano con attenzione alle origini storiche del movimento jihadista ceceno ed ai suoi stretti collegamenti con l’intelligence americana. 

 In verità il movimento jihadista è proprio una creatura dell’intelligence americana che ha anche portato allo sviluppo dell’Islam politico. Mentre il ruolo della CIA a sostegno della jihad islamica (comprese la maggior parte delle organizzazioni affiliate ad Al-Qaeda), è già ampiamente documentato, c’ sono prove che l’FBI abbia occultamente equipaggiato ed addestrato potenziali terroristi all’interno degli USA. (Si veda James Corbett, The Boston Bombings in Context: How the FBI Fosters, Funds and Equips American Terrorists, Global Research 17 Aprile, 2013) 

 L’agenda della CIA a partire dagli ultimi anni ’70 consisteva nel reclutare ed addestrare jihadisti combattenti per la libertà (Mujahidin) per portare una "guerra di liberazione" diretta contro il governo secolare afgano favorevole alla Russia. 


Ronald Reagan incontra comandanti jihadisti afgani alla Casa Bianca nel 1985 ( Reagan Archives 
La "Jihad islamica" (guerra santa contro i sovietici) è diventata parte integrante degli interessi della CIA. Era appoggiata da USA ed Arabia Saudita, con una grossa parte dei fondi derivanti dal fiorente commercio della droga: 
 "nel marzo 1985, il presidente Reagan firmò la National Security Decision Directive 166… autorizzava aiuti occulti ai Mujahidin, e chiariva che la guerra segreta afghana aveva, quale nuovo scopo, lo sconfiggere le truppe sovietiche in Afghanistan grazie ad operazioni occulte volte ad incoraggiare il ritiro sovietico. Il nuovo appoggio segreto americano iniziò con un massiccio aumento nella fornitura di armi che salì a 65.000 tonnellate l’anno dal 1987 e con un flusso infinito di specialisti della CIA e del Pentagono che si recavano nei quartier generali dell’ISI pakistana attraverso la rotta principale vicino a Rawalpindi, Pakistan. Lì, gli specialisti CIA si incontravano con i funzionari dell’intelligence pakistana per coordinare le operazioni". (Steve Coll, The Washington Post, 19 luglio, 1992) 

 La CIA reclutò un gran numero di Mujahidin da svariati Paesi mussulmani, incluse regioni autonome e repubbliche mussulmane dell’allora Unione Sovietica. (Per un’ulteriore analisi si veda Michael Chossudovsky, Al Qaeda and the "War on Terrorism", Global Research, 20 gennaio, 2008) 
Al Qaeda e la Jihad cecena 
 La Cecenia è una regione autonoma della Federazione Russa. 
Fra gli addestratori reclutati nei primi anni ’90 c’era il capo della ribellione cecena Shamil Basayev il quale, alla fine della Guerra Fredda, guidò la secessione della Cecenia, la prima contro la Russia. 
 Durante il suo addestramento in Afghanistan, Shamil Basayev si legò al comandante saudita, veterano dei Mujahidin, “Al Khattab” che aveva combattuto come volontario in Afghanistan. Solo pochi mesi dopo il ritorno di Basayev a Grozny, Khattab fu invitato (erano gli inizi del 1995) ad impiantare una base militare in Cecenia, finalizzata all’addestramento dei combattenti Mujahidin. Stando alla BBC, l’invio di Khattab in Cecenia fu organizzato attraverso la sede saudita della International Islamic Relief Organisation, una organizzazione militante religiosa – finanziata dalla moschee e da ricchi personaggi – che canalizzava fondi verso la Cecenia. (BBC, 29 Settembre 1999).
Shamil Basayev I fatti indicano come, alla fine degli anni ’80, Shamil Basayev avesse legami con l’intelligence USA. Fu coinvolto nel colpo di Stato del 1991 che portò alla rottura dall’Unione Sovietica. Successivamente prese parte alla dichiarazione unilaterale d’indipendenza della Cecenia dalla Federazione Russa, novembre 1991. Nel 1992 guidò una rivolta contro i combattenti armeni nell’enclave del Nagorno-Karabakh. Fu coinvolto anche in Abkhazia, la regione dissidente della Georgia a predominanza mussulmana.
La prima guerra cecena (1994 -1996) fu lanciata nell’immediatezza del crollo dell’Unione Sovietica ed era parte di una operazione USA occulta, volta a destabilizzare la Federazione Russa. La seconda guerra cecena è del 1999-2000. 
 A grandi linee, le stesse tattiche di guerriglia applicate in Afghanistan sono state usate in Cecenia. Stando a Yossef Bodansky, direttore della Task Force on Terrorism and Unconventional Warfare del Congresso USA, le rivolte cecene furono pianificate durante una riunione segreta di HizbAllah International tenutasi nel 1996 a Mogadiscio, Somalia. (Levon Sevunts, "Who’s Calling The Shots? Chechen conflict finds Islamic roots in Afghanistan and Pakistan", The Gazette, Montreal, 26 ottobre 1999). 
 È ovvio che il coinvolgimento dell’intelligence pakistana (ISI) in Cecenia vada ben oltre il rifornire i Ceceni di armi ed addestramento. 
L’ISI è stabilmente collegato alla CIA e da essa utilizzata come infiltrato nella guerra cecena. 
Attraverso la Cecenia e il Dagetsan passa il principale oleodotto russo e, benché Washington condanni il terrorismo islamico, i primi beneficiari delle guerre cecene sono i grandi gruppi petroliferi anglo-americani in cerca del controllo completo sia sulle risorse petrolifere che sui corridoi degli oleodotti che fuoriescono dal bacino del Mar Caspio. 
 I due principali eserciti ribelli ceceni (all’epoca guidati dallo scomparso comandante Shamil Basayev e Emir Khattab), ammontavano a 35.000 unità, ed erano appoggiati dalla CIA e dall’ISI, che giocò un ruolo chiave nell’organizzare ed addestrare l’esercito ribelle ceceno:
 "[Nel 1994] l’Inter Services Intelligence pakistano [in associazione con la CIA] organizzò le cose in modo che Basayev ed i suoi fedeli luogotenenti fossero sottoposti ad un intenso indottrinamento islamico e ad un addestramento alla guerriglia nella provincia afgana di Khost presso il campo di Amir Muawia, creato nei primi anni ’80 da CIA ed ISI e diretto dal famoso signore della guerra afgano Gulbuddin Hekmatyar. Nel luglio 1994, dopo essersi diplomato ad Amir Muawia, Basayev fu trasferito al campo di Markaz-i-Dawar, in Pakistan, per un addestramento in tattiche di guerriglia avanzate. In Pakistan, Basayev si incontrò con i più alti gradi militari e dell’intelligence, fra i quali: il Ministro della Difesa Generale Aftab Shahban Mirani, il Ministro dell’Interno Generale Naserullah Babar, ed il capo esecutivo dell’ISI per gli Affari Islamici, Generale Javed Ashraf (ora tutti pensionati). Queste relazioni di alto livello risultarono presto utili a Basayev". 
 Successivamente all’addestramento ed all’indottrinamento, Basayev fu incaricato di guidare l’assalto contro le truppe federali russe nella prima guerra cecena del 1995. La sua organizzazione sviluppò anche una fitta rete di collegamenti con organizzazioni criminali di Mosca, col crimine organizzato albanese e con la KLA. (Vitaly Romanov e Viktor Yadukha, "Chechen Front Moves To Kosovo", Segodnia, Moscow, 23 febbraio 2000) 
 L'insurrezione cecena, modellata sull’insorgenza jihadista afgana appoggiata dalla CIA, è servita a sua volta da modello per molti interventi militari voluti da USA-NATO, fra i quali Bosnia (1992-1995), Kosovo (1999), Libia (2011), Siria (2011). 
 Ribellione Cecena: operazioni occulte USA per destabilizzare la Federazione Russa 
La guerra cecena del 1994-1996 fu istigata dai principali movimenti ribelli contro Mosca e servì per minare le istituzioni statali secolari. L’adozione della legge islamica nelle società Mussulmane fortemente secolari dell’ex Unione Sovietica servì agli interessi strategici USA della regione.
 In molte località cecene venne creato un sistema parallelo di governi locali, controllati dalla milizia islamica ed in alcuni villaggi e piccole città vennero istituite delle Corti della Sharia islamica, sotto un regime di terrore politico. 
"L’operatività di tali tribunali fu fortemente favorita dagli aiuti finanziari di Arabia Saudita e Stati del Golfo, a fronte della forte contrarietà delle popolazioni civili. Sheikh Abu Umar, Primo Giudice delle Corti della Sharia della Cecenia, giunse in Cecenia nel 1995 ed entrò nei ranghi dei Mujahidin sotto la guida di Ibn-ul-Khattab. … " (Global Muslim News, Dicembre 1997). 
 Il movimento wahabita non solo ha cercato di infiltrare le istituzioni statali del Dagestan e della Cecenia, ma ha anche tentato di allontanare i tradizionali capi Mussulmani Sufi. In effetti, la resistenza ai ribelli islamici ed ai combattenti stranieri nel Dagestan era basata sull’alleanza dei governi locali (secolari) con gli sceicchi Sufi: 

"Questi gruppi [Wahabiti], sono una esigua minoranza molto ben finanziata e molto ben armata. Con i loro attacchi vogliono instillare il terrore nel cuore delle masse... Questi gruppi vogliono potenziare, creando anarchia ed illegalità, la loro linea di islamismo duro ed intollerante... Sono gruppi che non rappresentano l’Islam come è normalmente visto, quello sostenuto dalla maggioranza dei Mussulmani e degli studiosi islamici per i quali l’Islam rappresenta un esempio di civiltà e di perfette moralità. Questi gruppi non rappresentano nulla di più di un movimento anarchico nascosto dietro un’etichetta islamica... la loro intenzione non è quella di costituire uno Stato islamico, ma quella di creare uno stato di confusione nel quale avrebbero la possibilità di prosperare. (Mateen Siddiqui, "Differentiating Islam from Militant ’Islamists’" San Francisco Chronicle, 21 Settembre 1999) 

 La seconda guerra cecena fu poi scatenata da Vladimir Putin nel 1999, nell’ottica di rafforzare il ruolo del governo centrale e sconfiggere i terroristi appoggiati dagli USA in funzione anti-russa. 


"False Flags" 

Il 19enne sospettato è un fantoccio. Non è neppure nato in Cecenia. Né lui né il fratello 

collegamenti con il movimento jihadista, ma i media USA stanno confezionando con cura una "Chechen Connection" che punta ad un modello di comportamento implicito, da associare ai Mussulmani.

 I due fratelli hanno passato in America 10 anni della loro vita, un periodo decisamente formativo per le loro vite, ed hanno avuto il normale comportamento degli immigranti di prima generazione; così ci ha detto Mitchell Silber, ex operativo dell’intelligence nel New York Police Department. "La domanda è: cosa ha scatenato il cambiamento? È stato il nazionalismo ceceno? È iniziato con il nazionalismo ceceno per poi volgersi verso la causa jihadista pan-islamica?" (Renewed Fears About Homegrown Terror Threat", WSJ 20 Aprile 2013) 


 Ad ogni modo, dalla loro famiglia abbiano prove che l’FBI li avesse schedati già parecchi anni prima delle bombe di Boston e che fossero oggetto di frequenti minacce e provocazioni. L’FBI aveva "intervistato" Tamerlan Tsarnaev nel 2011, la cosa è confermata dal Wall Street Journal ed è chiarissimo che il governo USA non è impegnato nel combattere i terroristi, tutt’altro. 

L’intelligence USA ha reclutato ed allevato terroristi per più di 30 anni mentre, al tempo stesso, alimentava la storiella che questi terroristi – che non son altro che persone in buona fede manovrate dalla CIA – costituissero una minaccia per la patria americana. Come sappiamo, queste supposte minacce di un nemico esterno non sono che uno stratagemma propagandistico che alimenta e giustifica la cosiddetta "Guerra Globale al Terrorismo"(GWOT). 

 Lo schema mentale della "Guerra Globale al Terrorismo": qual è la verità

 Lo sviluppo di una milizia di terroristi islamici presente in svariati Paesi del mondo è parte di un intricato progetto dell’intelligence USA. Se da una parte i fratelli Tsarnaev vengono accusati senza prove di un loro legami col terrorismo ceceno, la domanda importante è chi c’è dietro al terrorismo ceceno? In una logica del tutto sconfessata e ufficialmente innominabile, gli stessi fautori della Guerra Globale al Terrorismo – guerra diretta contro i Mussulmani – sono di fatto anche gli architetti del terrorismo islamico. 

Lo schema mentale della "Guerra Globale al Terrorismo" ha fruttato, per reazione, il consenso di milioni di Americani portati a credere che per proteggere la democrazia sia necessario un apparato di polizia militarizzata. Costoro non si rendono conto invece che la fonte principale del terrorismo, fuori e dentro i confini dell’America, è proprio il governo americano. Il sistema della stampa allineata è il braccio propagandistico di Washington, impegnato nel descrivere i Mussulmani come una minaccia per la sicurezza nazionale. Giunti a questo bivio della Storia del mondo, all’incrocio fra l’economia mondiale e la crisi sociale, le bombe di Boston giocano un ruolo centrale perché forniscono la giustificazione per l’Homeland Security State e per l’evoluzione verso uno Stato di Polizia indicato quale mezzo per proteggere le cosiddette libertà civili. 

La sospensione dell’habeas corpus e la tortura vengono considerate a ragione dei mezzi per rafforzare la Costituzione. Contemporaneamente, i terroristi – creati ed appoggiati dalla CIA – sono sfruttati per partecipare ad atti terroristici false flag e diventare il mezzo per giustificare una crociata militare mondiale contro i Paesi Mussulmani che, incidentalmente, sono anche i maggiori produttori mondiali di petrolio. "Eventi che produrranno il massimo di danni" 

"Massive Casualty produzione di eventi"

Generale Tommy Franks

Nell’affermazione del Generale Tommy Franks c’è la nozione e la convinzione che le morti di civili siano necessarie per accendere la consapevolezza e fare appello al sostegno del pubblico per la guerra globale al terrorismo. "Un nuovo colossale evento terroristico, capace di produrre molti danni e morti, accadrà da qualche parte nel mondo occidentale – forse negli USA – e porterà la nostra popolazione a dubitare della nostra Costituzione e ad iniziare a militarizzare il nostro Paese al fine di impedire che se ne ripeta un altro". (Intervista al Generale Tommy Franks, Cigar Aficionado, Dicembre 2003) 

 Se la natura delle bombe di Boston è completamente diversa dall’evento catastrofico al quale allude il Generale Tommy Franks, nondimeno l’amministrazione USA sembra impegnata nella logica della "militarizzazione del Paese quale mezzo per proteggere la democrazia". 

 Gli avvenimenti di Boston sono già stati sfruttati per accendere il sostegno pubblico ad un esteso apparato anti-terroristico interno che potrebbe essere operativo attraverso omicidi stragiudiziali contro i cosiddetti terroristi domestici auto-radicalizzatisi: 

"Dal 2001 la politica dell’antiterrorismo USA si è ampiamente focalizzata sull’uccidere terroristi all’estero od impedire loro di entrare negli USA. Ma le bombe di Boston sono lì a dimostrare come la diffusione delle tattiche terroristiche hanno già superato i confini nazionali e la nuova sfida sarà contrastare i piccoli gruppi di individui presenti all’interno degli USA; un compito difficile". 

 Bruce Riedel, direttore dell’Intelligence Project alla Brookings Institution – pensatoio indipendente di Washington – ha dichiarato che l’attacco di Boston rappresenta un antipasto : "Questo sarà probabilmente il volto dei futuri attacchi terroristici negli Stai Uniti" aggiungendo che "un piccolo numero di radicali che hanno vissuto e sono cresciuti in America, che si documentano su internet e che portano degli attacchi, rappresenta il peggior incubo per l’antiterrorismo". (WSJ, 20 Aprile, op cit) 

 Il Generale Franks ha indicato un evento terroristico che produca il massimo di danni quale decisivo punto di cambiamento politico. Le bombe di Boston sono un tale punto di transizione, sono uno spartiacque che contribuirà alla sospensione di un modo di governare secondo Costituzione?

domenica 12 maggio 2013

Sardinya: Aerei-robot, radar e satelliti: le nuove servitù



Aerei-robot, radar e satelliti: le nuove servitù


Sardegna al centro della rivoluzione tecnologica del sistema bellico. Il superdrone invisibile

di Piero Mannironi
Tutto è apparentemente immobile. Nulla è infatti cambiato nella geografia militare nell'isola, cristallizzata nel disegno di confini tracciati oltre mezzo secolo fa su una visione strategica che si è ormai sfarinata nel tempo. Ma niente è come sembra. Dietro l'incomprensibile rigidità della tecnocrazia militare che non vuole rinunciare neppure a un pezzo di quegli enormi spazi conquistati nella metà del secolo scorso, si sta infatti verificando un cambiamento profondo, addirittura genetico, nella presenza delle stellette nell'isola. Un cambiamento silenzioso, sotterraneo e complesso, che elude le cicliche diatribe politiche, ignora le rivendicazioni di una revisione delle servitù e segue i tempi di una programmazione segreta.
Dunque, non più bombe, missili al Torio o all’Uranio impoverito, sbarchi e guerre simulate. O meglio, non solo. Da qualche anno l'orologio militare segna i tempi della guerra del futuro: ipertecnologica, cibernetica, computerizzata. Un'evoluzione che sta cambiando l'identità stessa dei presìdi e dei poligoni sardi perché sta diventando sempre più stretto il rapporto tra esigenze strategiche e affari, tra geopolitica e industria bellica.
La pista della discordia. La cosiddetta “striscia tattica funzionale”, al centro delle polemiche di questi giorni tra autorità militari, Comipa e Comune di Teulada, non è infatti una semplice pista di atterraggio per i droni, gli aerei senza pilota. Come il Predator dell’americana General Atomics o lo Sky-X, l'aereo-spia con motore diesel progettato e costruito dall'Alenia. Oppure il Nibbio della Galileo Avionica. O ancora, i tre micro-aereiSelex (sempre del Gruppo Finmeccanica) chiamati OtusAsio e Strix.
La “striscia tattica funzionale” è soprattutto necessaria per il programma Neuron, che ha il suo cuore nel poligono interforze del Salto di Quirra. Si tratta di un'intesa tra paesi europei per la progettazione di un velivolo da combattimento non pilotato (Ucav, Unmanned Combat Air Vehicle). Un gioiello tecnologico con accentuate caratteristiche “stealth”. Cioè capace di essere invisibile ai radar. Il consorzio Neuron è formato dalla francese Dassault Aviation, dalla svedese Saab, dalla spagnola Eads Casa, dalla svizzera Ruaag Aerospace, dalla greca Hai e da Alenia, controllata di Finmeccanica.
Il programma prevede una spesa di 400 milioni di euro. La metà è a carico dei francesi della Dassault Aviation, mentre Alenia parteciperà con 90 milioni di euro. Tra le caratteristiche tecniche di questo aereo del futuro, la capacità di sparare due bombe a guida laser da 250 chilogrammi, una lunghissima capacità di volo e la possibilità di spingersi a velocità prossime a quella del suono (Mach 0,7-0,8).
Il volo inaugurale di questo sofisticatissimo velivolo pilotato da una stazione remota, è avvenuto il primo dicembre dello scorso anno in Francia nella base militare di Istres. Il prototipo Neuron si sposterà ora a Bruz, vicino a Rennes (Bretagna), nel “Centre d’essais d’electronique della Diréction Générale de l’Armament française”, per essere sottoposto a un primo ciclo di verifiche della sua “furtività”. Poi sarà la volta di una serie di test in volo con i radar della difesa aerea francese e nel poligono svedese di Visel. Nel 2015 approderà infine in Italia, nel poligono del Salto di Quirra, per essere sottoposto a test di tiro reali e a nuove prove di verifica della stealthness, l’invisibilità.
Come in un videogioco. Ecco dunque perché le autorità militari italiane premono per la pista di decollo e atterraggio. Perché tutto deve essere pronto entro il 2015. Lo spostamento a Teulada è probabilmente nato perché l’inchiesta della procura di Lanusei sul poligono di Quirra sta creando molte turbative, mettendo in pericolo le scadenze del programma Neuron. 
Andando a spulciare le caratteristiche di questo aereo futuristico, si trova anche un’espressione criptica: «Integrazione in un ambiente C4i». Un acronimo che rivela molte cose sul concetto futuro di guerra, ma anche un inganno politico-militare scoperto due anni fa per un’incredibile ingenuità. Prima di tutto cosa significa l'acronimo C4i? Le quattro “C” stanno per comando, controllo, comunicazioni e computer e la “i” sta per informazioni. Ma si potrebbe dire anche intelligence, cioè spionaggio. In estrema sintesi, un sistema la cui architettura include centri di rilevamento fissi e mobili che comunicano attraverso reti satellitari, strategiche e tattiche, e attraverso computer. È come se esistessero migliaia di occhi elettronici capaci di vedere e comunicare in tempo reale a una centrale remota scenari in movimento.
Insomma, un formidabile sistema spionistico al quale nulla può sfuggire. Ma anche il sistema nervoso di un concetto operativo nuovo in uno scenario di guerra. Si legge in un documento della Difesa: «Per il singolo soldato la comunicazione e la condivisione delle operazioni, sia a livello di squadra che verso i livelli di comando sovraordinati, risultano di fondamentale importanza in quanto permettono di integrare l'unità di manovra in un sistema di comando e controllo network-centrico. In un ambiente network-centrico, tutti gli elementi partecipanti a un'operazione diventano nodi intelligenti e attivi di una rete unificata». Insomma, la guerra diventa come un immenso videogioco dove tutto è virtuale, ma anche maledettamente reale. Sì, perché bombe e proiettili sono sempre veri.
Scrive Antonio Camuso, dell'Osservatorio sui Balcani: «In poche parole, grazie alle alte tecnologie impiegate nel sistema C4i, utilizzando reti che viaggiano su satelliti e su reti dedicate (Internet e/o Intranet della forza armata in questione), permette la presenza virtuale in ogni punto operativo del C4i del Comando (che si chiami Pentagono, o comando Nato, ecc...) e nel contempo di "processare" un'infinità di informazioni provenienti dal campo operativo (di battaglia) o dall'acquisizione da opera di spionaggio di qualsiasi genere, politico, economico o personale».
Spionaggio e controllo tattico. Il sistema nel nostro Paese è nato nel 2004. Il comando venne affidato all'ammiraglio Bizzarri e al generale Viarengo. Ma interagiscono anche i servizi segreti Aise e Aisi e il cuore tecnologico del network è costituito dalla brigata Rista-Ew (Reconnaissance, intelligence, surveillance, target acquisition - Electronic warfare), che raggruppa le unità di guerra elettronica delle forze armate. L'origine politica di questa rete militare risale al luglio 1997: venne decisa in un vertice di capi di Stato e di Governo dei Paesi dell'Alleanza atlantica, a Madrid. Un mondo che avrebbe dovuto rimanere segreto o comunque molto riservato.
Ma l'esistenza della rete C4 venne a galla quasi per caso nel febbraio 2004. La trovò un giornalista pugliese che frugava nel sito internet del Pentagono. Si apprese così che Taranto era diventato uno dei gangli strategici della rete militare Usa, controllata dal “Navy Center for Tactical System Interoperability” che ha base a San Diego, in California.
In Sardegna era prevista una rete radar costiera presentata alla Regione e ai Comuni come un sistema di monitoraggio contro l’arrivo di immigrati clandestini nell’isola. La protesta popolare contro questi grandi radar dell’israeliana Elta System innescò una serie di interrogazioni parlamentari alle quali rispose il ministro per i rapporti con il Parlamento Elio Vito commettendo un clamoroso autogol: «La realizzazione della rete radar costiera è destinata a integrare il sistema di comando e controllo C4i del Corpo (la Guardia di finanza ndr), dichiarato segreto». Bastò che un giornalista curioso in Sardegna indagasse sull’acronimo per scoprire l’inganno e rivelare che il contrasto all’immigrazione clandestina era una grottesca bugia che nascondeva una nuova servitù per la Sardegna.
Comunicazioni sottomarine. Negli ultimi giorni, infine, alcune notizie che hanno acceso i riflettori dell’attenzione su una base Nato (ma nella sostanza statunitense) che finora è sempre rimasta nell’ombra: il centro di comunicazione con i sommergibili nucleari dell’Us Navy di Tavolara. Sembra infatti che la base sarda sia inserita nel progetto Muos (Mobile User Objective System) della Marina militare statunitense. Cioè un moderno sistema di telecomunicazioni satellitari ad altissima frequenza (Uhf) e a banda stretta (da 64 kbit/s), composto da quattro satelliti geostazionari e quattro stazioni di terra, di cui una a Niscemi, in Sicilia. Il sistema Muos integrerà le forze navali, aeree e terrestri statunitensi in movimento in qualsiasi parte del mondo dieci volte più velocemente di oggi.
La paura di un inquinamento elettromagnetico ha fatto però insorgere le popolazioni locali e la Regione Sicilia ha revocato l’autorizzazione alla costruzione della base. I timori di effetti dannosi sulla salute da parte dei radar sono stati anticipati dai fisici del Politecnico di Torino Massimo Zucchetti e Massimo Coraddu.
Ma il fisico americano John Oetting, della “John Hopkins University”, nelle scorse settimane ha cercato di gettare acqua sul fuoco: «Un forno a micronde è più pericoloso dei radar del Muos». La risposta di Zucchetti è stata tagliente e ironica: «Oetting? Sì, lo conosco.È il Project Manager e Lead Systems Engineer del Muos Project. Non penso sia il caso di tradurre. Mi complimento con lui: certamente essere manager del progettoMuos e ingegnere-capo dello sviluppo del Sistema Muos è una grande responsabilità...».
Nasce a questo punto un interrogativo: ma qualcuno ha mai verificato se il campo elettromagnetico sviluppato dalle antenne di Tavolara, che trasmettono in Vls (Very low frequency) a 20.27 kHz, è dannoso per la salute?

sabato 4 maggio 2013

NASCE LA SINISTRA INDIPENDENTISTA SARDA: UN PERCORSO ANTICAPITALISTA.


 NASCE LA SINISTRA INDIPENDENTISTA SARDA: UN PERCORSO ANTICAPITALISTA.

A S S E M B L E A F O N D A T I V A DI Sis- MA

SIS-MA è una associazione anticolonialista sarda che rivendica ildiritto del popolo sardo all' autodeterminazione, e che rivendica il diritto ditutti i popoli a uscire dalla schiavitù del neoliberismo. L'associazione èaperta a tutti coloro che condividono questi presupposti.
SIS-MA è una organizzazione anticapitalista sarda che partecipa allalotta internazionale contro lo sfruttamento umano e contro la predazioneambientale in ogni loro forma.
L'organizzazione è aperta a tutti coloro che condividono queste lotte.

SIS-MA è un collettivo comunista, che opera nel segno di unatrasformazione socialista per una umanità senza classi, nella quale tutte ledifferenze culturali e nazionali possano trovare il loro incontro, e posanomisurarsi secondo la loro storia con le necessità ecologiche della vita.
Il collettivo è aperto a tutti coloro che condividono questi fini.


G H I L A R Z A - 1 2 M A G G I O 2 0 1 3 – ore 10

A S S E M B L E A F O N D A T I V A

D E L L A

SINISTRA INDIPENDENTISTA SARDA

MOVIMENTO ANTICAPITALISTA

fattoria “molentes”
strada provinciale abbasanta – fordongianus - km 13

uscire dalla 131 bis abbasanta - nuoro al km 2;
provinciale abbasanta - fordongianus direzionefordongianus;
percorrere circa 3 km dal km 16 al km 13 e proseguire:
la fattoria si trova tra il km 13 e il km 12;

relazioni di apertura e discussione: ore 10.30
pranzo: ore 13.30 (12 euro)
approvazione deliberati e conclusioni: ore 15.30


Sono invitati
tutti coloro che hanno interesse a conoscere ilprogetto politico dell' associazione,

tutti coloro hanno interesse a partecipare allacostruzione dell' organizzazione.


(l'assemblea ha carattere operativo ed è rivolta a singoli compagni ogruppi che nutrano un reale interesse conoscitivo ed un eventuale interessepolitico per il progetto; non è un congresso né un incontro tra soggettipolitici già esistenti; per tale ragione non diamo luogo ad inviti a forzepolitiche esistenti, con le quali continueremo a confrontarci nelle occasionipiù specifiche e più opportune, e ci scusiamo di questo). - percomunicazioni telefoniche: gian luigi deiana 328.0451582

Sinistra IndipendentistaSarda – Movimento Anticapitalista 1 maggio 2013



1.  AUTODETERMINAZIONE, SOVRANITA',INDIPENDENZA.  -  Sinistra Indipendentista Sardanascedalla decisione comune dei compagni sardi aderenti all'organizzazione italianaSinistraCritica di sciogliere il loro impegno interno con questo movimento e diavviare un progetto di azione politica che ponga la sua radice e la sua ragiond'essere nel diritto della Sardegna all'autodeterminazione, alla sovranità eall'indipendenza.  Questi termini nonhanno identico significato e identica ampiezza; tuttavia nella condizione difatto appare chiaro che la Sardegna, con l'impedimento all'indipendenza, nonsolo ha visto preclusa ogni possibile forma di sovranità ma ha visto negataanche la più elementare condizione di autodeterminazione, che resta perdefinizione irrinunciabile. Quindi quella che fra i termini dati non èuna identità di significato sul piano teorico, è diventata una identità disignificato sul piano storico, seppure adagiata dopo secoli di colonizzazioneviolenta da parte italiana (sabauda, risorgimentale, e infine fascista) nellaculla consolatoria della costituzione del 1948 (“La repubblica è una eindivisibile”). Come è chiaro ad ogni valutazione storica responsabile ecorretta, in forza della costituzione italiana la Sardegna non è stata affattoliberata dalle sue antiche catene e dunque non può e non deve continuare asottoscrivere a vuoto l'adesione a quel dettato. La colonizzazione ha inoltreassunto nell'Italia repubblicana forme nuove, di blandizie e brutalità,promesse e menzogne, ma quel che conta è che in concreto essa è diventata perl'economia italiana non solo una opzione strategica, virtualmente reversibile,ma una necessità strutturale, oggettivamente irreversibile. In un tale contestodi subalternità coloniale irreversibile il principio della “indivisibilità”dello stato colonizzatore perde ogni sua giustificazione, e il principio della“autodeterminazione” della nazione colonizzata impone ogni giorno di più la suaprevalenza per il popolo che ne è interessato.

2.  SIS-MA: UNO STRUMENTO, UN COLLETTIVO, UNFINE. - La Sinistra Indipendentista Sarda – Movimento Anticapitalista èuna associazione marxista (nel suo principale riferimento teorico), eanticolonialista (nel suo principale orientamento pratico); essa si fonda sudue condizioni: il principio di costruzione dal basso delmovimento e il principio di inclusione attiva dei soggetti che entrano afarne parte. Riportiamo per tale ragione due passaggi già assunti nel progettocostitutivo dell'associazione:
“[...]  la ricostruzione di una sinistra di classenon è il frutto di una ricomposizione in miniatura di forze politiche residue(…) ma l'esito di una fase contrassegnata dal protagonismo delle lotte e deimovimenti, in cui occorrerà lavorare per l'autorganizzazione dei soggetti e perla costruzione di un progetto politico adeguato.” (Documento per ilCongresso nazionale di Sinistra Critica, § 2.5; sett. 2012);
“[...]  è necessario costruire un percorsoattraverso il quale tutti i compagni sardi a vario titolo impegnati nellediverse organizzazioni anticapitaliste italiane possano convergere in una unicaorganizzazione anticolonialista sarda. Questa, proprio in considerazione dellasua ragione “includente”, dovrebbe avere una articolazione orizzontale e quindinon gerarchizzata, una identità collettiva e non leaderistica, una pratica dimovimento e non di burocrazia, una forma educativa di inchiesta e non diideologia ecc.” (La proposta indipendentista di Sinistra Critica Sarda, §5; sett. 2011).
SIS-MA non si propone quindicome “ricetta” per le cucine dell'avvenire e tantomeno come “cuoco” per lericette future; vuole essere uno strumento di riflessione e di pratica “nel”movimento reale, prima che un programma politico “sopra” il movimento reale;vuole essere un collettivo che nel rapporto con altri soggetti intendecontribuire a una trasformazione rivoluzionaria, piuttosto che il soggettopolitico che determina e guida la trasformazione. SIS-MA si muove tuttavianella direzione di un fine: la chiarificazione del progetto rivoluzionario e lacostruzione del soggetto anticapitalista della nazione sarda.

3.  NAZIONE, INTERNAZIONALISMO, ALTERMONDIALISMO.-  La corretta impostazione dellaquestione nazionale è irrinunciabile per la costruzione di un processo di realeemancipazione della Sardegna, ed è per questo che condividiamo con molti altrisoggetti politici il principio nazionalitario. Tuttavia, coniugando le ragionistoriche nazionali con le condizioni presenti della lotta anticoloniale, noiindirizziamo l'opzione nazionalitaria in senso internazionalista, sia indimensione mediterranea che in dimensione europea; e coniugando le ragionipolitiche dell'internazionalismo con le condizioni presenti dellamondializzazione capitalistica noi indirizziamo la scelta internazionalista insenso altermondialista e cioè contro il quadro e contro le dinamiche dellaglobalizzazione. L'idea di una Sardegna formalmente riconosciuta come nazioneentro una divisa indipendente, e tuttavia complice di  un ordine mondiale fondato sulla separazionetra sfruttatori e sfruttati è fuori dalla ragionevolezza come è fuori dallarealtà.

ANTILIBERISMO, ANTICAPITALISMO, COMUNISMO. -  I processidi emancipazione dall'ordine globalizzato hanno mostrato la praticabilità distrade differenti, soprattutto in America Latina. Non riteniamo  realistica attualmente la riduzione di ogniipotesi di trasformazione a una ipotesi comunista classica, ipotesi chenecessita peraltro di una chiarificazione priva di reticenze a riguardo deicomunismi passati e dei comunismi presenti. Tuttavia ogni lotta odierna perl'emancipazione deve necessariamente combattere il liberismo, in particolare ilcarattere totalitario del liberismo attuale. L'antiliberismo non comportanecessariamente l'anticapitalismo, come peraltro l'anticapitalismo non comportanecessariamente il comunismo. In questa differenza di livello, in questascalarità delle contraddizioni, noi riteniamo necessario perseguire e praticarein primo luogo alleanze ampie, capaci di conseguire rapporti di forzafavorevoli in tutti i fronti di scontro aperti contro la gabbia delneoliberismo;  riteniamo necessario insecondo luogo favorire la lotta dei popoli contro tutte le pratiche capitalisticheimmediatamente più devastanti; e riteniamo necessario in terzo luogoricostruire le condizioni per il comunismo.

4.  LOTTA OPERAIA, LIBERAZIONE SOCIALE, SOCIETA'SENZA CLASSI. -  La scalarità dellecontraddizioni e la diversa ampiezza delle condizioni di sfruttamento imponeoggi una continuità di movimento e una complessità di alleanze sufronti sociali molto più vari, miscelati e imprevedibili di quanto non fosse inpassato; l'azione di autodifesa di comitati, gruppi locali e soggettitemporanei anticipa forzatamente l'azione di soggetti stabilmente organizzati,quando pure non si vede costretta ad evitare come negativa l'interferenza disoggetti organizzati. Anche in questa scalarità è necessario aver chiara lafinalizzazione politica più ampia, che per noi resta l'edificazione di unasocietà senza classi; ed è altrettanto necessario essere presenti in tutti iprocessi di liberazione sociale che oggi coinvolgono miriadi di condizioni disubalternità e di oppressione, dalla precarietà giovanile ai lavoriparasubordinati, dall'emarginazione alle partite iva coatte ecc.; come restasempre più necessaria, in quanto radice, in quanto emergenza sociale e inquanto segno di continuità storica, la centralità della lotta operaia per illavoro, per il salario e per la certezza della condizione di vita.

5.  FRONTI DI LOTTA, MOVIMENTI REALI. -  La dinamica totalitaria della mercificazioneintegrale ha ormai investito tutti i luoghi fisici, tutti i tempi di vita etutti i rapporti sociali. La fisicità dei beni comuni che gli umani hannosempre condiviso con gli altri esseri viventi (l'aria, l'acqua, la terra, lariproduzione della vita in genere) sta diventando accessibile prevalentementenella forma di merce. Ma anche la ripartizione del tempo, la cura di sé e deipropri familiari, la salute, l'istruzione, la mobilità e tutte le relazioni ingenere stanno diventando accessibili prevalentemente nella forma di merce,mentre inversamente la disponibilità di salario per l' accesso a tali beni,anche i più naturali e i più vitali, diminuisce in proporzione. Il caratteretotalitario di questo processo fa esplodere all'infinito le condizioni diconflitto, che sono quindi diffuse su miriadi di situazioni. L'idea di poterricondurre tutte queste indeterminate e convulse esplosioni ad un unico campo oad un unico paradigma appare oggi irragionevole e irrealistica. Il rapporto traorganizzazioni politiche e movimenti spontanei deve necessariamente tenereconto di questo. SIS-MA intende che la partecipazione ai conflitti deve esserefunzionale alle situazioni e agli obiettivi entro cui i movimenti sonomaturati, e non strumentale per la propria affermazione come soggettoriconosciuto.

6.  EMERGENZA, TRANSIZIONE, RIVOLUZIONE. -  SIS-MA non può pensarsi oggi come un partitopolitico, per quanto muova la sua azione nella direzione della suacostituzione. Solo un partito capace di coerenza programmatica, continuità diazione e dimensione di massa può infatti entrare nei luoghi di conflittosovraordinati e decisivi (istituzioni, comunicazione pubblica ecc.). Tuttavia anchenelle più generiche dimensioni di collettivo di lotta un movimentoanticapitalista deve aver chiaro il modo della propria azione e cioè il proprioprogramma politico. Quanto oggi la Sardegna, che è il centro della nostraazione, sia letteralmente nel vortice della crisi, non necessita di essererimarcato. E' la vorticosa composizione delle spirali della crisi che devepiuttosto essere tenuta chiaramente sotto esame: siamo una colonia del circuitocapitalistico italiano, che è da anni il più inceppato e il più voracedell'Unione Europea; si è chiusa sopra di noi la fase delle monocoltureindustriali italiane e si sta aprendo la fase delle monocolture del sistemaglobalizzato: poligoni del mercato mondiale della guerra, aree speciali deirifiuti, riserve deantropizzate per le scorie, land grabbing per la produzionedi energia. Il programma politico deve quindi a sua volta trovare la scalaritàanalitica e l'incidenza concreta nei tre livelli della emergenza sociale eambientale sarda, della transizione oltre l'ordine neoliberista imposto dallatroika BCE-UE-FMI, e infine del superamento della marcia infernale delcapitalismo mondializzato.



SIS-MA  è in primo luogo una associazioneanticolonialista sarda che rivendica il diritto del popolo sardo all' autodeterminazione,e che rivendica il diritto di tutti i popoli a uscire dalla schiavitù delneoliberismo. L'associazione è aperta a tutti coloro che condividono questipresupposti.

SIS-MA è in secondo luogo unaorganizzazione anticapitalista sarda che partecipa alla lotta internazionalecontro lo sfruttamento umano e contro la predazione ambientale in ogni loroforma.
L'organizzazione è aperta atutti coloro che condividono queste lotte.

SIS-MA è in terzo luogo uncollettivo comunista, che opera nel segno di una trasformazione socialista peruna umanità senza classi, nella quale tutte le differenze culturali e nazionalipossano trovare il loro incontro, e possano misurarsi secondo la loro storiacon la sostenibiltà ecologica globale e per la piena dignità sociale eambientale della vita.
Il collettivo è aperto atutti coloro che condividono questi fini.



SINISTRA  INDIPENDENTISTA  SARDA -  MOVIMENTO  ANTICAPITALISTA
1 maggio  2013


sabato 20 aprile 2013

La zona franca delle bancarelle: la Sardegna come Livigno


Sa Defenza condivide la visione esposta de DR. Carboni quando dice:
...oggi necessita progettare la zona franca, fare un business plan, un progetto operativo, nel quale siano previsti tutti i particolari, non ultimo quello dell'occupazione prevista. Cruciale è quindi capire che non è una zona franca di consumo che ci serve , come a Livigno, ma una zona franca alla produzione ed esportazione, come ad esempio a Shannon in Irlanda o più articolata al turismo e all'agroindustria e ai servizi, come nelle Canarie, se si vuole creare un nuovo modello di sviluppo ed uscire dalle macerie attuali e dalla disoccupazione dilagante.

La zona franca delle bancarelle: la Sardegna come Livigno

MARIO CARBONI


La risposta europea alla richiesta del Presidente Cappellacci di inserire la Sardegna nell'Art.3 del Codice doganale europeo al pari di Livigno e Campione d'Italia è stata negativa. 
Non poteva essere altrimenti dato che la Commissione europea nulla può nei riguardi dei territori extradoganali che sfuggono alla sua giurisdizione perché fuori dal territorio doganale europeo. 

Per evitare la cortese bacchettata sarebbe bastato leggere più righe dell'Art.3 del Codice ed approfondire la differenza fra territorio extradoganale e le aree considerate come extradoganali quali sono le zone franche. Infatti si potrebbe supporre che il confine politico di uno Stato coincida con il suo territorio doganale ma così non è. 

All'interno del territorio doganale europeo esistono invece territori parte del territorio politico di Stati membri come Danimarca, Germania, Spagna,Francia ed Italia, che non fanno parte del loro territorio doganale e sono territori extradoganali. 

Puntualmente elencati nell'art. 3 del Codice doganale europeo essi sono: le isole Færøer e la Groenlandia, l'isola di Helgoland e il territorio di Büsingen, Ceuta e Melilla, Saint-Pierre e Miquelon e Mayotte,Livigno e Campione d'Italia. 

Il Codice doganale europeo oltre a questi territori che sono posti fuori dalla linea doganale europea non soggetti alle sue norme doganali e considerati come territori esteri e appunto extradoganali de factoprevede che vi siano altri territori denominati zone franche che fictio iuris sono solo considerati come posti fuori dalla linea doganale europea .

Le zone franche sono previste dal Codice doganale europeo nell'articolo 167 ove si precisa che solo gli Stati membri possono destinare talune parti del territorio doganale della Comunità a zona franca o autorizzare depositi franchi. 

Ai territori elencati nell'Art.3 ed ai previsti nell'Art. 167 corrisponde una diversa situazione giuridica. Nei primi che sono extradoganali per loro natura, di fatto totalmente sottratti alla giurisdizione giuridica doganale dello Stato a cui politicamente appartengono sono consentiti l'uso ed il consumo di merci estere in franchigia di dazio. 
Nei secondi ove insistono le zone franche, tutte le attività sono sottoposte ad una giurisdizione limitata perché assimilati ai territori extradoganali per finzione di legge, sono vietati l'uso ed il consumo delle merci estere in franchigia di dazio se non previsto nelle loro leggi istitutive. 

Confondere queste due differenti fattispecie di zone extradoganali e non capirne la genesi e le differenze può portare a gravi errori e confusioni. 
Delle prime indicate nell'art.3 del Codice doganale europeo bisogna conoscerne le particolari condizioni storiche che le hanno originate, le posizioni geografiche, i rapporti interstatali e confinari nei quali sono inserite, gli esiti di antichi rapporti coloniali e gli irrisolti problemi di decolonizzazione, senza confonderle con le zone franche che sono tutt'altra cosa. 

Questa confusione ha raggiunto livelli dannosi in Sardegna con l'idea, sbagliata e limitativa, diffusa recentemente nel prefigurare la zona franca sarda come assimilabile alle condizioni di Livigno e Campione d'Italia, Comuni rispettivamente di 6.068 e 2.121 abitanti, mentre la Sardegna durante l'estate supera i due milioni. 

Su Livigno e Campione come ideale di zona franca, corrono anche diverse leggende metropolitane diffuse per mirare in Sardegna non a una zona franca di sviluppo, che aumenti il PIL, gli investimenti, le esportazioni, l'occupazione e il benessere, ma per prospettare una zona franca delle bancarelle che aumenterebbe la sua dipendenza dall'esterno, il sottosviluppo e la disoccupazione. 

Ciò che per questi due particolarissimi Comuni è stata una medicina per la Sardegna sarebbe un veleno mortale.


lunedì 15 aprile 2013

SARDINYA: Cade un altro tabù sui crimini di Stato nel Salto di Quirra (Pisq): approfittare del disastro ambientale per potenziare il poligono.


15 aprile, ore 10, SIT-IN mensile, Cagliari Piazza Carmine
fronte sede rappresentanza del Governo

VERITA’ e GIUSTIZIA 
per gli uccisi da veleni di guerra e di poligono 
  FERMARE la STRAGE di STATO
Cade un altro tabù sui crimini di Stato nel Salto di Quirra (Pisq):
approfittare del disastro ambientale per potenziare il poligono.

L’intervento della Procura e del Gip di Cagliari - sequestro delle piste del Pisq, il generale comandante indagato - conferma le nostre previsioni. La messa in sicurezza delle aree dove la contaminazione è ampiamente dimostrata e ammessa persino dalle Forze Armate, imposta dalla Procura di Lanusei, è stata distorta e indirizzata, sostiene la Magistratura, a “fini ben diversi da quelli di tutela della salute”.  l’intuito popolare indica questi fini: predisposizione delle opere di costruzione della “Pista tattica multifunzionale”, altrimenti detto la costruzione ex novo dell’aeroporto militare, annoso progetto sempre respinto dalla popolazione, funzionale al potenziamento del poligono e all’incremento delle attività belliche. In Italia, variegati pezzi di Stato sono da sempre maestri nella turpe arte di usare e/o provocare disastri ambientali per trarre profitti per sé e per pochi a discapito della collettività. La Protezione Civile guidata da Bertolaso è solo la scuola più nota.

La  Procura di Cagliari ha messo in luce la bieca volontà di vertici militari, ministri della Difesa, Governi - sostenuti dalle truppe degli ascari sardi desiderosi di droni, i robot assassini volanti da aggiungere agli aerei di guerra scorrazzanti nei cieli della Sardegna - di raggirare, piegare ai loro scopi, trarre vantaggi dal terremoto originato dall’eruzione delle verità nascoste, i crimini e scempi del Pisq documentati dalla Procura di Lanusei. L’appropriazione militare di strade comunali, spacciata come finalizzata alla tutela della salute pubblica, è ancora oggetto d’indagine. Sono scandalosamente nude le manovre per approfittare del disastro ambientale, ormai non più occultabile, volgendolo in occasione di espansione e consolidamento del poligono della morte, garanzia della sua intangibilità.

Indigna il coro osannante la “radicale bonifica” sbandierata dai politicanti, fatta sistemando recinzioni e cartelli di divieto d’accesso.
 Ripugna la tracotanza, la certezza dell’immunità, di farla franca, di farsi beffe della legalità, di riuscire ad affossare il lavoro della Procura di Lanusei, d’impedire il rinvio a giudizio e lo svolgimento del processo. A Lanusei, il prossimo 22 aprile, il gup Nicola Clivio, dovrà accogliere o respingere la richiesta del pm Fiordalisi affinché ordini “ l’ immediato sequestro probatorio dell’area demaniale del Poligono Salto di Quirra con blocco di ogni attività militare nelle aree ad alta intensità militare fino al giorno in cui il Perito nominato dal Giudice completerà i “nuovi” campionamenti”,  l’ennesima indagineinutile ai fini dell’accertamento dei reati contestati, utile però a procrastinare la scomoda decisione di rinviare a giudizio gli indagati eccellenti. Realisticamente il PM valuta che la perizia decisa dal Giudice “difficilmente potrà impiegare un tempo inferiore ai due o tre anni “ e calcola che per almeno otto dei venti indagati scatterà la prescrizione. 


Ferisce il servilismo e/o l’insipienza delle Autorità locali scattate sull’attenti, prima, per avvallare il Piano di Monitoraggio truffa (2008-11) messo sotto accusa dalla Procura di Lanusei, poi, nella conferenza dei servizi, per coprire con il silenzio e l’inerzia lo scempio delle piste abusive e l’inganno della “messa in sicurezza” incriminati dalla Procura di Cagliari.

Registriamo l’ennesimo atto criminoso dello Stato italiano, perpetrato tramite “il servitore dello Stato” Comandante del Pisq, mirato a rinsaldare e perpetuare la schiavitù militare della Sardegna, il ruolo di campo di guerra e campo di sterminio del popolo sardo dove la legalità è sospesa.

Noi non cessiamo di esigere che il Governo assuma le sue responsabilità, l’obbligo di porre fine e riparo al disastro ambientale e alla strage provocata dalle devastanti attività militari, adotti con urgenza le misure sintetizzate nello slogan portante del sit in mensile e degli incontri con il rappresentante del Governo, l’acronimo
 SERRAI (CHIUDERE)

      S      Sospensione delle attività dei poligoni dove si sono registrate le patologie di guerra;
      E      Evacuazione dei militari esposti alla contaminazione dei poligoni di Teulada, Decimomanno-Capo Frasca, Quirra
     R      Ripristino ambientale , bonifica seria e credibile delle aree contaminate a terra e a mare;
      R      Risarcimento alle famiglie degli uccisi, ai malati, agli esposti, Risarcimento al popolo sardo del danno inferto all’isola.
     A      Annichilimento , ripudio della guerra e delle sue basi illegalmente concentrate in Sardegna in misura iniqua;
  I        Impiego delle risorse a fini di pace. 


Comitato sardo Gettiamo le Basi , tel 3467059885; 

Famiglie militari uccisi da tumore, tel 3341421838 

Comitato Amparu (Teulada) 3497851259; 

Comitato Su Sentidu (Decimo) 3334839824 ;




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