venerdì 27 marzo 2026

L’armistizio di Cassibile

L’armistizio di Cassibile Tra il 9 e 10 luglio 1943 gli anglo-americani sbarcarono in Sicilia, lungo la costa tra Agrigento e Siracusa. Circa due mesi più tardi, il 3 settembre 1943, alle 17:30 a Cassibile, un paesino nei pressi di Siracusa, in una tenda posta in un uliveto, il plenipotenziario italiano gen. Castellano firmò la resa senza condizioni dell’Italia agli anglo-americani. L’armistizio venne tenuto segreto per qualche giorno e dopo molti tentennamenti annunciato alla radio dal gen. Badoglio, la sera dell’8 settembre. 

Tra 9 luglio e 8 settembre si erano registrate le condizioni per l’uscita dell’Italia dalla guerra, ovvero la caduta di Mussolini esautorato dal Gran Consiglio il 25 luglio (e brevemente posto agli arresti), la sua sostituzione con il maresciallo Pietro Badoglio, lo scioglimento del partito fascista, la discesa in Italia e lo schieramento lungo tutta la penisola di diciassette divisioni tedesche e finalmente i timidi contatti tra il governo di Roma e gli inglesi attraverso l’ambasciata di Lisbona, a partire dal 4 agosto. 

Alla sua nomina Badoglio aveva assicurato di voler proseguire la guerra a fianco dell’alleato tedesco. Di qui la necessità di mantenere nel massimo segreto le trattative con gli anglo-americani, di cui erano a conoscenza pochissime persone: il re, Badoglio, il ministro degli Esteri, il capo delle forze armate e ovviamente gli emissari inviati a Lisbona, in particolare il gen. Castellano. 

Soprattutto dopo il discorso del gen. Eisenhower – capo delle forze alleate in Europa – da Radio Algeri, Badoglio era fiducioso di ottenere delle condizioni di resa “onorevoli”. Tuttavia, il quadro delle trattative era chiaro sin dal gennaio del 1943, quando alla conferenza di Casablanca i leader della coalizione antifascista avevano stabilito che la guerra contro le potenze dell’Asse (Germania, Giappone, Italia) sarebbe proseguita fino alla loro resa senza condizioni. Si esclusero così possibili soluzioni di “pace separata” che avrebbero avuto gravi conseguenze su chi ne fosse rimasto escluso (pesava ancora la tragica lezione di Brest-Litovsk). 

La tattica attendista italiana fece crescere l’irritazione degli anglo-americani. L’inconcludenza dei colloqui di Lisbona, l’incontro dello stato maggiore italiano con i generali tedeschi (a Tarvisio e a Bologna, 5 e 16 agosto), la dichiarazione di Badoglio che – di fronte a un Hitler ormai sospettoso – giurava «sul proprio onore» che mai gli italiani avrebbero tradito i camerati tedeschi, tutto ciò fece decidere ai comandi anglo-americani il lancio di una campagna di pesantissimi bombardamenti sulle città italiane (in particolare su Milano), effettuati tra 7 e 16 agosto. 

A Lisbona, ancora il 19 agosto il gen. Castellano cercò di trattare le condizioni per l’abbandono dell’alleato tedesco e il passaggio dell’Italia all’alleanza con le c.d. “nazioni unite”, cioè con il fronte alleato; e tra lo stupore di inglesi e americani, da Roma giunse con altre proposte il gen. Zanussi, ex addetto militare italiano a Berlino. È vero che la Dichiarazione di Quebec del 18 agosto, seguita all’incontro tra Churchill e Roosevelt, scaricava l’Italia dell’onere di combattere attivamente i tedeschi, ma i negoziatori alleati fecero intendere che l’applicazione “morbida” della resa sarebbe dipesa soprattutto dall’aiuto concreto nella operazioni belliche contro i tedeschi. 

A Cassibile, invece, il 31 agosto i rappresentanti italiani Castellano e Zanussi si presentarono senza le credenziali per poter firmare la resa, e insistettero invece sulla necessità degli sbarchi preventivi nella penisola, indicando la Maddalena (invece di Malta, secondo quanto indicato dagli inglesi) come luogo per la consegna della flotta. Ancora il 3 settembre il gen. Castellano si spinse sino a suggerire il modo di condurre la campagna d’Italia, chiedendo uno sbarco alla Spezia e uno a Rimini e l’impegno di ben quindici divisioni per bloccare i tedeschi, oltre alla preventiva informazione circa i prossimi sbarchi.
L’armistizio di Cassibile venne firmato dal gen. Walter Bedell Smith (capo dello staff di Eisenhower, a sinistra) e dal gen. Giuseppe Castellano, braccio destro di Badoglio (secondo da destra). Assistettero anche il commodoro inglese Royer M. Dick, il maggior generale Lowell Rooks, il capitano inglese De Haar. Poiché Castellano non parlava l’inglese, fu necessaria la presenza come interprete del console di Lisbona F. Montanari (primo a destra). Dietro Castellano si intravvede il gen. Kenneth Strong, rappresentante dell’intelligence inglese nello staff di Eisenhower e futuro direttore dello spionaggio militare britannico (dal 1948 al 1964). Walter Smith sarà nel dopoguerra l’ambasciatore USA in Unione Sovietica, quindi capo della CIA (1950-53) e poi sottosegretario di Stato durante la presidenza Eisenhower. 
Fu dunque con una certa durezza che i generali Strong (inglese, in rappresentanza di Alexander, futuro capo delle forze alleate in Italia) e Smith (americano, braccio destro di Eisenhower) ribadirono le condizioni del c.d. armistizio breve in dodici punti: immediata cessazione di ogni attività ostile, sforzo dell’Italia per sottrarre ai tedeschi tutti i mezzi che avrebbero potuto essere impiegati contro gli alleati, consegna e requisizione della flotta aerea e della flotta marittima (sia militare che mercantile), e ovviamente il diritto per il comandante alleato di stabilire ogni misura per proteggere gli interessi delle forze alleate. 

Fece anche una minacciosa comparsa il gen. Alexander in alta uniforme, mentre al gen. Smith – futuro direttore della CIA – toccò ricordare le gravi conseguenze per Roma e la penisola in caso di mancata firma della resa. Il 29 settembre, a bordo della corazzata Nelson al largo dell’isola di Malta, Eisenhower e Badoglio firmarono infine l’armistizio lungo, composto di 44 articoli che precisavano quelli del testo di Cassibile (arresto di Mussolini e di altri criminali di guerra, e loro consegna agli alleati; scioglimento di tutte le organizzazioni e le milizie fasciste; abrogazione di tutte le leggi italiane che discriminino in base a razza, colore, fede e opinione politica, e liberazione dei detenuti politici; l’accettazione delle riparazioni di guerra e delle spese di occupazione). Al di là della definizione di “resa senza condizioni”, in realtà la diplomazia alleata aveva lavorato quattro mesi sui due testi firmati a Cassibile e sulla Nelson.

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