venerdì 5 giugno 2026

Il Canada approva una legge che vieta la Bibbia: i cristiani rischiano il carcere per aver citato le Scritture, nell'ambito di una stretta contro l'"incitamento all'odio"

Baxter Dmitry

Il Senato canadese ha approvato una legge orwelliana sulla libertà di parola, che prende di mira i cristiani e i leader religiosi e vieta loro di citare passi biblici che il governo liberale considera "offensivi" o "incitanti all'odio".

I senatori hanno approvato il disegno di legge C-9 con 45 voti favorevoli e 13 contrari, un provvedimento legislativo concepito come un'estensione delle leggi canadesi in materia di incitamento all'odio e crimini d'odio. Due senatori si sono astenuti, mentre decine erano assenti al momento della votazione. Il disegno di legge torna ora alla Camera dei Comuni con alcuni emendamenti, prima di poter eventualmente ricevere l'assenso reale ed entrare in vigore.

Leader religiosi e difensori delle libertà civili avvertono che la formulazione di ampio respiro aprirà la porta a un controllo governativo senza precedenti sulla libertà di espressione religiosa, in particolare sugli insegnamenti biblici in materia di sessualità, genere e moralità.
Le tutele religiose sono state smantellate.

Al centro della polemica c'è l'abrogazione della Sezione 319(3)(b) del Codice penale. Questa disposizione di lunga data proteggeva le espressioni in buona fede di credo religioso tratte da testi sacri, tra cui la Sacra Bibbia.

Eliminando questa possibilità di difesa, la legge espone pastori, sacerdoti, fedeli e credenti comuni al rischio di essere perseguiti per "incitamento all'odio" se insegnano dottrine bibliche tradizionali su argomenti come il matrimonio, la sessualità o la natura umana, qualora le autorità dovessero ritenere che tali opinioni costituiscano "detestazione o diffamazione". Gli emendamenti presentati all'ultimo minuto dai senatori conservatori per salvaguardare la libertà religiosa sono stati respinti.

I leader religiosi avvertono che ciò fornisce a burocrati non eletti e giudici attivisti un nuovo potente strumento per mettere a tacere il dissenso con il pretesto di combattere l'odio.

La Campaign Life Coalition ha condannato fermamente il voto. "Questo è un giorno buio per la libertà religiosa e la libertà di parola in Canada", ha dichiarato il presidente nazionale Jeff Gunnarson. "L'approvazione di questa legislazione profondamente preoccupante... non ci impedirà di proclamare la Parola di Dio, anche quando le verità bibliche vengono sempre più etichettate come odiose... Dio non si lascerà deridere".

 Leader religiosi ed esperti lanciano segnali d'allarme

Il disegno di legge C-9, presentato dal Ministro della Giustizia Sean Fraser, amplia la portata dei reati legati all'odio, estendendo al contempo la definizione stessa di "odio". Esperti costituzionali, gruppi per la difesa delle libertà civili e organizzazioni religiose hanno lanciato l'allarme, temendo che la vaghezza del linguaggio possa favorire un'applicazione selettiva della legge nei confronti di opinioni impopolari, in particolare quelle legate alla tradizione cristiana.

La Conferenza episcopale cattolica canadese ha pubblicato una lettera aperta in cui si oppone alle modifiche. Il cardinale Frank Leo, arcivescovo metropolita di Toronto, ha esortato i senatori a riconsiderare la questione, riconoscendo la necessità di combattere l'odio e la violenza reali, ma sottolineando al contempo l'importanza di garantire una significativa tutela della libertà di espressione religiosa.

La reazione negativa del pubblico si intensifica.

L'opposizione è cresciuta a livello nazionale. I manifestanti si sono radunati davanti agli uffici dei parlamentari liberali, tra cui quello del Primo Ministro Mark Carney, denunciando il disegno di legge come un attacco alle libertà fondamentali.

La premier dell'Alberta, Danielle Smith, ha pubblicamente messo in guardia contro qualsiasi futuro "monitoraggio" delle funzioni religiose nella sua provincia. Anche i senatori hanno respinto un controverso emendamento che avrebbe criminalizzato il cosiddetto "negazionismo delle scuole residenziali", un altro punto critico nei dibattiti sulla libertà di parola e sull'interpretazione storica.

Una prova per l'anima del Canada

I sostenitori del disegno di legge C-9 lo presentano come un aggiornamento necessario per contrastare l'aumento dei crimini d'odio e proteggere le comunità vulnerabili, anche attraverso nuove norme relative ai simboli e all'accesso ai luoghi di culto. I critici, al contrario, sostengono che il disegno di legge sbilanci l'ago della bilancia a favore del controllo statale sulla libertà di coscienza, erodendo proprio quel pluralismo che il Canada afferma di promuovere. Con il disegno di legge che torna alla Camera dei Comuni, gli oppositori promettono di continuare a battersi per il ripristino delle esenzioni per motivi religiosi.

Per molti credenti, non si tratta solo di tecnicismi legali: è un momento cruciale per stabilire se il Canada rimarrà una società libera in cui i cittadini possono vivere e professare apertamente la propria fede, oppure una società in cui citare la Bibbia rischia di attirare l'attenzione delle autorità.

La spinta globalista a ridefinire "odio" come qualsiasi cosa metta in discussione l'ortodossia progressista continua. I canadesi che apprezzano la libertà osservano attentamente. La lotta per la libertà di parola e la libertà religiosa è tutt'altro che conclusa.

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