Chris Barlati
Quanto costa dire la verità? Se la guerra è inganno, e viene intrapresa solo come male necessario o come investimento in vista di un sicuro guadagno futuro, allora – sempre che chi la decide abbia un minimo di sale in zucca – sorge spontanea una domanda: quante menzogne occorre tessere per raggiungere il fine desiderato? Da questa prima domanda se ne dipanano altre, tutt’altro che secondarie, specialmente in un mondo come il nostro, dove la guerra è ormai lo strumento prediletto da attori privati e non statali, capaci di manovrare a piacimento politici, giudici e istituzioni. Sono loro a scrivere e approvare leggi, a insabbiare indagini, a chiudere la bocca a chi osa svelare i loro piani.
E così, i celebri slogan di "1984" appaiono oggi più attuali che mai, e si allineano perfettamente con i precetti dell’Arte della guerra di Sun Tzu:
La guerra è pace. La libertà è schiavitù. L'ignoranza è forza.
Fortunatamente – si fa per dire – la guerra è un'arte; e chi più è abile, meglio la pratica. Ma esistono anche critici d'arte, così come critici della guerra: persone che la studiano, la comprendono e sanno leggere tra le righe degli sviluppi storici, anticipando gli eventi e mettendo in guardia sugli scenari futuri. Ed è proprio qui, nell'attuale ''futuro'' (consentitemi il gioco di parole), che la guerra si complica e perde ogni parvenza d'onore – perché, come si sa, in amore e in guerra tutto è concesso.
E più la guerra si specializza, di concerto con il fattore tecnologico, più diventa necessario elaborare nuovi metodi e strategie, rendendo l'inganno complesso e, al tempo stesso, intelligibile agli occhi del nemico.
Orwell e Huxley insegnano bene quanto controllo e manipolazione siano fondamentali nella preparazione di ogni conflitto. E, a parte il Vietnam – che pure vide l'applicazione della strategia del Chaos e l'immissione di droghe nel mondo per sterilizzare le rivolte studentesche – non vi è stato conflitto che non abbia raggiunto i risultati prefissati, al di là della banale retorica accademica.
Il diritto internazionale, ormai, conta ben poco, praticamente spazzato via dalle follie di Donald Trump, o meglio dai pedofili sionisti internazionali delle Big Tech e della Silicon Valley (Trump, demente senile e fuori dal mondo, non ha alcun potere).
È sempre qui che riaffiorano le solite strategie del sionismo, la consueta politica della guerra anglo-statunitense e le immancabili campagne di menzogne sistematiche: si taccia di hacker o di spie i giornalisti, facendo passare per russi coloro che russi non sono; di terroristi i pacifisti; di traditori della "patria" le donne ucraine che hanno avuto il coraggio di denunciare la tossicodipendenza e la follia di Zelensky — siano esse giornaliste o ex collaboratrici —; e di suicidi gli omicidi maldestramente inscenati.
La verità si scontra con la menzogna preconfezionata dal sistema di potere dominante; l'ignoranza diventa l'unica ragion d'essere delle masse, offuscate dalla manipolazione mentale psicomilitare; la corruzione si trasforma in un obiettivo da perseguire, in un discriminante positivo che separa lo «sfigato», il plebeo morto di fame, dal membro della classe dirigente – e, in fondo, il vivo dal morto.
Quindi, se la guerra è inganno, e l'inganno ha un costo ben preciso – necessariamente inferiore al ricavo futuro atteso – allora anche la verità ha un prezzo, e potenzialmente alto, per il pericolo che porta con sé. E se in guerra tutto è concesso, e il mantenimento del conflitto è fonte di guadagno per una ristretta cerchia di detentori del potere, si comprende come il pericolo della verità cresca in proporzione all'opacità del sistema: dove monopolio e discrezionalità regnano sovrani e la trasparenza è debole, la verità diventa una minaccia per chi trae profitto dall'inganno.
Con il passare del tempo e l'accumularsi della corruzione, quel pericolo non fa che aumentare. Più si allungano i tempi e più la corruzione si radica, più il costo della guerra si gonfia e, di riflesso, la verità si trasforma in un ostacolo sempre più ingombrante. Ne consegue che, all'aumentare di entrambi i fattori, cresce l'imperativo di soffocare e reprimere la verità – a meno di non voler correre il rischio, sul medio-lungo periodo, di far vacillare l'intero impianto su cui si regge il sistema.
Come si costruisce un casus belli
Il 2 settembre 2026, i ministri tedeschi Alexander Dobrindt (Interni) e Johann Wadephul (Esteri) convocano una conferenza stampa. Durata: cinque minuti. Nessuna domanda. L'accusa è gravissima: la Russia avrebbe tentato un attentato con un drone carico di esplosivo all'aeroporto di Lipsia/Halle. Bersaglio: un aereo cargo ucraino. Ma qualcosa non torna.
Stephen Bryen, già fondatore dell'agenzia anti-spionaggio tecnologico del Pentagono (Defense Technology Security Administration), lo dice senza mezzi termini: «Troppe cose non tornano». Il drone non è esploso. Un uomo lo ha preso a calci. I sospettati sono due: uno con passaporto russo, uno con passaporto lettone. Entrambi latitanti le cui storie si incrociano in Lituania (sembrerebbe). Le tracce di DNA, stando ai piu' accaniti accusatori, appartengono a un «agente sacrificabile» già noto per precedenti reati: non esattamente il profilo di un'operazione di intelligence di alto livello (e poi, perche' hanno il loro DNA nella basa di dati?). Testimoni parlano addirittura di un giocattolo rotto.
Bryen osserva:
«Se i russi stessero usando le proprie risorse di intelligence per attaccare un aeroporto tedesco con un drone, adotterebbero tutte le misure necessarie per renderne difficile l'identificazione. Il modo più semplice è prendere un drone ucraino catturato e riciclarlo». E ancora: «I droni russi contengono decine di componenti occidentali. I tedeschi non hanno individuato alcun componente russo noto».
C'è poi la questione tecnica:
«Perché il drone non è esploso quando ha toccato terra? Se si trattava di un drone FPV, l'operatore avrebbe dovuto farlo volare direttamente contro l'aereo parcheggiato. Se sono capaci di colpire carri armati in movimento in Ucraina con droni FPV, possono colpire un grosso aereo fermo. Evidentemente lo scenario che ci viene presentato non ha senso».
L'operazione, data la sua natura, dovrebbe essere affidata a un «professionale» e di «elevata competenza tecnica», ma l'esecuzione finale, stando alle accuse campate in aria dalle autorita' tedesche, e' stata attribuita ad «agenti di basso livello», probabilmente dilettanti, nel peggiore dei casi reclutati online. Per Bryen, tutto questo, è una palese contraddizione:
«Non esistono praticamente prove del fatto che i russi utilizzino personale non addestrato, nemmeno per garantirsi una negabilità plausibile. Il loro modus operandi consiste nell'esfiltrare gli agenti prima che possano essere catturati. Qualsiasi servizio di intelligence che si avvale di dilettanti si assume rischi inutili e agisce in modo non professionale».
La stampa tedesca e internazionale reagisce come un sol uomo: «Russia colpevole, lo dice la Germania». Solo il Berliner Zeitung osa chiedere:
«Quando vedremo le prove della colpevolezza della Russia, signor Merz?».
La domanda è scomoda perché il cancelliere tedesco Friedrich Merz è in caduta libera: al minimo storico, con il ministro della Difesa Boris Pistorius che e' arrivato a chiedere di mettere al bando l'AfD. Il caso Lipsia, quindi, cade a fagiolo per Merz e per Zelensky, che reclama piu' soldi e piu' tempo per rimanere al potere (vendere le sue ville milionarie, che possiede in Italia, no?).
Il meccanismo è chiaro: si costruisce il nemico, si alimenta la paura, si giustifica l'escalation. La guerra diventa l'unica risposta possibile.
Il 28 maggio 2026, il Wall Street Journal rivela che l'amministrazione Trump è in trattative per finanziare diverse aziende produttrici di droni attraverso l'Office of Strategic Capital del Pentagono, con accordi che potrebbero includere sia debito che partecipazioni azionarie, dando al governo americano una quota di proprietà in queste società. L'iniziativa si allinea con gli obiettivi del programma "Drone Dominance", un piano da 1,1 miliardi di dollari per costruire un arsenale di circa 300.000 droni d'attacco a basso costo entro la fine del 2027.
Il Dipartimento della Difesa, guidato da Pete Hegseth, aveva già istituito nell'agosto 2025 la Joint Interagency Task Force 401 (JIATF 401) per accelerare la preparazione delle forze armate contro le minacce dei droni ostili.
Le azioni delle aziende di droni schizzano verso l'alto. Unusual Machines chiude in rialzo del 57% (con punte del 65% intraday), la più alta del settore. Red Cat Holdings guadagna il 32,61%, AeroVironment il 18%, Ondas Holdings il 22,69% e AIRO Group il 21,95%.
Ma la vera vincitrice è Unusual Machines. Il suo consiglio di amministrazione consultivo comprende Donald Trump Jr., che è anche azionista della società. La presenza del figlio del presidente offre una spinta ulteriore agli affari dell'azienda, che si trova nella rosa delle probabili beneficiarie dell'accordo.
Il "capitalismo personalista" di Trump 2.0 è un nuovo paradigma strategico. E i droni sono la frontiera. Ma c'è un problema: la capacità produttiva non coincide con la capacità finanziaria. Anche disponendo delle risorse, occorrono anni per ampliare le linee produttive, assicurarsi componenti e ricostituire le scorte. Nel 2025, gli Stati Uniti hanno prodotto circa 100.000 droni, mentre l'Ucraina ne ha prodotti circa 4 milioni.
Il caso dei Patriot è emblematico: la scarsità di intercettori rappresenta un problema centrale per la difesa ucraina. Il paradosso è evidente: l'Europa aumenta la spesa militare per prepararsi a una guerra con la Russia mentre deve contemporaneamente finanziare una guerra già in corso. Il risultato è una competizione interna per risorse pubbliche sempre più scarse, e che alimenta unicamente la speculazione delle poche imprese militari che hanno finanziato - e finanziano - le campagne dei politici guerrafondai. La connessione è evidente.
Intanto l'Ucraina ha un buco di 27 miliardi di dollari nel finanziamento della difesa. Zelensky ha ammesso il 20 agosto 2026 che la carenza di fondi è diventata una sfida importante, con il solo bilancio della difesa che affronta un deficit di 27 miliardi. La richiesta ha avuto un effetto "bomba" in Europa, che ora chiede spiegazioni su come sia stato generato questo buco. Aumentano i soldi inviati, e anche la corruzione (1).
Mykhailo Fedorov, 35 anni, rappresenta l'archetipo del nuovo "manager della guerra tecnologica". Ministro per la Trasformazione Digitale dal 2019 al 2026, è stato nominato Ministro della Difesa nel gennaio 2026, incarico che ha mantenuto per soli sette mesi prima di essere destituito il 15 luglio 2026.
La sua carriera politica è stata caratterizzata da una spinta costante verso l'integrazione delle tecnologie digitali nel conflitto, promuovendo l'uso massiccio di droni, intelligenza artificiale e sistemi di guerra elettronica – tutte statunitensi.
La destituzione di Fedorov ha scatenato proteste di piazza a Kiev che, più di un mese dopo, continuano. I manifestanti accusano il governo di Zelensky di corruzione e di una "crisi sistemica di governance", utilizzando le stesse parole che Fedorov aveva pronunciato in un video pubblicato su YouTube il 19 agosto 2026.
In quel messaggio di oltre nove minuti, l'ex ministro ha chiesto la convocazione di elezioni nonostante la legge marziale, sostenendo che «la democrazia non può essere tenuta in ostaggio dalla Russia» e che «è necessario trovare un meccanismo legale, sicuro e realistico che permetta all'Ucraina di ripristinare un processo democratico a tutti gli effetti anche in caso di guerra prolungata».
Ha delineato tre grandi sfide: il voto dei militari al fronte, quello dei cittadini in zona di combattimento e quello dei circa 10 milioni di rifugiati e sfollati. La legge marziale, imposta dal febbraio 2022, è stata rinnovata dal Parlamento ucraino fino al 31 ottobre e proibisce la celebrazione di elezioni. Il mandato di Zelensky, scaduto nel maggio 2024, è stato prorogato fino alla fine del periodo di eccezione.
Nel video, Fedorov ha denunciato la corruzione, mostrando la foto di Andrii Yermak, ex braccio destro di Zelensky allontanato per corruzione a novembre, e ha dichiarato: «Le persone non possono vivere indefinitamente in uno stato in cui non capiscono perché si prendono certe decisioni. Abbiamo una crisi sistemica di governance» (2).
Ha aggiunto: «In tempo di guerra, il denaro rubato significa un drone che non viene comprato, munizioni che non arrivano al fronte, un sistema elettronico che non viene installato, un veicolo che non evacua un ferito, la nostra capacità di sopravvivere e vincere».
Nello stesso giorno, un'operazione anticorruzione ha coinvolto il deputato Vadym Stolar e la vice capo dell'Ufficio del Presidente Iryna Mudra, che Zelensky ha subito destituito.
Il nuovo ministro della Difesa, Yevhen Khmara, ex alto cargo dei servizi di intelligence, è stato nominato da Zelensky e ratificato dal Parlamento dove il partito del presidente ha maggioranza (3).
Il fondo sovranazionale per prolungare la guerra
L'intervista rilasciata da Fedorov al Financial Times (4) sulla fine di agosto 2026 ha rivelato un aspetto inquietante del suo progetto: la volontà di creare un Fondo sovranazionale tecnico-militare per prolungare la guerra contro la Russia di almeno altri due o tre anni. L'obiettivo dichiarato è quello di garantire un significativo ritorno finanziario agli investitori, durante il quale le startup militari ucraine potranno essere finanziate, testate e capitalizzate.
Il fondo avrà bisogno del sostegno finanziario di Stati Uniti, NATO e UE.
Come ha osservato l'analista Nikita Volkovic su Ukraina.ru,
il piano di Fedorov trasforma il fronte di guerra in un gigantesco laboratorio di prova, dove le tecnologie vengono testate in condizioni operative reali.
«Fedorov parla di questi due, tre anni di guerra con la Russia da vero e proprio uomo d'affari. Tre anni di guerra, infatti, sono il minimo temporale necessario per assicurarsi un significativo ritorno finanziario dall'iniziativa, durante il quale gli investitori occidentali avranno il tempo di finanziare, testare e capitalizzare su una intera costellazione di startup militari».
«Se le ostilità finissero domani, l'attrattore del nuovo progetto di Fedorov per gli investimenti svanirebbe all'istante, le valutazioni delle startup crollerebbero in un baleno e gli analisti dei capitali di rischio registrerebbero solo perdite nette».
I tre settori prioritari individuati da Fedorov sono:
1. Robotica terrestre e torrette a controllo remoto per ridurre al minimo la presenza umana in prima linea;
2. Droni intercettori a reazione ad alta velocità, oltre 450 km/h, capaci di distruggere i droni pesanti d'attacco nemici;
3. Missili a basso costo con sistemi di guida ottica e intelligenza artificiale, in grado di penetrare zone di guerra elettronica senza GPS.
Prototipi di intercettori a reazione sono già in fase di collaudo nei cieli ucraini, e il progetto necessita ora di capitali americani e occidentali per essere ampliato.
Secondo l'analista Zakhar Vinegrad, il disegno di Fedorov è «estendere lo scontro est-ovest, ampliandolo nel tempo ed allargandolo ad altri teatri di scontro. A tutto vantaggio, sempre, dell'industria militare e dei suoi maxi profitti, una volta terminata la fase guerreggiante in Ucraina».
PALANTIR "È" LA POLITICA DELLA GUERRA
Al centro del sistema descritto da diverse inchieste si trova Palantir, il colosso tecnologico fondato da Peter Thiel e guidato da Alex Karp. L'azienda, che fornisce software (sistemi operativi) di analisi dati e intelligenza artificiale a più di sei agenzie governative ucraine, è considerata da molti osservatori il vero ministero della Difesa ucraino. I suoi sistemi vengono utilizzati per gestire il campo di battaglia, coordinare le operazioni e individuare i bersagli.
Il rapporto tra Fedorov e Palantir dura da circa cinque anni, fin dall'inizio della guerra su larga scala. Fedorov ha lavorato a stretto contatto con Karp per integrare le tecnologie Palantir nelle operazioni militari ucraine, in particolare attraverso il progetto Brave1 Dataroom, un ambiente sicuro per addestrare modelli di intelligenza artificiale sui dati raccolti in combattimento.
Il 1° settembre 2026, Fedorov e Karp hanno annunciato la nascita di una nuova società di tecnologie militari, con sede a Washington, nella sede di Palantir. L'azienda, il cui nome e struttura non sono ancora stati resi noti, avrà Karp come primo grande investitore.
Secondo Karp, «cambierà il mondo», mentre Fedorov, in un comunicato stampa ripreso da
The Kyiv Independent, ha dichiarato:
«Il nostro team ha acquisito un'esperienza unica lavorando con le tecnologie di difesa in Ucraina e constatando in prima persona come la tecnologia stia trasformando la guerra moderna. Ora vogliamo utilizzare questa esperienza per sviluppare tecnologie che rafforzino l'Ucraina, aiutino i nostri alleati e, in definitiva, rendano il mondo più sicuro».
Il laboratorio a cielo aperto
Il progetto Brave1 Dataroom e' un ambiente definito ''sicuro'' per addestrare modelli di intelligenza artificiale per scopi militari, al quale partecipano il ministero della Trasformazione digitale, l'esercito, l'Istituto di ricerca dell'intelligence militare e Palantir. Fedorov ha indicato come priorità del progetto «la rilevazione e l'intercettazione autonoma delle minacce aeree».
Secondo il modello già studiato da Fedorov, le startup ricevono enormi quantità di registrazioni video giornaliere di attacchi reali, registri di contromisure elettroniche e statistiche sulle vittime, e in cambio creano algoritmi che vengono brevettati e venduti a società occidentali. Vite umane in cambio di calcoli statistici.
Dal 2024, Brave1 ha assegnato più di 40 sovvenzioni a 100 aziende impegnate nella realizzazione di droni intercettori. Di cui, più di 30 società utilizzano Brave1 Dataroom per testare, validare e addestrare oltre 50 modelli di IA per l'intercettazione di bersagli aerei.
Il programma europeo EU4UA Defence Tech ha sostenuto 12 tecnologie sviluppate da startup ucraine, candidate a ricevere fino a 150 mila euro per sviluppare sistemi tra i quali droni intercettori capaci di volare a oltre 450 km/h (5).
Il programma UNITE – Brave NATO
Il programma UNITE – Brave NATO rappresenta l'esempio più significativo della collaborazione tra l'industria bellica occidentale e l'Ucraina. L'iniziativa, lanciata dalla NATO in collaborazione con Kiev, è un grosso programma congiunto sull'asse NATO-Ucraina per produrre armamenti innovativi soprattutto nel campo dei droni, con sistemi di offesa con droni e sistemi di difesa anti-droni.
Il meccanismo prevede che un'azienda di un paese NATO e un'azienda ucraina presentino insieme un progetto e, se viene selezionato, ricevano finanziamenti e testino la tecnologia direttamente sul campo di battaglia. Come hanno osservato gli analisti, il meccanismo permette di «prendere due piccioni con una fava: fornire un sostegno sempre più massiccio ai sistemi di difesa/attacco delle forze armate di Kiev e al tempo stesso trasferire il know-how così maturato sul campo (di battaglia) alle aziende che hanno sede dei paesi dell'alleanza atlantica».
Il menù del programma include sistemi avanzati anti-Shahed, supporti elettromagnetici per Sigint, nuove tecnologie elettromagnetiche. Tra le aziende dei paesi NATO potenzialmente interessate figurano 11 aziende italiane, tra cui Leonardo, Thales Alenia Space, Beretta, GmSpazio e Progetti Italiani Speciali.
Una sperimentazione sul campo, quindi, che converte i morti in errori per correzioni tecnologiche e la guerra in un affare. Piu' dura la guerra, piu' morti, migliore sara' il prodotto offerto e venduto (6).
LA TELA DI LEONARDO
Il 20 luglio 2021, sette mesi prima dell'inizio delle ostilità in Ucraina, viene lanciata Med-Or, la fondazione di Leonardo (ex Finmeccanica). Presidente: Marco Minniti, ex ministro dell'Interno del governo Gentiloni, ex delegato ai servizi segreti nei governi Letta e Renzi. Minniti scrive: «La Fondazione nasce con obiettivi molto ambiziosi e con una spiccata vocazione al servizio degli interessi nazionali, ai quali, come sa, ho dedicato larga parte della mia vita».
Questo intricato intramato, che si lega al colosso Leonardo, viene anche definito ''clan De Gennaro-Violante'' (o ditta), figure non da meno nella contraddittoria ''sinistra post-comunista atlantica'' (spie, venduti o fulminati sulla via di Damasco?) e nel mondo d'intelligence legato, a doppio filo, all'atlantismo, alla CIA e all'FBI (7).
L'Italia gioca un ruolo significativo in questo sistema. Il ministro della Difesa Guido Crosetto, che prima di entrare in politica è stato per anni presidente di AIAD, la Federazione delle Aziende Italiane per l'Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza, ha nominato Fedorov suo "advisor" per l'innovazione militare, con un incarico a titolo gratuito.
In una nota, il ministero ha indicato che durante l'incontro si è parlato di droni, sistemi unmanned (senza guida umana) e difesa aerea.
La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha commentato la nomina con parole taglienti: «L'innovazione in Italia sarà gestita da un uomo che in un'intervista ha riconosciuto l'inefficacia del suo dipartimento, dichiarando che l'efficienza del sistema statale ucraino è pari al 5 per cento». E ha aggiunto: «Tutta la vicenda è un esempio lampante di come i 'manager' di Kiev trasformano le sconfitte militari in contratti internazionali personali».
Leonardo Ukraine
Leonardo, la più grande azienda militare italiana, ha aperto una sua filiale a Kiev, Leonardo Ukraine, registrata il 20 maggio 2026. La società collabora con Brave1 e, indirettamente, con Palantir per la produzione di droni, tecnologie elettroniche e sistemi di guida autonoma.
Parallelamente, Leonardo continua a fornire armi a Israele, nonostante le dichiarazioni del governo Meloni del 15 ottobre 2024 che promettevano la sospensione delle forniture.
Leonardo è la seconda azienda di difesa dell'Unione Europea dopo Thales e la terza in Europa geografica, superata da BAE Systems (del Regno Unito). Negli ultimi cinque anni (2021-2025) i ricavi sono cresciuti da 14,1 a 19,5 miliardi di euro, con un'accelerazione dal 2024 trainata dal riarmo europeo, nuovi ordini per 23,8 miliardi nel solo 2025 e un portafoglio ordini di 46 miliardi che garantisce 2,4 anni di copertura produttiva. Per il 2026, le cose non fanno che migliorare. Il piano industriale al 2030 punta a 30 miliardi di ricavi, con un cambio di paradigma dalla "Difesa Tradizionale" alla "Sicurezza Globale" integrata e multidominio: cybersecurity, supercalcolo, intelligenza artificiale e dati costituiscono la "spina dorsale" della futura traiettoria del gruppo. Leonardo punta così a consolidarsi come attore chiave europeo nella cybersecurity e come player globale della sicurezza, in un mercato del "cybercrime" che le proiezioni indicano in crescita da 1 trilione di dollari l'anno nel 2020 a 1 trilione al mese nel 2030.
I paesi (o meglio, i loro gruppi di interesse) con la maggiore e delirante retorica antirussa sono quelli che piu' ci guadagnano dal conflitto, e che prevedono un'espansione enorme del mercato da qui a 4 anni.
A pensar male si fa peccato, ma si indovina quasi sempre (8).
La ricostruzione come business
La ricostruzione dell'Ucraina, che dovrebbe prendere il via alla fine del conflitto, è già diventata un
terreno di opportunità economiche. L'Italia si sta muovendo con iniziative concrete. A Odessa è stato aperto un consolato onorario italiano, il primo dal secondo dopoguerra, e la Farnesina ha siglato un accordo per il restauro, con fondi italiani, degli edifici storici danneggiati dai bombardamenti russi. Sul fronte logistico, Ferrovie dello Stato guida un consorzio di una quindicina di imprese, tra cui il Gruppo Cosulich e il tedesco HHLA, per realizzare un "porto secco" a Horonda, nell'Ucraina occidentale vicino al confine ungherese, con l'obiettivo di creare un corridoio verso i porti di Trieste e Venezia. L'Autorità Portuale di Trieste ha sottolineato l'importanza di un collegamento terrestre tra Ucraina e Italia passando per la Slovacchia. Quanto a Fincantieri, il maggiore gruppo cantieristico europeo, starebbe valutando l'acquisizione di cantieri navali nella regione di Odessa, attratta dalla manodopera qualificata e a basso costo, un modello già sperimentato nel cantiere romeno di Tulcea, dove lavorano circa 4.500 persone. A gennaio 2025, Fincantieri ha completato l'acquisto di UAS Underwater Business da Leonardo, rafforzando la propria capacità di proteggere le infrastrutture portuali da sottomarini, droni navali e siluri.
LA GUERRA NON CAMBIA, MAI
Nell'agosto 2026, il generale di brigata Michael Rose, comandante dello Special Operations Command Pacific (SOCPAC), tiene un
discorso alle Hawaii:
«Se un avversario ritiene che un confronto militare diretto con gli Stati Uniti possa probabilmente concludersi male per lui, questo non significa che la competizione scompaia. Al contrario, la nostra superiorità convenzionale può effettivamente aumentare l'incentivo per i nostri avversari a impiegare la guerra irregolare».
Il principale avversario teorico dell'America nel Pacifico è la Cina. Ma il ragionamento è lo stesso che si applica all'Europa: la guerra non sarà più convenzionale. Il modello ucraino (droni, AI, sorveglianza, narrazioni) diventa il paradigma globale.
Rose parla di «campagne autonome», di «reti distribuite», di «ecosistemi alleati e partner». La domanda da porsi non è quanti sistemi autonomi potrebbero servire per vincere una futura guerra, ma in quale modo queste tecnologie possano contribuire a plasmare la competizione già in corso.
Il tenente generale dei Marines George Rowell, vicecomandante dell'Indo-Pacific Command, sintetizza: «L'assoluto predominio dell'informazione nella superiorità decisionale. Chiunque riesca a osservare, orientarsi, decidere, agire e apprendere più rapidamente dell'avversario, certamente vincerà».
La guerra, insomma, diventa un sistema permanente che si basa sui dati informatici. Si combatte ovunque: nel cyber, nello spettro elettromagnetico, nello spazio, nell'informazione. E si combatte sempre. Blackout, manipolazione della realta', false flag sono e saranno le nuovi armi del futuro.
CONCLUSIONE
La guerra in Ucraina non è un incidente. È un sistema programmato da pochissimi attori privati che si auto-alimenta.
Gli Stati Uniti, e i suoi principali investitori esteri, solo coloro che - unicamente - ci guadagnano: le azioni che volano, Palantir che costruisce la sorveglianza di massa globale, Anduril che sviluppa armi autonome, Donald Trump, presidente statunitense, che si arricchisce, Fedorov che lancia una nuova società a Washington con Karp come primo investitore.
L'Europa ci perde, come sempre: si indebita, si riarma, ma perde il controllo strategico nell'ambito tecnologico e accademico. Le aziende italiane come Tekne finiscono in mani statunitensi. Leonardo tesse la tela, ma la tela è un sistema di potere che sfugge al controllo politico e che va a danno dei propri cittadini.
L'Italia era pronta da tempo: Minniti e Med-Or, già nel 2021, avevano costruito la rete di relazioni, la diplomazia parallela, la sorveglianza di massa, il collegamento con i Paesi del Golfo e con il Mossad. Sapevano che sarebbe scoppiata la guerra in Ucraina? Forse. Ma sapevano che il sistema sarebbe stato utile. E quando la guerra è scoppiata, l'Italia ha invitato Fedorov come consigliere, ha aperto Leonardo Ukraine, ha pianificato la ricostruzione di Odessa e Mykolaiv.
L'Ucraina è il laboratorio per una guerra di piu' vaste dimensioni. E le sue startup, i suoi soldati, i suoi dati, le sue vite vengono trasformati in algoritmi, in brevetti, in contratti. Fedorov stesso ha detto: «In tempo di guerra, il denaro rubato significa un drone che non viene comprato, munizioni che non arrivano al fronte». Ma il denaro rubato significa anche, per chi lo ruba, un ritorno finanziario garantito. E la verità, come scrive il nostro autore, si trasforma in un ostacolo sempre più ingombrante.
E intanto, le donne ucraine vengono sequestrate e obbligate a combattere (gia' da qualche anno). Non esiste l'Europa, esiste solo la carne da cannone ucraina.
Per segnalare fatti, eventi, circostanze, scrivere alla seguente email:
jk9lmbm1p@mozmail.com
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Fonti:
(1) https://unn.ua/en/news/trump-administration-in-talks-to-fund-american-drone-companies-wsj ; https://www.cnbc.com/2026/05/28/drone-stocks-unusual-machines-donald-trump-equity-stake.html ; https://www.nasdaq.com/articles/drone-stocks-soar-pentagon-considers-funding-including-trump-linked-name ; https://thewatch-journal.com/2025/09/24/hegseth-directs-u-s-army-to-form-anti-drone-task-force/ ; https://tass.com/world/2187493 ; https://hanetf.com/it/news-insights/defence-2-0-how-drones-and-cyber-are-reshaping-investments/ ; https://www.wsj.com/politics/national-security/trump-us-drone-company-funding-cadef1f7
(2) https://www.bbc.com/ukrainian/articles/c5ydmyr43m3o ; https://espreso.tv/suspilstvo-fedorov-koruptsiya-i-loyalnist-do-sistemi-zagrozhuyut-vizhivannyu-derzhavi-pid-chas-viyni#1
(3) https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/09/02/fedorov-palantir-societa-tecnologie-militari-notizie/8494744/ ; https://www.lastampa.it/esteri/2026/09/02/news/palantir_karp_fedorov_startup_droni_crosetto-15728183/ ; https://ekantipur.com/world/2026/08/20/en/former-defense-minister-calls-for-presidential-elections-in-ukraine-28-22.html ; https://ukraina.ru/20260831/esch-tri-goda-byvshiy-ministr-oborony-fdorov-shokiroval-ukraintsev-i-zapad-1082919654.html ; https://www.editorialedomani.it/idee/commenti/Meloni-governo-Crosetto-guerra-Ucraina-Thiel-Fedorov-rooa6e2z ; https://en.interaffairs.ru/article/the-italian-war-of-the-ukrainian-fedorov/
(4) https://ukraina.ru/20260831/esch-tri-goda-byvshiy-ministr-oborony-fdorov-shokiroval-ukraintsev-i-zapad-1082919654.html
(5) https://mod.gov.ua/en/news/eu-4-ua-defence-tech-launches-new-grant-round-for-uav-component-prototypes; https://dsei-gateway.com/en/news/uncrewed/brave1-announces-next-phase-of-eu4ua-defence-tech-programme/; https://uut.net.ua/en/interceptors-radar-systems-12-ukrainian-companies-to-receive-up-to-e150k-in-eu-funding/; https://dsei-gateway.com/en/news/budget-investment/brave1-selects-companies-for-defence-tech-funding/; https://www.ukrinform.ua/rubric-economy/4064916-es-profinansue-programu-dla-rozrobnikiv-dronivperehopluvaciv-ta-radiolokacijnih-sistem.html; https://gwaramedia.com/en/ukrainian-drone-component-developers-can-receive-grants-of-up-to-38000-under-eu4ua-defence-tech-program/
(6) NATO (ncia.nato.int) - Programma UNITE-Brave NATO, budget e settori tecnologici: https://www.ncia.nato.int/newsroom/news/ncia-supports-nato-and-ukraine-with-next-steps-for-unitebrave-innovation-programme ; Euronews (it.euronews.com) - Le 11 aziende italiane in gara, tra cui Leonardo, Thales Alenia Space, Beretta: https://it.euronews.com/my-europe/2026/08/21/droni-la-nato-testa-le-armi-del-futuro-in-ucraina-aziende-italiane-in-gara
(7) https://www.treccani.it/enciclopedia/marco-minniti/#1 ; https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2026/07/19/ditta-de-gennaro-premi-e-promozioni-aglimpuniti-del-g8-nessuno-dei-condannati-sospeso-o-radiato-prima-dellordine-dei-giudici-molti-sono-finiti-in-aziende-come-leonardo/8452688/ ; https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2026/01/21/cossiga-jr-de-gennaro-e-figliuolo-il-toto-nomi-per-leonardo-e-partito/8263398/ ; https://irpimedia.irpi.eu/sorveglianze-med-or-leonardo/#genesis-content
(8)https://finanza.repubblica.it/News/2026/03/12/leonardo_aggiorna_il_piano_ordini_cumulati_per_142_miliardi_di_euro_al_2030-7/ ; https://www.reportdifesa.it/leonardo-presentato-laggiornamento-del-piano-industriale-2026-2030-si-guarda-ad-un-maggiore-consolidamento-del-ruolo-di-player-high-tech-della-sicurezza-globale/ ; https://www.ilsole24ore.com/radiocor/nRC_12.03.2026_08.01_8610086 ; https://www.lanazione.it/la-spezia/cronaca/ordini-in-volata-il-2025-69de7778#1
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