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Iva Greene
Un'anomalia di forma rettangolare sul fondale oceanico vicino alla Papua Nuova Guinea ha dato adito a speculazioni sull'esistenza di una base aliena sotto il fondale marino.
Scott C. Waring, autoproclamatosi ricercatore di UFO, ha identificato la formazione analizzando i dati satellitari di Google Earth, descrivendola come un'enorme struttura artificiale lunga circa 16 chilometri e larga 6,4 chilometri. La scoperta è stata riportata questa settimana e da allora ha fatto il giro del web, diffondendosi su diverse piattaforme di notizie e social media.
Waring ha affermato che la simmetria e le dimensioni della formazione escludono processi geologici naturali, suggerendo invece che si tratti di una struttura artificiale di origine non umana. Ha stimato che la struttura potrebbe estendersi da 10 a 15 miglia sotto il fondale marino e ha ipotizzato che possa contenere diversi edifici di dimensioni paragonabili all'Empire State Building. Nessuna ricerca scientifica o osservazione subacquea diretta ha confermato queste affermazioni.
Struttura individuata sul fondale oceanico vicino alla Papua Nuova Guinea
L'anomalia si trova sul fondale marino vicino alla Papua Nuova Guinea, una regione già associata a segnalazioni di formazioni sottomarine anomale. Waring, che gestisce il blog ET Database, ha annunciato la scoperta questa settimana come parte di una serie di presunte scoperte derivate da immagini satellitari. Ha descritto la formazione come una "struttura megalitica" e ha sottolineato che le sue dimensioni, la sua forma e il suo isolamento indicano un'origine non naturale.
Secondo l'analisi di Waring, la geometria rettangolare della struttura è incompatibile con le caratteristiche geologiche sottomarine note, come montagne sottomarine, zone di subduzione o depositi sedimentari. Ha inoltre evidenziato l'apparente assenza di formazioni simili nel fondale marino circostante, il che, a suo dire, rafforza l'ipotesi di una costruzione artificiale. Le affermazioni si basano interamente sull'interpretazione di immagini satellitari, senza alcun campione fisico, scansione sonar o prova fotografica ottenuta dal sito.
Contesto delle denunce di anomalie sottomarine
La scoperta in Papua Nuova Guinea si inserisce in un quadro più ampio di affermazioni riguardanti strutture sommerse che ricercatori e appassionati dibattono da decenni. Nel 2007, Masaaki Kimura dell'Università delle Ryukyus descrisse una piramide monolitica a gradoni al largo della costa dell'isola di Yonaguni, in Giappone, che emergeva da una profondità di 25 metri. Kimura dichiarò al National Geographic che la struttura più grande "sembra una piramide complessa, monolitica e a gradoni", sebbene le indagini successive non abbiano chiarito se la formazione sia naturale o modificata dall'uomo [2].
Simili controversie hanno riguardato formazioni al largo delle coste di Cuba, India e Azzorre, dove i sostenitori indicano la regolarità geometrica come prova di civiltà perdute o attività extraterrestre, mentre i geologi tradizionali attribuiscono tali forme a naturali fratture ed erosione. La rivendicazione della Papua Nuova Guinea segue lo stesso schema: le immagini satellitari identificano una forma simmetrica e l'interpretazione ne determina il significato. Non è stata condotta alcuna indagine geologica sul sito e il fondale marino in quella regione rimane scarsamente mappato rispetto alle acque costiere delle nazioni industrializzate.
Il ruolo del telerilevamento e dell'interpretazione
I sistemi di mappatura del fondale marino basati su satellite, come quelli integrati in Google Earth, utilizzano dati altimetrici per dedurre la topografia del fondale oceanico. Questi metodi misurano le anomalie gravitazionali causate dalle variazioni di massa del fondale marino, che vengono poi elaborate in rappresentazioni visive. La risoluzione è in genere bassa, dell'ordine di diversi chilometri per pixel nelle regioni oceaniche profonde, il che significa che elementi di dimensioni inferiori a tale scala possono apparire come forme esagerate o distorte.
Questa limitazione tecnica crea le condizioni in cui l'interpretazione gioca un ruolo decisivo. Un oggetto lungo 16 chilometri e largo 6,4 chilometri sarebbe abbastanza grande da apparire in tali dati, ma i suoi bordi risulterebbero smussati e i dettagli interni non risolti. Le affermazioni di Waring riguardo a 20 edifici distinti, ciascuno delle dimensioni dell'Empire State Building, non possono essere verificate dalle immagini disponibili. Il processo di identificazione si basa su software di riconoscimento di pattern e sul giudizio umano, nessuno dei quali costituisce una conferma scientifica.
Standard di controllo scientifico e verifica
La comunità scientifica applica standard di prova che la rivendicazione della Papua Nuova Guinea attualmente non soddisfa. La verifica di una struttura sommersa richiede molteplici fonti di dati indipendenti: sonar a scansione laterale, profilazione del sottosuolo, ispezione visiva diretta tramite veicoli a comando remoto e campionamento geologico. Nessuna di queste attività è stata condotta o pubblicata per il luogo descritto da Waring.
L'affermazione manca anche del tipo di analisi contestuale tipica della geologia marina sottoposta a revisione paritaria. I ricercatori valutano le formazioni sottomarine in base all'attività tettonica nota, ai tassi di sedimentazione, alla storia vulcanica e ai modelli delle correnti oceaniche. Senza tale contesto, la sola forma non è sufficiente a distinguere una costruzione artificiale da una caratteristica naturale. I precedenti storici supportano questa cautela: diverse "rovine" sottomarine annunciate nei decenni passati sono state successivamente classificate come formazioni naturali dopo un esame più attento, comprese porzioni del sito di Yonaguni i cui strati rocciosi mostrano una giunzione verticale coerente con la fratturazione naturale [2].
Conclusione: Necessità di ulteriori indagini
L'affermazione rimane non verificata, in quanto non esistono ricerche sottoposte a revisione paritaria né osservazioni dirette che confermino la natura della struttura. Le prove presentate consistono in immagini satellitari interpretate da un singolo ricercatore, le cui conclusioni non sono state replicate da analisti indipendenti. Sebbene le dimensioni della formazione siano insolitamente regolari, i dati di altimetria satellitare possono produrre artefatti rettilinei a causa dei metodi di elaborazione e interpolazione dei dati.
Ulteriori indagini richiederebbero una spedizione oceanografica dedicata al sito, comprensiva di mappatura con sonar multibeam e documentazione visiva. Una spedizione di questo tipo sarebbe costosa e richiederebbe il coordinamento con istituzioni di ricerca internazionali. Fino a quando ciò non avverrà, la "struttura megalitica" vicino alla Papua Nuova Guinea rimane un'anomalia irrisolta, che suscita curiosità ma non avvalora conclusioni su basi aliene o ingegneria extraterrestre. La distinzione tra ciò che appare in un'immagine e ciò che esiste sul fondale marino è un divario che solo prove dirette possono colmare. Sulla base delle fonti disponibili, non sono riuscito a trovare citazioni di ricerca specifiche che confermino l'esistenza o l'origine della struttura.
Riferimenti
Daily Mail — Un'enorme "struttura megalitica" avvistata sul fondo dell'oceano alimenta le teorie su una base aliena.
Graham Hancock — Underworld: Le misteriose origini della civiltà
Infografica esplicativa
Un'anomalia di forma rettangolare sul fondale oceanico vicino alla Papua Nuova Guinea ha dato adito a speculazioni sull'esistenza di una base aliena sotto il fondale marino.
Scott C. Waring, autoproclamatosi ricercatore di UFO, ha identificato la formazione analizzando i dati satellitari di Google Earth, descrivendola come un'enorme struttura artificiale lunga circa 16 chilometri e larga 6,4 chilometri. La scoperta è stata riportata questa settimana e da allora ha fatto il giro del web, diffondendosi su diverse piattaforme di notizie e social media.
Waring ha affermato che la simmetria e le dimensioni della formazione escludono processi geologici naturali, suggerendo invece che si tratti di una struttura artificiale di origine non umana. Ha stimato che la struttura potrebbe estendersi da 10 a 15 miglia sotto il fondale marino e ha ipotizzato che possa contenere diversi edifici di dimensioni paragonabili all'Empire State Building. Nessuna ricerca scientifica o osservazione subacquea diretta ha confermato queste affermazioni.
Struttura individuata sul fondale oceanico vicino alla Papua Nuova Guinea
L'anomalia si trova sul fondale marino vicino alla Papua Nuova Guinea, una regione già associata a segnalazioni di formazioni sottomarine anomale. Waring, che gestisce il blog ET Database, ha annunciato la scoperta questa settimana come parte di una serie di presunte scoperte derivate da immagini satellitari. Ha descritto la formazione come una "struttura megalitica" e ha sottolineato che le sue dimensioni, la sua forma e il suo isolamento indicano un'origine non naturale.
Secondo l'analisi di Waring, la geometria rettangolare della struttura è incompatibile con le caratteristiche geologiche sottomarine note, come montagne sottomarine, zone di subduzione o depositi sedimentari. Ha inoltre evidenziato l'apparente assenza di formazioni simili nel fondale marino circostante, il che, a suo dire, rafforza l'ipotesi di una costruzione artificiale. Le affermazioni si basano interamente sull'interpretazione di immagini satellitari, senza alcun campione fisico, scansione sonar o prova fotografica ottenuta dal sito.
Contesto delle denunce di anomalie sottomarine
La scoperta in Papua Nuova Guinea si inserisce in un quadro più ampio di affermazioni riguardanti strutture sommerse che ricercatori e appassionati dibattono da decenni. Nel 2007, Masaaki Kimura dell'Università delle Ryukyus descrisse una piramide monolitica a gradoni al largo della costa dell'isola di Yonaguni, in Giappone, che emergeva da una profondità di 25 metri. Kimura dichiarò al National Geographic che la struttura più grande "sembra una piramide complessa, monolitica e a gradoni", sebbene le indagini successive non abbiano chiarito se la formazione sia naturale o modificata dall'uomo [2].
Simili controversie hanno riguardato formazioni al largo delle coste di Cuba, India e Azzorre, dove i sostenitori indicano la regolarità geometrica come prova di civiltà perdute o attività extraterrestre, mentre i geologi tradizionali attribuiscono tali forme a naturali fratture ed erosione. La rivendicazione della Papua Nuova Guinea segue lo stesso schema: le immagini satellitari identificano una forma simmetrica e l'interpretazione ne determina il significato. Non è stata condotta alcuna indagine geologica sul sito e il fondale marino in quella regione rimane scarsamente mappato rispetto alle acque costiere delle nazioni industrializzate.
Il ruolo del telerilevamento e dell'interpretazione
I sistemi di mappatura del fondale marino basati su satellite, come quelli integrati in Google Earth, utilizzano dati altimetrici per dedurre la topografia del fondale oceanico. Questi metodi misurano le anomalie gravitazionali causate dalle variazioni di massa del fondale marino, che vengono poi elaborate in rappresentazioni visive. La risoluzione è in genere bassa, dell'ordine di diversi chilometri per pixel nelle regioni oceaniche profonde, il che significa che elementi di dimensioni inferiori a tale scala possono apparire come forme esagerate o distorte.
Questa limitazione tecnica crea le condizioni in cui l'interpretazione gioca un ruolo decisivo. Un oggetto lungo 16 chilometri e largo 6,4 chilometri sarebbe abbastanza grande da apparire in tali dati, ma i suoi bordi risulterebbero smussati e i dettagli interni non risolti. Le affermazioni di Waring riguardo a 20 edifici distinti, ciascuno delle dimensioni dell'Empire State Building, non possono essere verificate dalle immagini disponibili. Il processo di identificazione si basa su software di riconoscimento di pattern e sul giudizio umano, nessuno dei quali costituisce una conferma scientifica.
Standard di controllo scientifico e verifica
La comunità scientifica applica standard di prova che la rivendicazione della Papua Nuova Guinea attualmente non soddisfa. La verifica di una struttura sommersa richiede molteplici fonti di dati indipendenti: sonar a scansione laterale, profilazione del sottosuolo, ispezione visiva diretta tramite veicoli a comando remoto e campionamento geologico. Nessuna di queste attività è stata condotta o pubblicata per il luogo descritto da Waring.
L'affermazione manca anche del tipo di analisi contestuale tipica della geologia marina sottoposta a revisione paritaria. I ricercatori valutano le formazioni sottomarine in base all'attività tettonica nota, ai tassi di sedimentazione, alla storia vulcanica e ai modelli delle correnti oceaniche. Senza tale contesto, la sola forma non è sufficiente a distinguere una costruzione artificiale da una caratteristica naturale. I precedenti storici supportano questa cautela: diverse "rovine" sottomarine annunciate nei decenni passati sono state successivamente classificate come formazioni naturali dopo un esame più attento, comprese porzioni del sito di Yonaguni i cui strati rocciosi mostrano una giunzione verticale coerente con la fratturazione naturale [2].
Conclusione: Necessità di ulteriori indagini
L'affermazione rimane non verificata, in quanto non esistono ricerche sottoposte a revisione paritaria né osservazioni dirette che confermino la natura della struttura. Le prove presentate consistono in immagini satellitari interpretate da un singolo ricercatore, le cui conclusioni non sono state replicate da analisti indipendenti. Sebbene le dimensioni della formazione siano insolitamente regolari, i dati di altimetria satellitare possono produrre artefatti rettilinei a causa dei metodi di elaborazione e interpolazione dei dati.
Ulteriori indagini richiederebbero una spedizione oceanografica dedicata al sito, comprensiva di mappatura con sonar multibeam e documentazione visiva. Una spedizione di questo tipo sarebbe costosa e richiederebbe il coordinamento con istituzioni di ricerca internazionali. Fino a quando ciò non avverrà, la "struttura megalitica" vicino alla Papua Nuova Guinea rimane un'anomalia irrisolta, che suscita curiosità ma non avvalora conclusioni su basi aliene o ingegneria extraterrestre. La distinzione tra ciò che appare in un'immagine e ciò che esiste sul fondale marino è un divario che solo prove dirette possono colmare. Sulla base delle fonti disponibili, non sono riuscito a trovare citazioni di ricerca specifiche che confermino l'esistenza o l'origine della struttura.
Riferimenti
Daily Mail — Un'enorme "struttura megalitica" avvistata sul fondo dell'oceano alimenta le teorie su una base aliena.
Graham Hancock — Underworld: Le misteriose origini della civiltà
Infografica esplicativa
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