In un regno lontano, questo potrebbe essere l’inizio del nostro pezzo, lo sarebbe di certo se scrivessimo di una storia di fantasia, di una di quelle storie in cui alla fine i “buoni” dalla foresta assaltano il palazzo e rovesciano l’odiato tiranno.
Ma il regno di cui parliamo, in cui si svolge la triste storia, non ha foreste e sembra non avere neanche speranza. Dalla sabbia e dalle rocce arroventate non si ergono null’altro che torri d’estrazione petrolifera, totem scheletrici innalzati da avidi e succubi devoti del Nulla, del vuoto. Quel vuoto che creano nella terra per tirare fuori la preziosa linfa della loro divinità. Bruciati dalla febbre dell’oro nero, che tutto copre e che da cent’anni e più ha reso ricchi pastori di capre ed eretici predicatori benedetti, superfluo dirlo, dal placet delle potenze occidentali Gran Bretagna in primis.
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