sabato 30 settembre 2023

INVASIONE? ...SAHEL PRIMA PARZIALE VITTORIA

Africa e libertà
Antonello Boassa
Il presidente Macron farà rientrare a giorni l'ambasciatore Sylvain Ittè ed entro il 2023 i 1.500 militari di stanza nel Paese. Ci vuole un certo tempo infatti prima che vengano sgombrati mezzi pesanti e sofisticati. Sarebbe ingenuo pensare che ciò sia dovuto alla semplice intransigenza dei militari nigerini e dei loro dirigenti. Macron ha dovuto arrendersi alle manifestazioni di massa davanti alle basi, in particolare davanti a quella situata presso l'aeroporto di Niamey. Il M 62, che si ispira politicamente a Thomas Sankara assassinato dai servizi segreti occidentali, ha avuto un ruolo determinante, lavorando in modo continuativo, collegando il problema della presenza straniera all'estrema povertà e al catenaccio finanziario (Franco africano CFA e prelievo nelle casse del Tesoro francese del 50% delle riserve di cambio della zona Franco). Favorendo perciò una crescita di consapevolezza di massa del problema coloniale e dell'impossibilità di una crescita reale ed armonica senza una reale sovranità ed indipendenza del Paese.

Macron ha subito il colpo, ha capito che, davanti ad un popolo che ha risposto con entusiasmo al golpe, una guerra, sia pure all'americana per procura tramite l'Ecowas, sarebbe andato incontro ad una disfatta. Tanto più che il Mali e il Burkina Faso sarebbero state pronte ad intervenire contro chiunque avesse avuto la pensata di aggredire il Niger. Ha reagito Macron certo con amarezza, piuttosto piccato, accusando il nuovo governo nigerino di non voler collaborare nella lotta contro i jihadisti, dando ad intendere che i militi francesi erano nella regione altruisticamente per proteggere il popolo dal terrorismo e non certo per ragioni di sfruttamento. Chi ci perderebbe da tale espulsione, secondo il Presidente, sarebbe solo il Niger che non potrebbe usufruire della potenza francese contro i Jihadisti (notoriamente armati e addestrati dalle potenze coloniali).

Un popolo in festa. Ma intanto non va dimenticato che la Francia, dopo aver perso in precedenza basi in Mali e i Burkina Faso, mantiene sempre un forte contingente in Ciad, dove alla morte di Idriss Deby è subentrato, nominato dai militari, il figlio Mahamat Idriss Deby. E non va dimenticata la presenza statunitense, oltre quella italiana, che non è voluta dalla popolazione e dal M62. Gli Statunitensi hanno già fatto alcune dichiarazioni in proposito, come al solito larvatamente minacciose. Si darà spazio alla diplomazia poi si vedrà perché dobbiamo dare la priorità alle nostre ragioni di sicurezza (che tradotto significa che se le cose si riscaldano troppo daremo fuoco alle polveri). Sebbene gli States dimentichino o comunque non abbiano acquisito che il tempo delle facili vittorie anche sui piccoli stati sta per finire con le dovute eccezioni (Nagorno Karabakh).

L’occidente ha una grande paura di perdere l’Africa sia sul piano degli investimenti sia sul piano dell’estrazione fraudolenta di minerali. L’Africa ha avuto, per parlare solo di questo settantennio, lotte di massa e grandi personalità come Sankara e Lumumba, ma la reazione è stata sempre di una ferocia inaudita. L’Algeria, per potersi liberare dei Francesi ha dovuto pagare un caro prezzo, con due milioni di morti. I Presidenti che hanno tentato di liberarsi dalla strettoia del debito sono stati regolarmente assassinati. Thomas Sankara che aveva denunciato il debito come nuova forma di colonialismo e che aveva proposto l’annullamento del debito per fuoruscire dalla povertà, è stato sbrigativamente eliminato. Gheddafi, pericolo supremo per il controllo dell’Africa, subirà un’aggressione mediatica e poi, con la sua morte, la distruzione di un Paese che appariva un modello sociale di riscatto. Ma L’Africa non è più sola. Nell’ultimo vertice Russia-Africa si sono predisposte misure di collaborazione alla pari tra la Russia e una gran parte del Continente (ricordo che dal primo febbraio 2024 Egitto e Etiopia entreranno ufficialmente nei BRICS). L’aiuto militare al Burkina Faso (presente Traorè a capo della giunta rivoluzionaria) è stato promesso dall’Orso euroasiatico. Il vice-ministro della Difesa russo è piombato nella capitale del Burkina per ribadire la volontà di collaborazione militare che prevede l’addestramento di ufficiali e piloti a Mosca. E, come già detto, il Burkina Faso, come anche il Mali sono pronti ad intervenire contro un’eventuale aggressione del Niger (“alleati” del Niger-ricordo- anche Guinea Bissau e Centrafrica).

Ma è sul debito e sul CFA che dovrà spostarsi l’attenzione degli economisti e degli intellettuali nigerini per quanto riguarda una risposta seria sulla crescita del Paese e sulla lotta contro la povertà estrema. Secondo il Fondo Monetario Internazionale tutta l’Africa e non solo la regione del Sahel “è sul filo del rasoio”. Bloomberg snocciola numeri preoccupanti. Di 636 miliardi di dollari sarebbero i prestiti a lungo termine nel decennio 2011-2021. Un debito che per molti economisti appare insostenibile. E lo è se non si interviene drasticamente sul piano politico. Infatti per le classi dirigenti africane, per l’élite, il regime attuale va confermato. La regolamentazione del CFA, la stabilità assicurata con l’aggancio all’euro (parità a tasso fisso) può favorire l’esportazione ma impedisce un intervento nella crescita con restrizione del credito interno. Macron può sfruttare in tal modo il parassitismo dell’élite dicendo apertamente che tocca agli africani esprimersi nel merito. Direi che spetta alle classi subalterne far saltare, ovviamente in modo graduale la regolamentazione del CFA e la cessazione del trasferimento del 50% delle valute di cambio nel Tesoro francese. Una moneta indipendente in uno stato sovrano che possa nell’interesse della popolazione operare senza diktat esterni. Non è cosa facile. Saranno necessari interminabili incontri per raggiungere accordi sufficienti che saranno possibili in una situazione di forza, per esempio, facendo parte dei BRICS e ricorrendo alla Nuova Banca di Sviluppo di Dilma Rousseff

Siamo solo agli inizi della guerra del sud globale…sul CFA sono stato troppo loganistico ma mi era richiesto dall’enorme problematica della questione del debito che affligge tutto il pianeta data l’irresponsabilità del sistema ordoliberista vigente. Per fare un solo esempio. Il Giappone ha un debito che è il doppio del suo PIL (lo può fare perché la moneta è la sua. L’Italia, senza una propria moneta, senza sovranità politica, non se lo può permettere)

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