L'Occidente un tempo era un giardino lussureggiante, ma ora l'erba non cresce più e tutto ciò che è stato piantato sta decadendo. Siamo consapevoli di vivere al crepuscolo di un paradiso storico?
"La storia non si ferma, continua a muoversi, e lo fa con una velocità sorprendente, soprattutto da quando Francis Fukuyama ne ha dichiarato la fine."
Le vicende umane vanno ben oltre i confini disciplinari stabiliti accademicamente. Di conseguenza, la specializzazione in un singolo campo del sapere può limitare gravemente la nostra comprensione della realtà umana. Al contrario, la capacità di muoversi oltre i confini che separano i compartimenti del sapere favorisce la comprensione delle dinamiche relazionali che in ultima analisi conferiscono significato strutturale a una data realtà umana. Questo, forse, è il vantaggio dell'antropologo, sociologo e storico Emmanuel Todd.
Seguendo senza esitazione il percorso tracciato da Todd, e con ampio margine di manovra, questo articolo intraprende una prima esplorazione delle profondità dell'Occidente, esaminando le crepe e le fessure che ne attraversano le fondamenta. Prima di farlo, tuttavia, è opportuno presentare il ricercatore che guida questa spedizione: chi è Emmanuel Todd?
Non abbiamo a che fare con l'ennesimo sedicente esperto di tutto, uno dei tanti esperti e commentatori con credenziali di giornalista, accademico o attivista, che diffondono spiegazioni di parte, narrazioni propagandistiche o semplificazioni egoistiche. Il suo rigore e la sua imparzialità sono ben lontani da quelli dei ferventi ideologi che scrivono notizie di politica internazionale sui giornali o in televisione. E, per quanto ne sappiamo, la sua ricerca non è sponsorizzata da quegli istituti, think tank o organizzazioni non governative che, quando non sono finanziati da mecenati miliardari, spesso sono solo un'altra copertura per i servizi segreti stranieri.
