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domenica 30 novembre 2025

L’inchiesta su Striano inguaia «Repubblica»: così cercava le fonti dei giornali «nemici»

Antonio Laudati (Ansa). Nel riquadro, Pasquale Striano
di Giacomo Amadori

Giuliano Foschini in chat si lagna col capo delle Fiamme gialle per i buchi presi. E ipotizza che ci sia lo zampino dell’odiato pm Antonio Laudati.

«Il metodo Repubblica», quello del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, lo ha già brillantemente sunteggiato nel 2018 un ex redattore dello stesso giornale, il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio: «Per loro le notizie non sono tutte uguali né si misurano dalla loro importanza. Ma dal loro colore, cioè dalla convenienza o sconvenienza per la Causa», che consiste nel sostenere «il partito o la corrente o il leader che in quel momento essi, o meglio i loro editori, hanno investito della sacra missione di governarci».

Ma adesso il foglio degli Elkann sembra avere abbassato le proprie pretese e dalle dieci domande di Giuseppe D’Avanzo e Carlo Bonini a Silvio Berlusconi si è ridotto a sussurrare all’investigatore di turno le presunte fonti degli altri giornali, dal Corriere della Sera al Domani alla Verità.

Il lavoro di confidente delle Fiamme gialle di uno degli inviati di punta di Repubblica, Giuliano Foschini, è stato svelato in Procura dall’ex comandante generale della Guardia di finanza Giuseppe Zafarana. Un rapporto, quello tra il cronista e i vertici delle Fiamme gialle, che deve essere rimasto assai stretto se si pensa che nel maggio scorso Foschini è stato scelto per l’unica intervista sulla carta stampata del successore di Zafarana, il generale Andrea De Gennaro, in occasione dell’anniversario della fondazione della Gdf.

Noi, nel 2022, avevamo già registrato una spericolata missione da «embedded» di Foschini, quando su mandato del conterraneo Massimo D’Alema, il cronista aveva provato a smontare l’inchiesta sulle armi da vendere alla Colombia, trasformando l’audio senza contraddittorio di uno dei coindagati di Baffino in un’articolata intervista difensiva.

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