martedì 13 gennaio 2026

VENEZUELA E IRAN. LA POLITICA DELLA "FORTEZZA AMERICA" E DELLA "NEGAZIONE" ULTIMA DISPERATA STRATEGIA USA PER CONSERVARE L'EGEMONIA GLOBALE

Antonello Boassa

"Il mondo sta valutando un attacco deliberato alla sicurezza energetica globale come un mezzo per far cadere l'Iran, indebolire la Russia e destabilizzare i BRICS" 1) Così Scott Ritter. Credo che nella frase sia stata estrapolato il Dragone perché è proprio la Cina l'obiettivo primario della strategia imperiale di nuovo conio. 


Che si badi bene non è di solo narcisismo, violenza brutale e repulsione dei più elementari diritti. E' anche un cambio di paradigma necessitato dall'essere evidente per gli statisti americani più avveduti che la Cina non solo è la prima potenza globale, ma anche quella che corre più velocemente. Che se l'Europa produce uno e gli States due, il Dragone produce tre per non dire quattro.

Venezuela, Iran, Nigeria sono nel mirino perché ricche di fonti energetiche che bisogna sottrare alla Cina in modo che rallenti il suo dinamismo e non faccia più ombra all'Impero declinante. Non guerra contro la Cina come era nei desiderata degli imperatori USA nel primo decennio del secolo, preventivato già nel secolo scorso alla fine del colosso sovietico, ma un ridimensionamento del suo strapotere competitivo, del suo vigore, della sua intraprendenza.

Il tentativo fallito in Iran si situa in un quadro più ampio di quello vagheggiato dall'orrendo Netanyahu. Così dicasi per il rapimento criminale del presidente del Venezuela e di sua moglie. Anche l'atto di pirateria compiuto contro una nave battente bandiera russa in acque internazionali si configura in una dimensione più ampia.

Naturalmente non è sufficiente intralciare le fonti energetiche. E' necessario che gli States riacquisiscano di nuovo la potenza industriale dei decenni precedenti e che anzi la incrementino. Quindi una politica di sostegno alle aziende made in USA, maggiore addestramento e soprattutto eliminare le spese che non servono alla nazione. Via dalle organizzazioni internazionali, basta con gli aiuti militari e con guerre che portano via denaro.
 
Europa e Australia si arrangino con le necessita della Difesa. Alleati sì ma con moderazione di spesa mentre potranno essere utili alla Fortezza America negli scambi commerciali e di Intelligence, negli apporti industriali e tecnologici. Ma non aspettino da noi il ruolo di "poliziotto globale". Non ce lo possiamo permettercelo più. 2) Le risorse della Nazione non sono infinite e devono invece essere rivolte all'incremento e all'espansione dell'economia, della finanza e della capacità di risposta e di attacco

Il cortile di casa va protetto perché serve, nello sfruttamento dei beni alimentari, minerali, energetici, a favorire la nostra ricchezza produttiva e tecnologica. Deve appartenere a noi. Quindi i leader locali non devono intessere relazioni con Paesi che non fanno parte del nostro emisfero. Paesi che non devono prelevare ciò che serve alla Fortezza America.

Gli interventi militari debbono essere calibrati e non risultare non necessari alla bandiera americana che deve riconquistare il Pacifico dove ora scorrazzano i navigli cinesi intenti ad espandere l'influenza dello stato cinese. La nostra presenza nel Pacifico deve mirare all'indebolimento della potenza cinese.
Questi gli obiettivi primari dell'Amministrazione statunitense che ha forse in Elbrige Colby, sottosegretario della Difesa per la Politica, la mente più innovativa.3) Sono obiettivi ambiziosi che credo non saranno assolutamente realizzati... Tra l'altro, molto ingenuo il disegno di separare i destini della Russia e della Cina 4)
 
NOTE
1) Scott Ritter " Resilienza iraniana" Scottritter. substack. com 12/1/26
2) Fabio Lugano "La mente sta dietro..." Scenari economici 12/1/26
3) Fabio Lugano ibidem
4) Non ho trattato sugli squallidi tentativi di rovesciamento politico del Venezuela e dell'Iran, mentre prosegue il feroce massacro della gente di Palestina, per poter dare in seguito uno spazio adeguato alla difficile situazione delle due nazioni aggredite da decenni, ma non domate

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