Il ritiro delle truppe statunitensi dalla Siria e l'invito del presidente Bashar al Assad a rafforzare la cooperazione tra Russia e Siria comprovano l'esistenza di una pressione invisibile, ma presente e che condiziona l'agire internazionale. Per avere una messa a fuoco dell'odierna situazione in Siria, abbiamo raccolto la testimonianza di Francesco Votta, coraggioso amante della verità, che ha deciso di visitare sia la Libia che il Libano ad inizio del nuovo anno.
E' la prima volta che vai in Siria?
Non è il mio primo viaggio in Siria, quest'anno. Ogni volta si passa regolarmente dal Libano dove ho molti amici libanesi e siriani. Alcuni dentro a partiti locali, e bada bene partiti differenti. Sono
anche fortunato perché i miei contatti in loco abbracciano tutte le religioni presenti, quindi ho una
buona panoramica. So Che già lo sai, ma lo ribadisco a beneficio di eventuali lettori meno
avvezzi: ciò che arriva qui "mediato" dal Mainstream è spesso propaganda, e anche di tipo
adolescenziale. Slogan e personaggi, dualismi e analisi fatte da occidentali liberal per occidentali
liberal, con un egocentrismo e un political correct che rendono tutto più che inutile, dannoso, a
lettore e ascoltatore.
-In Libia che situazione hai incontrato? Qual è il loro atteggiamento psicologico nei confronti di noi italiani?
L'argomento Medio Oriente è enorme, anche limitandosi a Siria e Libano. Quindi, sono obbligato
a spezzettare, ma sono tantissimi discorsi, locali e internazionali, religiosi e politici, psicologici e
culturali, che entrano nel tutto. In Siria ho amici e amiche e, seppur relativamente brevi rispetto a
altri, ho alcune delle mie migliori amicizie.
L'italiano è sempre ben visto, e tutti sono consapevoli che il comportamento politico degli ultimi
anni è dettato da una dipendenza da USA, UE e NATO. Nessuno ci accusa di nulla.
Per assurdo le realtà dove l'italiano non è amato in quanto tale sono proprio le realtà più ricche di salafiti e ribelli siriani. Non è un caso che tutti i giornalisti e volontari rapiti nell'area sono stati rapiti proprio da individui e gruppi legati a queste pseudo opposizioni armate, che gli occidentali
hanno appoggiato. Qualcuno evidentemente si aspettava di trovare caffè e biscotti invece di finire
rapito. Quello che è anche importante, e che è tra i miei progetti, è rilanciare il turismo in Siria.
-All'interno dello stato siriano quali sono le opinioni dei cittadini nei riguardi di Assad e dell'aiuto offerto dall'esercito russo?
Dobbiamo innanzitutto fare una precisazione. All'interno del territorio governativo c'è moltissima
gente che ha un'ottima opinione del presidente Assad e della moglie, ma non del resto del
cosiddetto Regime. Vedi, il cosiddetto Regime non è fatto di un uomo o di un clan, ma è un
sistema, e all'interno ci sono funzionari di alto e medio potere, e molti di loro non fanno nulla per
farsi amare. Anzi, tutt'altro. Ci sono problemi di elettricità, gas e benzina, quindi dì vita
quotidiana, e ovviamente sacrifici e lamentele. C'è corruzione, e questo è innegabile.
La Guerra ha reso chi era prepotente e avido, ancora più prepotente e avido. Ci Sono però figure
molto stimate, come l'ex ministro del turismo, diventato ora consigliere del presidente Assad,
oppure il comandante della guardia Repubblicana di Aleppo.
I Russi sono considerati salvatori. Tutti sanno che c'erano interessi in gioco e sanno che in primo
luogo è stato l'esercito siriano a sacrificarsi (260 mila caduti circa), ma sono consapevoli che
l'intervento russo ha cambiato le sorti del conflitto.
- Nel tuo viaggio hai visitato anche il Libano. Qual è la percezione sociale che hanno le persone comuni di Hezbollah e dell'appoggio dato all'esercito regolare siriano?
Riguardo a Hezbollah e alla mia percezione, ma soprattutto all'opinione dei libanesi, facciamo
sempre una premessa, e cioè che in tutto il mondo troverai persone con idee, background e
mentalità diverse. Quindi. non sì può mai parlare a nome di un intero popolo. Detto questo, ci
sono delle costanti nell'opinione e nelle testimonianze su Hezbollah, tanto in Libano quanto in
Siria: Hezbollah, oltre ad essere una formazione militare, che non ha nulla da invidiare a nessuno
sul piano della preparazione e delle capacità, è nota perché in Libano aiuta tramite ospedali e
progetti di ingegneria civile non solo la comunità sciita, ma chiunque chieda in buona fede aiuto.
In Siria sono stati la formazione sul campo che più si è distinta per correttezza verso i civili.
Ti racconto un particolare. Anni fa a Saddad, vicino a Al Quraytain ( luogo di un antico monastero
Cristiano raso al suolo da Isis), Hezbollah operò insieme alla brigata dello SSNP siriano. Ebbene,
dovendo reperire cibo per i propri uomini, essi addirittura lasciarono un biglietto con scritto
quanto avevano preso dalle abitazioni lasciate in fretta e furia dalla popolazione, in fuga da Isis, e
fecero presente a un comandante locale dello SSNP che voleva reperire dell'olio di oliva per
arricchire un piatto che la loro brigata stava consumando, che non doveva assolutamente chiedere
nulla più dello stretto necessario alla popolazione locale, già provata, ma, anzi, ringraziare a nome
dei suoi uomini.
Hezbollah non è una milizia di bravi alla don Rodrigo o un esercito settario, seppure la religione
sia un fatto importante, ma una formazione con uno spirito popolare e militare, cavalleresco , i cui
membri hanno un concetto di dignità e coraggio, oltre che di fede basilare.
- Oltre l'ISIS, quali fazioni oggi esistenti minacciano gli equilibri in Medioriente? E da chi sono finanziati, stando agli stessi siriani/libici, tali frange terroriste?
Inutile girarci intorno. Il Medio Oriente avrà sempre un problema legato alla creazione repentina e
imposta dello stato di Israele.
I profughi palestinesi sono arrivati nei decenni nei paesi di confine, quali Giordania, Libano e
Siria, portando, non solo i propri problemi personali, ma anche le proprie divisioni e i propri
problemi politici. Questa situazione non ha nessuna possibilità di risoluzione allo stato attuale
delle cose, ma solo di rimanere problema, ora latente ora virale..
Oltre al problema Israele,vi è il problema creato dall'organizzazione dei fratelli musulmani. Questa
organizzazione non ha uno spirito e delle pretese nazionaliste, ma globali e non si adatta come il
partito di Dio, ovvero Hezbollah, al secolarismo e al dialogo con le altre comunità religiose, ma
pretende di dominare, prima o poi, la società locale dove risiede, sulla base della Sharya.
Purtroppo, per motivi politici e economici, c'è una sottovalutazione mediatica della fratellanza
islamica. Di contro c'è, invece, una demonizzazione dì Hezbollah.
- Cosa rivendicano più di ogni altra cosa miliziani e civili?
Cosa vuole la popolazione, aldilà di idee politiche o religione, è tornare alla quotidianità pre
Guerra. Luce, gas, servizi, lavoro e sicurezza: questo vogliono più di tutto.
Purtroppo l'embargo, che come tutti gli embarghi colpisce sempre i ceti più poveri e le persone
normali, causa esattamente l'effetto opposto...
-Cosa ti ha segnato di più? Il tuo ricordo più vivido e significativo?
Quello che ti colpisce maggiormente della Siria, che ti segna, è l'umanità delle persone che incontri. Moltissimi, la stragrande maggioranza, hanno un'educazione, un senso di ospitalità e un cuore che colpiscono il visitatore in maniera incredibile. Sono un popolo stupendo, sia i siriani che i libanesi, ma in Siria,proprio a causa delle attuali privazioni, questo risulta in maniera ancora più forte.
SA DEFENZA – Fueddus po una resisténtzia ativa. Is feras arestis, ma fintzas cussas masedas, pigant is fillus in buca po ddus amparai portendiddus in logu seguru candu funt in perìgulu, e tambeni est cun sa buca chi cumbatint po ddus difendi apustis. Fintzas poi s òminis sa buca – logu de su fueddu – est, in cobertàntzia, logu de amparu, de defensa e de cumbata. SA DEFENZA, cun artìcolus, acraramentus, spuntus de dibata e de ideas noas, punnat a portai chini ligit in su logu seguru de su pentzamentu lìbberu, aundi su ciorbeddu s’acostat a cumprendi ita si podit e si depit fai po tenni connoscéntzia de sei etotu e de su chi est bonu po sa genti e po sa terra de Sardìnnia. SA DEFENZA – Parole per una resistenza attiva. Le belve feroci, ma anche quelle addomesticate, prendono in bocca i cuccioli per proteggerli portandoli in un luogo sicuro quando sono in pericolo, ed ancora è con la bocca che dopo li difendono, combattendo. Anche per gli uomini la bocca – luogo della parola – è, metaforicamente, luogo di protezione, di difesa e di lotta. SA DEFENZA, con articoli, chiarimenti, spunti di dibattito e di idee nuove, intende portare chi legge nel luogo sicuro del libero pensiero, dove la mente si avvicina a comprendere cosa si può e si deve fare per avere consapevolezza di sé stessi e di ciò che è positivo per la gente e la terra di Sardegna. grazie al contributo della poeta sarda Sa Cantadora [Paola Alcioni]
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Doddore Meloni
Doddore Meloni patriota sardu "At A Benner Sa Die Nosta!" Bobby Sands #SaDefenza
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