martedì 24 febbraio 2026

Yuri Kolesnik: La tradizione che si fa futuro

 

Oggi incontriamo Yuri Kolesnik, direttore del Coro Popolare e responsabile del dipartimento di Direzione di Coro Popolare per il prestigioso Istituto Musicale Gnessin di Mosca.

Allievo di Irina Serebrennaya, leggendaria maestra che ha guidato il coro per 35 anni, Kolesnik ne ha raccolto l'eredità nel 2006, portando avanti una scuola che lui stesso definisce "un marchio riconosciuto in tutto il mondo". Ma la sua vicenda è anche quella di un musicista che ha saputo unire mondi apparentemente lontani: negli anni '90, mentre il folklore tradizionale russo attraversava una profonda trasformazione, cantava rock'n'roll e sperimentava la fusione tra canti antichi e sonorità moderne in progetti come "Babylon" e il teatro "Vetka.ru". Parallelamente, dava vita al "Quartetto Russo", finalizzato all'esecuzione autentica della musica tradizionale.

Oggi, dalle sue classi emergono artisti versatili, capaci di attraversare con naturalezza i confini tra folk ortodosso e teatro sperimentale, tra palco popolare e industria musicale contemporanea. Perché, come ripete ai suoi studenti, "ogni stile musicale, senza eccezioni, affonda le radici nel folklore".

Con lui esploreremo come la tradizione si sia tramandata per tre generazioni, il rapporto tra fedeltà alle origini e sperimentazione, e cosa significhi oggi interpretare il mondo attraverso quel "suono Gnessin" che rende ogni esecuzione unica e riconoscibile.

Da allievo di Irina Serebrennaya a direttore del Coro Popolare, come si eredita e si trasmette, attraverso tre generazioni, l'approccio pedagogico e artistico della vostra scuola? Esiste un’ "impronta Gnessin" riconoscibile nell'interpretazione del folklore russo?

«Sì, certamente! Gnessin è un marchio noto in tutto il mondo. Dalle mura del collegio e dell'accademia Gnessin sono usciti molti musicisti eccezionali. E anche nel coro popolare esiste una nostra scuola, che a suo tempo si è formata sotto l'influenza dei pedagoghi da cui hanno imparato Irina Aleksandrovna Serebrennaya e la sua squadra. Questi sono nomi importanti nel mondo del folklore e del canto popolare russo, come: Vladimir Osipovič Char'kov, Anna Vasil'evna Rudneva, Lev L'vovič Christiansen, Vjačeslav Michajlovič Ščurov, Nonna Vasil'evna Kalugina. Ma ogni tradizione, oltre ai canoni, è un organismo vivente che acquisisce tratti nuovi e freschi. Così è successo con l'arrivo della nuova squadra sotto la mia guida. Il nostro orientamento è più verso il folklore tradizionale che verso il suono dei cori di stato, ma non ci precludiamo la strada della sperimentazione, quando la tradizione incontra e si fonde con stili e tendenze moderne. I nostri diplomati non dimenticano questa eredità e la seguono, conservando e apportando qualcosa di giovane, nuovo, proprio».

 

Irina Aleksandrovna Serebrennaya

Nel 1997 ha creato il "Quartetto Russo", ha collaborato con il teatro folkloristico "Vetka.ru" e ha realizzato il progetto "Babylon". Com'era l'atmosfera culturale nella musica popolare russa di quegli anni? Cosa cercava di rinnovare e cosa, al contrario, considerava suo dovere preservare?

«Gli anni '90 sono stati un periodo di attiva ristrutturazione della nostra società, compresi gli strati della cultura. Nella società sovietica, i cori popolari eseguivano per lo più canzoni ufficiali e arrangiamenti di canti popolari, nel loro repertorio non c'era posto per il folklore tradizionale. L'unico che all'epoca promuoveva il folklore tradizionale era Dmitrij Pokrovskij con il suo ensemble. Negli anni '90 è cresciuto l'interesse per la tradizione vivente, anche nel nostro istituto scolastico. Vjačeslav Ščurov teneva una serie di concerti coinvolgendo esecutori tradizionali dai villaggi, le cui esibizioni mi hanno lasciato un'impressione indelebile, e ho desiderato cantare e suonare come loro. Per questo ho iniziato a inclinarmi verso il folklore tradizionale e ora non immagino la mia creatività senza di esso, esprimendolo al massimo nel suono del "Quartetto Russo". Ma, inoltre, all'epoca cantavo rock and roll (ero il solista del gruppo rock slavo "Obrjad", cantavo repertorio russo nel gruppo "Off Beat"). E, naturalmente, mi affascinava l'idea di vestire il folklore con gli abiti alla moda della musica contemporanea – cosa che abbiamo realizzato con il mio amico compositore Aleksandr Lavrov nel progetto "Babylon", mantenendo intatto il suono tradizionale incorniciato da strumenti e ritmi moderni. Lo stesso è accaduto con "Vetka.ru", con cui abbiamo realizzato diversi spettacoli unendo folklore, teatro, stili musicali contemporanei, musica accademica e altro».

Dalle sue classi sono emersi tanto artisti del panorama popolare quanto interpreti di teatro sperimentale. Come si conciliano, nel suo insegnamento, la formazione di professionisti per l'industria musicale e la crescita di interpreti radicati nella tradizione? Queste due anime sono ancora capaci di dialogare? Esiste una frattura tra i due mondi, o siamo di fronte a un'interazione costante e vivace, ben lontana da una riproduzione sterile e meramente meccanica del patrimonio folkloristico?

«Vede, io ritengo che assolutamente tutti gli stili musicali in un modo o nell'altro siano germogliati dal folklore, quindi per me non c'è conflitto tra questo e l'industria musicale. Io e i miei colleghi Ija Davydova, Marija Bjork, Marina Vul'f, Evdokija Maljar lavoriamo con i nostri studenti non solo sul folklore tradizionale, ma anche sul repertorio contemporaneo, che include soul, R&B, blues, folk-rock, musical e molto altro, perché riteniamo che un artista moderno debba possedere competenze poliedriche ed essere pronto a sperimentare cose nuove nella sua professione, imparare rapidamente e riadattarsi se necessario. Per questo i nostri diplomati continuano ad ampliare i loro orizzonti, ad aggiungere alle conoscenze acquisite da noi cose nuove da specializzazioni affini, e a inserirsi con tutto questo nell'industria musicale».

Nel corso della sua carriera ha realizzato numerosi programmi dedicati a canti e danze delle regioni russe, dell'Ucraina, degli zingari russi e perfino dell'Italia settentrionale. Cosa comporta, per un direttore e il suo coro, interpretare una tradizione che non è la propria, ma con cui si avverte comunque una profonda sintonia artistica? Prevale la fedeltà all'originale, o si cerca piuttosto una "traduzione russa" di quel linguaggio? Ossia, un adattamento alla dimensione corale? O forse si lavora sui punti di contatto, su ciò che riecheggia nella propria intima percezione d'artista?

«Innanzitutto, questo vale già per la stessa tradizione folkloristica russa, che è incredibilmente varia! La molteplicità di stili vocali regionali, di dialetti e tradizioni locali ci impone – non solo come interpreti, ma anche come custodi del folklore – di imparare direttamente dai depositari della tradizione: il suono, i modi, la tessitura, la pronuncia, tutte quelle sfumature che definiscono uno stile. Ed è con lo stesso approccio che ci avviciniamo alle altre tradizioni.

È come quando i bambini imparano a camminare e a parlare imitando gli adulti: noi ascoltiamo come cantano e come parlano i depositari della tradizione e cerchiamo di imitarli. Ma come ogni bambino è una persona nuova che rielabora l'esperienza di chi lo ha preceduto, anche noi, inevitabilmente, introduciamo qualcosa di nostro nel suono. E tornando alla sua prima domanda, si può dire che quel qualcosa è proprio il nostro – il suono Gnessin – che portiamo in tutto ciò che facciamo.

Nel nostro repertorio sono entrate così tante canzoni da paesi lontani: Ucraina, Bielorussia, Paesi Baltici, Scandinavia, Polonia, Repubblica Ceca, Bulgaria, Spagna, Portogallo, Italia, Francia, Germania, Austria, Canada, Stati Uniti, Messico, Brasile, Argentina, Sudafrica e altri paesi africani, Cina e altri paesi asiatici, Australia e Oceania...

Può trovare tutto sul mio canale youtube Yuri Kolesnik: https://www.youtube.com/@godzirameister».

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