News 4 Febbraio 2026 di: MARIO AVENA
La Libia, a 15 anni esatti dall’assassinio del suo leader Muhammad Gheddafi, era sul punto di riprendere il cammino verso il progresso, via elezioni presidenziali più volte rinviate.
Ma la speranza muore prima ancora di sbocciare: perché il favorito numero uno, ossia il figlio prediletto del famoso colonnello, l’appena 53enne SAIF AL-ISLAM GHEDDAFI (nella foto in apertura) è stato brutalmente assassinato ore fa nella sua casa di Zintan, 135 chilometri a sud ovest di Tripoli.
Il cui prodest, ma non solo, ci porta subito ai mandanti, visto che come al solito le autorità politiche e giudiziarie riusciranno, nel migliore dei casi, ad individuare i 4 killer mascherati che hanno fatto irruzione nell’abitazione. Mentre chi ha ordinato la sua eliminazione resterà, come ritualmente accade, a ‘volto coperto’.
Il recente ritorno di Gheddafi junior sulla scena politica ha fatto tremare molti palazzi del potere: da Washington a Tel Aviv, passando per Parigi.
Non dimentichiamo che il golpe del 2011 col quale venne detronizzato e barbaramente assassinato il colonnello fu orchestrato dai servizi segreti francesi ed americani (mentre ricorderete che l’allora premier di casa nostra Silvio Berlusconi aveva un ottimo rapporto con lui).
Pochi mesi fa, in occasione dell’arresto dell’ex presidente francese, Nicolas Sarkozy, Saif gli ha inviato un significativo messaggio: “In quella notte del 2011 ero sdraiato nel deserto del Zamzou, ferito, insanguinato, inseguito dagli aerei della Nato e dai suoi agenti a terra. Sarkozy dormiva tranquillamente all’Eliseo. Oggi, eccomi qui a dormire nella mia bella camera da letto, e Sarkozy nella sua terrificante cella di isolamento”.
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| Muhammad Gheddafi |
Da rammentare en passant la tragedia di Ustica: per dar la caccia a Gheddafi anche nei cieli, i francesi abbatterono il nostro ITAVIA con 81 passeggeri a bordo, lanciando un missile dalla portaerei Clemenceau. Un gigantesco buco nero nella nostra storia, più volte denunciato dalla Voce, fin dal 1992. Come mai, dopo oltre 40 anni, l’Italia non ha mai ottenuto dalla Francia il posizionamento esatto delle sue unità navali quella notte, tracciati radar ben compresi? Ecco il nostro ultimo pezzo, messo in rete il 27 giugno 2025:
STRAGI DI STATO / DA BORSELLINO A USTICA, DEPISTAGGIO CONTINUO
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| Nicolas Sarkozy |
Riavvolgiamo il nastro per partire dalle news e poi chiudere tornando ai veri motivi dell’omicidio di Saif.
Sul quale hanno cominciato ad indagare investigatori e inquirenti libici, in modo molto tranquillo, come a dire “non c’è fretta, state calmi”.
Due legali e amici di Saif, invece, sparano bordate.
Ecco le parole dell’avvocato Khaled al Zeidy: “E’ stato un vero atto di tradimento, vile e infido. Perpetrato al fine di mettere a tacere la volontà del popolo libico. Non ha barattato, non ha taciuto e non si è piegato”.
L’avvocato francese Marcel Ceccaldi, dal canto suo, a botta calda dichiara all’agenzia AFP che solo pochi giorni fa uno stretto collaboratore di Saif lo aveva avvisato che c’erano “grossi problemi per la sicurezza di Saif”.
Spiega il suo consigliere, Abdullah Othanan Abdurrchin: “I quattro a volto coperto hanno fatto irruzione nella sua abitazione, dopo aver disattivato le telecamere di videosorveglianza. Lui ha cercato di opporre resistenza ma loro lo hanno massacrato”.
E torniamo a bomba, quei moventi e quei mandanti.
Di tutta evidenza il molto probabile ritorno al potere, via presidenziali, di un Gheddafi, faceva inorridire i vertici di Washington e di Tel Aviv. La sua figura, infatti, poteva ‘liberare’ la Libia delle guerre intestine, tra fazioni e milizie contrapposte, visto che il vero progetto di Saif era quello della riappacificazione nazionale, tanto da guidare da tempo il ‘Comitato di riconciliazione nazionale libico’. Non solo: ma anche rappresentare un forte catalizzatore di consensi tra i paesi arabi, e favorire tra l’altro la causa palestinese. Cosa totalmente indigesta sia per il folle capo della Casa Bianca Donald Trump che per il premier boia Bibi Netanyahu.
- 2011. All’indomani del sanguinario golpe in cui morì suo padre e appena dopo l’insediamento dell’illegale ‘Consiglio Nazione di Transizione’ (eterodiretto da Usa e Francia) dichiarò: “Io vi dico, andate all’inferno, voi e la Nato dietro di voi. Questo è il nostro Paese, noi ci viviamo, ci moriamo e stiamo continuando a combattere”.
- 2021. Esattamente dieci anni dopo, quando decide di tornare in campo in vista delle presidenziali poi annullate “per cause di forza maggiore” (una evidente pezza a colori per evitare la sua vittoria), rilascia un’intervista al ‘New York Times’, in cui attacca frontalmente tutti i politici libici dal 2011 in poi, etichettandoli come “violentatori del Paese”. E afferma a chiare lettere: “E’ tempo di tornare a chi ha saputo realmente lavorare per la Libia”. E ancora: “Non ci sono soldi, non c’è sicurezza, non c’è vita. Non c’è benzina, mentre noi esportiamo petrolio e gas in Italia: diamo la luce a mezza Italia ma noi abbiamo continui blackout. E’ più di un fallimento: è un disastro totale”.
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(articolo aggiuntivo, che consigliamo di consultare)
STRAGI DI STATO / DA BORSELLINO A USTICA, DEPISTAGGIO CONTINUO
Inchieste 27 Giugno 2025 di: Andrea Cinquegrani
45 anni fa la strage di Ustica, 81 vittime innocenti ancor oggi senza uno straccio di Giustizia. Un massacro di Stato. Assassini e mandanti, of course, liberi come fringuelli.
Dal tribunale di Caltanissetta news sulla strage di via D’Amelio: il più grande Depistaggio nella nostra storia giudiziaria.
Ad ennesima riprova che la Giustizia, ormai da anni, è morta e sepolta.
Proprio da quando vennero trucidati Giovanni Falcone a Capaci e subito dopo Paolo Borsellino.
Partiamo dalla ‘memoria’ calpestata dei morti a bordo del Dc9 Itavia per poi focalizzarci sulla ennesima, tragica sceneggiata ambientata in via D’Amelio.
ITAVIA / FRANCIA. CHISSENEFREGA
Ancora una volta siamo alle prese con i sempre più vomitevoli rituali in occasione della commemorazione di Ustica.
Le nostre “Autorità” (sic) che ripetono il consueto leit motiv: “dobbiamo trovare la verità”, “le vittime devono avere giustizia”, “tutte le strade vanno percorse”.
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Il relitto del DC9 di Ustica. Sopra, in primo piano, Giovanni Tinebra |
Ma ci sono o ci fanno, Lorsignori, dal Colle più Alto alle Camere di uno Stato sempre più ridotto in macerie? E mai in grado di vedere una verità che da anni è sotto gli occhi di tutti?
Con una Giustizia che ha fintamente brancolato per anni a caccia di pezzi di un mosaico, tutti lì sotto gli occhi e solo chi non vuol vedere non vede?
La Voce ne ha scritto a caratteri cubitali, su Ustica, da trent’anni e passa.
Basta andare alla casella CERCA che si trova in alto a destra della nostra home page e digitare USTICA per ritrovare decine e decine di inchieste e soprattutto contro-inchieste, come è stato sempre nel nostro Dna.
Una per tutte, una memorabile cover story disegnata da un grande amico della Voce, il mago dei grafici Piergiorgio Maoloni, un vero compagno che ci ha accompagnato per tanti anni. Fu proprio lui a realizzare quella copertina che parla e urla da sola “USTICA”.
E fin da allora, inizio anni ’90, dettagliammo quella “DIRTY STORY” che ci era stata raccontata in esclusiva, nel 1991, da Franco Piro, all’epoca sottosegretario socialista alla Difesa. Parlò senza peli sulla lingua di un missile che era stato lanciato dalla portaerei CLEMANCEAU in quella tragica notte. E fornì tutta una serie di dettagli.
Una versione pienamente confermata da Francesco Cossiga pochi mesi prima di morire: fu un missile francese a colpire il nostro Itavia, rivelò.
Come mai quella inchiesta aperta, dopo le esplosive rivelazioni di Cossiga, è finita come al solito nelle nebbie e infine archiviata?
E da noi la procura di Roma resta nei decenni, invariabilmente, il porto delle nebbie…
Da anni e anni denunciamo le clamorose omissioni dei vertici francesi, che non hanno mai inviato alle autorità (sic) italiane i tracciati radar relativi al posizionamento delle loro portaerei in quella notta. E niente hanno fatto i vertici politici italiani – premier e ministri (Esteri e Difesa) – per ottenerli.
Nessuna protesta, nessuna sillaba mai: a dimostrazione di una totale subalternità della sgarrupata (e collusa) politica di casa nostra all’Eliseo e alle “superiori” ragioni di casa NATO.
Raccapricciante….
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La copertina storica della Voce di febbraio 1994 dedicata all’inchiesta su Ustica |
IL SUPER DEPISTAGGIO
Da una vergogna alla altra eccoci al giallo Borsellino.
Sul quale, anche in questo caso, da anni e anni puntiamo i riflettori, per denunciare errori, orrori, collusioni e, soprattutto DEPISTAGGI alti come i grattacieli: che anche stavolta solo chi non vuol vedere non vede. Alla fine ritrovate i link più recenti; comunque basta come al solito andare alla casella CERCA che si trova in alto a destra della nostra home page per rileggere reportage a bizzeffe, digitando solo BORSELLINO.
Di poche ore fa le imperdibili news, griffate ANSA, la prima agenzia nazionale di stampa. Eccole, in rapida carrellata.
“Agendina Rossa. Cercata e non trovata in tre case dell’ex procuratore di Caltanissetta Giovanni Tinebra. Due in provincia di Caltanissetta, la terza ad Avicastello, vicino a Catania. Controllata anche una cassetta di sicurezza in una banca, usata dal magistrato”.
Sottolinea ANSA: “Le perquisizioni eseguite dal ROS (dei Carabinieri, ndr) aprono un clamoroso scenario investigativo”.
Accipicchia!
E precisa, il dispaccio: “Perquisizioni ordinate dalla procura nissena che indaga sulla strage di via D’Amelio e sul più clamoroso depistaggio della storia del Belpaese”.
La minuziosa nota dettaglia ancora: “Tinebra sarebbe stato affiliato ad una loggia coperta di Nicosia in provincia di Enna, dove è stato magistrato dal 1969 al 1992”.
Così prosegue il dispaccio griffato Ansa: “Proprio lui, Tinebra, era a capo della procura di Caltanissetta quando venne usato il falso pentito Vincenzo Scarantino e lì partì il depistaggio, con la regia del capo della Mobile di Palermo Arnaldo La Barbera”.
“La Agenda Rossa, secondo la procura nissena, è il trait d’union fra Tinebra e la Barbera. Lo spiega in una nota in cui si richiama un appunto del 20 luglio 1992 firmato La Barbera: ‘In data odierna viene consegnato al dottor Tinebra uno scatolo in cartone contenente una borsa in pelle ed una agenda appartenenti al giudice Borsellino. Detto appunto, privo di qualsiasi sottoscrizione per ricevuta di quanto indicato dal dott. Tinebra, non era mai stato trasmesso a questo ufficio nell’ambito delle indagini sulla strage di via D Amelio; né il dottor La Barbera ne aveva mai fatto menzione nel corso delle sue escussioni”.
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| Vincenzo Scarantino |
Dettaglia ancora ANSA: “Gli accertamenti svolti dai pm di Caltanissetta non hanno però consentito di verificare che la consegna sia effettivamente avvenuta nella mani di Tinebra, né che si trattasse proprio della Agenda Rossa e non di quella ordinaria”. E allora…
Ancora: “Il procuratore Salvatore De Luca e i suoi sostituti osservano comunque che, in ogni caso, la borsa recuperata in via D Amelio sarebbe pervenuta in disponibilità di La Barbera il 19 luglio sera e sarebbe stata consegnata nella tarda mattinata del 20 luglio. Con la conseguenza che La Barbera avrebbe avuto tutto il tempo di prelevare o estrarre copia della più volte citata Agenda rossa”.
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| Arnaldo La Barbera |
E poi sottolinea: “La indagine nissena è riuscita tuttavia ad illuminare tratti della esperienza e della vita di Tinebra, anche nel giro della massoneria. Sin dagli anni ’90, vari collaboratori di giustizia, tra cui Gioacchino Pennino, hanno parlato di una Loggia sulle ceneri della P2 per associare chi sarebbe stato vitale alla creazione di un organismo di potere e alla infiltrazione negli apparati pubblici. Storie che ritornano, ma che ancora non spiegano il mistero del caso Borsellino”.
Così conclude, con grande amarezza, il dispaccio della prima agenzia italiana di notizie.
Che continua – incredibile ma vero – a contar balle e rimestare fake news sul giallo della strage Borsellino. Come del resto tutti i MEDIA di CASA NOSTRA.
Un caso sotto gli occhi di tutti da oltre 30 anni.
Unicamente IGNOTO alla MAGISTRATURA collusa e alla altrettanto COLLUSA classe POLITICA.
Sia gli uni che gli altri, infatti, non potevano sopportare che venisse sollevato, ad inizio anni Novanta, il coperchio sul quel gigantesco VASO di PANDORA sui Mega Appalti Pubblici che Borsellino e Falcone avevano appena scoperto: soprattutto a base di ALTA VELOCITA, il TAV, la torta arcimiliardaria nel mirino dei clan e su cui avevano puntato i riflettori i due pm antimafia, prima di essere ammazzati a Capaci e a via D Amelio, come la Voce ha tante volte denunciato.
Vergogna
Vergogna
Vergogna
A seguire, i link di alcuni pezzi della Voce sul giallo Borsellino.
Del 21 gennaio 2020
ILDA BOCCASSINI / IL J’ACCUSE SUL TAROCCAMENTO DI SCARANTINO PER VIA D’AMELIO
Del 13 marzo 2023
DEPISTAGGIO BORSELLINO / LE RESPONSABILITA’ POLITICHE E ISTITUZIONALI
Del 22 maggio 2022




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